Manuale di volo libero (2001) - 4

 

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Manuale di volo libero (2001) - 4

 

 

attimo l'apparecchio tende a picchiare, per
compensare la lentezza, con
pericolosissime "sfiorate" al terreno. In
alternativa può stallare immediatamente
ritornando verso il pendio (Fig. 5-16).
Mantenimento di una traiettoria
rettilinea: una posizione composta
favorisce la concentrazione del corpo-peso
e la sua governabilità: dunque sguardo in
avanti (e non puntato sulla verticale sotto
di noi), piedi vicini e gambe in lieve
flessione; una lieve trazione sui montanti
serve ad evitare velocità prossime a quella
di stallo. Un errore frequente consiste
nell'appendersi ai montanti con le mani;
questo è dannoso per diversi motivi:
toglie potere all'unico sistema di guida: il
nostro peso fissato nel punto di aggancio;
Figura 5-16. La velocità del veicolo di decollo de
impedisce od ostacola manovre di
consentire uno stacco lineare: decollando troppo
accelerazione o decelerazione;
lentamente il delta effettua una caduta
compensatoria per guadagnare velocità, oppure
aggrava inevitabilmente una eventuale
stalla tornando verso il pendio.
perdita di assetto;
mette in oscillazione la parte inferiore del
corpo compromettendo ulteriormente la stabilità.
Una soluzione relativamente semplice consiste nel tenere i montanti a "mani più
aperte", cioè cingendoli senza stringerli; la tendenza ad appendersi si
trasformerà in uno scivolamento delle mani sui montanti stessi senza alcuna
compromissione delle possibilità di controllo.
Prime correzioni di rotta: spostare "il peso del corpo" (e non solo una parte di
esso) nella direzione indicata dall'istruttore o nella direzione opposta a quella
indotta da una turbolenza. Dopo qualche attimo, e solo se necessario,
compensare (spostare il peso nella direzione opposta) ricercando l'orizzontalità. È
molto utile provare i primi spostamenti di peso agganciati ad una struttura fissa
con una sbarra davanti. Si imparerà in tal modo a distinguere tra "spostamento"
(testa, busto e gambe, in asse e decentrati) e "torsione-rotazione" (testa e busto
da una parte, sedere e gambe dall'altra); come già esposto la seconda manovra
non ha alcun effetto poichè non modifica la posizione del baricentro.
Un errore particolarmente pericoloso consiste nell'allontanare i montanti
durante un tentativo di correzione: è un movimento naturale che insorge
quando l'aquilone sembra andare dove non vorremmo e questo fatto ci spaventa;
purtroppo l'allontanamento dei montanti (che determina un ulteriore
rallentamento, se non addirittura uno stallo) può rendere irrecuperabile una
situazione già difficile, vediamo di capirne bene il perchè.
Come ogni mezzo volante (vedi capitolo di aerodinamica) l'aquilone risponde
prontamente alle correzioni solo se ha una velocità sufficiente; quando voliamo
troppo lentamente (con angoli di incidenza troppo elevati) è facile raggiungere
una condizione definibile come "pre-stallo"; l'apparecchio diventa, per così dire,
pigro e stupido (nel senso che non ci aiuta a correggere eventuali perdite di
assetto ma, anzi, sembra volerle aggravare); ne consegue che una perdita di
orizzontalità che, in queste condizioni, può essere recuperata solo facendo, come
prima cosa, riprendere una velocità adeguata all'aquilone (tirando a sè i
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montanti); successivamente (o, se il terreno è molto vicino, quasi
contemporaneamente) si correggerà la rotta contrastando con il proprio
peso. L'errore di allontanare i montanti, per quanto istintivo, sortisce l'effetto di
rallentare ulteriormente l'apparecchio: la perdita di orizzontalità non sarà
recuperabile e l'apparecchio continuerà la virata non voluta con maggior energia
di prima.
Atterraggio: una volta smaltita la velocità in effetto suolo, "aprire" con
decisione, spingendo con forza sui montanti (che avremo avuto l'accortezza di
impugnare "alti", cioè almeno all'altezza delle orecchie). È proprio in atterraggio
che i neopiloti si sbizzarriscono proponendo e riproponendo alcuni (ormai
prevedibili) errori:
mancanza di orizzontalità: durante il volo minime variazioni di assetto
sono quasi irrilevanti, in atterraggio, invece, la mancanza di orizzontalità
viene accentuata dallo stallo finale che trasforma una lieve inclinazione in
una netta virata. È dunque importante giungere al momento dello stallo con
un assetto laterale preciso;
errata posizione del corpo: bisogna inoltre evitare di spostare in avanti
gambe e piedi, dal momento che lo stallo deciso si ottiene spostando
rapidamente all'indietro tutto il peso del corpo. L'esperienza insegna che
l'atto di portare in avanti i piedi sposta automaticamente indietro il busto ed
il sedere, facendo, di fatto, retrocedere il baricentro del neopilota. Il
malcapitato non avrà più nulla da "spostare rapidamente all'indietro" e non
riuscirà ad imprimere uno stallo deciso; inoltre atterrare con in piedi in
avanti, può essere pericoloso per caviglie e bacino. Nel momento dello
stallo, invece, il busto dovrà essere eretto, le gambe lievemente arretrate e
pronte ad assorbire l'impatto (saranno quindi in leggera flessione).
Bisogna, da ultimo, ricordare che lo stallo è una manovra che consuma un minimo
di energia: essa diviene inattuabile se l'aquilone non ne possiede più.
Semplificando possiamo dire che l'energia dell'aquilone, in atterraggio, è
direttamente proporzionale alla sua velocità (tanta velocità=tanta energia): se
aspettiamo troppo prima di stallare (stallo ritardato) l'apparecchio non disporrà
più dell'energia sufficiente e non ci sarà possibile fermare completamente il delta;
in questo caso si dovrà correre o sfruttare le indispensabili ruote per mitigare
l'impatto in movimento, altrimenti la barra tocca il terreno arrestando molto
bruscamente aquilone e pilota.
D'altro canto se stalliamo troppo presto, prima di aver smaltito l'energia in
eccesso (aquilone ancora troppo veloce), la inopportuna restituzione di energia
tenderà a farci risalire: in questo caso è necessario tenere aperto con le braccia
ben distese. Il delta ci paracaduterà dolcemente al suolo; se, al contrario ci
venisse la tentazione di richiamare (tirare a noi i montanti), cadremmo con
inusitata violenza (Fig. 2-17).
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Figura 5-16. Stallando troppo presto il delta si rialza, ritardando esso non si ferma, ma spancia fino al suolo.
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
Due parole sul manuale
VOLI ALTI
L'organizzazione
Elementi legislativi
Appunti di aerodinamica
DECOLLO
Cenni di meteorologia
Il volo col deltaplano
La zona di decollo deve essere il più aperta possibile in modo che il
Il deltaplano
vento, non incontrando ostacoli, investa le ali in modo lineare.
Scelta, manutenzione e
trasporto
Bisogna diffidare particolarmente dei decolli costituiti da una striscia di
L'imbragatura
terreno (sia pur larga 25-30 mt) compresa tra due filari di alberi; in
Il paracadute d'emergenza
queste condizioni una componente laterale nel vento genera una
discendenza lungo tutto il corridoio. Nei casi di vento a 30-40 Km/h
Le ruote protettive
anche eventuali affossamenti o dune possono causare difficoltà.
Tecnica di pilotaggio
Al campo scuola
La pendenza dovrebbe essere almeno doppia rispetto alla linea di
Voli alti
discesa dell'aquilone (ideale tra i 20 ed i 30 gradi).
Il volo - Incidenza e virate
Il volo - Avvicinamento e
atterraggio
IL VENTO
Aerodinamica applicata
L'ala flessibile
Come abbiamo già accennato il vento ha una notevole importanza
nella fase di decollo: ormai sappiamo bene che l'ideale sarebbe una
Il volo col parapendio
brezza frontale di 10-15 Km/h, tuttavia non sempre è così.
Paracadute e strumenti
Vento zero
L'arte del veleggiare
In assenza di vento si può decollare, ma è necessario correre fino
Cenni di fisiologia
alla velocità di decollo (una bella corsa: 30 Km/h!)
Correzioni e suggerimenti
Vento da dietro
Volate a volandia
Se la manica gira ed il vento ha una, sia pur lieve, componente
posteriore NON SI DECOLLA: è vero che ci sono piloti che si vantano
di essere partiti col vento dietro (chissà poi perchè è un vanto) ma i
ricambisti di metalli ed ossa possono testimoniare di avere spesso da
costoro del prezioso lavoro.
Vento moderato
Se il vento è frontale e laminare, esso rappresenta un ostacolo
soprattutto al montaggio ed ai movimenti a terra, mentre il decollo
vero e proprio richiede una assistenza. Una persona esperta ai cavi
anteriori è praticamente indispensabile; altre due persone che
tengono i cavi laterali (stando posteriormente a questi) sono utili. Al
momento del decollo, raggiunto l'equilibrio laterale, le due persone ai
lati lasciano i cavi, mentre la persona che sta davanti tiene le mani
intorno ai cavi, lasciandoli però completamente liberi di scorrere ed
intervenendo solo su richiesta del pilota.
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Trovata la giusta incidenza il pilota darà l'ordine precedentemente
concordato (ad es. "pronto !"): l'assistente si sposterà ed il pilota
partirà senza indugiare.
In presenza di vento (frontale) diviene cruciale saper regolare
l'incidenza dell'apparecchio durante il sia pur breve avanzamento sul
terreno: se l'incidenza è giusta l'aquilone (ed almeno lui) si metterà
immediatamente in volo esercitando anche una lieve trazione
sull'imbrago; se è necessario aumentare la velocità avanzando, si
dovrà ridurre leggermente l'angolo di incidenza e non spingere con il
corpo sui montanti: ricordiamoci che, a questo punto, l'apparecchio
(che è in volo) è già governabile attraverso lo spostamento di peso,
da applicarsi al punto di aggancio.
Vento laterale
Se è a 90 gradi, sia pur debole, è necessario attendere che cambi
direzione o sospendere il decollo. Se è a 45 gradi e debole può essere
affrontato: tenderemo ad orientarci maggiormente al vento, tenendo
presente che il limite alla rotazione è rappresentato dall'ala di monte
che sfiora il terreno durante la corsa.
L'ala maggiormente esposta al vento verrà tenuta
impercettibilmente più bassa (anzi si terrà normalmente, ma
saremo pronti a bloccarne un eventuale innalzamento).
I CICLI TERMICI DI PENDIO
Come più ampiamente spiegato
nel capitolo di meteorologia,
quando l'aria è instabile dal
pendio riscaldato si staccano bolle
che vengono sospinte contro il
pendio stesso. Attraversando la
zona di decollo, queste si
presentano come intermittenti
rinforzi del vento. È utile
riconoscere la presenza dei cicli
termici di pendio poichè facilitano
il decollo ed aumentano le
possibilità di veleggiare senza
perdere troppa quota. È
importantissimo tuttavia saperli
distinguere con certezza da
momentanei rinforzi dovuti alla
presenza di rotori di sottovento
che risalgono il pendio: in queste
condizioni il decollo è
assolutamente proscritto!
Figura 5-18. Due situazioni solo
apparentemente simili: è importante
distinguerle con sicurezza
La prima indicazione per
distinguere le due condizioni ci
viene dalla verifica del vento prevalente; i rotori di sottovento si
generano solo con venti prevalenti che investono la montagna da
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dietro, rispetto al punto di decollo. Inoltre, tra un ciclo termico e
l'altro, ci sono, è vero, momenti di relativa calma ma non compaiono
mai fenomeni di discendenza che sono invece costantemente
presenti tra un rotore e l'altro. La raffica dovuta al ciclo termico è
moderata e senza eccessive variazioni di intensità e direzione, mentre,
nel caso di un rotore, la manica risulta tesa (vento più forte) ed
estremamente incostante (Fig. 5-18).
In ogni caso, se (in tutta coscienza) avete dei dubbi nel distinguere le
due condizioni significa che non avete ancora accumulato abbastanza
esperienza per volare in maniera autonoma e dovete quindi
interpellare qualche pilota esperto.
Se il dubbio permane e non vi sono piloti esperti disponibili chiudete
l'aquilone e tornate a casa: è vero che forse state perdendo un
buon volo, ma con maggiori probabilità vi state salvando da una
brutta avventura.
ALBERI IN FONDO
La presenza di alberi (o di altri
ostacoli) a valle del decollo limita
il terreno utile per la corsa,
soprattutto per i fenomeni di
turbolenza che si generano in
presenza di vento (Fig. 5-20); lo
stesso negativo effetto hanno le
strade ed i tornanti nei confronti
dei pendii sovrastanti.
PEDANA
È un decollo riservato a piloti di
una certa esperienza. L'assistenza
ai cavi è importante anche con
poco vento (sia pur limitata ai soli
cavi anteriori). Ricordiamo che in
pedana non c'è effetto suolo, è
dunque necessario correre di più e
meglio; la principale difficoltà del Figura 5-19. Gli alberi in fondo limitano lo
spazio utile per il decollo. Gli strapiombi devono
decollo da pedana riguarda il
essere assolutamente evitati
controllo dell'incidenza, che deve
essere preciso e senza esitazioni.
STRAPIOMBO
È estremamente difficoltoso (oseremmo dire "fortunoso") e per questo
motivo assolutamente sconsigliato (non solo ai principianti).
Il pericolo, in presenza di vento, è dato dai vortici che si formano
pochi metri dietro il ciglio (Fig. 5-19) e dal fatto che la vela viene
esposta al vento improvvisamente.
La totale assenza di vento non semplifica la vita ma, se possibile, la
complica perchè costringerebbe a partire lentissimi (abbondantemente
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al di sotto della velocità di stallo) e contare totalmente sulla
autostabilità dell'apparecchio, sperando che non si verifichino virate
anche piccole (che ci spingerebbero contro le rocce): l'esperienza,
infatti, ha insegnato che è pericolosissimo pretendere di correre in
piano "buttandosi poi giù": l'aria che proviene dal dirupo sembra fatta
apposta per modificare bruscamente l'incidenza del mezzo con effetti
solitamente disastrosi.
Morale: lontani dai decolli a strapiombo !
VERIFICHE PREVOLO
Abituiamoci ad un controllo sistematico dell'apparecchio e
dell'attrezzatura prima di ogni volo: l'abitudine di eseguire i controlli
in un certo ordine (check-list) anche se può sembrare eccessivamente
"pignola" aiuta a non tralasciare alcunché, in momenti molto
aggredibili dalla distrazione (emozione, impazienza, tensione).
Abituiamoci quindi a controllare (in questo o in un altro ordine
prestabilito):
l'imbrago: verifichiamo la tenuta delle cuciture (specie a livello
dei cosciali), lo stato delle corde e la loro linearità, la chiusura
del paracadute, saggiando la forza necessaria per aprirla;
gli strumenti (se ci sono): tariamo l'altimetro ed il variometro
con un certo anticipo (avremo il tempo di effettuare eventuali
correzioni che si rivelassero necessarie), proviamo la radio;
gli indumenti: occhio al freddo!
IL DELTAPLANO
Durante il montaggio si terranno, ovviamente, gli occhi bene aperti
per individuare eventuali anomalie; terminato il montaggio e prima di
agganciarsi, è stata suggerita la seguente check-list, le cui iniziali
formano la parola STACCA.
S(tecche): montate e fermate; tensioni sulla vela
simmetriche; corretta inserzione dei cavetti antidrappo e loro
linearità (niente attorcigliamenti).
T(rapezio): montanti integri, dadi e bulloni alla base e al
vertice saldi, push-pin o dado di chiusura fermati con la sicura.
A(li): simmetriche e mobili (negli aquiloni a cross flottante),
curvatura tensionale dei tubi simmetrica, tenuta della vela a
livello delle estremità alari e della inserzione dei cavi antidrappo;
posizionamento e tenuta dei tips o delle stecche che ne fanno le
veci.
C(cross-bar): saldamente fermato sulla chiglia (4a gen.), cavi
del cross non attorcigliati e ben fissati posteriormente (5a gen.).
Verifica dell'escursione dell'over-drive (se presente).
C(avi): verifica dei punti di inserzione, linearità e tenuta della
bulloneria; verifica della simmetria di tensione dei cavi sia
sotto che sopra la vela.
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A(ggancio): corda o fascetta in ottime condizioni, corda di
sicurezza, controllo dell'altezza dell'imbrago una volta
agganciato; controllo dell'unione del paracadute all'imbrago
indipendentemente dal deltaplano.
PRIMA DI PARTIRE
Dopo di che trasportiamo l'apparecchio al decollo, ci mettiamo il
casco, ci agganciamo al delta, diamo un'ultima verifica al
paracadute e attendiamo il momento buono per staccare, tenendo
presente un'ultima importante check-list (VOLA).
V(ento): frontale, lineare, valutarne l'intensità.
O(stacoli): terreno libero, nessun altro pilota in fase di decollo,
zona antistante libera da piloti in volo.
L(ivello): controllare il livello delle ali e l'incidenza.
A(ggancio): un attimo prima di iniziare a correre abituiamoci
a mettere sempre in tensione l'imbrago per verificare
ancora una volta l'aggancio.
VIA
Specie ai primi voli è normale e giusto avere un poco di paura prima
di un decollo: un po' di timore ci stimolerà a compiere ripetute
verifiche e a mantenere una elevata concentrazione. L'esperienza
insegna che bisogna piuttosto temere la eccessiva confidenza.
Non facciamoci mai prendere dalla smania di partire: scegliamo il
nostro momento con calma e chiediamo sempre una verifica di
massima ed una benevola occhiata a qualche pilota esperto presente.
La sensazione che si possa perdere il "momento buono", specie
all'inizio, è falsa e pericolosa: il momento buono è quando siamo
pronti noi e solo allora.
D'altro lato, il notevole affollamento di alcune zone di volo dotate di
decolli esigui (Montecarlo, Laveno), impongono nuove forme di
cortesia fra piloti: se non abbiamo ancora deciso quando voleremo,
dobbiamo evitare di montare l'aquilone in "pool-position", bloccando
tutti gli altri.
Soprattutto per i primi voli è dunque importante scegliere decolli
ampi, nei quali nessuno, anche se benevolmente, ci "cava il fiato" per
poter decollare a sua volta.
Similmente a quanto fatto al campo scuola inizieremo una corsa
progressiva in accelerazione, ricordando che è meglio correre due
passi in più che uno in meno.
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
Due parole sul
manuale
IL VOLO
L'organizzazione
Elementi
IL CONTROLLO DELL'INCIDENZA
legislativi
Appunti di
Come abbiamo appreso dall'aerodinamica, il controllo dell'incidenza è cruciale nel
aerodinamica
determinare le velocità di volo (sia verticale che orizzontale) e,
Cenni di
conseguentemente, anche l'efficienza.
meteorologia
Il volo col
Durante il volo l'incidenza viene modificata dagli spostamenti antero-posteriori del
deltaplano
peso del pilota:
Il deltaplano
spostamento del peso in avanti (ottenibile tirando a sè la
Scelta,
barra)=riduzione dell'angolo di incidenza: diminuzione di portanza e di
manutenzione
resistenza (principalmente quella indotta). Ne conseguono un aumento di
e trasporto
velocità e del tasso di caduta;
spostamento del peso all'indietro (ottenibile spingendo la barra in
L'imbragatura
avanti)=aumento dell'incidenza: aumento di portanza (fino allo stallo), e
Il paracadute
di resistenza. Ne conseguono una diminuzione della velocità e del tasso
d'emergenza
di caduta.
Le ruote
protettive
Tecnica di
LE VELOCITÀ DI VOLO
pilotaggio
Al campo
Trim
scuola
Un aquilone ben equilibrato, quando lasciato libero di volare in aria calma senza
Voli alti
che vengano esercitate forze sulla barra di controllo, vola ad una velocità
Il volo -
determinata dalle sue caratteristiche strutturali e di regolazione: tale velocità, che
Incidenza e
varia da apparecchio ad apparecchio è detta velocità di trim (o di regolazione).
virate
Il volo -
Minima caduta
Avvicinamento
Rallentando, cioè spingendo progressivamente sulla barra, si giunge alla velocità
e atterraggio
di minima caduta: in aria calma e a parità di quota questa velocità è quella che ci
permette di stare in aria più a lungo. Attenzione però...
Aerodinamica
applicata
Stallo
L'ala
Rallentando ulteriormente si scende al di sotto della velocità di stallo e
flessibile
l'apparecchio, come sappiamo dall'aerodinamica, non vola più.
Il volo col
Massima efficienza
parapendio
Se invece, partendo sempre dalla velocità di trim, acceleriamo, tirando
Paracadute e
progressivamente sulla barra, raggiungiamo la velocità di massima efficienza: è
strumenti
questa la velocità alla quale diviene ottimale il rapporto tra caduta ed
L'arte del
avanzamento, in aria calma, è la velocità che ci permette di andare più lontano.
veleggiare
Cenni di
Velocità massima (in sicurezza)
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fisiologia
Tirando ancora, la barra arriva a toccare il nostro corpo ed è impossibile
Correzioni e
accelerare ulteriormente: questa è la velocità massima raggiungibile in
suggerimenti
sicurezza (gli stessi apparecchi non sono progettati per velocità superiori).
Volate a
È teoricamente possibile saltare davanti alla sbarra attaccandosi ai cavi anteriori e
volandia
precipitare con l'aquilone quasi in verticale, ma gli aumenti di velocità che si
osservano sono solo incrementi della velocità verticale ed allora tanto vale saltare
senza aquilone (si raggiungono pur sempre 230 Km/h!).
ERRORI NEL CONTROLLO
DELL'INCIDENZA E LORO RECUPERO
Il principale errore che può essere commesso nel controllo dell'incidenza è il
superamento dell'angolo critico, o angolo di stallo, con conseguente perdita di
portanza del deltaplano: è questo lo stallo. Gli apparecchi attuali, tuttavia,
mostrano almeno tre tipi di comportamento a seconda che l'angolo critico venga
raggiunto lentamente e progressivamente, oppure bruscamente ed in velocità.
PRESTALLO
Se, in volo rettilineo, spingiamo progressivamente sulla barra fino ad avvicinarci
all'angolo di stallo, l'apparecchio rallenta sempre più, diventando scarsamente
manovrabile: in questa condizione, definibile come "prestallo" il deltaplano
"spancia", è estremamente inerte, e non risponde alle manovre di rollio. È la
condizione che si verifica, in atterraggio, quando ritardiamo troppo lo stallo finale.
Manovra di correzione: disponendo di un minimo di quota (almeno 20 mt), il
pieno controllo dell'apparecchio può essere facilmente ripreso, semplicemente
riducendo (anche di poco) l'angolo di incidenza. Una moderata perdita di quota
si traduce in velocità, e l'apparecchio torna a volare correttamente.
STALLO
Parlando di atterraggio abbiamo sottolineato che lo stallo finale è una manovra
che richiede un minimo di energia: tale considerazione vale anche per lo stallo in
volo. Se l'angolo di stallo viene superato dopo una lieve presa di velocità,
l'apparecchio segue una traiettoria curvilinea, puntando il naso verso il cielo e
"fermandosi" quando ha esaurito l'energia di cui disponeva.
Manovra di correzione: un deltaplano attuale riprende autonomamente il
volo, dopo uno stallo, grazie ai dispositivi di autostabilità di cui è dotato. Dopo un
attimo di apparente immobilità, il naso "cade" verso il basso ed il deltaplano
riprende la velocità e l'incidenza necessarie per volare. Possiamo aiutarlo in
questo: tirando leggermente la barra, ridurremo (di poco) il tempo necessario
per ristabilire un volo rettilineo. Si tenga conto che il recupero di uno stallo
completo richiede almeno 30-50 mt di quota.
STALLO DINAMICO
Sappiamo dall'aerodinamica che lo stallo dinamico si realizza quando l'angolo
critico di incidenza viene superato mentre si sta volando ad elevata velocità: con il
deltaplano (specie con quelli di 5a gen.) questo è possibile. Supponiamo di
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eseguire una picchiata ad 80 Km/h e di spingere, improvvisamente e con
decisione, la barra in avanti. Nell'attimo stesso in cui l'ala supera l'incidenza
critica, essa stalla e smette di volare; tuttavia rimane l'inerzia dovuta alla
precedente velocità: ne consegue una perdita di quota molto maggiore
rispetto a quella persa dopo uno stallo "normale".
Manovra di correzione: è molto difficile realizzare uno stallo dinamico senza
volerlo, poichè sono necessarie due circostanze (tutto sommato) "volontarie", la
elevata velocità iniziale e la cabrata molto brusca ed eccessiva. In genere si tratta
di manovre acrobatiche mal tentate e peggio riuscite. In ogni caso una leggera
trazione sulla barra renderà più rapido il ritorno a condizioni di volo. La perdita
di quota sarà però notevole (50-80 mt).
LA VIRATA
Sappiamo dall'aerodinamica, che una virata non è semplicemente ottenibile con
un rollio, ma richiede anche un momento cabrante che evita le scivolate d'ala.
Nel volo col deltaplano questo si realizza attraverso spostamenti coordinati del
corpo sia lateralmente che longitudinalmente.
Esaminiamo, spezzando schematicamente le varie fasi, i movimenti da compiere
commentandoli con alcuni cenni di ordine "pratico" (a questo punto, infatti, le
ragioni aerodinamiche dovrebbero essere già chiare e comprese).
Figura 5-20. Virata coordinata: A=posizione di volo rettilineo;
B=spostamento del peso in avanti (presa di velocità).
. Partenza dalla condizione di volo rettilineo.
B. Trazione sulla barra per una presa di velocità: come sappiamo, infatti,
durante una virata l'ala interna vola più lentamente di quella esterna ed è
necessario garantirsi che la sua velocità resti superiore alla velocità di stallo
(si noti, inoltre, che durante una virata coordinata il peso apparente
aumenta, determinando anche un aumento di tutte le velocità compresa
quella di stallo). La velocità necessaria sarà tanto maggiore quanto più
"stretta" (vale a dire con un piccolo raggio di curvatura) dovrà essere la
virata da effettuare. Da un punto di vista pratico la presa di velocità rende
l'apparecchio più manovrabile e più rapido nelle risposte.
Spostamento laterale del peso: per inclinare l'apparecchio (rollio); tanto
C.
più stretta la è virata, tanto maggiore l'inclinazione. Si consideri che
l'aquilone necessita di qualche attimo per "registrare" l'avvenuto
cambiamento (latenza di risposta): accade dunque che, preoccupati di
questo ritardo, si sia portati ad "esagerare" lo spostamento del peso
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rollando eccessivamente (sovraccorrezione); per questo motivo le prime
virate saranno ampie e l'inclinazione (10-15 gradi) sarà raggiunta
progressivamente.
D. Spinta sulla barra: per generare quel riallineamento di forze che evitano
la scivolata d'ala: come sappiamo, infatti, è il mancato cabraggio la causa di
questo fenomeno, (nascita della forza centrifuga ed incremento della
componente verticale della portanza); d'altro canto una cabrata eccessiva
pone l'ala interna (già più lenta) in stallo, generando la "vite", di cui
parleremo tra breve. La effettiva necessità di "spingere" in avanti la barra
dipende il larga misura dalla regolazione del deltaplano: su alcuni
apparecchi, regolati in modo da volare molto lentamente, può essere
sufficiente rilasciare la barra di qualche centimetro per generare un
momento cabrante.
Al momento di uscire dalla virata dovremo:
E. Tirare nuovamente la barra: per riprendere un assetto compatibile con il
volo rettilineo (se rimanessimo nella posizione "cabrata", che è
indispensabile in virata, ci troveremmo totalmente stallati); come
sempre, inoltre, un poco di velocità aiuta la manovrabilità: volando molto
lentamente e spostando il peso, si possono verificare, anche in virata,
fenomeni legati alla imbardata inversa, cui faremo cenno fra breve, con il
risultato di accelerare solo l'ala esterna, accentuando la virata.
F. Effettuare lo spostamento controlaterale del peso: per rimettere
orizzontale l'aquilone; in uscita di virata lo spostamento deve essere
eseguito con decisione, portando il corpo anche all'estremità opposta della
barra di controllo, se necessario, e riportandolo poi al centro una volta
ristabilita l'orizzontalità (tale manovra viene anche detta centraggio).
Figura 5-21. Virata coordinata: C=spostamento laterale del peso;
D=spostamento indietro del peso (cabrata in virata); E=spostamento
del peso in avanti (presa di velocità); F=spostamento laterale del
peso nel senso opposto alla virata (per "centrare" l'apparecchio).
Si ricordi, infine, che un'apparecchio in virata, proprio per la latenza di risposta
già citata, tenderà a proseguire la sua traiettoria circolare ancora per un breve
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periodo prima di ritornare in volo rettilineo: volendo compiere una virata di 90
gradi, dunque, eseguiremo la manovra di centraggio quando avremo compiuto
circa 70 gradi (Fig. 5-22).
Figura 5-22. L'inerzia dell'apparecchio richiede che il
Figura 5-23. L'imbardata inversa è percepibile,
"centraggio" venga effettuato in anticipo (20<198>
con apparecchi molto allungati, alle basse
circa).
velocità.
IMBARDATA INVERSA
Abbiamo più volte sottolineato come sia importante disporre di una riserva di
velocità di volo per far compiere all'apparecchio le manovre desiderate.
Questo fatto, già rilevante per tutti i mezzi volanti, diviene, se possibile, ancora
più essenziale per noi deltaplanisti, data la guida a spostamento di peso (tecnica
da 10 a 100 volte più faticosa rispetto ai comandi aerodinamici !)
Volare spostando il peso significa infatti combattere costantemente contro la
gravità (che ci vorrebbe sempre appesi sotto la verticale del punto di aggancio)
e, come se non bastasse, anche contro l'inerzia dell'apparecchio, specialmente
nell'esecuzione di manovre sull'asse laterale. Mentre contro la forza di gravità c'è
poco da fare (in realtà stiamo già trionfando contro di essa, nel momento stesso
in cui voliamo), per l'inerzia molto può essere fatto, semplicemente ricordando di
non rallentare eccessivamente; a dire il vero la tentazione esiste, poichè lo
sfruttamento delle ascendenze prevede di volare spesso alla velocità di minima
caduta, vale a dire sempre un po' lenti. Volando lentamente, come non bastassero
gli aumenti di inerzia e di latenza di risposta, si percepisce maggiormente anche
un altro fenomeno (più accentuato sugli apparecchi molto allungati): l'imbardata
inversa (Fig. 5-23).
Lo spostamento laterale del peso determina, infatti, un maggior carico sull'ala
interna; questa, oltre ad abbassarsi, accelera leggermente per qualche attimo:
l'aquilone tende quindi ad imbardare nella direzione opposta a quella voluta. È
evidente che la differenza di velocità che si genera tra le due ali (responsabile
http:///delta/delta09.asp (5 of 7) [11/06/2001 14.55.19]
della imbardata inversa) farà sentire maggiormente i suoi effetti quando
l'apparecchio vola a basse velocità, essendo meno rilevante a velocità via via
maggiori.
Morale: specie agli inizi, teniamo sempre una velocità superiore a quella di
minima caduta, per poter avere più manovrabilità (meno inerzia) e risposte più
pronte (minor latenza di risposta).
ERRORI IN VIRATA E LORO RECUPERO
Se è vero che la virata coordinata si fonda su un momento cabrante "adeguato",
deve essere vero che una spinta esagerata od insufficiente sulla barra determina
conseguenze aerodinamiche non ottimali: la scivolata d'ala e la vite già
incontrate in aerodinamica. È doveroso premettere che gli attuali deltaplani
possono riprendersi autonomamente dalla scivolata d'ala (se esiste una quota
sufficiente) e che non vanno molto facilmente in vite; è tuttavia indispensabile
conoscere esattamente le cause di questi fenomeni e, soprattutto, le manovre
necessarie per risolverli.
SCIVOLATA D'ALA
Abbiamo visto che il momento cabrante ha lo
scopo di riequilibrare le forze in virata e che,
in sua assenza l'aquilone scivola d'ala (verso
l'interno ed in basso) (Fig. 5-24). Questa
scivolata sarà inizialmente debole e diverrà
via via più forte se manteniamo il peso
spostato senza cabrare. I piloti esperti a volte
usano le scivolate controllate per perdere
quota in fase di avvicinamento all'atterraggio;
inutile sottolineare che questa tecnica non è
molto sicura, specie vicino al suolo.
Manovre di correzione: se ci accorgiamo
subito di scivolare sarà sufficiente spingere
sulla barra per ottenere l'effetto cabrante;
Figura 5-24. La scivolata d'ala per mancata se invece la scivolata è diventata sostenuta
(od insufficiente) cabrata.
(mostravento sul cavo anteriore posto a 45
gradi o più rispetto alla direzione della chiglia)
si dovrà dapprima ristabilire la velocità orizzontale (quella di avanzamento) che
inevitabilmente cala scivolando: si eserciterà dunque una trazione sulla barra e
immediatamente dopo si sposterà (anche energicamente) il peso verso
l'esterno per centrare l'aquilone, riprendendone il controllo.
Gli aquiloni attuali tendono a riprendere autonomamente la velocità di volo,
ponendosi con il naso in basso: questo, tuttavia, richiede almeno 50-60 mt di
quota e non si verifica se il pilota, caparbiamente, tiene il peso spostato
lateralmente senza cabrare.
VITE
Un eccessivo cabraggio in virata porta allo stallo dell'ala interna. Questo significa
che quell'ala smette di generare portanza e diviene un "peso morto"; tutta la
portanza è fornita dall'ala esterna che, di conseguenza, subisce un notevole
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aumento del carico alare, questo la fa
accelerare conducendo ad un avvitamento
apparentemente inarrestabile (Fig. 5-25).
Manovra di correzione: la reazione più
istintiva sarebbe quella di spostare il
proprio peso all'esterno della vite, nel
tentativo di ristabilire l'orizzontalità
dell'aquilone. Purtroppo però questa
manovra non fa altro che caricare
ulteriormente l'ala esterna, imprimendole
un'ulteriore accelerazione, con
conseguente peggioramento della vite!
La manovra da eseguire, invece, consiste
Figura 5-25. Stallo d'ala (vite) per scarsa velocità
nel tirare la barra, spostando
in entrata od eccessiva cabrata.
ulteriormente il peso all'interno:
l'apparecchio reagirà a questa manovra "abbassando il naso" all'interno della vite
e riprendendo velocità su entrambe le ali. Non appena si avverte che l'ala interna
ha ripreso a volare (cioè a sviluppare portanza) si potrà intervenire correggendo
la direzione e, successivamente, la velocità. Una vite in quota non rappresenta
dunque un pericolo (se abbiamo imparato ad uscirne), mentre lo è a bassa quota
o vicino al pendio.
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
Due parole sul
manuale
IL VOLO
L'organizzazione
Elementi
AVVICINAMENTO ED ATTERRAGGIO
legislativi
Appunti di
Una volta presa la decisione di atterrare, si lascia la zona di volo per portarsi
aerodinamica
sull'atterraggio: naturalmente sapremo già quale circuito è in uso o, se siamo
Cenni di
gli unici in volo, quale circuito abbiamo deciso di adottare in base alle
meteorologia
condizioni del vento e dell'atterraggio (vedi Cap. 2).
Il volo col
deltaplano
Per quanto già detto a proposito di velocità e manovrabilità, il circuito di
avvicinamento verrà portato a termine volando sempre ad una velocità ben
Il deltaplano
superiore a quella di stallo, e prossima a quella di massima efficienza.
Scelta,
manutenzione
e trasporto
Anche se la manovra di atterraggio vero e proprio non è diversa da quella appresa
sul campo scuola, al termine di un volo alto esistono alcuni fattori nuovi che, se
L'imbragatura
ignorati, possono generare errori che è possibile (e doveroso) evitare.
Il paracadute
d'emergenza
RALLENTAMENTO AL CAMBIO DELLE MANI
Le ruote
protettive
In campetto si vola sempre molto
Tecnica di
lentamente (solitamente non vi è quota
pilotaggio
sufficiente per effettuare consistenti
Al campo
prese di velocità); per contro, specie
scuola
nei primi voli, la tendenza è quella di
Voli alti
volare molto veloci (tanto che si parla
Il volo -
di "sindrome della picchiata"); di
Incidenza e
questo si deve tener conto al momento
virate
del cambio delle mani: l'abbandono
Il volo -
completo della barra, a velocità
Avvicinamento
sostenuta, determina infatti una
e atterraggio
rapida cabrata dell'apparecchio che
tende a tornare alla velocità di trim
Aerodinamica
(Fig. 5-26); le mani vanno dunque
applicata
portate sui montanti una alla volta,
L'ala
Figura 5-26. L'abbandono della barra al cambio delle
mentre l'altra mantiene la giusta
mani genera una improvvisa cabrata: i montanti
flessibile
debbono essere afferrati uno alla volta.
incidenza di volo evitando il
Il volo col
rallentamento non desiderato (nè
parapendio
desiderabile).
Paracadute e
strumenti
GRADIENTE DEL VENTO
L'arte del
veleggiare
Come sappiamo, vicino al suolo il vento viene rallentato, nella sua corsa,
Cenni di
dall'attrito con il terreno, generando, per un'altezza di alcuni metri (anche 20 o
http:///delta/delta10.asp (1 of 6) [11/06/2001 14.55.26]
fisiologia
30) un sensibile gradiente del vento. Il pilota che ignora questo fatto e che scorda
Correzioni e
di "sentire la velocità con le orecchie" anzichè "con gli occhi", avrà la impressione
suggerimenti
di accelerare notevolmente e potrà quindi rallentare troppo causando un
rovinoso stallo vicino a terra (Fig. 5-27).
Volate a
volandia
Un secondo effetto il gradiente di vento lo esercita sulle due ultime virate
nell'avvicinamento a C: l'ala più alta riceverà infatti più vento causando una
tendenza a contrastare la virata (Fig. 5-28).
EFFETTO SUOLO
Mentre al campetto si vola sempre in effetto suolo, alla fine di un volo alto questo
può sorprendere, essendoci abituati al tasso di caduta che l'aquilone ha tenuto
per tutta la discesa. Ricordiamo che dovremo lasciare smaltire parte della velocità
prima dello stallo finale.
Figura 5-27. Il gradiente di vento dà la sensazione di
Figura 5-28. Il gradiente di vento (se sostenuto)
un'improvvisa accelerazione: evitare un pericoloso
determina una tendenza a contrastare le ultime virate
rallentamento.
dell'avvicinamento a C.
IMPORTANZA DELL'ASSETTO
Orizzontalità: quando si è vicini al terreno, diviene rischioso perdere l'assetto
orizzontale, dal momento che non disponiamo più dell'altezza sufficiente per
effettuare rilevanti correzioni. È pertanto estremamente importante presentarsi in
finale con una orizzontalità perfetta (abbiamo già visto che lo stallo finale
accentua le eventuali asimmetrie).
Ricordiamo, comunque, che le manovre di correzione di assetto, quando compiute
in effetto suolo, possono avere successo solo mantenendo la velocità e spostando
piuttosto energicamente il peso del corpo.
Mancato allineamento con il vento in atterraggio: l'importanza di allinearsi
contro vento dipende, in primo luogo, dalla intensità del vento stesso. È infatti
assurdo rischiare di perdere l'assetto di volo, tentando virate "raso-suolo", per
giungere perfettamente controvento quando la manica indica una debolissima
bava; molto meglio effettuare lo stallo finale con una buona orizzontalità anche se
"storto" rispetto al vento stesso. Le osservazioni che seguono si riferiscono,
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quindi, ad un vento di almeno 8-10 Km/h o superiore.
VENTO DI LATO
L'influenza che il vento laterale esercita sull'apparecchio dipende non solo dalla
velocità del vento ma anche da quella del nostro deltaplano. Come è intuibile la
sua influenza sulla traiettoria sarà tanto maggiore quanto minore è la nostra
velocità, e diverrà notevole se voliamo in prestallo. Sappiamo che, durante lo
stallo finale, il gradiente del vento tenderà a sollevare maggiormente l'ala esposta
al vento stesso: potremo quindi tentare di correggere il finale stallando con l'ala
sopravvento lievemente più bassa.
VENTO DA DIETRO
Abbiamo già detto che tale situazione va evitata perchè molto pericolosa,
tuttavia, se il vento dovesse girare quando è troppo tardi per invertire la rotta
ricordiamo che è necessario mantenere una buona velocità (il terreno ci
sembrerà velocissimo) e stallare in maniera decisa e lievemente in anticipo.
In questo modo ci si solleverà un poco ma si arresterà il moto orizzontale rispetto
al vento: ovviamente rimane quello dovuto al vento stesso. In extremis si ricordi
che un forte crash frontale per vento dietro (se non abbiamo le ruote protettive)
può essere più dannoso di uno in rotazione e quindi, se il campo è
sufficientemente largo e privo di ostacoli può addirittura essere conveniente
perdere l'assetto iniziando una leggera virata controvento (ammesso che esista
una quota minima).
TOP LANDING
Figura 5-29. Top landing con vento frontale: è
Figura 5-30. Top landing con vento alle spalle: è
possibile solo in alcune zone particolarmente
decisamente più impegnativo.
favorevoli.
In zone particolarmente favorevoli è possibile atterrare, anche con il deltaplano,
in prossimità della zona di decollo o comunque in una zona che consentirà un
ulteriore decollo, questo è detto top-landing.
Ne esistono sostanzialmente due tipi.
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VENTO FRONTALE
È realizzabile quando la forma della montagna è particolarmente propizia e simile
alla parte superiore di un profilo alare (ad es. Monte Cucco, PG). In questo caso
la turbolenza è ridotta al minimo e l'atterraggio potrà essere effettuato per
tentativi (Fig. 5-29): la prima volta ci terremo un pò alti e molto probabilmente
non riusciremo ad atterrare, ma ci ritroveremo in volo verso valle come dopo un
normale decollo; nel passaggio successivo staremo un pochino più bassi ed
arretrati fino a trovare la giusta traiettoria. In questo tipo di atterraggio è
importantissimo (come in tutte le fasi del volo in dinamica) non mettersi mai con
il vento in coda ed evitare di presentarsi troppo arretrati, il che potrebbe
portarci nella zona di sottovento. Se il vento è sostenuto ci vorrà inoltre qualcuno
che faccia assistenza al pilota appena atterrato per impedire che venga
disturbato dal vento, una volta a terra.
VENTO ALLE SPALLE
Il vento deve essere debole e regolare, il pendio ampio e privo di gibbosità (Fig.
5-30).
È decisamente più impegnativo del precedente ed è quindi assolutamente
sconsigliato a piloti meno che esperti (capita tuttavia abbastanza spesso che
anche piloti esperti rompano qualche montante o peggio). L'avvicinamento si farà
con degli 8 e ci si porrà perpendicolari al pendio a circa 30-40 mt di distanza. A
questo punto sappiamo che la velocità apparente sarà sostenuta (velocità di volo
più quella del vento), ma ci guarderemo bene dal rallentare (uno stallo in questo
approccio sarebbe letteralmente disastroso!). Anzi sarà opportuna una leggera
presa di velocità, necessaria per far raccordare l'aquilone al pendio (e quindi per
farlo risalire un poco). Raccorderemo poi l'aquilone con un repentino
rallentamento ed uno stallo molto deciso. La linea finale di arrivo sarà
perpendicolare alla linea orizzontale del pendio, idealmente in prossimità di una
sella.
Questo secondo tipo top landing dovrebbe essere considerato comunque un
atterraggio di emergenza (per soccorrere un pilota caduto, in previsione di una
rapida degenerazione temporalesca ecc...) visto che risulta estremamente
influenzabile da variazioni anche piccole della brezza che soffia sul pendio. Inoltre
sarà assolutamente evitato durante i voli con ascendenze dinamiche (quando
cioè il vento sia sostenuto).
ATTERRAGGI DA EVITARE
Esauriti gli atterraggi ortodossi consideriamone due che devono essere evitati
per i gravi rischi che comportano: le esperienze accumulate dimostrano che
l'esito, scarsamente influenzabile dal pilota, è spesso negativo. Sempre sulla base
delle esperienze citate, esponiamo alcune considerazioni che dovrebbero anche
chiarire perchè questi modi di "tornare a terra" non possono essere considerati
con tranquillità ma anzi sufficientemente temuti.
ALBERI
Gli alberi frondosi e ravvicinati l'uno all'altro possono essere preferibili al letto di
un fiume cosparso di rocce o alle case corredate di fili elettrici. Dovendo atterrare
http:///delta/delta10.asp (4 of 6) [11/06/2001 14.55.26]
sugli alberi ne cercheremo un gruppo ampio e fitto, evitando assolutamente gli
alberi isolati per quanto grossi: il maggiore pericolo è infatti quello di cadere giù,
ed una fitta selva di rami, di più alberi uniti, rende remota questa possibilità; i
cavi dell'aquilone infatti tendono ad impigliarsi nei rami arrestando la caduta.
Ricordando che sugli alberi non esiste effetto suolo, ci comporteremo come in
un normale atterraggio, stallando decisamente, dopo un minimo di smaltimento di
velocità, a pochi centimetri dalle cime.
Successivamente, per riguadagnare il terreno, c'è chi ha proficuamente utilizzato
il suo imbrago, legato (con le funi del paracadute d'emergenza) alla barra di
controllo che agiva da carrucola. È chiaro comunque che in queste condizioni sono
già stati commessi numerosi errori di manovra o di valutazione (altrimenti ci
troveremmo al centro di un ampio prato) ed il coefficiente di sicurezza
dell'atterraggio sugli alberi è proprio basso.
ACQUA
Gli atterraggi in acqua sono estremamente pericolosi, a meno che sono siano
stati previsti e che, oltre ad un pronto recupero con barca a motore, il pilota sia
stato fornito di opportuni presidi galleggianti. Tradizionalmente il Delta Club Como
effettua, in luglio, un volo con atterraggio nel Lago (ovviamente, di Como): i
piloti, che partono debitamente attrezzati, sono prontamente recuperati e tratti
all'asciutto da una squadra di imbarcazioni leggere e veloci.
Capita invece che il pilota "finisca in acqua" per errore, avendo previsto di
atterrare sulla spiaggia. Questa evenienza, meno rara di quanto possa sembrare,
dipende dalla cattiva valutazione del gradiente del vento che, sulle spiagge,
ha un'effetto ancora maggiore e, comunque, più negativo, rispetto agli atterraggi
nei prati. Sulla spiaggia, infatti, il vento è in genere laterale, provenendo dal
mare; ecco quindi che, per volare sulla verticale della spiaggia, dovremo tenere il
naso più o meno rivolto verso il mare (a contrastare la deriva dovuta al vento
stesso). È evidente che, se il vento cala (come accade avvicinandosi al suolo per il
già citato gradiente), quello stesso angolo che prima ci permetteva di avanzare
"sopra" la spiaggia, può risultare eccessivo, e farci finire in acqua.
Atterrare sulla spiaggia significa quindi correggere l'angolo di deriva,
man mano che il gradiente fa sentire i suoi effetti (Fig. 5-31).
Figura 5-31. Il gradiente di vento sulla spiaggia deve essere compensato da un graduale cambiamento della
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rotta apparente.
Che fare se (nonstante tutto) si finisce in acqua Il deltaplano, per quanto
leggero, resiste a galla per 3-4 minuti in acqua calma (tale tempo si riduce anche
della metà se viene investito dalle onde), e poi affonda trascinando il pilota che vi
è rimasto legato sotto: quindi sganciarsi immediatamente è vitale!
Se, una volta in volo, ci accorgiamo che è inevitabile (o anche solo possibile) un
atterraggio in acqua ripassiamo mentalmente i punti chiave per la sopravvivenza.
Ingresso in acqua con i piedi in verticale (come un normale
atterraggio): in presenza di movimenti ondosi pronunciati si eviterà a tutti
i costi la zona di bagnasciuga poichè le onde stesse, infrangendosi, possono
travolgere e muovere continuamente l'aquilone impedendo le operazioni di
sgancio.
Sgancio immediato: poniamo mente locale al tipo e posizione del
moschettone che ci assicura al delta; ha una ghiera ? da quante funi o fasce
devo liberarlo ? (ricordiamo la fune di sicurezza!). Mentre in acqua calma è
possibile sganciarsi tenendo la vela sollevata con la testa, in presenza di
onde l'operazione va eseguita in immersione: è dunque determinante
saper mantenere i nervi saldi ed una calma operativa. Dopo lo sgancio ci
allontaneremo dall'aquilone lateralmente ed all'indietro, facendo attenzione
ai cavi laterali e posteriori. Se siamo atterrati in un punto dove si tocca, ci
sganceremo immediatamente in ogni caso, la risacca potrebbe infatti
trascinarci in punti più profondi.
Liberarsi dall'imbrago: eventualmente iniziare ad allentare la cinghia
posteriore. Ricordiamo che l'imbrago non affonda immediatamente: prima
deve inzupparsi, e questo richiede un paio di minuti.
Se l'acqua è relativamente profonda l'aquilone dovrà essere trattenuto in
superficie (assicurandolo con una fune ad una barca): ci si potrà così occupare
con tutta calma del pilota e, in seguito, recuperarlo.
Detto tutto questo è pleonastico aggiungere che, manifestazioni folcloristiche a
parte, bisogna assolutamente evitare gli atterraggi in acqua, da considerare
momenti ad altissimo rischio.
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
Due parole sul
manuale
AERODINAMICA APPLICATA AL
L'organizzazione
DELTAPLANO
Elementi
legislativi
Appunti di
È giunto ora il momento di "applicare" al deltaplano le nozioni di aerodinamica
precedentemente esposte. Da un lato comprenderemo in maggior dettaglio le
aerodinamica
implicazioni aerodinamiche della guida a spostamento di peso e, dall'altro,
Cenni di
diventerà finalmente possibile capire perchè, in molti casi, il comportamento reale
meteorologia
del mezzo è anche molto diverso da quanto potremmo aspettarci stando alla
Il volo col
teoria.
deltaplano
Il deltaplano
Ricordiamo che il deltaplano è una struttura molto particolare, ricca di veri e
Scelta,
propri "stratagemmi aeronautici" che ne garantiscono la autostabilità (e dunque la
manutenzione
sicurezza); questi, tuttavia, sono stati sviluppati man mano, in modo largamente
e trasporto
empirico, attraverso successivi tentativi e miglioramenti, e la loro esatta
comprensione teorica è relativamente recente.
L'imbragatura
Il paracadute
Iniziamo le nostre analisi dalla autostabilità, la cui importanza è letteralmente
d'emergenza
vitale: le gravi problematiche tipiche dei primi apparecchi (fine anni '60 e primi
Le ruote
anni '70) derivavano proprio dalla mancanza di questa indispensabile proprietà.
protettive
Tecnica di
pilotaggio
AUTOSTABILITÀ
Al campo
scuola
Voli alti
Il volo -
Incidenza e
virate
Il volo -
Avvicinamento
e atterraggio
Aerodinamica
applicata
L'ala
flessibile
Il volo col
parapendio
Paracadute e
strumenti
L'arte del
Figura 5-32. Le estremità alari sviluppano ancora
Figura 5-33. Durante la picchiata, invece, la
veleggiare
portanza quando la parte centrale è già stallata.
portanza si sviluppa nella parte centrale.
Cenni di
http:///delta/delta11.asp (1 of 5) [11/06/2001 14.55.28]
fisiologia
Con il termine autostabilità si intende la capacità dell'apparecchio di riacquistare
Correzioni e
autonomamente (e mantenere) un assetto di volo rettilineo (in condizioni di
suggerimenti
aria calma), nonchè la capacità di opporsi a manovre tendenti a turbare tale
assetto, in maniera tanto più forte quanto più accentuata è la manovra.
Volate a
volandia
STABILITA' LONGITUDINALE(SULL'ASSE
TRASVERSALE)
I problemi di stabilità dei primi deltaplani erano connessi soprattutto con il
beccheggio: il dramma si presentava quando, per errori del pilota o per inattesi
movimenti dell'aria, l'aquilone andava in stallo ed iniziava una picchiata verticale.
La vela sbatteva come una bandiera al vento senza realizzare alcuna portanza. Il
pilota non aveva alcuna possibilità di controllare l'apparecchio poichè, essendo in
caduta libera, non aveva un peso proprio da utilizzare per le manovre. Tale
drammatico evento, noto come caduta in drappo, aveva spesso evoluzione
infausta, anche perchè allora non esistevano paracadute di emergenza per Volo
Libero. È a questo livello che è stato compiuto il salto qualitativo più rilevante con
la aggiunta dei cavetti antidrappo e dei tips, con l'uso di stecche preformate e,
soprattutto, con lo svergolamento.
Cavi antidrappo
Partono dalla torre e raggiungono il bordo di uscita nelle sue parti centrali: anche
se durante il montaggio li vediamo in tensione, in volo essi sono laschi e non
compiono alcun lavoro. Solo in caso di picchiate molto accentuate (come appunto
capita dopo uno stallo) essi mantengono sollevata l'ultima parte del bordo di
uscita generando un effetto cabrante che consente all'aquilone di riprendere il
volo. Inutile dire che non si devono modificare gli antidrappo per nessun
motivo.
Tips
Compiono, alle estremità alari, lo stesso lavoro dei cavi antidrappo. In pratica,
dunque, antidrappo e tips provvedono a generare un momento cabrante nelle
picchiate esasperate.
Stecche preformate Mantengono la vela in tensione, con una forma alare, ed
impediscono lo "sbandieramento". Dunque, anche in condizioni estreme, l'ala
mantiene molte delle sue caratteristiche aerodinamiche (che andavano
completamente perdute durante il "drappo").
Svergolamento
Prescindendo dalle condizioni estreme, tuttavia, la stabilità longitudinale è
garantita dal già citato svergolamento alare: il deltaplano si distingue infatti
dagli altri velivoli per l'entità di questo dispositivo aerodinamico, che viene
ulteriormente esaltato dalla flessibilità della struttura. L'ala infatti, osservata di
profilo, mostra una diversa inclinazione alle estremità alari rispetto alla parte
centrale. Questo significa che l'angolo di incidenza risulta superiore al centro ed
inferiore alle estremità, in ogni condizione di volo.
Immaginiamo ora di osservare un deltaplano che aumenta progressivamente
l'angolo di incidenza (e quindi rallenta) fino allo stallo (Fig. 5-32). Lo
svergolamento fa sì che quando viene raggiunto l'angolo critico (di stallo) nella
parte centrale, le estremità alari (che hanno un angolo di incidenza inferiore)
stanno ancora volando (continuano cioè a generare portanza).
Poichè le estremità alari sono situate posteriormente rispetto al baricentro
dell'apparecchio, la portanza che da queste si genera avrà l'effetto di sollevare la
http:///delta/delta11.asp (2 of 5) [11/06/2001 14.55.28]
parte posteriore e di iniziare quindi una picchiata atta a far riprendere velocità al
mezzo. In altri termini, grazie allo svergolamento, è praticamente impossibile
mettere contemporaneamente in stallo tutta la superficie velica: lo stallo
procederà dal centro (posto anteriormente) ai lati (posti posteriormente)
garantendo, ad esempio in atterraggio, un arresto dolce e progressivo.
Al contrario, durante una picchiata,
tutti gli angoli di incidenza si riducono:
la parte centrale dell'apparecchio (sita
anteriormente al pilota) avrà
comunque e sempre un angolo di
incidenza maggiore rispetto alle
estremità alari; questo significa che, a
bassi angoli di incidenza, la parte velica
che genera maggiore portanza è
quella centrale-anteriore; il
deltaplano, quindi, tende a sollevare il
naso, generando un effetto cabrante
che si oppone alla picchiata stessa (Fig.
5-33).
Un modo più tecnico di esprimere gli
stessi fatti è il seguente (Fig. 5-34):
durante un volo stabilizzato rettilineo il
centro di spinta (il punto dove
possiamo immaginare concentrate le
forze aerodinamiche) ed il baricentro
Figura 5-34. Quando il baricentro si sposta in avanti, il
centro di sponta (per effetto dello svergolamento) tende
(sostanzialmente il peso del pilota)
a spostarsi in avanti anch'esso, ristabilendo un
sono allineati. Quando il pilota sposta
equilibrio.
il baricentro in avanti, l'apparecchio
picchia, diminuendo l'incidenza e
prendendo velocità. Contemporaneamente, però, lo svergolamento farà
aumentare il contributo portante della parte anteriore, facendo avanzare,
quindi, anche il centro di spinta, fino ad un nuovo equilibrio (ad una velocità
maggiore).
Se così non fosse (cioè se non vi fossero dispositivi che garantiscono il
riallineamento di centro di spinta e baricentro) una volta spostato in avanti il
baricentro, inizierebbe una picchiata sempre più accentuata, praticamente
impossibile da arrestare. Un meccanismo simile, ma contrario, (arretramento del
baricentro con riallineamento all'indietro del centro di spinta) interviene nelle
cabrate.
La stabilità longitudinale di un deltaplano può essere verificata in volo partendo
dalla velocità di trim: tirando la barra di controllo per prendere velocità noteremo
che è necessario un certo sforzo; inoltre la barra, non appena lasciata, tenderà
immediatamente a tornare nella posizione precedente (salvo esagerare per inerzia
e rallentare ulteriormente l'apparecchio). Noteremo inoltre che lo sforzo richiesto
è tanto maggiore quanto più tiriamo la barra. Se ciò non dovesse verificarsi
(se cioè la barra dovesse divenire più "morbida" accentuando la picchiata) è
assolutamente necessario fare verificare l'apparecchio dal costruttore o dal
rivenditore. Un apparecchio non autostabile viene detto divergente e per il
nostro sport questo è sinonimo di estremo pericolo.
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STABILITA' LATERALE(SULL'ASSE LONGITUDINALE)
Da questo punto di vista i primi apparecchi erano sufficientemente stabili, ma
diciamo subito che una forte stabilità laterale si traduce nella impossibilità di porre
l'apparecchio in rollio, utilizzando il solo spostamento di peso. In pratica un
apparecchio è tanto più stabile lateralmente quanto meno è maneggevole,
e viceversa. È chiaro che i costruttori tenteranno di raggiungere il miglior
compromesso possibile per i differenti apparecchi a seconda dell'uso al quale sono
destinati.
Angolo diedro
La stabilità laterale è ottenuta con l'angolo diedro che può essere definito come
l'angolo che si forma tra il cross-bar ed un piano parallelo alla barra di
controllo e passante per la chiglia.
L'angolo diedro produce autostabilità in un modo semplice ed intuitivo: ogni
semiala genera una forza aerodinamica perpendicolare al suo asse; durante
un'inclinazione laterale la semiala più bassa sviluppa questa forza verso l'alto,
mentre la componente verticale dell'altra semiala è scarsa: questo genera l'effetto
raddrizzante (Fig. 5-35).In seguito ad uno stallo, invece, l'angolo diedro mantiene
un potere stabilizzante, basato questa volta sulla resistenza, in modo
assolutamente simile a quanto esposto più oltre per la freccia.
STABILITA' ROTATORIA(SULL'ASSE VERTICALE)
Da questo punto di vista i primi apparecchi erano addirittura più stabili degli
odierni, poichè la stabilità orizzontale è garantita principalmente dalla forma a
freccia dell'aquilone (si noti che l'angolo di freccia è inversamente proporzionale
all'angolo di naso -essendone il complementare: per tenere a mente questo
particolare si ricordi che un'angolo di naso pari a 180 gradi (piatto) ha freccia
nulla).
I primi aquiloni avevano un angolo di naso molto più acuto degli attuali (80- 90
gradi) e quindi erano dotati di una freccia maggiore.
In effetti gli aquiloni attuali, con 130 gradi di angolo di naso (e solo 25 gradi di
freccia) possono presentare il problema, già citato, dell'imbardata inversa; non
esistono però inconvenienti più gravi ed il piccolo svantaggio è ampiamente
compensato dalle prestazioni, notevolmente superiori.
La freccia agisce sul piano orizzontale attraverso una maggiore resistenza che
colpisce l'ala che sopravanza, dal momento che risulta più esposta al vento
relativo (Fig. 5-36).
Un certo effetto limitante le sbandate può provenire dalla tasca della chiglia (o
dalle "pinne caudali" di alcuni apparecchi) ma qui le idee non sono del tutto
concordi.
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Figura 5-35. L'angolo diedro conferisce stabilità
Figura 5-36.L'angolo di freccia conferisce stabilità
laterale generando differenze di portanza.
rotatoria generando differenze di resistenza.
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http:///delta/delta11.asp (5 of 5) [11/06/2001 14.55.28]
Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
Due parole sul manuale
L'ALA FLESSIBILE
L'organizzazione
Elementi legislativi
Appunti di aerodinamica
Il deltaplano non ha le esatte caratteristiche di un "profilo alare ideale"
(quello che abbiamo utilizzato per studiare l'aerodinamica) ma gode,
Cenni di meteorologia
invece, di alcune proprietà particolari.
Il volo col deltaplano
Il deltaplano
La più rilevante, è la flessibilità che modifica la risposta
dell'apparecchio ai fattori di carico.
Scelta, manutenzione e
trasporto
L'imbragatura
FATTORI DI CARICO NELL'ALA
Il paracadute d'emergenza
Le ruote protettive
DELTA
Tecnica di pilotaggio
Al campo scuola
Voli alti
L'aerodinamica insegna che, all'aumentare del carico alare,
aumentano tutte le velocità, ma non varia la massima efficenza
Il volo - Incidenza e virate
ottenibile.
Il volo - Avvicinamento e
atterraggio
Questo significa che, decollando in aria calma con un apparecchio
Aerodinamica applicata
biposto e mantenendo la giusta incidenza, raggiungerò sempre e
L'ala flessibile
comunque lo stesso punto, sia che voli da solo, sia che trasporti un
Il volo col parapendio
passeggero di 90 Kg! L'unica differenza sarà data dal tempo di volo:
da solo, viaggiando più lentamente, ci metterò di più; in due il viaggio
Paracadute e strumenti
sarà più rapido. Trasportata così brutalmente nella realtà quotidiana,
L'arte del veleggiare
questa affermazione è assolutamente falsa, come ben sà
Cenni di fisiologia
chiunque abbia fatto dei voli doppi.
Correzioni e suggerimenti
Egli ha potuto constatare che, volando in due, l'efficenza si riduce
Volate a volandia
notevolmente, e non basta: chi fa voli in biposto sa che trasportando
passeggeri di peso differente, è utile modificare il punto di aggancio,
arretrandolo per pesi leggeri ed avanzandolo per pesi maggiori, in
modo da non trovarsi, una volta in volo, troppo picchiati o troppo
cabrati.
E allora? Forse che i dogmi dell'aerodinamica non sono poi così veri?
No, è sufficiente applicare la teoria in modo corretto per ottenere,
anche in questi casi apparentemente "difficili", la giusta spiegazione.
Un'ala flessibile cambia la sua forma in seguito a sollecitazioni (ed il
peso è una di queste): un deltaplano per volo biposto con il solo pilota
agganciato ha una forma differente da quella dello stesso apparecchio
che trasporta due persone. Da un punto di vista aerodinamico si tratta
di due "macchine volanti" anche molto diverse; invece, quando
http:///delta/delta12.asp (1 of 3) [11/06/2001 14.55.32]
l'aerodinamica afferma che al variare del carico variano soltanto le
velocità di volo, dà per scontato che si stia sempre parlando della
stessa "macchina volante" (ad esempio un aliante, che non varia
eccessivamente forma con uno o due passeggeri). In termini più
tecnici potremmo dire che un'ala flessibile non ha una sola polare, ma
ne ha tante quante sono le forme che può assumere al variare del
carico. Esaminiamo ora in maggior dettaglio cosa accade al nostro
biposto: con il passeggero, l'apparecchio risponde al maggior carico
flettendo all'indietro le semiali (questo accade perchè esse vengono
"tirate" dalla vela che risulta più "bombata", cioè con un maggior
tunnel). La forma che ne risulta è meno allungata ed offre maggior
resistenza: di conseguenza il biposto sarà meno efficiente rispetto
a quando viene volato dal solo pilota.
La flessione, inoltre, determina un incremento dello svergolamento,
riducendo ulteriormente l'angolo di incidenza alle estremità: questo ne
riduce il contributo "sostentatorio" spostando, di fatto, in avanti il
centro di spinta (il punto dove possiamo immaginare applicata la
portanza) e determinando un assetto di volo più cabrato (la barra
di guida sarà più in avanti e l'apparecchio volerà ad un angolo di
incidenza maggiore, nei casi estremi sarà vicino allo stallo). Ecco
perchè gli istruttori, con passeggeri particolarmente pesanti, spostano
leggermente in avanti il punto di aggancio, ristabilendo gli equilibri.
L'ESASPERAZIONE DEL
CONCETTO: LA GEOMETRIA
VARIABILE
Gli apparecchi con geometria variabile (quelli dotati di "overdrive", che
consentono di modificare, durante il volo, la tensione della vela)
sfruttano proprio la flessibilità del deltaplano: semplificando un poco la
situazione si può dire che, pur senza alterare il carico alare, l'overdrive
"tirato" tende ad impedire (o limitare) una eccessiva flessione
all'indietro delle semiali; ne derivano un appiattimento della vela
(minor resistenza e maggiore velocità di stallo) ed maggior
allungamento (minore resistenza e minore maneggevolezza). Anche in
questo caso, dunque, le modificazioni tensionali si traducono in
modificazioni di forma e di prestazioni. Deve però essere
sottolineato che tali modificazioni sono evidenti soltanto quando l'ala è
sotto carico, cioè in volo. In termini aerodinamici, possedere un
deltaplano a geometria variabile equivale a possedere tanti apparecchi
(uno per ogni posizione dell'overdrive) con caratteristiche (polari)
differenti, ed è bene assicurarsi che "tutti" siano comunque
autostabili.
Infatti un meccanismo molto simile a quello già osservato per il
biposto, fa sì che, agendo sull'overdrive, venga spostato il baricentro,
e si modifichi quindi l'assetto di volo: questa variazione è evidenziata
dalle posizioni della barra rispetto al pilota durante il volo a velocità di
trim, per diverse tensioni dell'overdrive.
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Capitolo 6 - IL VOLO CON IL PARAPENDIO
Due parole sul
In questo capitolo tratteremo gli argomenti riguardanti, in particolare, il volo con il parapendio.
manuale
Inizieremo analizzando questa leggerissima ala e le parti che la compongono, tentando di
comprenderne l'evoluzione storica (cioè i successivi miglioramenti che hanno condotto alle ali
attuali); considereremo anche i diversi tipi di sellette (divenute vere e proprie imbragature) nonchè
L'organizzazione
l'impiego del paracadute di emergenza. Dedicheremo infine la nostra attenzione alla tecnica di
Elementi
pilotaggio, cercando di comprendere come le regole generali dell'aerodinamica debbano essere di
legislativi
volta in volta "interpretate" in base alle caratteristiche molto particolari di questa strana "macchina
Appunti di
volante".
aerodinamica
Cenni di
Ancora più di quella del deltaplano, infatti, l'aerodinamica del parapendio pone problematiche
meteorologia
particolari, rese più ardue dalla possibilità di ottenere configurazioni di volo "inusuali" (cui
Il volo col
dedichiamo spazio in questa nuova edizione del libro).
deltaplano
Il volo col
parapendio
IL PARAPENDIO
Il parapendio
Evoluzione
Il parapendio è senza alcun dubbio l'apparecchio più leggero che esista: in una sacca dal peso
strutturale
massimo di 8-10 Kg trova posto tutto ciò che serve per osservare il mondo dall'alto: ala, imbrago,
strumenti e casco (più l'eventuale paracadute d'emergenza).
L'imbragatura
Il paracadute
Il parapendio è formato dalla vela e dai fasci funicolari che, riunendosi in cavi e nastri di dimensioni
d'emergenza
sempre maggiori, giungono fino all'imbrago, al quale sono uniti per mezzo di moschettoni con
Tecniche di
chiusura a vite.
pilotaggio
Al campo
La vela è formata da due strisce di tessuto sovrapposte ed unite tra loro da centine forate nel mezzo.
scuola
Come in tutte le ali, la superficie superiore è detta estradosso e quella inferiore infradosso.Il bordo di
Lo stacco e il
uscita (la cucitura posteriore tra le due strisce di tela) è chiuso, mentre il bordo di entrata presenta
volo
sempre delle aperture (dette bocche) attraverso cui, nelle fasi di decollo e durante il volo, l'aria
Giochi con il
penetra generando il "gonfiaggio" della vela ed il mantenimento della pressione al suo interno.
vento
Voli alti
Le centine hanno il compito di mantenere ad una distanza prefissata estradosso ed infradosso,
Il Volo
proprio come accade nei materassini pneumatici da spiaggia che, senza centine, diverrebbero dei
La virata
"palloni gonfiati" anzichè, appunto, dei materassini.
Avvicinamento
I fori nelle centine servono per mantenere una pressione uniforme all'interno dell'ala, permettendo
e atterraggio
all'aria di riequilibrare rapidamente eventuali differenze che si possono generare nei diversi punti
Autostabilità
della vela.
perchè la
vela rimane
La parte di vela compresa tra due linee di inserzione dei cordini è detta cassone: questo, a sua volta,
aperta
può essere suddiviso da una o più centine in due o più infracassoni: in altre parole il numero di
Assetti
cassoni non ci dice quante centine ha la nostra ala, bensì quante linee di inserzione dei cavi esistono.
inusuali 1
È abbastanza intuitivo che un basso numero di cassoni si traduce in una forma rigonfia e "a tubi
Assetti
paralleli", mentre un elevato numero di cassoni permette di ottenere un'ala dalla sezione più lineare:
inusuali 2
pochi cassoni (e dunque poche linee di inserzione) significano che ogni cavetto è chiamato a
Stallo
"portare" un carico relativamente elevato e questo si traduce in una sensibile "trazione" sulla vela nel
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Paracadute e
punto di inserzione. Per contro molti cassoni (molte linee di inserzione) distribuiscono il carico in
strumenti
modo più uniforme lungo tutta la superficie velica.
L'arte del
Le estremità alari terminano con bande di vela rivolte verso il basso: gli stabilizzatori.
veleggiare
Cenni di
Mentre un tempo la vela, quasi piatta, formava una angolo deciso con gli stabilizzatori, oggi tale
fisiologia
angolo si è molto ammorbidito e, vista da davanti l'ala ricorda una mezzaluna: questa curvatura è
Correzioni e
detta campanatura e, insieme agli stabilizzatori, gioca un ruolo nel mantenimento dell'apertura
suggerimenti
della vela stessa (v. oltre).
Volate a
volandia
I cavi si inseriscono nella vela tramite triangolini di tessuto, che hanno il compito di distribuire
meglio il carico, rendendo più resistente l'inserzione.
Tutte le funi di una semiala si congiungono, tramite piccoli moschettoni a ghiera, a tre o più larghe
fasce di tessuto: gli elevatori anteriori (detti elevatori A), quelli intermedi (B ed eventualmente
C) e quelli posteriori; gli elevatori di ogni lato, a loro volta si riuniscono a formare uno dei due punti
di aggancio del parapendio all'imbragatura.
Come vedremo, un'eccezione è rappresentata dalle ali (oggi poco utilizzate) per le quali è prevista
anche una guida basculante: in questo caso arrivano alla selletta (che viene detta "di pilotaggio")
almeno 4 moschettoni indipendenti (spesso 6), due per la semiala destra e due per quella sinistra.
Gli elevatori posteriori hanno un anello nel quale passa il cavo del freno che termina con una
maniglia. Il cavo del freno, in prossimità della vela, si sfiocca in una serie di cavetti che si inseriscono
nelle parti laterali del bordo di uscita della semiala. Un parapendio è guidabile anche senza freni,
utilizzando gli elevatori posteriori, ma i primi rendono molto più preciso e meno faticoso il
pilotaggio.
Sempre più diffuso, infine, è lo speed system o acceleratore, costituito da una coppia di cavi che,
passando attraverso appositi anelli (già previsti nella maggior parte delle sellette) giungono ad una
pedalina. Questi cavi sono studiati per trazionare verso il basso (quando il pilota spinge sulla
pedalina) sia gli elevatori anteriori che quelli intermedi (B), anche se in misura differente: in genere
gli elevatori A sono sollecitati al 100% dell'escursione mentre gli elevatori B al 50%.
In tal modo, azionando l'acceleratore, si modifica l'assetto della vela, riducendo l'angolo di incidenza
lungo tutto l'ala.
Proprio per le sue caratteristiche di "apparecchio minimale" il parapendio deve essere perfettamente
integro (non esistendo nulla di superfluo non ci si può permettere di averne alcune parti deteriorate).
Inoltre la struttura non è adatta a sopportare in sicurezza condizioni meteorologiche meno che
ottimali: ecco l'importanza letteralmente "vitale" dello studio della meteorologia.
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Figura 6-1. Il parapendio e la corretta denominazione delle sue parti.
CENNI SUI MATERIALI UTILIZZATI E SUL
TIPO DI LAVORO CUI SONO SOTTOPOSTI
A differenza di quanto visto per il deltaplano, il parapendio, non ha parti rigide: ovviamente, quindi,
sia i cavi che la vela sono sollecitati soltanto in trazione (e mai in compressione).
VELA
Vengono utilizzati numerosi e sofisticati materiali sintetici (fra i quali ricordiamo Mylar, Dacron e
Trilam): i tessuti leggeri e porosi, tipici dei primi modelli derivati dai paracadute da lancio, hanno
lasciato il posto a tele più rigide a porosità molto bassa; questa caratteristica li rende poco idonei a
sostenere lo shock di apertura ad alte velocità.
Il tessuto, inoltre, mostra sempre una fitta trama a reticolo quadrangolare che ha lo scopo di
distribuire uniformemente il carico e di impedire la propagazione di piccoli tagli.
Il principale nemico della vela è il sole, o meglio le radiazioni ultraviolette (U.V.) che esso emana.
Per questo motivo non è consigliabile lasciare il parapendio esposto ai raggi solari più di quanto
richiesto dalle normali operazione di volo: le lesioni da U.V. si esprimono, nelle fasi iniziali, con una
perdita di consistenza ed un "impallidimento" dei colori. Un eccessivo invecchiamento si traduce,
inoltre, in un aumento della porosità che, nei casi estremi, può determinare una tendenza allo stallo
paracadutale (vedi); è dunque opportuno verificare o far verificare periodicamente lo stato del tessuto,
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specie per ali usate.
Più realisticamente i danni alla vela possono derivare dal fatto che essa venga tagliata da rametti,
arbusti o rovi durante le operazioni a terra: ecco perchè gli istruttori sottolineano l'importanza di non
"trascinarla" mai sul terreno e di adottare misure particolari nei decolli ricchi di tali insidiosi nemici.
CAVI
Si tratta, nella maggior parte dei casi, di cavetti in Kevlar prestirato, in Dyneema od in Vectran,
ricoperti da materiale plastico: nei primi modelli, infatti, dopo alcuni voli, i cavetti avevano la
tendenza ad "allungarsi" modificando sensibilmente le caratteristiche di sicurezza dell'ala stessa; oggi
tale "rischio" è annullato dalla operazione di pre-stiramento, attuata direttamente dai produttori.
Con l'aumentare del numero di cassoni (e quindi di cavetti) la tentazione di ridurre i diametri (minore
resistenza in volo!) ha indotto alcuni produttori ad utilizzare cavetti sempre più sottili, il cui
vantaggio aerodinamico è spesso superato dal rischio di rottura sequenziale (un cavetto dopo l'altro)
in caso di turbolenze che alterino la distribuzione del carico sui cavetti stessi.
Il carico di rottura di ogni cavetto, infatti, viene calcolato e prefissato in relazione al loro numero
complessivo: più cavetti ci sono minore è il carico che ognuno di essi è chiamato a sopportare. Come
per altre "macchine del cielo", comunque, la caveria deve poter sopportare, nel suo insieme, circa 8
G. Tra le situazioni che possono danneggiare i cavetti ricordiamo i piegamenti troppo drastici
(piegamento a V) e la possibilità che subiscano lesioni dirette: calpestati sopra ad una roccia,
impigliati durante un decollo, ecc..
FRENI
Due cavi particolari sono i "freni", solitamente in nylon: per il continuo sfregamento all'interno
dell'anello che li guida, i freni sono il principale punto di usura di una vela volata bene.
Il loro metodico controllo e la loro periodica sostituzione sono semplicemente indispensabili per
evitare di dover "guidare" con gli elevatori posteriori.
TRIM ED ACCELERATORE (Speed system)
Alcuni modelli sono dotati di trim che consentono di modificare la lunghezza degli elevatori
posteriori e, quindi, l'incidenza dell'ala in volo. Il loro impiego non ha incontrato grande successo,
soprattutto per la impossibilità di "disinserirli" rapidamente in caso di problemi. La esatta posizione
dei trim dovrebbe essere sempre controllata, prima del volo, verificandone la simmetria.
Lo speed system (o acceleratore) lavora in trazione ed è importante verificarne la libertà di
scorrimento e la assenza di grovigli o nodi che ne renderebbero asimmetrica od impossibile l'azione.
In alcuni modelli, l'acceleratore, agisce su una piccola "barra di distribuzione" che trasmette gli effetti
a tutti gli elevatori che il progettista ha ritenuto di poter trazionare in volo. A differenza dei trim,
l'acceleratore presenta il vantaggio di poter essere azionato e rilasciato in modo rapido.
MOSCHETTONI
Triangolari od ovali, i moschettoni di acciaio (meglio) o di alluminio che saldano l'ala alla selletta
devono potersi chiudere e bloccare per mezzo di una ghiera a vite. Sono di gran lunga la parte più
sovradimensionata di tutta la nostra attrezzatura e, se controllati prima di ogni volo, non daranno mai
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problemi.
Essi devono, tuttavia, venire sostituiti se presentano segno di ossidazione (patina bianca o nerastra) o
se si osservano difficoltà all'avvitamento (indice di una possibile deformazione).
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Capitolo 6 - IL VOLO CON IL PARAPENDIO
Due parole sul manuale
EVOLUZIONE STRUTTURALE
L'organizzazione
Elementi legislativi
Appunti di aerodinamica
Nei pochissimi anni trascorsi da
Cenni di meteorologia
quando alcuni temerari correvano
Il volo col deltaplano
disperati per mostruose discese
Il volo col parapendio
tentando di "staccarsi" dal pendio,
attaccati ad un rigonfio "telone",
Il parapendio
sono stati compiuti progressi che
Evoluzione strutturale
non è esagerato definire
L'imbragatura
"rivoluzionari".
Il paracadute d'emergenza
Tecniche di pilotaggio
Anche se il pensiero corre ai primi
Al campo scuola
paracadute da lancio (si pensi alle
Lo stacco e il volo
immagini dello sbarco in
Giochi con il vento
Normandia), i veri "nonni" del
parapendio sono nati molto più
Voli alti
recentemente, negli anni '80.
Il Volo
La virata
Come vedremo meglio parlando di
Avvicinamento e atterraggio
aerodinamica applicata, infatti, i
Autostabilità
vecchi "cupoloni" non volavano
perchè la vela rimane aperta
ma si limitavano a precipitare (e
Assetti inusuali 1
nemmeno troppo lentamente; 6-8
Assetti inusuali 2
m/sec!): ciò che si chiedeva loro
Stallo
era di rallentare la caduta e nulla
più.
Paracadute e strumenti
L'arte del veleggiare
Nel tentativo di renderli
"direzionabili", negli anni '60 i
Cenni di fisiologia
progettisti si accorsero che era
Correzioni e suggerimenti
necessaria una modifica radicale:
Volate a volandia
da rotondi a rettangolari (oggi,
ellittici). Non soltanto era
necessario poter distinguere un
"davanti" da un "dietro" (cosa
piuttosto difficile con una cupola)
ma la vela doveva "procedere" in
una direzione precisa e non
Figura 6-2. IRappresentazione schematica (e leggermente enfatizzata)
dell'evoluzione del parapendio negli anni.
scendere in verticale. L'intuizione
geniale fu quella di costruire la
vela doppia, con le bocche di ingresso e le centine, che assumesse, durante il volo, un
profilo alare.
Si trattava però di strumenti nei quali la velocità verticale prevaleva largamente su quella
http:///para/para02.asp (1 of 5) [11/06/2001 14.55.40]
orizzontale (erano fatti per scendere) e non possono essere considerati i primi
parapendio, anche se qualcuno li utilizzò saltando da strapiombi di centinaia di metri; la
rupe sostituiva l'aereo, ma il concetto era identico: qualche secondo di caduta libera e poi
l'apertura (si potrebbero chiamare "paradirupi").
Fu soltanto agli inizi degli anni '80 che la velocità orizzontale di alcune vele superò
quella verticale, rendendo teoricamente possibile il decollo con pendenze intorno ai 45
gradi.
Negli ultimi anni si sono delineate le grandi linee evolutive che hanno portato ai
parapendio attuali:
progressivo allungamento e riduzione del camber (diminuzione dello spessore
della vela) ottenuto tramite un drastico aumento dei cassoni (e, ovviamente, dei
cavetti). Il progressivo allungamento è stato compensato da un altro
"allungamento", quello del fascio funicolare nel suo insieme, che ha
ulteriormente distanziato il pilota dalla vela;
riduzione nelle dimensioni delle "bocche" o, in alcuni casi, riduzione del loro
numero (solo gli infracassoni centrali);
campanatura: gli stabilizzatori non formano più un angolo deciso con il resto
della vela ma ne rappresentano la naturale continuazione.
progressivo appiattimento dell'ala e della campanatura: le vele attuali
tendono ad essere sempre più piatte e sottili; si riduce in tal modo la resistenza di
forma e se ne aumentano le prestazioni.
CRITERI DI SCELTA DI UN
PARAPENDIO
Agli "albori" di questo sport esistevano differenze impressionanti tra le diverse ali, sia
per quanto riguarda l'efficenza che (ahimè) la sicurezza; le vele ad alte prestazioni
presentavano problemi non indifferenti di stabilità (tendevano a "chiudere" con notevole
frequenza). Proprio per questo, la storica classificazione tedesca (DHV) suddivideva (e
suddivide ancora) le vele in tre classi; la Classe 1 che identifica le più facili e sicure; la
Classe 2 comprende vele in grado di recuperare autonomamente il volo rettilineo
uniforme; alla "eroica" Classe 3, infine, appartengono le vele che richiedono particolari
(ed a volte complesse) manovre di recupero.
LE CLASSI DI OMOLOGAZIONE EUROPEA
La classificazione DHV, ancorché prestigiosa, appare oggi superata grazie soprattutto
agli accordi internazionali che hanno portato ad un nuovo standard europeo
(certificazione europea ACPUL), in vigore dal 1995.
La ACPUL definisce 4 categorie di parapendio partendo dal tipo di pilota cui si
rivolgono:
Standard: per il pilota iniziale e quello che vola saltuariamente. Deve essere una
vela dotata di grande stabilità iniziale, facilità di gonfiaggio e semplice
manovrabilità.
Performante: per chi pratica il parapendio con regolarità. Questa vela richiede
una maggiore conoscenza del pilotaggio poichè il pilota deve essere in grado di
http:///para/para02.asp (2 of 5) [11/06/2001 14.55.40]
ristabilire l'assetto di volo normale dopo una configurazione inusuale. Il pilota
deve possedere un brevetto ed un grado di formazione sufficiente per poter
volare, sempre nell'ambito di una pratica regolare, in condizioni aerologiche
normali.
Competizione: si rivolge all'elite dei piloti che hanno un'attività quasi quotidiana.
È indispensabile la capacità di reagire con rapidità e di effettuare analisi oggettive
per valutare ed uscire da configurazioni di volo inusuali. I test sono eseguiti
seguendo scrupolosamente tecniche di pilotaggio (non necessariamente
standard) indicate dal costruttore e vengono realizzati prendendo in esame la
stabilità sui tre assi, nel suo aspetto statico e dinamico, con l'intervento del
pilota.
Biposto: si rivolge ai piloti abilitati a questo tipo di volo; stabilità e possibilità di
riprendere un assetto di volo normale dopo configurazioni inusuali impongono a
questa categoria test specifici.
Una importante novità è che i test di omologazione vengono eseguiti in modo obbiettivo,
seguendo le indicazioni del progettista; la classificazione DHV, invece, vine assegnata
prevalentemente in base alle impressioni dei, pur ottimi, piloti collaudatoir dell'ente di
certificazione.
La certificazione ACPUL prevede, per le categorie Standard e Performante, fino a 17
manovre (decollo, atterraggio, gamma di velocità, comportamenti conseguenti all'utilizzo
di accessori, stabilità di beccheggio, uscita dalla fase paracadutale con i comandi, uscita
dalla fase paracadutale con le B rilasciate lentamente oppure rapidamente, sensibilità di
virata, manovrabilità, wing over, uscita da una serie di 360 e dagli assetti inusuali)
mentre le vele certificate come Competizione debbono superarne "solo" 12 ed i Biposto
14.
In genere le fasi di apprendimento dovrebbero essere compiute con le ali "più facili" e
soltanto successivamente ci si può rivolgere a quelle dotate di maggiori prestazioni ma
anche "più difficili". Si pensi ad esempio ad un allievo che vuole apprendere le tecniche
di wind-surf con un "sinker", quelle microtavole che galleggiano soltanto quando sono in
rapido movimento: non vi sono dubbi che sarà grandemente facilitato chi può iniziare
con una tavola grossa e stabile, in grado di stare a galla anche da ferma.
La gradualità nell'affrontare le difficoltà è infatti un elemento vincente
nell'apprendimento di tutte le discipline.
Inizialmente l'allievo deve poter disporre di un'ala che sia facile da gonfiare, che
perdoni ampiamente tutta una serie di errori che egli (verosimilmente) compirà, che
voli, insomma, "da sola" senza l'esigenza di un continuo controllo e di continue
correzioni.
Successivamente, in base soprattutto alla frequenza dei voli, potrà decidere se
accontentarsi delle pur elevate prestazioni fornite da una vela Standard (spesso superiori
a quelle di molte Classe 3 di pochi anni fa), oppure se impegnarsi maggiormente con una
vela Performante o da Competizione.
TAGLIA
Èimportante prendere un parapendio adatto al proprio peso (ogni costruttore ne fornisce
da 2 a 4 modelli); si ricordi che un'ala piccola (relativamente al peso del pilota) risulterà
più maneggevole e più veloce, mentre una grande avrà un minor tasso di caduta ma
risulterà più inerte nelle manovre e più "vulnerabile" alle turbolenze.
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PESO
Le differenze di peso tra i diversi modelli si giocano su pochi chili od etti, ma chi intende
fare del paralpinismo (meno semplice di quel che si pensi) può mostrare una giusta
attenzione anche a questo aspetto.
COSTO
Come in tutte i settori anche in questo si possono trovare marche più costose di altre. Dal
momento che gli standard di sicurezza dovrebbero essere uniformemente garantiti, le
differenze di prezzo si traducono in genere in differenze di finiture e nel tipo di
lavorazione (taglio laser, ecc..). Detto questo, una sana diffidenza nei confronti di
marche sconosciute offerte ad un bassissimo costo dovrebbe indurre, quanto meno, a
richiedere una valutazione preliminare ad un'esperto diverso dal venditore.
USATO
L'evoluzione del parapendio è stata così rapida che, spesso, comprare un'usato, significa
dotarsi di una vela "d'altri tempi" al tempo stesso meno efficiente e meno sicura di quelle
più recenti.
Sta diventando tuttavia possibile reperire sul mercato ali "usate" che non fanno pagare
troppo caro (in termini di sicurezza e prestazioni) il loro minor costo: è sempre meglio
rivolgersi a rivenditori od istruttori qualificati, in grado di compiere anche una accurata
verifica delle condizioni del mezzo e di intervenire, se necessario, con le opportune
sostituzioni. Come per le auto, il privato o l'amico possono farvi fare l'acquisto migliore
(ottimo prezzo), ma anche il peggiore (e non necessariamente in cattiva fede: quando lui
la comprò quella era effettivamente una delle migliori ali sul mercato, ma due anni sono
tanto tempo per l'evoluzione dei parapendio).
PROVE E REGOLAZIONI
Ogni ala prima di essere venduta deve essere collaudata dal costruttore o da una
persona qualificata (istruttore, collaudatore): è un sacrosanto diritto di chi acquista e
non rinunciatevi in alcun caso.
In quell'occasione dovrà essere anche verificata la migliore posizione dei trim (se
presenti) ed essa verrà poi mantenuta costante: più avanti, dopo aver acquisito una certa
esperienza, se proprio non riuscite a resistere alla tentazione di utilizzarli, consultate
dettagliatamente il produttore od il venditore, poichè ogni modello risponde in modo
differente alle modifiche di assetto indotte dai trim stessi.
MANUTENZIONE
Al parapendio affidiamo la nostra sopravvivenza ed è quindi logico porre la massima
attenzione e cura nella costante verifica del suo stato e nella (invero scarsa)
manutenzione richiesta.
È sufficiente piegarlo correttamente e lasciarlo in un luogo asciutto evitando le
temperature elevate; nel caso, al termine del volo, sia impossibile lasciarlo asciugare
(pioggia, prati bagnati) è opportuno riaprire la sacca ed arieggiare la vela in un posto
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asciutto.
In realtà è rarissimo che la vela riporti danni per motivi diversi da quelli "traumatici" cui
abbiamo fatto cenno parlando dei materiali: per questo motivo una attenta verifica, prima
ed al termine di ogni volo, rappresenta la miglior manutenzione possibile. L'unico
intervento che può rendersi necessario è la sostituzione dei cavi dei freni, sostituzione
che è meglio lasciar fare al rivenditore (che avrà cura di mantenere esattamente la stessa
lunghezza progettata dal costruttore).
RESPONSABILITÀ
La responsabilità dell'efficenza del parapendio è totalmente a carico del pilota (a
differenza ad esempio di quanto avviene per il volo motore) ed inizia dal momento in
cui il mezzo gli viene consegnato (ovviamente in perfetto stato) dal collaudatore o
dall'istruttore.
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Capitolo 6 - IL VOLO CON IL PARAPENDIO
Due parole sul manuale
L'IMBRAGATURA
L'organizzazione
Elementi legislativi
Appunti di aerodinamica
Lo scopo dell'imbragatura è quello di
Cenni di meteorologia
consentire al pilota un aggancio sicuro
Il volo col deltaplano
al parapendio, di garantirgli la
Il volo col parapendio
possibilità di eseguire le manovre
necessarie e, perchè no, di permettergli
Il parapendio
anche una certa comodità,
Evoluzione strutturale
indispensabile nei voli di lunga durata.
L'imbragatura
Il paracadute d'emergenza
Per poter essere validamente
Tecniche di pilotaggio
agganciati è indispensabile che
Al campo scuola
l'imbragatura, di qualsiasi tipo sia,
Lo stacco e il volo
preveda le spalline, un pettorale e,
Giochi con il vento
soprattutto, i cosciali.
Voli alti
I modelli più semplici sono
Il Volo
completamente in tela e vengono
La virata
apprezzati da chi pratica il
Avvicinamento e atterraggio
paralpinismo per la loro leggerezza
Autostabilità
(alcuni utilizzano addirittura quelli da
perchè la vela rimane aperta
roccia, con qualche modifica).
Assetti inusuali 1
Figura 6-31. Le imbragature disponibili.
Assetti inusuali 2
La necessità di sedersi con un minimo
Stallo
di comfort impose, fin dai primi
modelli, la presenza di un'asse in plastica o compensato che, dando rigidità alla selletta
Paracadute e strumenti
stessa evitava la sensazione di "essere appesi". Questi modelli sono molto utilizzati nei
L'arte del veleggiare
"campi scuola" perchè offrono una certa difesa all'osso sacro in caso di scivolata od
atterraggio men che perfetto.
Cenni di fisiologia
Correzioni e suggerimenti
Chi vola senza lo speed system può utilizzare, per facilitare il raggiungimento di una
Volate a volandia
posizione "orizzontale" (piuttosto comoda ed in grado di offrire una resistenza minima
all'aria) e per "sostenere" gli arti inferiori, una piccola sbarra di alluminio (pedalino)
sulla quale vengono appoggiati i piedi: una spinta all'indietro e ci si trova in una specie
di amaca, beatamente adagiati sul dorso.
Poca fortuna ha riscosso l'imbrago integrale, richiudibile per mezzo di una cerniera, che
offre il vantaggio del tepore (effetto sacco a pelo) e (ma qui si esagera un poco) della
aerodinamicità. Certamente infilarsi nell'imbrago dopo il decollo ed uscirne prima
dell'atterraggio divengono manovre un poco più complesse: i vantaggi iniziano ad essere
evidenti dopo alcune ore di volo od in climi estremi (volo invernale in dinamica).
La "selletta di pilotaggio" (detta anche "basculante") è stata studiata per consentire al
pilota di effettuare manovre anche con lo spostamento del proprio peso: si caratterizza
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