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• Correzioni e
suggerimenti
• Volate a
volandia
Figura 4-25. La circolazione generale delle masse d'aria risente del moto rotatorio terrestre: così i venti polari provengono anche da
est, mentre quelli delle zone intermedie hanno una componente occidentale.
CICLONI ED ANTICICLONI
Figura 4-26. L'aria, ruotando, converge verso le zone di bassa pressione (B) e si allontana da quelle di alta pressione (A).
Sono detti cicloni i vortici di aria che ruotano intorno ad una zona di bassa pressione tentando di
raggiungerne il centro; questo movimento è detto di convergenza ciclonica e, nel nostro emisfero, i
cicloni girano in senso antiorario.
Al contrario gli anticicloni sono gli enormi vortici di aria che ruotano intorno ad una zona di alta
pressione tentando di allontanarsene; questo movimento è detto divergenza anticiclonica e, nel
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nostro emisfero, gli anticicloni girano in senso orario. Ovviamente nell'Emisfero Australe le
rotazioni sono invertite.
LE ISOBARE
Ormai tutta la Terra è disseminata di stazioni di
rilevamento meteo, ed è quindi semplice
individuare quotidianamente le zone nelle quali la
pressione atmosferica è minima (indicate con B
nelle cartine) e quelle dove è massima (indicate
con A nelle cartine). Gli spazi tra queste zone
sono caratterizzati da pressioni intermedie che, in
alcuni punti risulteranno uguali fra loro: se
uniamo questi punti (ad uguale pressione) tra di
loro con segni tracciati su cartine geografiche
otteniamo delle linee dette isobare (iso=uguale
baros=pressione). Cartine di questo tipo (dette
appunto cartine bariche) vengono pubblicate da
alcuni quotidiani e danno parecchie informazioni
soprattutto sulla direzione ed intensità dei venti.
Abbiamo infatti visto come l'aria tenda a
trasferirsi da zone di alta a zone di bassa
pressione con movimenti rotatori ben definiti: per
conoscere la direzione dei venti prevalenti sarà
sufficiente ricordare che essi scorrono quasi
paralleli alle isobare e che hanno un'intensità
grossomodo proporzionale alla differenza di
Figura 4-27. Cartina barica: dall'andamento delle isobare è possibile
pressione esistente; in pratica, se le isobare
conoscere la direzione dei venti in quota ed al suolo.
(generalmente tracciate ad intervalli di 4 mb)
sono molto fitte, il vento sarà forte, se sono
diradate il vento sarà debole.
LA GENESI DEI CICLONI E DEI FRONTI
Ora che sappiamo cos'è un ciclone (ed un
anticiclone) vediamo come tali enormi entità si
generano; scopriremo fra breve, infatti, che essi
hanno un loro ciclo vitale di durata variabile che,
proprio come il nostro, passa attraverso differenti
fasi prima di giungere alla dissoluzione.
Quando due enormi masse d'aria, aventi
caratteristiche di temperatura, di pressione e di
umidità differenti (come l'aria polare e l'aria
equatoriale), si incontrano, non si mescolano,
come potremmo aspettarci, ma si crea, invece, tra
loro una invisibile "parete" detta superficie di
discontinuità: l'aria calda resta da una parte e
quella fredda dall'altro; la intersezione della
superficie di discontinuità con il suolo dà luogo
ad una linea detta fronte; (si parla, infatti, di
fronteggiamento adiabatico, cioè senza scambi,
delle due masse). Poichè le due masse d'aria si
spostano in direzioni opposte, la superficie di
discontinuità subisce notevoli tensioni tangenziali
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dovute al vento (Fig. 4-28 A).
Queste tensioni, sommate ai movimenti di origine
gravitazionale, innescano delle ondulazioni che
possono amplificarsi o smorzarsi. Con una certa
regolarità accade che una di queste ondulazioni,
alimentata da una sufficiente differenza nella
forza e direzione dei venti, aumenta via via di
ampiezza (B), fino a formare un "dente" di aria
calda che si incunea nella massa fredda;
contemporaneamente si origina sulla cresta
dell'onda un minimo di pressione associato ad
una convergenza ciclonica.
Successivamente il dente si approfonda
ulteriormente (C) fino a che il ciclone raggiunge
lo stadio della piena maturità (D) caratterizzato
dalla circolazione antioraria che abbiamo
imparato a conoscere. Osservando dall'alto un
ciclone maturo vediamo dunque che la superficie
di discontinuità (che ha assunto una forma a V)
divide tra loro tre masse d'aria con temperature
ed umidità molto differenti; queste si inseguono
reciprocamente formando due fronti (uno per
ogni braccio della V).
La prima massa d'aria è fredda ed è inseguita da
una massa d'aria calda; poichè un fronte prende il
nome della massa d'aria che lo sospinge, queste
due masse d'aria determinano un fronte caldo
(indicato con segni tondi sulle mappe); la massa
d'aria calda, a sua volta, è inseguita da un'altra
massa d'aria fredda (anzi questa è più fredda della
prima per l'azione di decompressione collegato al
richiamo da parte del centro di minima); il
secondo fronte che si determina è dunque un
fronte freddo. Con l'andare del tempo (che passa
anche per i cicloni) il fronte freddo insegue e
raggiunge il fronte caldo: le due masse d'aria
fredda che la genesi del ciclone aveva diviso si
ricongiungono e l'aria calda che si era incuneata
fra di loro viene spinta in alto dal loro stesso
incontro.
Figura 4-28. I fronti (caldo, freddo ed occluso) compaiono durante
le diverse fasi vitali del ciclone: dalla sua genesi (A,B), allo sviluppo
e maturità (C,D), alla dissoluzione (E).
Quando, al suolo, non è rimasta più aria calda, il
fronte è detto Occluso (E) ed il ciclone, avendo
esaurito la sua energia, inizia a dissolversi lasciando al suo posto soltanto un vortice di aria circolante
che via via si spegne.
La stessa superficie di discontinuità che divideva le due masse d'aria iniziali ha, nel frattempo,
generato altri cicloni che, staccatisi come trottole alla deriva, si rincorrono lungo traiettorie ben
definite che dipendono dalla latitudine. Nelle nostre regioni, generalmente, tali enormi mulinelli si
generano a Sud-Ovest, e vengono sospinti verso Nord-Est durante il loro ciclo vitale.
Esaminiamo ora, in maggior dettaglio, un ciclone in fase di maturità, sezionandolo verticalmente in
modo da poter vedere meglio la forma e le caratteristiche dei suoi fronti (Figg. 4-29 e 4-30).
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FRONTE CALDO
Il fronte caldo presenta una superficie di
discontinuità molto inclinata, che si estende
anche per diecine di chilometri. È formata
dall'aria calda che risale sulla fredda
sospingendola. Le prime avvisaglie di un
fronte caldo in arrivo sono i cirri ed i cirrostrati
che velano il cielo. Dopo di che il tempo evolve
verso una copertura totale con pioggia
moderata ma persistente (l'aria calda, salendo,
raggiunge infatti il suo punto di rugiada; il
vapore acqueo in essa contenuto, condensa e
precipita). In genere i fronti caldi avanzano ad
una velocità pari al 60- 80% di quella del vento
geostrofico.
FRONTE FREDDO
Più indietro, come ricordiamo, l'aria calda è a
sua volta incalzata e sospinta dalla seconda
massa di aria fredda: quindi anche il fronte
freddo avanza ma è caratterizzato da una
superficie di discontinuità che si differenzia da
quella del fronte caldo per la presenza di una
bombatura nei primi 1500-2000 metri dal
suolo.
In questo caso è la massa d'aria fredda che
"preme" e che scalza, sospingendola in avanti
e verso l'alto, l'aria calda che incontra. Si
formano allora possenti correnti verticali
(purtroppo quasi sempre associate a
Figura 4-29. Cliclone maturo visto dall'alto e di lato secondo le due
sezioni A-B e C-D.
manifestazioni temporalesche), che gli
aliantisti sfruttano come inesauribile fonte di
energia. Nei rari casi in cui il fronte sia privo di nubi e di precipitazioni, può essere sfruttato anche
dai piloti di Volo Libero ma (date la bassa velocità e le scarse possibilità di fuga), è comunque
necessario sorvegliare la eventuale comparsa di formazioni nuvolose che possono degenerare (C.
congestus o nimbus).
L'arrivo di un fronte freddo può essere improvviso e pericoloso; esiste tuttavia un segnale percepibile
dal pilota attento: prima di un fronte freddo si verifica sempre una rapida diminuzione della pressione
atmosferica e l'entità del calo può anticipare le dimensioni del fenomeno in arrivo.
FRONTE OCCLUSO
Abbiamo visto che, nella fase finale della vita del ciclone, i due fronti possono raggiungersi
generando un fronte occluso: in questo caso la massa di aria calda, originariamente compresa tra le
due fredde, viene completamente sollevata dal suolo e, raffreddandosi in modo adiabatico, genera
precipitazioni ed ampie coperture di scarso interesse per il volo.
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VELOCITÀ DEI FRONTI
La velocità di avanzamento di un fronte (caldo o
freddo che sia) varia anche notevolmente: in alcuni
casi, fortunatamente rari, esso può sopraggiungere
così rapidamente da sorprendere chi si fonda
soltanto sull'ispezione visiva del cielo; per questa
ragione le principali zone di volo hanno costanti
collegamenti radio con centri meteorologici, piccoli
aereoporti o, comunque, con strutture in grado di
effettuare previsioni a breve termine molto
attendibili.
Quando, invece, le masse a diversa temperatura
hanno pressioni molto simili, i fronti tendono a
rimanere localizzati più a lungo in uno stesso luogo
e vengono detti fronti stazionari: pioggia e vento
abbassano molto il nostro interesse per questo tipo
di condizione meteorologica.
Figura 4-30. Movimenti relativi delle masse d'aria prima e
durante l'occulsione.
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Capitolo 4 - CENNI DI METEOROLOGIA
• Due parole sul
manuale
DIREZIONE ED INTENSITÀ DEI
• L'organizzazione
• Elementi
VENTI
legislativi
• Appunti di
SCALA DELL'INTENSITÀ DEL VENTO (Beaufort)
aerodinamica
Velocità del vento
Riconoscimento
• Cenni di
Scala
Denominazone
Volo libero
Nodi
Km/h m/sec
Al suolo
Al mare
meteorologia
0
0-1
0-2
0-0.5
Calma
Fumi verticali
Liscio
• Considerazioni
Fumo
generali
Vento debole
1
1-3.3
2.1-6.1
0.6-1.7
Bava di vento
inclinato;
Increspato
• La terra ed i
bandiere ferme
gradienti
Foglie
• La
stormiscono
trasformazione
2
3.4-6.4
6.2-11.8
1.8-3.3
Brezza leggera
Piccole onde
e bandiere si
adiabatica
muovono
• Quanto sale la
Foglie e
bolla?
ramoscelli
• Le ascendenze
Piccole onde;
3
6.5-10.1
11.9-18.7
3.4-5.2
Brezza terra
in movimento;
Vento medio
• I gradienti di
creste sparse
bandiere
vento ed il
sventolano
wind-share
Polvere
• I cumuli e le
sollevata,
Onde;
altre nubi
4
10.2-14.4
18.9-26.6
5.3-7.4
vento moderato
ramoscelli
creste ferquenti
• I grandi venti
oscillano
• Direzione ed
Onde ampie;
intensità dei
Piccoli alberi
Max per
5
14.5-19.0
26.7-35.3
7.5-9.8
Vento teso
creste
venti
oscillano
parapendio
frastagliate
• Elementi di
Fili telegrafici Onde ampie; Max per delta
previsione del
6
19.1-21.1
35.4-44.6
9.9-12.4
Vento fresco
tempo
sibilano
creste spumose
veloci
Alberi
• Il volo col
oscillano;
Cumuli ondosi;
deltaplano
7
24.2-29.5
44.7-54.7
12.5-15.2
Vento forte
difficile
strisce di
• Il volo col
camminare
schiuma
parapendio
controvento
• Paracadute e
Onde lunghe;
Rami rotti;
strumenti
dense strisce di
8
29.6-35.4154.8-65.215.3-18.2Burrasca moderata disturbo al
schiuma nel
• L'arte del
traffico stradale
vento
veleggiare
Creste ondose
• Cenni di
che si
fisiologia
Leggeri danni
OFF LIMIT!
9
35.5-41.8 65.3-77.4 18.3-21.5
Burrasca forte
rompono,
agli edifici
visibilità
ridotta
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• Correzioni e
Mare bianco;
suggerimenti
10
41.9-48.8 77.5-90.4 21.6-25.1
Tempesta
Alberi sradicati visibilità quasi
nulla
• Volate a
Navi
volandia
Gravi danni
11
48.9-56.490.5-104.425.2-29.0
Fortunale
scompaiono
diffusi
dietro le onde
Aria satura di
12
>56.4
>104.4
>29.0
Uragano
Disastro
schiuma
Tabella 4-2. L'intensità del vento viene misurata e definita in modi diversi: la scala di Beaufort è ampiamente utilizzata in
aeronautica ed in marina.
Come abbiamo visto, i venti sono generati dalle differenze di pressione e temperatura che si hanno
nell'atmosfera a causa del differente irraggiamento solare. Esistono però venti più o meno "grandi"
e, a volte, può nascere una certa confusione che richiede un paio di precisazioni.
In quota, effettivamente, il vento si genera in base alla disposizione delle isobare (e dei movimenti
ciclonici) e viene detto vento geostrofico; più in basso, però, le forze di Coriolis devono combattere
con l'attrito della terra ed il vento cambia leggermente direzione: quello che scorre realmente nei
primi 3-4.000 metri di quota viene detto vento meteo o vento sinottico ed è quello segnalato dalle
stazioni di rilevamento e dai notiziari meteorologici. Più in basso ancora, vicino ai mari e tra le
valli, si generano le brezze ed assumono importanza altri fenomeni locali come, ad esempio, il
vento generato da un temporale.
Già sappiamo che quando la manica a vento ci segnala una direzione diversa rispetto a quella del
vento sinottico significa che, da qualche parte nell'aria, esiste una zona di cambiamento e che tale
cambiamento può essere graduale (gradiente) o brusco (wind-share).
DIREZIONE ED INTENSITÀ
Per convenzione la direzione del vento coincide
con la direzione di provenienza e, su questa
base, i venti sinottici vengono classificati
secondo la rosa dei venti, di antica memoria
(Fig. 4-31).
L'intensità del vento è invece stata classificata
da Beaufort ed è importante conoscere bene
almeno i primi livelli, quelli compatibili con il
Volo Libero (Tab. 4-2).
VENTI LOCALI
In Italia (come in altre regioni) rivestono una
notevole importanza i venti locali (da non
confondere con i fenomeni locali sopraccitati);
a questa categoria appartengono:
La Bora: vento freddo ed impetuoso
●
che proviene da Nord-Est.
La Tramontana: vento freddo ed
●
asciutto proveniente da Nord
Nord-Ovest e che d'inverno può
interessare l'intiera penisola.
Figura 4-31. La Rosa dei Venti, utilizzata da millenni per indicare la
direzione (di provenienza) dei grandi venti..
● Lo Scirocco: vento caldo ed umido,
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spesso carico di sabbia, che giunge da Sud-Est.
● Il Libeccio: vento tiepido che spira da Sud-Ovest.
●
Il Föhn: vento secco e caldo che, nei mesi invernali, discende dalle alpi ed interessa la
pianura padana.
LO STAU ED IL FÖHN
Il Föhn, ed il suo vento genitore, lo Stau, si formano quando una massa d'aria diretta da una zona di
alta pressione ad una di bassa, incontra una catena montuosa estesa, che non può essere aggirata
(dalle nostre parti questo si verifica nel caso delle Alpi).
Durante il superamento della montagna si ha una fase di sollevamento forzato ed una di successiva
discesa. Nella fase di salita la massa, umida e satura, si raffredda secondo quello che abbiamo
imparato a conoscere come il gradiente adiabatico saturo (che per la ricchezza di umidità assoluta
può scendere fino a 0,5° C ogni 100 mt.). Nella successiva fase di discesa l'aria, divenuta più secca
per tutta l'acqua lasciata sull'altro versante, si scalda invece con il gradiente Adiabatico Secco (1° C
ogni 100 mt), giungendo al suolo di qualche grado più calda rispetto alla pari quota dell'altro
versante (Fig. 4-32).
Il vento umido proveniente da Sud causa, sul versante italiano delle Alpi, lo Stau (tempo brutto),
mentre il vento proveniente da Nord dà luogo al Föhn, vento caldo, ma di caduta, non adatto al
Volo Libero. Il Föhn viene invece "utilizzato" dagli alianti che riescono a sfruttare le "Onde
Atmosferiche" generate dal forte Vento da Nord.
Figura 4-32. Lo staü ed il fühn: caratterizzato da precipitazioni il primo, da aria calda ed asciutta il secondo.
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Capitolo 4 - CENNI DI METEOROLOGIA
• Due parole sul manuale
ELEMENTI DI PREVISIONE
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
DEL TEMPO
• Appunti di aerodinamica
• Cenni di meteorologia
Come abbiamo detto in apertura di capitolo, la capacità di comprendere i fenomeni
• Considerazioni generali
atmosferici che ci circondano e prevederne, nei limiti del possibile, la evoluzione sono di
• La terra ed i gradienti
primaria importanza per il Volo Libero: sarà infatti possibile volare in sicurezza e
• La trasformazione adiabatica
rimanere solo molto raramente sorpresi dalla evoluzione a brevissimo termine del tempo
• Quanto sale la bolla?
(e mai in volo...).
• Le ascendenze
• I gradienti di vento ed il
I dati necessari ad una previsione di massima sono raccolti e resi pubblici dalla radio,
wind-share
dalla televisione, dai quotidiani e sono anche ottenibili telefonicamente in tutte le regioni
• I cumuli e le altre nubi
italiane.
• I grandi venti
• Direzione ed intensità dei
A prescindere dall'Ente che li pubblica tutti i dati sono raccolti e curati dal Servizio
venti
Meteorologico dell'Areonautica Militare.
• Elementi di previsione del
tempo
Questi dati si possono suddividere in tre grosse categorie:
• Il volo col deltaplano
● Condizioni osservate (il passato).
• Il volo col parapendio
● Condizioni rilevate al momento (il presente).
• Paracadute e strumenti
● Condizioni previste (il futuro).
• L'arte del veleggiare
Normalmente le previsioni scaturiscono dal rilievo dei dati presenti al momento e dal
• Cenni di fisiologia
confronto (effettuato con l'ausilio di macrocomputer e programmi estremamente
complessi - Argo è il più recente ed ha sostituito il "vecchio" Afrodite) con periodi
• Correzioni e suggerimenti
meteorologici "analoghi" immagazzinati in memoria.
• Volate a volandia
Ricordiamo che le previsioni, anche a breve termine, sono molto difficili in primavera,
stagione durante la quale tutti i cambiamenti meteorologici tendono ad essere accelerati,
mentre risultano più agevoli in estate ed in inverno quando gli "individui isobarici"
tendono a stazionare maggiormente sulle nostre regioni.
In autunno infine si preparano quei mutamenti naturali che preludono all'inverno con
l'arrivo di frequenti fronti freddi da Nord.
Purtroppo i vololiberisti devono fare anche i conti con situazioni locali a bassa quota,
oltre che con quelle generali riportate nei bollettini di cui sopra. Assumono allora
importanza:
la conformazione orografica della regione: ne è un esempio il fenomeno di
●
Stau e Föhn visto prima, che interessa la pianura padana ed è determinato dalla
catena alpina;
gli aspetti geologici: è evidente che ampie pianure umide reagiranno
●
diversamente da zone aride o rocciose agli stessi cambiamenti atmosferici;
http:///meteo/meteo10.asp (1 of 4) [11/06/2001 14.54.40]
le condizioni termiche prevalenti (latitudine): le termiche invernali di cui
●
godono i nostri colleghi siciliani sono praticamente sconosciute in lombardia.
E allora, calandosi nella pratica, vige la regola: più dati si hanno meglio è, e questo vale
soprattutto per quanto riguarda la continuità di osservazione. Vale dunque la pena di
abituarsi a leggere le previsioni e ad osservare la reale successiva evoluzione poichè
soltanto in questo modo si può sviluppare la capacità previsionale che caratterizza i
grandi veleggiatori.
OSSERVAZIONE E CONTROLLO
DELLA NUVOLOSITÀ: MOMENTO
FONDAMENTALE DELLA
PREVISIONE A BREVISSIMO
TERMINE
Pur con le riserve appena espresse, riteniamo utile fornire alcune indicazioni di
previsioni a brevissimo e breve termine (12-24 ore), basate sulla nostra esperienza,
valide prevalentemente per la zona alpina e prealpina, ma, speriamo, non del tutto
inutili per i vololiberisti della restante parte dello stivale (che per la sua notevole
lunghezza, forma una terra dai mille climi).
CUMULI
Piccoli cumuli, poco estesi verticalmente e ben distanziati tra di loro sono il sogno di
ogni veleggiatore, specie se la base è alta e l'inclinazione tende verso Nord. Tuttavia non
sempre è così ed è importante saper leggere anche le condizioni avverse o di possibile
rischio.
CUMULI E VENTO
Quando l'inclinazione dei cumuli è rivolta a Sud significa che il vento, almeno in
quota, proviene dai quadranti Nord, ed abbiamo imparato come tale condizione possa
risultare pericolosa a Sud delle Alpi. Quando i cumuli hanno una base mal definita e si
disfano rapidamente dando luogo a forme sfilacciate, prendono il nome di
fractocumuli ed indicano vento forte in quota associato a turbolenze anche notevoli
(rotori o termiche di sottovento).
ASPETTO DEI CUMULI IN RELAZIONE ALL'ORA
DELLA GIORNATA
La formazione di cumuli nelle prime ore del mattino indica una condizione di notevole
umidità associata ad instabilità atmosferica: questi due ingredienti rendono probabile
una degenerazione temporalesca nell'arco della giornata.
Allo stesso modo un elevato sviluppo verticale delle formazioni cumuliformi già nel
primo pomeriggio, specie se le nubi non sono ben distanziate tra loro, può preludere a
degenerazione. In questi casi risulta utile la osservazione del cielo tra i cumuli, si
possono infatti avere due situazioni distinte:
http:///meteo/meteo10.asp (2 of 4) [11/06/2001 14.54.40]
comparsa di nubi alte o medie (cirri od altocumuli) al di sopra dei cumuli
1.
stessi: in generale si può prevedere l'entrata di un fronte caldo che, dando luogo
ad una inversione in quota, fornirà un "limite di sicurezza" allo sviluppo
verticale e quindi alla degenerazione delle nubi convettive (a dire il vero se
l'inversione si abbassa avremo la fine precoce della giornata termica);
2. se, contrariamente alla condizione sopra descritta, tra gli spiragli che separano i
cumuli il cielo diviene più intensamente azzurro, è possibile che l'aria si stia
ulteriormente raffreddando; questo comporta un aumento dell'instabilità
dell'aria e della sua umidità relativa: in queste condizioni la degenerazione
temporalesca è quasi certa e a volte rapidissima.
In alcuni casi la situazione atmosferica può essere così labile che il solo raffreddamento
pomeridiano e serale è sufficiente ad innescare un temporale.
NUBI STRATIFICATE
Mentre la nubi basse sono quasi sempre associate a condizioni atmosferiche negative per
il volo libero, la osservazione del settore di provenienza delle nubi Medie o Alte può
darci preziose indicazioni sull'evoluzione del tempo nelle prossime 12-24 ore (Tab. 4-3).
Provenienza Vento
Ipotesi di previsione
Tipo di volo
Entrata di un fronte caldo da S-SO
con probabile copertura compatta in
Condizioni in calo fino alla
SE-E
SE-S
12-48 ore.
calma
Minimo a S o SO
SO-O
S-SO Come sopra con minimo a SO o O
Come sopra
Fronte caldo con minimo a NO-N.
Se il minimo si sposta verso Sud:
Negativo per forti venti da
NO-N O o N tesocopertura rapida e pioggia; se verso
Nord
Est: può essere fermato dalle Alpi
(eventualmente si avrà Foehn)
Fronte caldo con minimo che si
sposta a NE: nessuna copertua e
Stabile: buono
NO-N N debole
possibili correnti N-NE in
Instabile: ottimo
diminuzione
Il minimo è transitato a Nord,
Stabile: buono
N-NE N debole
allontanandosi a NE
Instabile: ottimo
Il minimo è a SE, allontanandosi a
E
E debole NE probabile una copertura nelle
quasi nulla attività termica
prossime 12-24 ore, Calma
Tabella 4-3 Elementi predittivi generalmente validi per la pianura padana.
APPROFONDIMENTI
Alcuni tra gli argomenti trattati in questo capitolo verranno ripresi ed ampliati parlando
di tecnica di veleggiamento, ma ci preme sottolineare che, se la buona conoscenza delle
nozioni esposte dovrebbe rendere l'allievo in grado di volare in sicurezza e di affrontare
l'esame di brevetto, chi si pone ambizioni superiori può (e deve) approfondire
ulteriormente le sue conoscenze meteorologiche.
Fino a ieri la "Bibbia" era una sola (Meteorologia per il Volo a Vela di Plinio Rovesti),
ma recentemente è comparso il già citato I Visitatori del Cielo di Hubert Aupetit (trad.
Alberini e Boschi) che, finalmente, affronta l'argomento dal "nostro" punto di vista,
anzichè da quello, pur egregio, degli aliantisti. Il testo è ricchissimo di interessanti (ed a
http:///meteo/meteo10.asp (3 of 4) [11/06/2001 14.54.40]
volte insospettati) spunti e ne consigliamo caldamente la piacevole lettura agli allievi (ed
ai piloti) che vogliono "saperne di più".
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
• Due parole sul
In questo capitolo tratteremo gli argomenti riguardanti, in particolare, il volo con il deltaplano.
manuale
Inizieremo analizzando l'aquilone e le parti che lo compongono, tentando di comprenderne anche
l'evoluzione storica (cioè i successivi "tentativi" che hanno condotto alle ali attuali); considereremo
•
poi i diversi tipi di imbragatura (che ha subito anch'essa notevoli trasformazioni) e l'impiego del
L'organizzazione
paracadute di emergenza. Dedicheremo infine la nostra attenzione alla tecnica di pilotaggio, cercando
• Elementi
sempre di comprendere come le regole generali dell'aerodinamica vengano di volta in volta
legislativi
modificate dalle particolarità dell'apparecchio e dal modo, pressoché unico, di pilotarlo (lo
• Appunti di
spostamento del peso del pilota).
aerodinamica
• Cenni di
meteorologia
IL DELTAPLANO
• Il volo col
deltaplano
• Il deltaplano
Il deltaplano è una struttura di tubi, cavi, tela e bullonerie opportunamente studiati e disposti per
consentire, al mezzo ed al pilota, di volare in un ambito ben preciso di condizioni meteorologiche,
• Scelta,
manutenzione
garantendo la massima affidabilità meccanica. Anche se oggi gli apparecchi hanno la capacità di
e trasporto
resistere ad accelerazioni che raggiungono 6 G (cioè quando il peso apparente aumenta fino a 6 volte
•
rispetto a quello reale) non bisogna mai scordare che in condizioni meteorologiche avverse o durante
L'imbragatura
manovre acrobatiche, tali limiti strutturali vengono superati, ed anche il miglior apparecchio del
• Il paracadute
mondo si può rompere. Ricordiamo, infine, che danni anche lievi possono compromettere
d'emergenza
notevolmente la capacità di resistenza del mezzo e che quindi montaggio e manutenzione rivestono
• Le ruote
una importanza (è il caso di dirlo) vitale.
protettive
• Tecnica di
La resistenza strutturale e l'autostabilità degli apparecchi sono testate e certificate, all'origine, da
pilotaggio
appositi organismi:
• Al campo
i più noti sono quelli Americani, Tedeschi e Svizzeri dove, per necessità (assenza di un'ente
scuola
corrispondente), vengono collaudati anche gli aquiloni italiani.
• Voli alti
Un deltaplano è, in sostanza, una coppia di semiali tenute aperte ed orizzontali da due
• Il volo -
Incidenza e
"controventature", una superiore ed una inferiore. La controventatura superiore è sostenuta dalla torre
virate
(o master), mentre quella inferiore è sostenuta (in volo) dal trapezio, all'interno del quale trova spazio
il pilota.
• Il volo -
Avvicinamento
È superfluo aggiungere che ogni "pezzo" ha il suo nome (Fig. 5-1) e che imparare tali nomi sarà
e atterraggio
molto utile per comprendere il resto di questo capitolo.
•
Aerodinamica
applicata
• L'ala
flessibile
• Il volo col
parapendio
• Paracadute e
strumenti
• L'arte del
veleggiare
http:///delta/delta01.asp (1 of 7) [11/06/2001 14.54.45]
• Cenni di
fisiologia
• Correzioni e
suggerimenti
• Volate a
volandia
Figura 5-1. Deltaplano e corretta denominazione delle sue parti: come si può notare alcuni termini sono presi "pari pari"
dall'aeronautica classica mentre altri sono tipici di questo apparecchio. L'insieme dei cavi viene detto controventatura (superiore ed
inferiore) mentre le due superfici alari costituiscono l'estradosso (sopra) e l'infradosso (sotto).
MATERIALI UTILIZZATI E TIPO DI
LAVORO CUI SONO SOTTOPOSTI
VELA
Il materiale di gran lunga più utilizzato oggi e il Dacron, ma numerosi costruttori propongono il
Mylar, che conferisce all'aquilone prestazioni lievemente superiori risultando, però, più delicato. La
vela è sottoposta, durante il volo, ad un lavoro di trazione ed i tessuti usati mostrano un rapporto
resistenza/peso ottimale per il Volo Libero.Il principale nemico della vela è il sole, o meglio le
radiazioni ultraviolette (U.V.) che esso emana.
Per questo motivo non è consigliabile lasciare il deltaplano aperto per intere giornate; il problema
http:///delta/delta01.asp (2 of 7) [11/06/2001 14.54.45]
tuttavia investe più direttamente i piloti di volo ultraleggero, essendo nell'ordine delle migliaia il
numero di ore necessario ad un indebolimento rilevante: se l'aquilone viene regolarmente smontato al
termine di ogni volo tale cifra è praticamente irraggiungibile per molti anni, mentre è una soglia
rapidamente superabile da chi lascia l'ala montata in permanenza e priva di una adeguata copertura
protettiva (teloni o, meglio, hangar).
Il danno alla vela può evidenziarsi attraverso un cambiamento dei colori originali (sbiaditi) oppure
della consistenza del tessuto stesso. In nessun caso deve essere possibile forare la vela con la
pressione, anche massima, di un dito.
TUBI
I tubi sono in lega aereonautica, a base di alluminio, estremamente leggera e resistente sia alla
trazione che alla compressione. Le leghe maggiormente utilizzate sono Avional, Anticorodal e, più
recentemente, Ergal.
Molto importante nella identificazione del materiale è però anche la sigla numerica che segue il
nome: le caratteristiche, ad es. dell'Avional 22 sono ben differenti da quelle dell'Avional 18, e la
scelta dei materiali da usare è un problema estremamente complesso che deve restare di stretta
pertinenza di costruttori e collaudatori. Le differenze principali tra le leghe utilizzate riguardano
soprattutto la cosiddetta "morbidezza" (cioè la capacità di assorbire urti deformandosi), la
flessibilità ed il rapporto tra peso e resistenza (tuttavia, dato che la resistenza minima accettabile non
può variare, tale differenza si tramuterà in un maggiore o minore peso complessivo dell'apparecchio).
Un aspetto di estrema importanza in queste leghe è il fatto che deformazioni anche modeste non
possono essere neutralizzate con manovre di raddrizzamento forzato: il raddrizzamento sarà solo
apparente, ma a livello microscopico si potrà osservare un danno doppio (danno dato dal primo urto,
cui si somma il danno del raddrizzamento).
Un tubo raddrizzato dunque non offrirà più le caratteristiche iniziali e ignorare questo fatto
comporta una inaccettabile riduzione dei margini di sicurezza dell'apparecchio.
CAVI
Si tratta di cavi di acciaio (fino a 92 singoli fili) con carichi di rottura (in trazione) varianti tra i 400
ed i 600 Kg; i cavi sono spesso ricoperti di materiale plastico, idealmente trasparente.
I principali possibili problemi riguardanti i cavi sono:
snervamento ed allungamento in seguito a forti e ripetute sollecitazioni estreme (difficili da
●
realizzare durante il volo normale, ma che si verificano, ad esempio, in seguito a crash
piuttosto violenti);
perdita di resistenza, anche notevole, in seguito a piegamenti drastici (quando cioè il cavo
●
viene ripiegato su se stesso ad angolo acuto e questo angolo viene compresso fino a snervare
le fibre).
Quando sia necessario sostituire un cavo è indispensabile valutare con il costruttore la possibilità di
sostituire anche il cavo controlaterale: questo infatti potrebbe essersi, sia pur minimamente,
allungato ed il nuovo cavo, benché perfetto, porterebbe ad un assetto asimmetrico dell'ala con risultati
non ottimali.
BULLONERIA
La bulloneria è sicuramente la parte più sovradimensionata di tutta la struttura e, dunque, quella meno
incline a rappresentare un limite di resistenza per l'apparecchio.
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Deve essere però ricordato che i dadi autobloccanti
non possono essere stretti e rilasciati più volte: i
costruttori quindi consigliano la sostituzione dopo
ogni apertura.
Le viti utilizzate sopportano trazioni perpendicolari
al loro asse dell'ordine delle tonnellate e, a meno
che non vengano seriamente danneggiate durante
un incidente o con manovre di apertura scorrette,
non si romperanno mai. Il tipo di lavoro cui sono
sottoposte le diverse componenti sono
schematizzati nella figura 5-2.
In assetto di volo rettilineo la controventatura
superiore non lavora, mentre quella inferiore è
costantemente sollecitata: i cavi e la barra lavorano
in trazione, mentre montanti e cross-bar lavorano in
compressione. Le estremità alari sono sollecitate in
Figura 5-2. Tipo di lavoro cui sono sottoposte le strutture del
torsione ed in flessione.
deltaplano
In pratica osserviamo che tutti i cavi lavorano in
trazione (nè potrebbe essere altrimenti), mentre tutti i tubi (ad eccezione della barra di controllo)
lavorano in compressione; le ali inoltre sono sollecitate in flessione (principalmente a livello del
primo quarto e della parte terminale).
PARTICOLARITÀ STRUTTURALI
In aggiunta a quelli visti nel capitolo di aerodinamica, esistono alcune strutture od accorgimenti
peculiari del deltaplano; esaminiamoli dunque brevemente cercando di capire il loro contributo alle
proprietà di questa ala.
ANGOLO DI NASO E FRECCIA
L'angolo di naso è, semplicemente, l'angolo
formato dalle due semiali; per contro, la freccia è
l'angolo formato da una semiala con la retta
perpendicolare alla chiglia sul piano orizzontale:
una freccia pari a zero corrisponde ad un angolo di
naso di 180<198>, una freccia di 30<198> ad un
angolo di naso di 120<198> (Fig. 5-3).
TUNNEL
È la differenza tra l'angolo di naso della vela,
adagiata al suolo e non montata, e l'angolo di naso
della struttura metallica. Quando la vela viene
montata sulla struttura il suo maggiore angolo di
naso le consente di gonfiarsi; oggi il tunnel è
Figura 5-3. Angolo di naso, freccia a roach
pressoché scomparso, mentre era molto evidente
nei primi apparecchi. Essendo una differenza tra angoli si misura in gradi.
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SVERGOLAMENTO
Come già detto, lo svergolamento è la differenza di angolo d'attacco (o angolo di incidenza) tra la
corda centrale (in corrispondenza della chiglia) e la corda a livello delle estremità alari; nei deltaplani
è fondamentale per la autostabilità longitudinale; lo svergolamento si misura in gradi.
DOPPIA SUPERFICIE
Si intende la quantità di superficie velica (più precisamente di superficie proiettata) che viene ad
essere ricoperta, inferiormente, da una vela indipendente e distaccata da quella superiore; si forma in
tal modo una camera ispezionabile che, negli aquiloni di 5a generazione, contiene il Cross-Bar; si
misura in percentuale.
ROACH
È detto roach il taglio arrotondato del bordo d'uscita alle estremità alari, sostenuto da stecche a
disposizione radiale (tale accorgimento, copiato dagli uccelli veleggiatori, riduce notevolmente la
resistenza indotta).
EVOLUZIONE STRUTTURALE: LE
GENERAZIONI.
La storia del deltaplano, relativamente recente,
differisce da quella della maggior parte degli
attrezzi sportivi ad alta tecnologia: i materiali
infatti erano già disponibili da tempo e non
hanno mai rappresentato un limite alla
evoluzione (si pensi per contro alle racchette da
tennis o agli sci, inizialmente in legno, poi in
metallo, poi in leghe plastiche, la cui
evoluzione era legata alla scoperta di nuovi
materiali).
Nel nostro caso invece la evoluzione è stata
soprattutto progettuale, si è trattato cioè di
studiare le migliori forme, avendo già a
disposizione la tecnologia necessaria.
Non si creda che fosse un compito facile:
un'occhiata alla evoluzione storica, riportata
nella figura 5-4, ci mostra una trasformazione
quasi totale ed i moderni aquiloni di 5a
generazione hanno veramente poco in comune
con le ali Rogallo (dal nome dell'ingegnere
della NASA che per primo le progettò più di
cinquant'anni fa).
Notiamo sostanzialmente:
●
un progressivo aumento dell'angolo di
naso;
● un cambiamento nella forma del bordo
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di uscita, specialmente alle estremità
alari (comparsa del roach);
un aumento della tensione della vela
●
con diminuzione del tunnel fino alla sua
totale scomparsa;
un costante aumento
●
dell'allungamento che, come
sappiamo, consente una migliore
efficienza alle basse velocità;
la comparsa della doppia superficie,
●
cioè di un "riporto" di vela
sull'infradosso con una importantissima
modificazione della sezione trasversale
dell'ala che, da una linea diviene un
profilo alare vero e proprio. A
quest'ultima modifica contribuiscono
sostanzialmente anche le stecche,
preformate e sempre più numerose, che
mantengono distaccate le superfici
veliche.
Sul versante delle prestazioni notiamo che
l'efficienza compie un poderoso balzo (da 4:1
fino agli attuali 10:1), la velocità massima in
sicurezza passa da 50 a 85 Km/h ed il tasso di
minima caduta si riduce da 2,5-3 m/sec a circa
1 m/sec.
ALCUNE
CONSIDERAZIONI
SULLA
EVOLUZIONE
PASSATA E
Figura 5-4. Le "generazioni" del deltaplano: oggi vengono utilizzati
quelli della 4a gen. (intermedi) e quelli di 5a gen. (doppie superfici).
FUTURA
Agli inizi degli anni '80 è accaduto qualcosa di particolare nella storia evolutiva del deltaplano: fino a
quel momento infatti qualsiasi innovazione strutturale è coincisa con un indiscutibile miglioramento
di tutti i parametri rilevanti ed ha quindi reso sorpassati i modelli precedenti.
Con la 4a generazione (Atlas, Mars e simili) invece sono state raggiunte caratteristiche tali per cui le
ali di 5a generazione si differenziano da queste senza poter essere considerate superiori in senso
assoluto. In altri termini un ala di 5a generazione offre una maggiore velocità ed una migliore
efficenza, ma paga in termini di facilità di guida, soprattutto in fase di atterraggio ed in termica. Per
questo motivo, anche oggi, vengono prodotti e commercializzati numerosissimi deltaplani di 4a
generazione (i cosiddetti intermedi) che trovano un loro preciso utilizzo nei primi anni di volo. Ad
onor del vero si deve aggiungere che le attuali ali di 4a generazione sono state modificate rispetto ai
primi modelli e vengono oggi concepite e costruite proprio per chi inizia a volare. Allo stesso modo
gli sforzi dei costruttori sono suddivisi secondo due direzioni distinte: gli aquiloni da competizione,
dalle altissime prestazioni ma troppo impegnativi per un pilota inesperto o che vola raramente, e gli
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aquiloni per chi vuole divertirsi in tranquillità. Con il passare del tempo sarà il pilota a decidere se
privilegiare velocità ed efficienza oppure facilità e docilità.
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
• Due parole sul
manuale
SCELTA, MANUTENZIONE E
•
L'organizzazione
TRASPORTO
• Elementi
legislativi
• Appunti di
CENNI SUI CRITERI DI SCELTA DI UN
aerodinamica
• Cenni di
DELTAPLANO
meteorologia
• Il volo col
Come abbiamo visto, nella stragrande maggioranza dei casi, ci rivolgeremo inizialmente ad un ala'di
deltaplano
4a generazione.
• Il deltaplano
Come in tutti i campi anche qui esistono leggere variazioni di prezzo e di qualità delle finiture, ma sia
• Scelta,
chiaro che tutti gli aquiloni certificati internazionalmente sono macchine perfettamente affidabili e
manutenzione
quasi equivalenti (i costruttori, storicamente, si copiano l'un l'altro e ogni rilevante vantaggio
e trasporto
verrebbe immediatamente trasferito a tutte le ali in commercio).
•
Valgono tuttavia alcune considerazioni generali che è utile conoscere.
L'imbragatura
• Il paracadute
d'emergenza
TAGLIA
• Le ruote
protettive
È importante prendere un aquilone adatto al proprio peso (ogni costruttore ne fornisce da 2 a 4
• Tecnica di
modelli); si ricordi che un delta piccolo (relativamente al peso del pilota) risulterà più maneggevole
pilotaggio
e più veloce, mentre un delta grande avrà un tasso di caduta inferiore ma risulterà più inerte nelle
• Al campo
manovre.
scuola
• Voli alti
PESO
• Il volo -
Incidenza e
virate
Il deltaplano porta noi durante il volo, ma a terra siamo noi a portare lui; il peso quindi ha la sua
importanza.
• Il volo -
Avvicinamento
e atterraggio
LUNGHEZZA E ACCORCIABILITÀ
•
Aerodinamica
applicata
Portare il deltaplano sull'automobile comporta alcune limitazioni (che vedremo) e può quindi essere
importante disporre di un ala accorciabile (possibilità di trasporto su vetture piccole, su funivie,
• L'ala
flessibile
seggiovie o altro). Poiché sono praticamente assenti deltaplani nei quali l'ala è costituita da un pezzo
unico, tutti i delta sono virtualmente accorciabili: esiste però una bella differenza tra premere un
• Il volo col
bottoncino appositamente progettato e lavorare per alcuni minuti (o ore) con pinze, cacciaviti e chiavi
parapendio
inglesi.
• Paracadute e
strumenti
FREQUENZA E TIPO DI VOLI
• L'arte del
veleggiare
È perfettamente inutile acquistare una supermacchina da gara se intendiamo volare qualche domenica
http:///delta/delta02.asp (1 of 5) [11/06/2001 14.54.50]
• Cenni di
l'anno: non ci divertiremo e sarà una lotta continua con l'apparecchio. Abbiamo accennato ai vantaggi
fisiologia
offerti da ali competitive: tali vantaggi risultano preziosi quando si vogliano percorrere tanti
chilometri in poco tempo; è solo se pensiamo di affrontare un'attività intensa, che prevede frequenti
• Correzioni e
voli di distanza, che un apparecchio di questo tipo potrà darci grosse soddisfazioni. Oggi molti
suggerimenti
costruttori mettono a disposizione anche una versione "soft" delle loro macchine più avanzate,
• Volate a
proprio per raggiungere i piloti esigenti ma non "assatanati".
volandia
GEOMETRIA VARIABILE
Si sono diffusi deltaplani di 5a generazione nei quali è possibile variare l'angolo di naso della struttura
durante il volo, agendo sul cross-bar per mezzo di un cordino (over-drive). Questa manovra influenza
soprattutto la tensione della vela e quindi lo svergolamento: il principale vantaggio offerto da tale
accorgimento è quello di poter (idealmente) disporre di un apparecchio di volta in volta maneggevole
(over-drive lasco) oppure dotato di grande efficenza (over-drive tirato) ma molto duro in rollio. È
importante accertarsi che il sistema abbia superato i test di omologazione internazionale (l'ala deve
essere autostabile in tutte le configurazioni possibili) .
PROVE E REGOLAZIONI
Ogni apparecchio, prima di essere venduto, deve essere collaudato dal costruttore o da una persona
qualificata (istruttore, collaudatore): è un sacrosanto diritto di chi acquista al quale non si deve
rinunciare in alcun caso.
I costruttori solitamente consegnano gli aquiloni già regolati in modo standard: non apportate
alcuna modifica alla regolazione iniziale.
Al deltaplano affidiamo la nostra sopravvivenza ed è quindi logico porre la massima attenzione e
cura sia nel montaggio che nella sua manutenzione e nei periodici controlli.
MONTAGGIO
Sul pendio è indispensabile tenere conto della
intensità e della direzione del vento, già durante
la fase di montaggio: si eviterà quindi di
distendere la vela esponendola "a caso" al
vento, con il rischio di un rovesciamento o di
danni agli aquiloni vicini.
Mentre con venti deboli è consuetudine
montare il delta tenendo il naso a terra ed a
valle, quando i venti sono moderati o sostenuti
diventa importante tenere la coda a terra (e,
naturalmente, a valle): deve infatti essere
sottolineato che la posizione classica (naso a
terra e controvento) espone la vela e la struttura
a forze negative che possono raggiungere, con
venti di 20-45 Km/h, le centinaia di
chilogrammi; è già successo che tale errata
posizione abbia causato un piegamento del
cross-bar, oppure una rottura della vela a
livello della inserzione dei cavi antidrappo.
http:///delta/delta02.asp (2 of 5) [11/06/2001 14.54.50]
Figura 5-5. Posizioni per il montaggio sul pendio debole (A) o con
In presenza di vento sostenuto il sistema di
vento sostenuto (B).
montaggio migliore prevede di avere il vento a
45° posteriormente al delta (Fig. 5-5).
Errori nella fase di montaggio
Gli aquiloni sono progettati in modo che, nella maggior parte dei casi, il montaggio non risulta
possibile se è stato compiuto qualche errore. Come norma generale quindi, se durante la fase di
apertura incontriamo resistenze particolari, ci guarderemo bene dal forzare: invece ripercorreremo
la sequenza di montaggio, fin dall'inizio, cercando il "punto ingarbugliato".
TRASPORTO
Il trasporto del deltaplano è un momento molto delicato, specie su strade sconnesse o ad alte velocità.
I tubi non devono essere posti a contatto con superfici dure (barre dei portapacchi), bensì appoggiare
su strutture morbide di sostegno.
L'ideale è un bel portadelta, appositamente studiato e costruito; se ne meditate l'acquisto
sottolineiamo che vale la pena di comprarlo a due posti (la solidarietà tra deltaplanisti è importante e
le occasioni di utilizzarlo appieno non mancheranno). In alternativa vengono utilizzate leggere
scalette di alluminio, ben fissate al portapacchi: è una soluzione onesta.
Le auto "familiari" consentono di distanziare le sbarre del portapacchi in misura sufficiente a
permette il trasporto dei deltaplani senza ulteriori infrastrutture. In questi casi si avrà l'accortezza di
imbottire adeguatamente le parti metalliche di appoggio.
Deleterio è invece l'uso di portapacchi a barre ravvicinate, anche se imbottite, per la instabilità di
appoggio e le continue sollecitazioni cui sottopongono l'apparecchio.
Inutile sottolineare l'importanza di una buona legatura del tutto.
Ricordiamo inoltre che in Italia è consentito trasportare carichi sporgenti a patto che (Fig. 5-6):
● Sporgano solo posteriormente.
● Sporgano al massimo di 3/10 della lunghezza della vettura.
●
Espongano alla estremità posteriore del carico l'apposito cartello: strisce rosse inclinate e 4
catarifrangenti circolari, pure rossi.
Figura 5-6. La legge italiana pone precise limitazioni al trasporto di carichi sporgenti sugli autoveicoli.
http:///delta/delta02.asp (3 of 5) [11/06/2001 14.54.50]
MANUTENZIONE
Il deltaplano, fortunatamente, è una macchina molto semplice ed il controllo dell'efficienza strutturale
può essere agevolmente compiuto tutte le volte che è necessario: il che significa, durante i periodi di
intensa attività, almeno una volta al mese e dopo ogni atterraggio pesante.
Si porrà particolare attenzione ai cavi (facendovi scorrere sopra una mano guantata), al trapezio
(verificando l'integrità dei montanti), alla vela (osservandone, in particolare, i punti di attacco con
l'ala ed il bordo di uscita, specie all'altezza dei cavi antidrappo), tutti i tubi (dritti e senza
ammaccature), la bulloneria (ben fissata, con gli autobloccanti che tengono) ed il punto di aggancio
(eventuale usura dei grilletti o dei cavi).
Una notevole importanza rivestono le stecche preformate: la loro curvatura non è casuale e volare
con una o più stecche deformate (rispetto al disegno originale) può comportare gravi problemi di
stabilità laterale; d'altro canto è facile stortare qualche stecca durante il trasporto o in seguito ad
atterraggi duri. La soluzione a questi problemi è rappresentata dalla carta recante il disegno della
curvatura originalea; tale disegno, che è semplicemente una "dima" delle stecche, viene (o dovrebbe
venire) fornito con l'apparecchio. Se questo non succede l'unica possibilità è di disegnarla voi stessi,
prima di volare (e, soprattutto, prima di atterrare in modo "brusco").
È sufficiente che esista un ragionevole dubbio sulle condizioni della struttura per rendere
indispensabile l'esame di un esperto (costruttore o collaudatore) che potrà consigliare la riparazione
la sostituzione da effettuare.
IL DELTAPLANO E L'ACQUA
Il deltaplano soffre l'umidità ma non l'acqua: questo apparente paradosso si spiega con il fatto che
tutte le componenti dell'apparecchio possono bagnarsi e venire asciugate senza alcun danno, mentre il
perdurare di un'elevata umidità provoca i danni chimici che vedremo; per questo motivo l'acqua di
mare è decisamente più lesiva dell'acqua dolce e sarà sempre imperativo sciacquare bene e lasciare
asciugare l'aquilone dopo un eventuale bagno salato.
Parti metalliche ed "effetto pila"
Le pile generano energia elettrica attraverso la lenta trasformazione reciproca (ossido-riduzione) di
due metalli differenti giacenti in un liquido che li tocca entrambi; da questo punto di vista quindi,
anche sul nostro aquilone, l'umidità darà luogo, nei punti ove metalli differenti sono a contatto, a vere
e proprie "pile" con relativa ossidazione e riduzione dei materiali interessati. È importante
sottolineare che gli stessi materiali non vanno incontro a modificazioni in ambiente secco.
Nel deltaplano questo fenomeno può accadere principalmente:
● dove la bulloneria (generalmente ferrosa) tocca i tubi (in lega di alluminio);
● dove i cavi (d'acciaio) sono ripiegati e fermati con rame, o altri materiali deformabili.
La scoperta di una patina bianca, in questi o in altri punti, indica che l'ossidazione è avvenuta e che la
zona può essere indebolita anche gravemente: occorrerà portare l'apparecchio dal costruttore o da un
collaudatore esperto che, quantificato il danno, indicherà i provvedimenti opportuni.
Vela e "muffa"
L'elevata umidità favorisce lo sviluppo di microrganismi, alcuni dei quali, se lasciati indisturbati a
lungo, sono in grado di "digerire" anche le sostanze sintetiche, riducendo drammaticamente le
capacità di resistenza della vela (che, in questo caso, mostrerà comunque evidenti segni di degrado).
Il deltaplano, dunque, deve essere conservato nella sua sacca, in un luogo asciutto, evitando posti con
temperature estremamente elevate (45° ed oltre).
http:///delta/delta02.asp (4 of 5) [11/06/2001 14.54.50]
RESPONSABILITÀ
La responsabilità dell'efficenza del deltaplano è totalmente a carico del pilota (a differenza ad
esempio di quanto avviene per il volo motore) ed inizia dal momento in cui il mezzo gli viene
consegnato (ovviamente in perfetto stato) dal collaudatore o dall'istruttore.
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
• Due parole sul
manuale
L'IMBRAGATURA
•
L'organizzazione
• Elementi
legislativi
• Appunti di
aerodinamica
• Cenni di
meteorologia
• Il volo col
deltaplano
• Il deltaplano
• Scelta,
manutenzione
e trasporto
•
L'imbragatura
• Il paracadute
d'emergenza
• Le ruote
protettive
• Tecnica di
pilotaggio
• Al campo
scuola
• Voli alti
• Il volo -
Incidenza e
virate
• Il volo -
Avvicinamento
e atterraggio
Figura 5-7. Modelli di imbragatura
•
Aerodinamica
applicata
Lo scopo dell'imbragatura è quello di consentire al pilota un aggancio sicuro al
• L'ala
deltaplano, di garantirgli la possibilità di eseguire le manovre necessarie e,
flessibile
perchè no, di permettergli anche una certa comodità, indispensabile nei voli di
lunga durata.
• Il volo col
parapendio
Per poter essere validamente agganciati è indispensabile che l'imbragatura, di
• Paracadute e
qualsiasi tipo sia, preveda le spalline e, soprattutto, i cosciali.
strumenti
• L'arte del
I primi modelli erano a seggiolino, ma considerazioni di maneggevolezza e di
veleggiare
aerodinamica li hanno fatti scartare; può capitare ancora di vederne qualcuno
http:///delta/delta03.asp (1 of 4) [11/06/2001 14.54.54]
• Cenni di
nelle zone dove si vola prevalentemente in dinamica; rimangono tuttavia una
fisiologia
curiosità.
• Correzioni e
suggerimenti
DINAMICA DELL'IMBRAGATURA
• Volate a
volandia
La posizione prona, con il corpo sospeso ad almeno 10-15 cm sopra la barra di
controllo, si è rivelata, nei fatti, la più vantaggiosa, sia in termini di
manovrabilità (e di affaticamento) che di bassa resistenza all'aria.
Poiché, però, decollo ed atterraggio avvengono (o dovrebbero avvenire!) con il
pilota in piedi, tutte le imbragature debbono prevedere la possibilità della doppia
posizione. Tale possibilità è ottenuta appendendo l'imbragatura per la parte
centrale, in modo che possa oscillare "a bilanciere" in avanti ed all'indietro: due
appositi tiranti, poi, limitano l'eccessivo abbassamento della parte anteriore e,
come vedremo, la loro lunghezza (regolabile) determina l'assetto effettivo di
volo.
Dopo il decollo, spingendo sulla pedalina o sul fondo dell'imbragatura, il peso del
pilota viene spostato verso l'alto e, soprattutto, in avanti ponendo la struttura in
senso orizzontale. Prima dell'atterraggio si dovrà compiere la manovra opposta:
estraendo i piedi dal pedalino (o dall'imbragatura), l'arretramento del peso
corporeo ripristina la condizione verticale; su alcuni modelli recenti (pesce,
scorpio) tale manovra richiede un "aiuto" da parte delle braccia che, trazionando
verso il basso i montanti, agevolano il sollevamento della parte anteriore.
MODELLI
La possibilità di veleggiare a lungo ha reso la comodità dell'imbragatura una
caratteristica tutt'altro che secondaria: è veramente un peccato dover
abbandonare un cielo ricco di termiche per dolori muscolari dovuti alla posizione
scomoda.
Sono quindi stati progettati e proposti diversi modelli che esamineremo
rapidamente (Fig. 5-7):
L'imbragatura più semplice, spalline e cosciali, viene proficuamente utilizzata nei
campetti scuola, quando non è necessario (nè utile) assumere una posizione
prona, ma diviene rapidamente insufficiente dopo i primi voli.
Imbragatura a gambali: non più molto usata, rappresenta uno dei primi
tentativi di consentire l'orizzontalità di volo.
Imbragatura a staffa: evoluzione della precedente, è munita di una staffa
sulla quale si appoggiano i piedi, durante il volo, per poter spostare il peso del
corpo anteriormente e quindi orizzontalizzarsi. Comoda e leggera richiede
tuttavia che venga mantenuta una costante spinta sulla staffa, e pone, a volte,
problemi nella corsa di decollo.
Cocoon: è una imbragatura a staffa "integrale": imbrago e staffa sono uniti da
una striscia di tessuto sottostante che, durante il volo, contribuisce a sostenere
il peso del corpo.
Sempre alla ricerca di nuove soluzioni, non solo più comode, ma anche più calde
e protette dall'aria, i progettisti hanno creato il primo modello "integrale" detto
Pesce: "l'ingresso" del pilota avviene da sotto, anzichè da sopra (come nel caso
della cocoon); un sistema di cerniere consente poi di chiudere l'apertura
ventrale ed il pilota si trova avvolto in una specie di "sacco a pelo" durante tutto
il volo. In atterraggio sarà necessario riaprire la cerniera per tempo in modo
da poter estrarre il "carrello" ed atterrare in piedi. Tra i vantaggi che vengono
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attribuiti al Pesce vi sono la citata protezione termica ed la notevole comodità di
volo; tra gli svantaggi va ricordato il sistema di tiranti alle cerniere (capita di
vedere piloti che non riescono ad estrarre le gambe dall'imbrago ed atterrano
"sulla pancia") ed il notevole ingombro.
Scorpio: simile al Pesce se ne differenzia principalmente per due particolari: il
peso del pilota è sostenuto da due leggerissime staffe rigide, lunghe circa 40 cm
e site dorsalmente; l'imbrago è unito al punto di aggancio per mezzo di un
semplice cavo, con vantaggi aerodinamici. Il passaggio in posizione verticale,
come accennato, può richiedere un minimo di trazione verticale sui montanti. In
molti modelli più recenti (pensati per la competizione) le due staffe sono
sostituite da una piastra di materiale rigido, nella quale è impiantata un'asola di
acciaio; il cavo di aggancio può scorrere, avanti ed indietro, nell'asola
permettendo di variare l'assetto durante il volo.
Queste ultime vengono dette imbragature "ad assetto variabile" e richiedono
una certa abitudine prima di risultare "comode".
REGOLAZIONE
La regolazione dell'imbragatura deve
avvenire a terra (mai durante un volo
!), appesi ad un idoneo supporto
(cavalletto o altro), e si dovrà porre
attenzione a tre distinti aspetti (Fig.
5-8):
. Linearità dell'imbrago: nei
modelli che li prevedono, si
deve agire sui cordini di
sostegno anteriori e posteriori,
fino a trovare la posizione più
lineare, evitando la forma a
"banana" estremamente lesiva
per le vertebre e per i muscoli
dorsali.
B. Orizzontalità: quando
l'imbrago ci sostiene in modo
lineare possiamo regolarne la
orizzontalità agendo sui tiranti
anteriori. Ricordiamo che una
orizzontalità perfetta (con
l'aquilone in assetto di volo)
offre vantaggi aerodinamici, ma
costringe ad un notevole lavoro
i muscoli del collo, che devono
mantenere il capo lievemente
sollevato per garantire una
buona visibilità. Per contro una
posizione leggermente
"sollevata", pur
aerodinamicamente meno
vantaggiosa, è di gran lunga
più comoda da mantenere,
anche per alcune ore.
C. Regolazione della distanza Figura 5-8. Le tre fasi della regolazione di
un'imbragatura: linearità, orizzontalità e distanza dalla
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dalla barra: ci si aggancia
barra di controllo.
normalmente, pregando un amico (o anche due) di reggere il "naso"
dell'aquilone. Ci si pone in posizione orizzontale e si verifica che, tra la
parte più bassa dell'imbrago (spesso coincidente con la sacca del
paracadute) e la barra di controllo vi siano circa 10-15 cm. Se così non
è, si agisce di conseguenza, allungando o accorciando la fune di aggancio,
fino al risultato voluto (si tenga presente che, in queste condizioni, la
barra, poggiando a terra, può flettere; in volo, quindi, la distanza potrà
essere leggermente superiore a quella prevista).
Un aggancio troppo alto rende
faticosa e difficile la manovra,
(oltre che per i motivi esposti in
figura 5-9, anche perché si è costretti
a pilotare con le braccia distese), ma
un aggancio troppo basso comporta
il rischio che la sacca del
paracadute, strofinando contro la
barra di controllo, si apra con
conseguenze anche molto gravi, per
noi e per l'apparecchio.
La manovra di prova con un
compagno che regge il naso del delta
rientra tra le "buone abitudini" da
adottare prima di ogni decollo: in
queste condizioni è infatti possibile
accorgersi se qualcosa non è ben
sistemato e correggerlo; si potranno,
inoltre, ridurre i casi (più frequenti di
quanto si creda) di mancato
aggancio: sempre distruttivo per il
delta, spesso gravemente lesivo
anche per il pilota.
Figura 5-9. Un aggancio troppo alto richiede un
maggior sforzo per ottenere lo stesso spostamento
laterale del peso
MANUTENZIONE
Le imbragature devono essere conservate in luogo asciutto e periodicamente
controllate, verificando ed eventualmente sostituendo i cavi quando mostrino
segni di usura e comunque almeno ogni anno (terremo lo stesso criterio
prudenziale degli alpinisti e degli speleologi che, come noi, affidano a cordami
sintetici la loro vita).
Si dovrà inoltre attentamente verificare che la sacca del paracadute sia ben
cucita e che i velcri di chiusura tengano bene (non è infatti rarissimo il caso di
paracadute che si aprono "spontaneamente", rovinando il volo e, a volte, anche
l'aquilone . . . ). La parte che sopporta il maggior carico sono i cosciali (nella
fase di decollo e di atterraggio): anch'essi andranno dunque attentamente
verificati.
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
• Due parole sul manuale
IL PARACADUTE
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
D'EMERGENZA ED IL
• Appunti di aerodinamica
• Cenni di meteorologia
DELTAPLANO
• Il volo col deltaplano
• Il deltaplano
• Scelta, manutenzione e
OBBLIGATORIETÀ
trasporto
• L'imbragatura
• Il paracadute d'emergenza
Le ragioni che hanno spinto la FIVL ha considerare il paracadute
• Le ruote protettive
d'emergenza OBBLIGATORIO (nel volo con deltaplano) dipendono
• Tecnica di pilotaggio
dalla possibilità che la sua struttura rigida (i tubi di alluminio o le
• Al campo scuola
stecche preformate) ceda, per condizioni meteorologiche eccessive,
per manovre incongrue od acrobatiche oppure ancora per una
• Voli alti
precedente lesione, rendendo completamente impossibile manovrare
• Il volo - Incidenza e virate
l'apparecchio.
• Il volo - Avvicinamento e
atterraggio
La Legge non ne prevede l'obbligatorietà e, potremmo dire, meno
• Aerodinamica applicata
male: altrimenti esisterebbero anche complicatissime procedure di
• L'ala flessibile
certificazione e periodici controlli, che renderebbero ancora più difficile
volare in autonomia. Tuttavia, almeno per i deltaplanisti, questa
• Il volo col parapendio
"ruota di scorta" è da considerarsi indispensabile ed il numero di vite
• Paracadute e strumenti
salvate fino ad oggi conferma, al di là di ogni possibile dubbio, l'utilità
• L'arte del veleggiare
di questa norma federale.
• Cenni di fisiologia
• Correzioni e suggerimenti
QUANDO APRIRLO
• Volate a volandia
Il paracadute d'emergenza deve essere utilizzato in caso di danno
strutturale dell'apparecchio o in caso di forte malessere, tale da
compromettere ogni capacità di guida; non deve essere invece
utilizzato in presenza di cumulonembi per sfuggire all'ascendenza (i
cumulonembi vanno semplicemente ed assolutamente evitati!)
PROCEDIMENTO DI APERTURA
Dopo aver deciso che è necessario aprire l'emergenza la sequenza
delle operazioni da compiere (con lucidità e nel minor tempo possibile)
è la seguente:
1.
guardate la maniglia (sembra banale ma è indispensabile
afferrarla al primo colpo, poichè in questi casi il tempo è
http:///delta/delta04.asp (1 of 3) [11/06/2001 14.54.56]
prezioso);
2. infilate il pollice nella maniglia dalla testa verso i piedi ed
afferratela saldamente (questi due primi passi possono essere
provati in volo, ed è utile farlo);
3. aprite il contenitore spingendo con forza la maniglia
parallelamente all'imbrago (cioè verso i piedi) in modo da aprirlo
come una scatola di sardine;
4. lanciate con forza l'emergenza in uno spazio libero. Il braccio
disteso vi aiuterà ad ottenere la massima spinta;
5. tenetevi saldamente all'aquilone aiutandovi sia con le mani
che con le gambe e preparatevi all'atterraggio cercando di fare
assorbire la maggior parte dell'urto alla struttura
dell'apparecchio (meglio lui che voi); questo può essere ottenuto
salendo con i piedi sulla barra di controllo, (o sulla chiglia, se
l'aquilone è rovesciato) e reggendosi ai montanti.
Dai test eseguiti il tempo di apertura (a minima velocità
dell'aquilone) è risultato pari a circa 1,5 sec. di cui 1,1 per distendere
completamente le funi e 0,4 per l'apertura della calotta.
Con l'aumentare della velocità diminuisce il tempo di apertura della
calotta, ma il tempo necessario per la distensione delle funi resta
quasi invariato, dato che dipende in larga misura dalla forza di lancio.
Quindi lanciare con estrema energia!
DOVE LANCIARLO
Quando l'aquilone è ancora
intero il paracadute deve
essere lanciato all'indietro,
poichè altrimenti la fune di
vincolo farebbe forza sulla
barra rivoltando l'apparecchio
(Fig. 5-10).
Se invece l'aquilone è rotto si
possono verificare alcune
situazioni diverse:
caduta in vite: lanciate
●
la sacca nella direzione
della vite (cioè in
avanti) e verso
l'esterno della stessa:
la forza centrifuga
aiuterà la distensione
delle funi;
●
volo rovescio: ci si
comporta come per il
Figura 5-10. Il paracadute deve essere lanciato
volo dritto; lanciate
dietro la barra di controllo per consentire una discesa
all'indietro se il volo è
regolare.
stabilizzato, lanciate
all'esterno ed in avanti se è avvitato;
ripetuti rovesciamenti in avanti (tumbling): lanciate
●
lateralmente rispetto all'asse orizzontale di rotazione.
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Un ultimo consiglio:
se, nel momento in cui pensate di aprire l'emergenza, siete alti, potete
forse cercare di riprendere il controllo dell'apparecchio oppure
attendere per qualche secondo con la sacca in mano il momento più
favorevole, ma se siete bassi ogni attimo è prezioso: lanciate
immediatamente !
Ricordate comunque che, in una vite molto accentuata, la forza
centrifuga può essere tale da farvi perdere conoscenza.
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
• Due parole sul manuale
LE RUOTE PROTETTIVE
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
• Appunti di aerodinamica
L'uso delle ruote protettive montate sulla barra di controllo è
ampiamente diffuso nei campi scuola: consente di garantire una
• Cenni di meteorologia
maggiore sicurezza agli allievi e, al tempo stesso, di realizzare un
• Il volo col deltaplano
notevole risparmio sui materiali. Tuttavia la nostra esperienza ci ha
• Il deltaplano
indotto ad estenderne l'obbligatorietà almeno fino al completamento
del corso (primi 10 voli alti).
• Scelta, manutenzione e
trasporto
L'argomento, inoltre, merita una piccola riflessione: se da un lato le
• L'imbragatura
ruote protettive sono considerate un "marchio" di inesperienza,
• Il paracadute d'emergenza
dall'altro riescono, in numerose situazioni, a rendere meno gravi le
• Le ruote protettive
conseguenze di errori in atterraggio.
• Tecnica di pilotaggio
• Al campo scuola
Dal momento che i limiti connessi con il loro uso sono estremamente
• Voli alti
modesti (qualche difficoltà in sede di montaggio) e, d'altra parte, i
• Il volo - Incidenza e virate
vantaggi possono essere notevoli sia per l'apparecchio che per il
• Il volo - Avvicinamento e
pilota, riteniamo utile suggerirne una maggiore utilizzazione anche
atterraggio
da parte di piloti esperti e, perchè no, degli istruttori: se tale
• Aerodinamica applicata
abitudine si diffonde, anche il principale motivo per abbandonarle
• L'ala flessibile
(etichetta da "pollo") viene a cadere, con un ulteriore reale
incremento della sicurezza del nostro sport.
• Il volo col parapendio
• Paracadute e strumenti
• L'arte del veleggiare
• Cenni di fisiologia
• Correzioni e suggerimenti
• Volate a volandia
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
• Due parole sul
manuale
TECNICA DI PILOTAGGIO
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
Per imparare a volare con il deltaplano è necessario trascorrere un buon
• Appunti di
numero di giornate trasportando, avanti e indietro su di un terreno
aerodinamica
pressochè pianeggiante, alcuni chili di tubi e vele che, sbilanciandosi e
subendo l'influsso del vento, mettono a dura prova la pazienza e la
• Cenni di meteorologia
resistenza degli aspiranti piloti. Al termine di questo "supplizio", tuttavia,
• Il volo col deltaplano
l'allievo ha imparato ad effettuare le due manovre fondamentali del volo:
• Il deltaplano
decollo ed atterraggio; si tratta di quelle maggiormente impegnative
• Scelta, manutenzione
perchè sono le due "zone di scambio" tra ambiente terrestre (immobile e
e trasporto
piuttosto solido) ed ambiente aereo (leggerissimo ma molto mobile).
• L'imbragatura
I primi voli alti inseriscono, tra decollo ed atterraggio, alcuni minuti di dolce
• Il paracadute
planata e due problemi nuovi: il mantenimento di una rotta prefissata e le
d'emergenza
procedure di avvicinamento al campo di atterraggio (che deve sempre
essere generosamente ampio). Quando un allievo è in grado di compiere
• Le ruote protettive
queste quattro manovre con padronanza ed in modo preciso può
• Tecnica di pilotaggio
tranquillamente affrontare e superare le prove pratiche dell'esame.
• Al campo scuola
• Voli alti
Tuttavia il volo delta può essere ben di più: diviene ben presto evidente che
• Il volo - Incidenza e
è possibile migliorare le proprie capacità di sfruttare le correnti aree e salire
virate
a quote superiori rispetto al decollo, di giocare con il vento anche per ore,
• Il volo -
di raggiungere mete lontane decine o centinaia di chilometri.
Avvicinamento e
atterraggio
In questo capitolo esamineremo, per i diversi momenti della progressione
• Aerodinamica
didattica, i principali problemi che si incontrano, ne analizzeremo le cause e
applicata
prospetteremo le soluzioni che scaturiscono dalla nostra ed altrui
• L'ala flessibile
esperienza. Nulla di ciò che è scritto potrà sostituire l'impegno e la fatica
che, sotto l'attenta guida di un istruttore, sarà necessario spendere (o
• Il volo col parapendio
meglio investire) per impadronirsi dei "segreti" del volo, tuttavia riteniamo
• Paracadute e strumenti
che la conoscenza delle seguenti osservazioni possa rendere più agevole e
• L'arte del veleggiare
sicuro l'apprendimento stesso.
• Cenni di fisiologia
• Correzioni e
ALCUNI CONCETTI FONDAMENTALI
suggerimenti
• Volate a volandia
Come in numerose altre attività sportive, la sicurezza nel Volo Libero non è
passiva (lo è, invece, quella dei giocatori di biliardo che, se non accadono
fatti davvero eccezionali, rischiano molto poco della loro incolumità fisica),
bensì attiva. Questo significa che la sicurezza, nel volo, può essere
raggiunta solo attraverso uno sforzo costante e consapevole in tale
direzione: manutenzione "pignola" dell'attrezzatura, valutazione delle
condizioni ambientali in assoluto ed in relazione alla propria abilità, capacità
di frenare l'impulso di "buttarsi" quando esistono ragioni valide per non
farlo (salute, farmaci, e così via). In compenso, quando il pilota affronta il
http:///delta/delta06.asp (1 of 6) [11/06/2001 14.55.05]
volo in modo maturo e consapevole, questo non ha coefficienti di rischio
molto superiori a quelli di altre attività sportive (vela, motociclismo).
Iniziamo dunque con alcune osservazioni fondamentali, che dovranno
rimanere sempre vive in un angolo della nostra "mente volante", il prezioso
angolo dedicato, appunto, alla sicurezza.
GUIDA A SPOSTAMENTO DI PESO E LIMITI
OPERAZIONALI
Il deltaplano è unico, tra i mezzi
volanti, per il suo particolare sistema di
guida a spostamento di peso.
Come vedremo più in dettaglio in
seguito, la direzione, l'angolo di
incidenza e, conseguentemente la
velocità, vengono variate spostando il
peso del pilota (e quindi il suo
baricentro); questo si ottiene agendo
sulla barra o, in decollo ed in
atterraggio, sui montanti.
È dunque importante sottolineare fin
d'ora che, per ottenere una reazione
dell'apparecchio, non è sufficiente
spostare le spalle da un lato (mentre
gambe e fondoschiena ruotano nel
senso opposto) ma è necessario
spostare il proprio baricentro, il che
implica un certo lavoro, e quindi un
certo sforzo (Fig. 5-11).
Figura 5-11. Per pilotare il deltaplano è
Per ora ci limitiamo ad osservare che lo
necessario spostare il proprio baricentro, il che
spostamento del peso in avanti
implica un certo sforzo muscolare
riduce l'angolo di incidenza e determina
una presa di velocità, mentre uno spostamento del peso all'indietro,
aumentando l'angolo di incidenza, determina un rallentamento e, se
eccessivo, uno stallo.
Il sistema a spostamento di peso ed il basso carico alare implicano che non
si possono affrontare in sicurezza (e quindi non si devono affrontare)
tutte le condizioni meteorologiche e, in particolare, quelle caratterizzate da:
● venti superiori ai 30-35 Km/h;
● rotori di qualsiasi origine;
●
condizioni estreme quali si osservano in prossimità (o anche solo in
vista) di cumulonembi.
Oltre ai limiti strutturali propri del deltaplano, infatti, anche il sistema di
pilotaggio rappresenta un limite che condiziona le possibilità di impiego
dell'apparecchio.
http:///delta/delta06.asp (2 of 6) [11/06/2001 14.55.05]
VELOCITÀ RELATIVA E VELOCITÀ AL SUOLO
Altro argomento che merita un accenno preliminare è la differenza tra
velocità relativa all'aria e velocità relativa al suolo (che dipende in larga
misura dalla forza e dalla direzione del vento nel quale voliamo).
Sappiamo infatti che volando (con qualsiasi ala) siamo immersi in una
massa d'aria ed i parametri di volo (velocità, incidenza, direzione del moto
ecc..) sono riferiti ad essa e ad essa soltanto. Quando è utile o necessario
riferirli al terreno (come durante il decollo, l' atterraggio o nel
mantenimento di una rotta prestabilita) diventa indispensabile
considerare anche il movimento che la massa d'aria in cui voliamo
compie relativamente al suolo: dobbiamo, cioè, considerare il vento!
Ad esempio (Fig. 5-12), con un vento di 20 Km/h, se ci troviamo a volare a
30 Km/h a favore di vento la nostra velocità rispetto al suolo sarà
ragguardevole (20+30=50 Km/h); con lo stesso vento e la stessa velocità
di volo ma direzione opposta (controvento) la nostra velocità al suolo sarà
di soli 10 Km/h. Se, per assurdo, ci trovassimo a volare controvento in una
massa d'aria la cui velocità supera quella massima del nostro apparecchio,
ci troveremmo ad indietreggiare rispetto al suolo, pur tirando al
massimo la barra di controllo (con le conseguenze che è facile
immaginare).
Analoghe considerazioni valgono per masse d'aria che investono il
deltaplano trasversalmente: in questo caso varia, non solo la velocità
relativa al suolo, ma anche la traiettoria di volo.
Sarà allora necessario, per mantenere una rotta prestabilita, volare in una
direzione angolata rispetto a questa (l'angolo tra rotta apparente e rotta
reale, detto angolo di deriva, sarà tanto più ampio quanto maggiore sono la
componente laterale e la velocità del vento che ci investe): tale tecnica è
alla base dell'andatura detta "a granchio" (Fig. 8-9).
http:///delta/delta06.asp (3 of 6) [11/06/2001 14.55.05]
Figura 5-12. Pur restando costante la velocità di volo (rispetto all'aria), la velocità al suolo varia
anche notevolmente a seconda della direzione e dell'intensità del vento.
DECOLLO, ATTERRAGGIO E MANICHE A VENTO
Da quanto detto risulta evidente l'importanza di decollare ed atterrare
sempre e soltanto controvento.
Anche qui valga qualche esempio: immaginiamo di disporre di un ala che
richiede, per volare, una velocità minima di 28-30 Km/h; per poter
decollare, cioè mettere l'ala in volo, dovremo quindi portarla a circa 30
Km/h, relativamente alla massa d'aria nella quale ci inseriamo.
A questo punto:
●
se non c'è vento dovremo correre fino a raggiungere i necessari 30
Km/h;
se abbiamo 10 Km/h di vento frontale è sufficiente correre fino ad
●
una velocità (riferita al suolo su cui scarpiniamo) di 20 Km/h: il
decollo risulta quindi più agevole;
se ci troviamo con un vento posteriore di 10 Km/h, accade che
●
quando corriamo a 10 Km/h l'ala risulta ferma relativamente al vento
che la investe; per metterla in volo, dovremo accelerare di altri 30
Km/h, per un totale di 40 Km/h (una velocità pressoché
irraggiungibile).
Analoghe considerazioni riguardano l'atterraggio.
Ben si comprende perchè le zone di decollo ed i campi di atterraggio
devono sempre essere attrezzati con maniche a vento visibili ed efficienti.
http:///delta/delta06.asp (4 of 6) [11/06/2001 14.55.05]
PIANO DI VOLO ED ISPEZIONE PREVENTIVA DEI
LUOGHI DI VOLO
Prima di ogni volo è indispensabile formulare un piano di volo che
risponda, almeno, alle seguenti domande:
1. Che dislivello e che distanza esistono tra il punto di decollo e
quello previsto per l'atterraggio? Il rapporto tra distanza
(orizzontale) e dislivello ci indica l'efficenza necessaria per giungere in
atterraggio. Il vento può ridurre anche notevolmente la nostra
efficienza-suolo e possono esistere atterraggi facilmente raggiungibili
in assenza di vento, ma "fuori-efficienza" con vento contrario.
2. A quale quota devo considerare concluso il volo e devo iniziare
le manovre di avvicinamento? È importante arrivare
sull'atterraggio disponendo ancora di una quota sufficiente per
compiere le manovre necessarie.
3. Quali riferimenti di quota dovrò considerare durante
l'avvicinamento e l'atterraggio? Come potrete vedere non è
affatto semplice (tantomeno "istintivo") valutare la quota "a occhio".
È dunque indispensabile effettuare un sopralluogo in atterraggio
prima di salire al decollo. In questa occasione si annoteranno
mentalmente alcuni riferimenti e le relative quote (piloni, alberi, punti
careatteristici sul vicino costone montano, ecc..) che potranno
giudarci durante l'avvicinamento. Tale sopralluogo deve, ovviamente,
essere ripetuto per ogni nuova zona di atterraggio.
MAI VOLARE DA SOLI (SPECIE IN POSTI
SCONOSCIUTI)
Questa regola, che prendiamo volentieri "in prestito" dai sommozzatori, è
una norma prudenziale in grado di ridurre notevolmente le conseguenze di
un incidente, magari banale o comunque risolvibile da un "assistente.".
Nel caso di località sconosciute, poi, è molto utile (oseremmo dire
indispensabile) prendere contatti con "volatili" locali (ormai il Volo Libero è
molto diffuso, e sono pochi i posti sfruttabili che non siano già stati
"sperimentati" da qualche pilota di deltaplano o di parapendio): ogni posto,
infatti, ha le sue particolarità, non necessariamente positive (punti di
difficile attraversamento, zone perennemente in sottovento, particolari orari
di brezza, ecc.) che è molto utile conoscere in anticipo.
AGGANCIARSI AL DELTAPLANO !
Per quanto possa sembrare troppo ovvio, ricordiamo che, per poter volare
con il deltaplano, è indispensabile agganciarsi ad esso: gli incidenti dovuti
al mancato aggancio sono più frequenti di quanto si possa pensare.
ABBANDONO IMMEDIATO DELLA ZONA DI
ATTERRAGGIO
Appena atterrati vi sono due cose da fare immediatamente: sganciarsi
http:///delta/delta06.asp (5 of 6) [11/06/2001 14.55.05]
(rapidamente) ed osservare lo spazio aereo sopra all'atterraggio per
verificare la presenza e la posizione di eventuali altri piloti (peraltro già
notati duranti le fasi di avvicinamento): se non c'è nessuno in arrivo ci si
dirigerà celermente a bordo campo e verso la zona di smontaggio; se
invece ci sono altri piloti in fase di atterraggio ci sposteremo verso il bordo
campo più vicino, senza tagliare la strada a chi sta arrivando; l'unica
eccezione è rappresentata da atterraggi quasi contemporanei nei quali, una
volta atterrati, conviene rimanere immobili per non sorprendere il pilota che
sta sopraggiungendo.
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Capitolo 5 - IL VOLO COL DELTAPLANO
• Due parole sul
manuale
AL CAMPO SCUOLA
•
L'organizzazione
• Elementi
IN PIANO E DA FERMO
legislativi
• Appunti di
Sollevamento: il trapezio viene spinto in
aerodinamica
avanti, facendo perno sulla barra che è
• Cenni di
sempre appoggiata al terreno (Fig. 5-13).
meteorologia
Soltanto quando è stato raggiunto un
• Il volo col
equilibrio longitudinale vengono impugnati i
deltaplano
montanti, con i dorsi delle mani rivolti
all'esterno, e con le mani ad uguale distanza
• Il deltaplano
dalla barra. Si solleva poi l'aquilone in quella
• Scelta,
che diventerà la posizione standard di decollo.
manutenzione
e trasporto
I piedi sono uniti (eventualmente un piede
sarà lievemente avanzato rispetto all'altro per
•
L'imbragatura
percepire la pendenza del terreno).
• Il paracadute
d'emergenza
Ricerca di un assetto orizzontale: restare
in equilibrio con il deltaplano sollevato è,
Figura 5-13. I due tempi del sollevamento del
• Le ruote
all'inizio, un esercizio difficoltoso; è
deltaplano: A=porlo orizzontale; B=sollevarlo
protettive
dal suolo.
relativamente facile capire quando lo si stà
• Tecnica di
pilotaggio
eseguendo correttamente, dal momento che
non dovrebbe richiedere uno sforzo fisico notevole, bensì sfruttare il peso stesso
• Al campo
ed il buon bilanciamento dell'apparecchio.
scuola
• Voli alti
• Il volo -
Verifica dell'influenza delle braccia (e
Incidenza e
dell'inclinazione del busto)
virate
sull'incidenza: già in questo momento è
• Il volo -
utile comprendere gli effetti dell'incidenza sui
Avvicinamento
momenti successivi (Fig. 5-14: incidenza
e atterraggio
troppo elevata=freno alla corsa; incidenza
•
troppo scarsa=sopravanzamento con rovinosa
Aerodinamica
caduta a pochi metri).
applicata
• L'ala
Osservazione del segnavento
flessibile
obbligatorio sul cavo anteriore: il
neopilota deve iniziare ad esprimere giudizi
• Il volo col
personali sulle condizioni del vento in
parapendio
relazione ad un possibile decollo.
Figura 5-14. Senza il giusto angolo di
• Paracadute e
incidenza la corsa sarà impossibile.
strumenti
• L'arte del
veleggiare
• Cenni di
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fisiologia
PRIME CORSE IN PIANO
• Correzioni e
suggerimenti
• Volate a
Corsa progressiva con rilevamento della trazione esercitata dall'aquilone
volandia
che inizia a volare: in questo esercizio dovrebbe essere perfezionato il controllo
dell'incidenza dell'apparecchio durante la corsa. È raro riuscire a tenere l'incidenza
giusta fin dalle prime volte: la più frequente causa di un'incidenza troppo bassa è
l'esagerata inclinazione in avanti di busto e capo; al contrario, se all'inizio della
corsa portiamo in avanti le braccia, l'incidenza è troppo elevata e non si riuscirà a
mettere in volo l'aquilone (anzi esso agirà da freno aerodinamico restando
indietro rispetto al nostro corpo).
Fin da queste prime fasi è necessario capire che siamo noi, attraverso il
controllo dell'angolo di incidenza, a determinare la velocità di corsa
dell'insieme pilota+delta. La trazione verticale dell'apparecchio può essere meglio
apprezzata mantenendo l'imbrago in tensione (sostenendo, cioè, l'aquilone in
corsa).
Cambio dell'impugnatura (sempre ai montanti): è raro che questo esercizio
venga compiuto senza commettere, almeno alle prime volte, l'errore di rallentare
durante il cambio; l'aquilone tende allora a sopravanzarci e a cadere. È invece
necessario continuare l'accelerazione anche (e soprattutto) durante il cambio
di impugnatura (Fig. 5-15). Per quanto possa sembrare innaturale (verrebbe
infatti voglia di "frenare"), accelerare la corsa è l'unico modo per evitare una
caduta precoce: spingendo in avanti i montanti aumenteremo l'angolo di
incidenza, e l'ala si fermerà (in effetti dobbiamo, prima di tutto, fermare
l'aquilone!).
Stallo di arresto: la corsa si conclude con uno stallo di arresto, deciso ed
anticipato. La "smania" di volare subito potrebbe essere una cattiva consigliera,
inducendoci a sollevare le gambe proprio nel momento in cui l'apparecchio smette
di volare (anche se sosteneva solo sè stesso, infatti, stava già volando) con
conseguenze comiche e, a volte, rovinose.
Figura 5-15. L'errato (ed involontario) rallentamento al momento del cambio delle mani, determina una
accellerazione del deltaplano che ci sopravanza: è necessario evitare il rallentamento e mantenere la
progressiva della corsa.
PRIMI DISLIVELLI (5-15 MT)
Corsa progressiva fino a raggiungere la velocità minima di decollo: la
fatica è cattiva consigliera, ci dice che stiamo correndo forte quando invece non è
vero. Se riusciamo a raggiungere e superare la velocità di volo l'aquilone si stacca
dal pendio in modo dolce e lineare; se invece siamo troppo lenti, dopo un primo
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