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DUE PAROLE SUL MANUALE
• Due parole sul manuale
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
PREMESSA
• Appunti di aerodinamica
• Cenni di meteorologia
Ne è passata di acqua sotto ai ponti da quando, ormai 15 anni fa,
• Il volo col deltaplano
abbiamo deciso di dare una forma più organica al mare di fotocopie
• Il volo col parapendio
utilizzate per illustrare gli aspetti teorici del corso di pilotaggio presso
la nostra scuola.
• Paracadute e strumenti
Questo manuale si è andato via via perfezionando, grazie soprattutto
• L'arte del veleggiare
ai costanti stimoli forniti dalle scuole che lo hanno adottato, e giunge
• Cenni di fisiologia
ora alla sua edizione Internet.
Come i più 'anziani' ricorderanno, la prima edizione era dedicata
• Correzioni e suggerimenti
esclusivamente al deltaplano, la seconda ha salutato ed accolto
l'"esplosione" del parapendio, dividendo gli argomenti in sezioni
• Volate a volandia
separate e dedicando due capitoli specifici ai due modi di "volare
liberi".
La terza edizione è stata notevolmente ampliata soprattutto per
l'ulteriore evoluzione che l'ala più leggera del mondo (il parapendio,
appunto) ha presentato agli occhi sempre più stupiti dei "vecchi" piloti
ed a quelli sempre più numerosi degli entusiasti neofiti.
Vogliamo, anche in questa occasione, rinnovare la speranza che la
nostra fatica possa rendere più semplice ed interessante
l'apprendimento di quella parte che, pur indispensabile, viene spesso
trattata come la cenerentola dei corsi di volo: la teoria.
RINGRAZIAMENTI
Molti devono essere ringraziati, avendo, a volte senza saperlo,
contribuito alla stesura di questo manuale nelle sue diverse edizioni.
In ordine 'storico' rocordiamo:
Italo Tarasconi, Pietro Bacchi e Sergio Calabresi, che hanno
fornito benevoli ed utili ragguagli sugli argomenti più disparati.
Graziano Maffi, che ha rivisto in modo critico alcuni punti cruciali
della seconda e terza edizione degli attuali aggiornamenti.
Piero Alberini, "grande vecchio" del Volo Libero Italiano, alla cui
esperienza abbiamo spesso lasciato l'ultima parola per quanto
riguarda gli aspetti pratici che possono migliorare l'efficienza delle
giornate di campetto.
Angelo Crapanzano, cui abbiamo "rubato" i preziosi suggerimenti
sull'impiego del paracadute d'emergenza per il Volo Libero e che
continua a studiare ed a migliorare i suoi "salvavita".
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Plinio Rovesti, Guido Bergomi, Giancarlo Maestri, Guido Teppa
e Hubert Aupetit dai cui testi abbiamo tratto spunti ed insegnamenti.
Carlo Nullo ed a PierMauro Soregaroli, per averci aiutato a
rielaborare ed approfondire gli appunti che la FIVL ha allestito sugli
assetti inusuali. E' infatti divenuto possibile, oggi, sperimentare,
nell'ambito di corsi specifici (i corsi di sicurezza in volo - S.I.V.) ed in
condizioni di massima sicurezza, le più frequenti configurazioni che
vengono a crearsi in seguito ad un errore di manovra o ad una
eccessiva turbolenza.
Il materiale ha costituito la base della sezione (chiusure ed assetti
inusuali, appunto) che ha arricchito il capitolo sul volo col parapendio.
Non possiamo poi dimenticare l'aiuto venutoci da un "veterano" del
calibro di Dario Segantini, cui va il nostro ringraziamento per averci
aiutato ad eliminare , fin dalla prima versione, molti degli errori che,
fortunatamente, non vedrete stampati su queste pagine.
Se la quarta edizione cartacea conterrà anche una corposa sezione
dedicata al paramotore, allora i ringraziamenti andranno a quel pozzo
di sorprese che è Pietro (o Piero, fate voi) D'Intino, ultimo
esemplare di Orso Marsicano che nasconde, dietro un'appaprenza
selvatica (da grizzly, appunto), una preparazione ed una capacità
tenica che lasciano a bocca aperta (almeno sino a quando non si
scopre che il nostro, quando era piccolo, si è beccato una laurea Fisica
Elettronica).
Un Grazie particolare infine a Francesco Freri che, minacciando di
farlo lui, ci ha fatto fare lo sforzo di creare questo sito.
Un grazie, infine, a Marco Ricca, autore (come sempre) delle foto di
copertina (sono due in fotomontaggio) ed a Karin Schlusnus per il
progetto grafico della copertina stessa.
GLI AUTORI
Andrea De Rosa: vola dal 1983, insegna dal 1990. Ha partecipato, in
qualità di docente e di esaminatore ai primi quattro Corsi Istruttori,
organizzati dall'AeCI, avendo avuto modo di scambiare proficuamente
informazioni con quasi tutti gli Istruttori Italiani; nella vita "terricola" è
un esperto di tecniche di comunicazione e scrive manuali divulgativi a
carattere scientifico.
Giuseppe Violante: vola da sempre (prime ali rogallo, 197...) ed ha
insegnato per oltre 15 anni (numeri che parlano da soli).
È un deltaplanista della prima ora, sopravvissuto agli "standard" e al
lungo periodo di "buio legale"; in oltre un decennio di attività didattica
(cui si è sempre dedicato full time) ha portato in volo diverse centinaia
di piloti. Socio fondatore del Delta Club Como, forse il più "antico" club
italiano di Volo Libero, ha voluto e più volte organizzato il Triangolo
Lariano, rimasto a lungo una delle manifestazioni internazionali
ospitate sul territorio italiano.
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Capitolo 2 - ELEMENTI LEGISLATIVI E DI CIRCOLAZIONE AEREA
• Due parole sul
manuale
LA LEGGE
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
La prima 'normativa' ufficiale inerente il Volo Libero è la Circolare Ministeriale del Gennaio
• La legge
1983, che ha riconosciuto l'esistenza del Volo da Diporto o Sportivo (così viene chiamato
ufficialmente il Volo Libero).
• Circuiti di
avvicinamento
Tale Circolare, alla quale il Ministero degli Interni ha dato parere favorevole, è stata seguita
dalla Legge n° 106 del 25 Marzo 1985, e dal Decreto Ministeriale del 27 Settembre 1985. Il
• I "Coni" di efficienza
Regolamento di attuazione è stato approntato e reso operante dal Decreto n° 404 del 5 Agosto
• Appunti di
1988.
aerodinamica
Alcune importanti (e necessarie) precisazioni sono poi state emanate con il Decreto
• Cenni di meteorologia
Ministeriale del 19 Novembre 1991 e dal DPR n° 207 del 28 Aprile 1993.
Nell'appendice sono integralmente riportate le normative fondamentali nonchè un estratto
• Il volo col deltaplano
(rilevante per allievi e piloti) dei due decreti più recenti; sottolineiamo come sia importante
• Il volo col parapendio
conoscerli alla perfezione ed attenervisi scrupolosamente.
• Paracadute e strumenti
• L'arte del veleggiare
REQUISITI
• Cenni di fisiologia
• Correzioni e
Si può volare! Posto che:
suggerimenti
● il pilota abbia conseguito un regolare brevetto, rilasciato dall'AeCI.
• Volate a volandia
● il mezzo sia identificato
● il pilota abbia un casco idoneo
● i proprietari dei terreni di decollo ed atterraggio siano d'accordo
● si resti nei limiti di quota stabiliti
● si eviti di sorvolare i centri abitati
● si evitino le zone R, D e P
● si rispettino le distanze dagli spazi aerei controllati
● si effettui soltanto il volo a vista
● si rispettino le precedenze
Quando questi requisiti sono rispettati il diritto al volo viene difeso dai Giudici anche nei
confronti di ordinanze locali (sempre che non esistano valide ragioni di ordine pubblico), come
è già accaduto in passato.
IL BREVETTO
Il brevetto viene rilasciato dall'AeCI dopo apposito esame, al termine di un corso effettuato
presso una scuola riconosciuta (non vengono, cioè, accettati gli autodidatti). Per accedere al
corso bisogna avere più di 18 anni (più di 16 se esiste il consenso -scritto- dei genitori),
possedere il nulla osta del questore e l'attestato di idoneità psicofisica ottenibile presso un
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centro di Medicina Sportiva. Quest'ultimo vale per 24 mesi e deve quindi essere
periodicamente rinnovato.
IDENTIFICAZIONE ED ASSICURAZIONE DEL MEZZO
Sono ancora in corso (nel 1995) trattative per modificare questi requisiti: è comunque
indispensabile possedere una polizza assicurativa (nominale) R.C. con massimale non inferiore
ad 1 miliardo per sinistro, 1 miliardo per persona ed 1 miliardo per danni animali o cose.
LIMITI DI QUOTA
Si può volare ad una altezza massima di 150 metri nei giorni feriali e di 300 metri nei week-end
e nelle feste comandate; fortunatamente il DPR 207 precisa che tali altezze debbono essere
calcolate a partire dal punto più alto nel raggio di 3 Km (es.: fino a 3 Km di distanza dal monte
Cornizzolo (alt. mt 1100) è consentita una quota massima di 1250 o di 1400 mt)
Nel caso si debbano attraversare le linee ad alta tensione o cavi in genere, l'attraversamento
verrà eseguito sulla verticale dei tralicci di sostegno, e non nel punto più basso dei cavi.
CENTRI ABITATI
È proibito il sorvolo di centri abitati, di agglomerati di case e di assembramenti di persone,
nonchè il lancio di oggetti o liquidi in volo.
ZONE R, D e P
Le carte aeronautiche (la cui consultazione è indispensabile prima di un volo in un posto poco
conosciuto) riportano alcune zone particolari all'interno delle quali non può essere svolta
alcuna attività vololiberistica:
Zona R: zona Regolamentata o Ristretta (Restricted), in genere per la presenza di traffico aereo
civile
Zona P: zona Proibita (Prohibited), in genere per la presenza di aree militari
Zona D: zona Pericolosa (Dangerous), in genere utilizzata a scopi militari, sia di volo che di
artiglieria
Inoltre è proibito il volo a meno di 4 chilometri dal confine nazionale.
SPAZI AEREI CONTROLLATI E NON
CONTROLLATI
Benché le nostre ali nostri non siano considerate aeromobili, ma semplici "attrezzi sportivi",
quando siamo in volo facciamo comunque parte del traffico aereo generale: è quindi doveroso
conoscere, almeno a grandi linee, come vengono suddivisi gli spazi aerei sul territorio
nazionale, sapendo quali sono quelli da evitare.
L'Ente preposto alla suddivisione degli spazi aerei è l'OACI (Organo di Aviazione Civile
Internazionale) al quale fanno capo 102 Paesi.
Per garantire la regolarità, e quindi la sicurezza, della navigazione l'intero spazio aereo è stato
diviso in due 'strati': Inferiore e Superiore.
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SPAZIO AEREO INFERIORE
Lo spazio inferiore è definito FIR (Flight Information Region), si estende verticalmente dal
suolo fino a 7.500 metri ed orizzontalmente è definito da tracciati regionali. Sul territorio
italiano esistono tre FIR: FIR-Milano, FIR-Roma e FIR-Brindisi.
SPAZIO AEREO SUPERIORE
Sopra il FIR esiste l'UIR (Upper Information Region), e si estende verticalmente dai 7.500 mt
del FIR fino a 12.000 mt; orizzontalmente copre tutto il territorio nazionale (L'italia ha tre FIR
ed un unico UIR).
Questi spazi, che comprendono la totalità del cielo da terra a 12.000 metri, hanno, al loro
interno, zone controllate, ma globalmente possono essere considerati spazi non controllati (e
dunque accessibili); anche negli spazi non controllati, tuttavia, alcuni servizi (allarme,
informazioni di volo, ecc.) sono garantiti dai FIC (centri di informazione di volo) nella fascia
bassa, e dal UIC (centro superiore di informazione) al di sopra di 7500 mt.
SPAZI AEREI CONTROLLATI O CTA (Control Area)
Si tratta di particolari zone, molte delle quali a noi proibite.
Consideriamo un aeroporto; evidentemente esisterà una zona dove il traffico in arrivo ed in
partenza sarà abbondante e regolato dalla torre di controllo: si tratta dell'ATZ, un cilindro
immaginario, centrato sulla struttura aeroportuale, con un diametro di 20 Km ed alto da terra
fino a 700 mt. Questa zona è il 'cuore' dell'aeroporto e, nelle strutture più piccole, l'ATZ è
sufficiente.
Nelle zone di alto traffico, quando sia necessario coordinare parecchi aeromobili anche su
diverse aviosuperfici, esiste un secondo cilindro, più grande e più alto del precedente, ma
concettualmente simile: il CTR. Per legge noi dobbiamo restare ad almeno 10 Km lontano
dai confini degli ATZ e, quando ci sono, dei CTR! Cioè sempre ad almeno 20 Km dal
centro dell'aeroporto (possiamo invece avvicinarci di più, il limite è di 5 chilometri, agli
aeroporti così piccoli da non avere nemmeno un ATZ).
Al di sopra dei CTR, quindi solo in corrispondenza di zone ad alto traffico, esiste un altro
cilindro molto più ampio (il TMA) che parte da 700-1000 mt dal suolo e si innalza fino a
4000-6000 mt, con un diametro dell'ordine delle decine di chilometri.
Al TMA giungono, confluendovi, degli enormi corridoi ideali, larghi circa 20 Km, detti AWY
(o aerovie); all'interno di queste "vie dell'aria" scorre gran parte del traffico aereo.
Per legge noi non possiamo entrare nel TMA e nelle AWY. La figura 2-1 mostra gli spazi
aerei controllati che circondano un aeroporto di dimensioni medio-grandi.
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Figura 2.1. Spazi aerei controllati: le AWY confluiscono in un ampio cilindro, sollevato di 700-1000 metri rispetto al suolo,
detto TMA. L'aeroporto è "circondato" da due cilindri: uno più piccolo, l'ATZ, ed uno più grande, il CTR.
VOLO A VISTA (VFR)
Il vololiberista deve obbligatoriamente limitarsi al volo a vista vale a dire fuori dalle nubi
ed in costante contatto visivo con il terreno o con l'acqua. Per la stessa ragione non si può
volare di notte ma solo nel periodo di tempo compreso tra 30 minuti prima del sorgere del sole
e 30 minuti dopo il tramonto (gli orari esatti possono essere ricavati, giorno per giorno, dalle
'Effemeridi', un libro che riporta i movimenti di tutti i corpi celesti rilevanti e quindi anche del
sole); questo periodo coincide con quello durante il quale è consentito girare in auto senza le
luci accese.
Come accenneremo nella sezione di psicofisiologia il volo a vista con Deltaplano e Parapendio
è reso necessario non solo dalla legge ma anche dai limiti che ci sono imposti da madre natura.
PRECEDENZE
La perfetta conoscenza delle regole di precedenza è un requisito fondamentale per la propria
sicurezza e, soprattutto, per quella degli altri: diciamo soprattutto perchè pagare per un proprio
errore è diverso (e forse più accettabile) che pagare per l'errore di un altro.
Esistono regole di precedenza fissate dal DPR 404 ed altre, ugualmente utili e da considerare
ugualmente "obbligatorie", in uso presso tutte le zone di volo in Italia ed all'estero.
Per consentire una distinzione riporteremo quelle di legge in corsivo.
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DECOLLO
Nei decolli da pendio ha la precedenza chi sta più in basso (e non può quindi vedere alle
proprie spalle qualcuno in procinto di decollare). Prima di decollare ci si assicurerà comunque
che la zona antistante e quella subito sopra siano liberi da piloti, anche già in volo. I decolli
devono essere intervallati di almeno 60 secondi (sono dunque proibiti i decolli in coppia).
Non appena eseguito il decollo è necessario spostarsi dalla zona antistante per consentire agli
altri piloti di decollare in sicurezza.
IN VOLO
Gli apparecchi che procedono con opposta direzione, alla stessa quota e sul medesimo asse
longitudinale, devono effettuare una virata di scampo sulla propria destra, a distanza tale da
non creare rischi di collisione.
Quando, come accade sovente, due apparecchi viaggiano uno verso l'altro a ridosso di un
pendio o di un costone montano, quello con il pendio alla propria destra tira dritto, mentre
l'altro allarga (alla sua destra) per tutti e due.
Sempre volando a ridosso di costoni o pendii è proibito superare: infatti chi vola contro
costone potrà (e dovrà) girare soltanto verso valle, e se decidesse di farlo mentre noi lo stiamo
sorpassando ci troveremmo entrambi in gravi difficoltà.
Quando due apparecchi convergono approssimativamente alla stessa quota verso la medesima
posizione, l'apparecchio che ha l'altro sulla destra deve dare la precedenza.
In aria libera i sorpassi si faranno a destra (ed essendo in aria libera possiamo tenerci ad una
ragguardevole distanza).
In termica è necessario che tutti i piloti girino nello stesso senso (in tal modo anzichè
incrociarsi due volte per giro non si incroceranno mai): il primo pilota che entra in una termica
determina il senso di rotazione ed ogni nuovo arrivato deve adeguarsi. Nel caso però il nuovo
arrivato entri in termica più in basso di noi e, essendo distratto , cominci a girare nel senso
opposto, saranno tutti i piloti al di sopra di lui a dover invertire il senso di rotazione
(rimandando le pur giuste rivendicazioni a dopo l'atterraggio). Vale infatti il principio che gli
scontri devono essere evitati in ogni caso, e che chi sta sotto non può vedere chi sta sopra.
È questa la regola della precedenza al più basso. Nel volo a vela invece, dove si ha buona
visibilità in alto e cattiva in basso, vale il principio opposto: precedenza a chi sta sopra; se ci
troviamo in volo con alianti, dunque, dovremo porre una attenzione doppia, specie se li
vediamo passare più in alto di noi.
Se si giunge ad una termica già occupata, a parità di altezza, si girerà più esternamente
rispetto al pilota già presente. Se invece, entrato correttamente più in basso, un pilota sale più
velocemente di noi è obbligatorio allargare la nostra traiettoria permettendogli di proseguire
la salita.
È inoltre vietato (oltre che stupido) volare esattamente sopra o sotto ad un altro apparecchio.
Gli apparecchi devono inoltre, in ogni caso dare la precedenza agli aeromobili, e gli
apparecchi provvisti di motore debbono dare la precedenza a quelli della stessa specie che ne
siano sprovvisti.
Questo 'capolavoro' del legislatore merita un paio di chiarimenti.
Primo: oltre agli uccelli le uniche cose che volano senza esser aeromobili sono gli ULM, i
deltaplani, i parapendio, i paracadute e gli aviomodelli. E' dunque chiaro che tutti questi
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devono, in ogni caso, dare la precedenza ad aerei, alianti, elicotteri, mongolfiere (aeromobili a
pieno titolo)
Secondo: cosa significhi 'stessa specie' è difficile dire (se un ULM pendolare sembra
appartenere alla stessa specie dei deltaplani, un tre assi a che specie appartiene? Deve dare la
precedenza ad un parapendio?).
Escludendo gli aeromobili, dunque, diremo, più semplicemente, che i mezzi motorizzati danno
la precedenza agli altri.
Figura 2-2. Le precedenze in volo: vale la regola generale della precedenza a destra (come in auto), con la necessaria
eccezione del volo lungo un costone. In termica, inoltre, si deve girare nello stesso senso di chi già è all'interno, ed "allargare"
la traiettoria se qualcuno sale più velocemente di noi.
AVVICINAMENTO ED ATTERRAGGIO
Deltaplano e parapendio hanno notevoli differenze di efficenza, e quindi di traiettoria: una
regola generale vuole che la precedenza spetti al mezzo meno efficiente (che, a parità di quota,
ha minori possibilità di manovra); quindi, in linea di massima il parapendio accelererà la sua
discesa, mentre il deltaplano la rallenterà. La stessa considerazione vale anche tra deltaplani o
tra parapendii con diverse prestazioni.
Esiste un'unica eccezione, rappresentata dagli apparecchi per volo doppio (che stiano
portando effettivamente due persone): il volo in biposto è impegnativo ed il pilota ha una
doppia responsabilità gli spetta quindi una particolare attenzione e la precedenza assoluta
sempre e comunque (il pilota di biposto imposterà dunque l'atterraggio ignorandovi, sapendo
che sarete voi a mutare rotta, ricordatelo!)
REQUISITI PER UNA COLLISIONE
A conclusione di questa delicata sezione ricordiamo sempre che per realizzare una collisione in
volo servono DUE stupidi (uno stupido solo infatti non basta se non ne trova almeno un altro
disposto a collaborare). Infatti, oltre a colui che non rispetta le precedenze è necessario che sia
in volo qualcuno che non si accorge che gli stanno andando addosso, a torto o a ragione. Il
momento di maggior rischio coincide con i primi voli nei quali si riesce a 'star su': l'entusiasmo
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e la concentrazione sono tali che si è portati ad ignorare qualsiasi altra cosa.
Quando siete in volo pensate di essere un bersaglio mobile per tutti gli altri piloti, è poco
ottimistico ma giustificatamente prudenziale.
Dunque, dopo aver studiato a memoria le regole sopra esposte, semplicemente evitiamo di
volare troppo vicino a chiunque e impediamo agli altri di stare troppo vicino a noi; teniamo gli
occhi bene aperti ispezionando continuamente l'aria alla stessa quota, guardiamo attentamente
di lato prima di impostare una virata, e controlliamo a distanza anche l'unico altro eventuale
apparecchio (le due collisioni più recenti sono avvenute, nella nostra zona, con pochissimi
aquiloni in volo) ignorando la falsa sensazione di sicurezza che può dare un cielo 'libero'.
Ricordiamo infine che in caso di 'incontro ravvicinato' un buon urlo (a squarciagola) avviserà
l'altro pilota della nostra presenza.
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Capitolo 2 - ELEMENTI LEGISLATIVI E DI CIRCOLAZIONE AEREA
• Due parole sul
manuale
CIRCUITI DI AVVICINAMENTO
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
Quando, al termine di un volo, viene raggiunta la quota prestabilita per raggiungere il campo di
• La legge
atterraggio iniziano le manovre di 'avvicinamento', che sono particolarmente delicate per tutto
ciò che vola senza motore: è infatti evidente che non possiamo eseguire tardive correzioni
• Circuiti di
avvicinamento
utilizzando spinte supplementari (come invece possono fare aerei ed ULM, dando nuovamente
motore). Come non bastasse, tale notevole precisione ci viene richiesta in una zona di volo che
• I "Coni" di efficienza
può essere affollata (più apparecchi in atterraggio). Per queste ragioni l'avvicinamento è un
• Appunti di
momento molto delicato, che deve essere affrontato con il massimo impegno e diligenza, dal
aerodinamica
momento che coinvolge, non soltanto la nostra sicurezza, ma anche quella di altri piloti (per
• Cenni di meteorologia
non parlare di eventuali spettatori).
• Il volo col deltaplano
• Il volo col parapendio
CIRCUITI E PREVEDIBILITÀ
• Paracadute e strumenti
• L'arte del veleggiare
La tendenza ad 'improvvisare' in fase di avvicinamento ed atterraggio è assolutamente deleteria,
• Cenni di fisiologia
non soltanto per noi vololiberisti, ma per tutti i mezzi volanti: nel caso giungano in atterraggio
due o più apparecchi, il secondo deve poter prevedere le manovre compiute da chi lo precede.
• Correzioni e
Non è ammissibile che quest'ultimo cambi improvvisamente rotta od effettui strane evoluzioni
suggerimenti
che costringano tutti gli altri piloti ad altrettanto improvvisati cambiamenti. Per risolvere questi
• Volate a volandia
problemi sono stati creati i cosiddetti 'circuiti' di avvicinamento: veri e propri percorsi
predefiniti (sia come rotta che come quota) che è necessario seguire; il vantaggio dei circuiti è
duplice: evitano le improvvisazioni e 'conducono' esattamente in centro pista, facilitando anche
il singolo pilota.
Esistono due diverse procedure di avvicinamento che è necessario conoscere, valutandone
anche i pregi ed i difetti. Ogni zona di atterraggio ha un suo 'circuito' ed anche per questo è
indispensabile effettuare un sopralluogo conoscitivo tutte le volte che si vola in un posto
nuovo.
CIRCUITO CONVENZIONALE O A 'C'
Detto anche da alcuni ad 'U', si articola in 4 fasi:
1. Smaltimento della quota residua: si effettua con ampie virate nella zona prescelta
evitando di sorvolare il campo di atterraggio. Giunti ad un preciso riferimento di
quota, ricercato e stabilito precedentemente, si inizia la seconda fase.
Traiettoria di sottovento: in questa fase avremo il vento che ci sospinge e dovremo
2.
pertanto evitare di rallentare confondendo erroneamente la nostra velocità di volo con
quella riferita al suolo (che ci apparirà notevole). La traiettoria di sottovento potrà
essere lievemente modificata a seconda che ci si trovi troppo lunghi (con troppa quota)
oppure troppo corti (troppo bassi). Ricordiamo che dovremo disporre della quota
necessaria per compiere almeno altre due virate da 90 gradi. La traiettoria di sottovento
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termina con una virata di 90 gradi che ci porta sulla linea di base.
3. Linea di base: in questa fase avremo il vento di fianco e di ciò si terrà conto per
mantenere la direzione voluta. Sempre controllando che la velocità non si riduca troppo,
impostiamo l'ultima virata di 90 gradi per allinearci in finale.
4. Linea di finale: stiamo avanzando verso il centro del campo di atterraggio; è giunto il
momento prepararsi allo stallo finale.
Pregi
Traffico: l'avvicinamento convenzionale è quello utilizzato anche in aeronautica generale
poichè risolve, nel migliore dei modi, il problema del traffico. Almeno in teoria, infatti,
numerosi apparecchi possono susseguirsi in atterraggio senza che le loro traiettorie vengano ad
incrociarsi. Non ci stupiremo quindi, di vedere adottare questo tipo di avvicinamento
soprattutto in zone ad alto traffico.
Ostacoli a inizio campo: un secondo motivo che può far preferire questo avvicinamento è la
presenza di ostacoli sottovento al campo di atterraggio. L'avvicinamento a C evita la necessità
di sorvolarli, consentendo un ingresso in finale a quote inferiori.
Difetti
Vento sostenuto: durante la seconda fase (traiettoria di sottovento), il pilota viaggia in favore
di vento. Se il vento è sostenuto diviene difficile calcolare esattamente il momento per
compiere la prima virata di 90 gradi, e la virata stessa risulta estremamente 'dilatata' rispetto al
suolo. Il vento 'in poppa', inoltre, può ingannarci sulla reale velocità di volo, inducendoci ad un
eccessivo rallentamento.
Figura 2-3. Circuito a "C": lo smaltimento di quota avviene sopravvento alla pista, senza sorvolarla; il circuito consente di
"allungare" od "accorciare" il tratto di sottovento per correggere eventuali errori nella valutazione della quota.
CIRCUITO AD 8
Si articola in due sole fasi:
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Virate a 180 gradi: lo smaltimento di quota avviene effettuando una serie di virate a
1.
180 gradi. Le virate, compiute sempre controvento, devono mantenerci in volo lungo la
linea di base del campo di atterraggio. Dal momento che è frequentissimo l'errore di
avanzare (sia pur di poco) ad ogni virata, con la conseguenza di 'mangiarsi' tutto il
campo di atterraggio giungendo 'lunghi', diventa indispensabile fissare due precisi
riferimenti al suolo: le virate verranno compiute sempre sulla verticale di tali
riferimenti.
2. Allineamento finale: quando abbiamo raggiunta la quota desiderata (anch'essa
individuata in precedenza) compiamo un'ultima virata di 90 gradi per allinearci al
centro del campo di atterraggio e ci prepariamo allo stallo finale.
Pregi
Vento: l'avvicinamento ad 8 è decisamente preferibile in presenza di vento da moderato a teso,
dal momento che ci evita di percorrere tratti in favore di vento. Se c'è vento, tuttavia, diviene
più difficile mantenersi sulla linea di base senza lasciarsi scarrocciare all'indietro; in questi casi
è fondamentale mantenere sempre il naso controvento: per eseguire i 180 gradi (sul terreno)
sarà infatti sufficiente compiere virate (rispetto all'aria) di entità molto modesta.
Semplicità: la possibilità di avere sempre davanti a sè il campo di atterraggio (durante tutte le
fasi dell'avvicinamento) rende più semplice la scelta del momento giusto per l'allineamento
finale. Questo 'vantaggio' è però molto modesto, poichè un minimo di abitudine
all'avvicinamento a C, consente di ottenere una notevole precisione anche con quella modalità.
Difetti
Traffico: le traiettorie di più apparecchi in avvicinamento (specie se dotati di efficenze molto
diverse come deltaplani e parapendii) tendono ad incrociarsi più volte, e questo costituisce il
principale limite dell'avvicinamento ad 8.
Ostacoli ad inizio campo: la presenza di alti ostacoli sottovento al campo di atterraggio rende
semplicemente impraticabile questo tipo di avvicinamento.
Figura 2-4. Circuito ad 8: i riferimenti al suolo verranno presi considerando l'efficienza del mezzo (deltaplani più arretrati,
parapendio più vicini all'inizio della pista) e l'intensità del vento (tanto più avanzati quanto maggiore è il vento); la assenza
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riferimenti al suolo genera l'errore di avanzare ad ogni virata "mangiandosi" la pista di atterraggio
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Capitolo 2 - ELEMENTI LEGISLATIVI E DI CIRCOLAZIONE AEREA
• Due parole sul
manuale
I 'CONI' DI EFFICIENZA
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
Anche se fornire dettagliati elementi di navigazione esula dagli scopi di questo manuale, rivolto
• La legge
agli allievi (esistono ottimi testi per chi vuole pianificare precisamente i propri voli di
distanza), il concetto di 'cono di efficienza' è utile ed interessante.
• Circuiti di
avvicinamento
Se è vero che un parapendio atterra praticamente ovunque vi sia una piccola zona priva di
• I "Coni" di efficienza
ostacoli, già un deltaplano ha maggiori esigenze di spazio. Con entrambi i mezzi, poi, ci si può
• Appunti di
trovare in notevoli difficoltà sorvolando boschi o terreni molto impervi. Per tale motivo una
aerodinamica
regola d'oro recita: 'prima di abbandonare un possibile atterraggio accertarsi di poterne
• Cenni di meteorologia
raggiungere con certezza un altro'.
• Il volo col deltaplano
Questo può essere fatto utilizzando i citati 'coni di efficenza': se la nostra vela ha un'efficienza
• Il volo col parapendio
di 6:1 possiamo immaginare un enorme 'cono' rovesciato il cui vertice sia nel centro del
• Paracadute e strumenti
possibile atterraggio. L'inclinazione delle pareti del cono sarà proprio di 6:1 (per ogni metro di
altezza il cono si 'allarga' di 6 metri). Due possibili atterraggi individueranno due coni, tre
• L'arte del veleggiare
possibili atterraggi tre coni e così via. Ne risulta un'immagine come quella riportata in figura
• Cenni di fisiologia
2-5.
• Correzioni e
suggerimenti
Gli spostamenti dovrebbero essere fatti restando sempre all'interno di almeno un cono: questo
significa, in pratica, che uno spostamento 'sicuro' ad una certa quota (al di sopra della linea di
• Volate a volandia
intersezione tra due coni) non lo è più se effettuato ad una quota più bassa.
Deve naturalmente essere tenuto presente l'effetto di un eventuale vento, che inclina tutti i coni
in modo proporzionale alla propria velocità, ma nella direzione contraria (quasi li
richiamasse a sè).
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Figura 2-5. Coni di efficienza per valutare a quale quota è possibile decidere di cambiare campo di atterraggio; notare in quale
modo la forma dei coni viene influenzata dalla presenza del vento.
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Capitolo 3 - APPUNTI DI AERODINAMICA
• Due parole sul manuale
• L'organizzazione
L'aerodinamica, come suggerisce il suo nome, studia e descrive il moto dell'aria e le forze
che questa esercita sui corpi che ne sono investiti: è dunque la disciplina che spiega il
• Elementi legislativi
comportamento di un'ala in volo (a dire il vero questa materia spiega anche il comportamento
• Appunti di
di qualsiasi altro oggetto che viaggi nell'aria).
aerodinamica
Bisogna però chiarire subito che l'aerodinamica, così come è esposta in questo capitolo, è
• Considerazioni generali
riferita ad un profilo alare ideale: non ci stupiremo, quindi, nel notare che alcune situazioni
• L'ala teorica
sono difficilmente 'trasportabili' alla realtà del volo libero (che, aerodinamicamente parlando,
sfrutta ali nient'affatto ideali): deltaplano e parapendio, infatti, hanno profili alari flessibili e
• L'angolo di incidenza
deformabili, ed il pilota (che costituisce la maggior parte del peso della 'macchina volante') è
• La forza aerodinamica
esterno al profilo alare stesso (nel caso del parapendio esso è molto distante dall'ala). In altre
• Le formule e i
parole, il Volo Libero presenta alcune importanti eccezioni rispetto alle regole generali
diagrammi
dell'aerodinamica ma, proprio per comprendere bene tali eccezioni, bisogna aver capito con
• Stallo
esattezza la regola.
• Carico alare
Una seconda considerazione, doverosa, è che ci occuperemo soltanto della aerodinamica che
• La virata coordinata
gli esperti chiamano di bassa (velocità), dal momento che le nostre possibilità di giungere a
• Effetto suolo
velocità vicine o superiori a quelle del suono (quando accadono fenomeni aerodinamici
• L'allungamento
diversi da quelli che studiamo noi) sono assolutamente nulle.
La terza ed ultima considerazione è che ci limiteremo alla aerodinamica del volo veleggiato
• Cenni di meteorologia
e non di quella con trazione artificiale (motore).
• Il volo col deltaplano
Riepilogando, quindi, ci apprestiamo a conoscere le regole generali dell'aerodinamica del
• Il volo col parapendio
volo veleggiato (che è aerodinamica 'di bassa'), consci del fatto che, in alcuni casi, tali regole
non si applicano direttamente alle ali leggere. Nell'ambito dei rispettivi capitoli cercheremo
• Paracadute e strumenti
di capire in maggior dettaglio l'aerodinamica del deltaplano e del parapendio e le ragioni di
• L'arte del veleggiare
alcuni comportamenti particolari di queste 'macchine volanti'.
• Cenni di fisiologia
• Correzioni e suggerimenti
CONCETTI DI FISICA
• Volate a volandia
UTILIZZATI NEL CAPITOLO
Accenneremo ora ad alcuni concetti fondamentali di fisica che utilizzeremo in questo
capitolo ed in quello di meteorologia: dobbiamo quindi conoscerli, almeno a grandi linee,
poichè costituiscono i 'vocaboli' della lingua che ci apprestiamo a studiare.
FORZA
Se un oggetto inanimato giace, per i fatti suoi, in una condizione di equilibrio e non
interviene nulla, esso resta come è, e non si sogna di spostarsi. Perchè il suo stato cambi deve
intervenire qualcosa: questo qualcosa è, necessariamente, una forza. Si pensi ad una pallina
da golf, placidamente adagiata sull'erba: quando le viene applicata, con un apposito bastone,
la forza sufficiente, essa schizza via, spostandosi anche di qualche centinaio di metri (a
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seconda dell'intensità del colpo)
nella direzione della forza stessa.
La forza, in fisica, può dunque
essere definita come la causa
capace di modificare lo stato di
quiete o di moto di un corpo.
Come intuitivamente sappiamo,
una forza è caratterizzata da un
punto di applicazione
(nell'esempio la pallina da golf), da
una intensità (da debole a forte),
da una direzione (ad esempio asse
Nord-Sud) e da un verso (verso
Nord oppure verso Sud).
Una forza è dunque
Figura 3-1. Le due forze A e B hanno diversa intensità (A>B), uguale
direzione ma senso opposto.
completamente definita da questi
quattro parametri.
Quando vengono disegnate, le forze sono rappresentate da frecce: il punto di applicazione
coincide con l'origine della freccia, l'intensità è proporzionale alla lunghezza della freccia
medesima, la direzione è data dall'asse della freccia ed il verso è indicato dalla 'punta' (per
intendersi si possono avere forze opposte che hanno la stessa direzione ma verso opposto).
Le grandi forze che incontreremo e studieremo sono la pressione (che, ad essere precisi, è
una forza su una superficie), il peso (forza di gravità), la forza aerodinamica e le sue 'ancelle'
portanza e resistenza, la spinta (come quella generata da un motore), la forza centrifuga e
quella centripeta.
Anche se non conosciamo ancora l'esatto significato di questi termini, già sappiamo che si
tratta sempre di forze, cioè di entità in grado di influenzare il movimento (o il riposo) degli
oggetti che le subiscono.
COMPOSIZIONE E SCOMPOSIZIONE
DELLE FORZE
Dobbiamo tenere a mente che è sempre possibile scomporre una forza in due o più forze ad
essa equivalenti (dette componenti), così come è possibile, al contrario, comporre forze
differenti (purchè applicate ad uno stesso corpo) in un unica forza (detta risultante).
Per fare ciò si usa la tecnica del parallelogramma (che è poi una figura geometrica con i lati,
a due a due, paralleli fra loro); valgano due esempi pratici.
COMPOSIZIONE
Si immagini una barca su di un fiume trainata da due cavalli che camminano sulle rive
opposte (Fig. 3-2). I cavalli esercitano due forze distinte A e B, applicate allo stesso punto (la
prua della barca) ma aventi direzioni e verso differenti.
La barca si muoverà secondo una terza direzione C: se le frecce che indicano le forze A e B
sono ben disegnate (tendendo conto della esatta intensità) è allora molto semplice ottenere
direzione, verso ed intensità della forza risultante. Per farlo basta tracciare, partendo dalla
punta di A, una linea parallela a B; allo stesso modo, poi, si traccia, partendo dalla punta di
B, una linea parallela ad A: ecco tracciato il nostro parallelogramma. Unendo il punto di
applicazione (che nel nostro esempio non cambia) con il punto di incontro tra le linee
tracciate, otteniamo proprio la risultante; il disegno ci dice direzione, verso ed intensità del
movimento della nave (o se preferite, delle due forze A e B applicate contemporaneamente).
Un secondo modo di esprimere la stessa cosa è il seguente: quando due forze vengono
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applicate allo stesso punto, questo subisce, in pratica, una sola forza che è la risultante delle
prime due (ed eventualmente si sposta di conseguenza).
SCOMPOSIZIONE
Al contrario una singola forza A può venire scomposta in due forze C e D, che sono applicate
nello stesso punto ma che mostrano direzione, verso, ed intensità differenti.
Attenzione però, mentre esiste un solo modo per comporre due forze, trovandone la
risultante, esistono infiniti (letteralmente) modi di scomporre una forza in due
componenti (Fig. 3-2). Questo significa che, quando si deve scomporre una forza, si può
'scegliere' secondo quali assi scomporla: come vedremo, nell'aerodinamica del volo planato, i
due assi prescelti sono rappresentati dalla direzione del vento relativo e dall'asse a questo
perpendicolare.
Figura 3-2. Due forze che agiscono nello stesso punto possono venire composte in una sola forza a loro equivalente. Al
contrario ogni forza può essere scomposta in altre due con direzioni scelte arbitrariamente.
CAMPO
Nella realtà l'aria non è mai ferma, la sua pressione non è mai costante e la temperatura varia
in continuazione; tuttavia, se vogliamo capire qualcosa degli effetti che l'aria esercita su un
oggetto dobbiamo isolare questi effetti da altri dovuti, poniamo, al sole, al vento o ai moti
turbolenti.
Per fare ciò si immagina di poter disporre di una 'zona di spazio' dove non accade nulla di
imprevisto e dove agiscono soltanto le forze che desideriamo studiare: questo spazio "irreale"
(a volte faticosamente riprodotto in laboratorio) viene chiamato campo. Il campo dunque è
un'entità teorica utile per lo studio degli effetti delle forze su corpi isolati.
PRESSIONE
La pressione è la forza esercitata su una superficie, con direzione perpendicolare a questa.
Una particolare pressione che riveste notevole importanza in aerodinamica (e come vedremo
anche in meteorologia) è la pressione esercitata, su tutte le superfici, dall'aria che circonda la
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superficie terrestre, cioè la pressione atmosferica, e noi la utilizzeremo come esempio per
comprendere alcuni aspetti generali della pressione stessa.
La pressione atmosferica è relativamente costante (pur oscillando intorno a valori medi) e noi
non ci accorgiamo nemmeno che esiste, fino a quando essa varia bruscamente (ad esempio
cambiando rapidamente quota) e si fa sentire.
Anche se la pressione atmosferica è, in un certo senso, 'arbitraria' (se vivessimo in
un'atmosfera di elio essa sarebbe ben inferiore), il suo valore medio, presente sulla terra al
livello del mare (circa 760 mmHg per ogni centimetro quadrato), viene fatto pari ad 1 ATM
(atmosfera, appunto). Gonfiare un pneumatico a 2,5 ATM significa quindi immettere una
pressione pari a due volte e mezzo quella terrestre. Anche se non esistono (nè possono
esistere) pressioni negative, l'abitudine di vivere immersi in 1 ATM ci ha influenzato e
parliamo dunque di sovrappressioni per pressioni superiori a 1 ATM e di depressioni (o,
impropriamente di pressioni negative) per pressioni inferiori a 1 ATM.
La figura 3-3 porta tre esempi del modo in cui due comparti con pressioni diverse
influenzano il movimento di un separatore mobile posto tra loro.
Anche se 'sembra' che in un caso lo stantuffo sia stato 'spinto' dalla sovrappressione mentre
nell'altro esso sia stato 'risucchiato' dalla depressione, in entrambi i casi il 'lavoro' è stato
compiuto dalla differenza di pressione tra i due comparti.
Figura 3-3. Ciò che determina lo spostamento del separatore mobile è la differenza di pressione tra A e B: ciò può essere
ottenuto sia determinando una sovrapressione in A sia riducendo la pressione in B.
PRESSIONE STATICA E PRESSIONE
DINAMICA
La pressione che l'aria esercita sulle pareti interne di un pneumatico è una pressione statica.
In altri termini è una pressione che l'aria esercita senza muoversi. Quando invece l'aria viene
posta in movimento, si genera la pressione dinamica (o cinetica), che nasce e si rafforza a
spese di quella statica (che diminuisce).
Facciamo un esempio, necessariamente semplificato (Fig. 3-4). Immaginiamo un lungo tubo
cavo, come quello utilizzato dai benzinai per gonfiare le gomme: su tutte le sue superfici
agisce la pressione atmosferica (1 ATM); all'interno la pressione è determinata dal 'cilindro'
di aria che sta dentro al tubo, mentre all'esterno è dovuta all'aria circostante; si tratta in
entrambi i casi di pressione statica.
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Quando però il compressore mette in movimento l'aria si genera una nuova pressione che
prima non esisteva: la percepiamo molto bene se dirigiamo il getto d'aria contro il palmo
della mano. Questa pressione, dovuta al movimento dell'aria è la pressione dinamica.
LA LEGGE DI BERNOULLI
Fin qui tutto bene. Meno intuitivo è il legame che esiste tra pressione statica e pressione
dinamica, ed infatti la scoperta di tale legame ha fruttato a Daniele Bernoulli una fama
eterna; egli era un fisico del 700 che, dopo infiniti studi e prove, dichiarò: 'la somma della
pressione statica più quella dinamica è costante!' (in realtà Bernoulli, nipote
dell'altrettanto illustre e scientifico Nicola, disse qualcosa di molto più complesso, riferito ai
liquidi incomprimibili, ma accettiamo questa enorme semplificazione, utile per comprendere
quanto segue). Quando l'aria è ferma la pressione dinamica non esiste (è uguale a zero): tutta
la pressione disponibile è in forma statica (contro le pareti interne). Man mano che l'aria
viene messa in movimento, e scorre nel tubo, si genera pressione dinamica (contro la mano
fuori dal tubo). Se è vero che la somma di questa nuova pressione con quella statica non
varia, significa che la pressione statica è diminuita, tanto di più quanto più è aumentata quella
dinamica.
Sarà vero? Per sincerarsene basta un semplice esperimento. Si prendano due fogli di carta e li
si lascino penzolare tra le dita, paralleli tra loro.
I due fogli delimitano tre zone: la zona compresa tra i fogli stessi e le due zone esterne
(destra e sinistra). In tutte tre le zone esiste una identica pressione atmosferica (pressione
statica) e quindi i fogli non si muovono.
Soffiamo ora tra i fogli (meglio dall'alto verso il basso) e, se abbiamo fatto le cose bene,
notiamo che questi, anzichè allontanarsi si avvicinano.
È infatti accaduto che, mentre sulle superfici esterne dei due fogli, la pressione dell'atmosfera
non è cambiata, all'interno l'aria, muovendosi, ha ridotto la sua pressione statica sulle
superfici interne. Se qualcuno, mentre noi soffiamo, pone la sua mano nella direzione del
soffio, percepirà la pressione dinamica che si è creata ex novo. Quel Bernoulli ... aveva
proprio ragione!
Figura 3-4. La pressione statica, all'interno di un tubo di gomma, è pari a quella atmosferica. Quando l'aria è posta in
movimento si genera una pressione dinamica che cresce a scapito di quella statica.
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IL TUBO DI VENTURI
Mezzo secolo più tardi, Giovanni Battista Venturi, trovò la prima applicazione pratica al
teorema del suo illuminato collega e costruì un tubo in grado di misurare la velocità di
scorrimento di un fluido, sfruttando proprio i rapporti tra pressione statica e velocità.
Scusandoci con gli appassionati ed i fisici usiamo ancora una volta la scure della
semplificazione e facciamo dire anche a Venturi qualcosa di più banale rispetto a ciò che in
realtà disse: "l'aria che viene forzata attraverso una strozzatura subisce una accelerazione che
è proporzionale alla velocità iniziale dell'aria stessa". Allo stesso modo la pressione statica, a
livello della strozzatura, si riduce tanto più quanto maggiore è la velocità iniziale.
Reincontreremo il signor Venturi parlando di meteorologia (effetto Venturi delle valli strette)
e di strumenti (tubo di Venturi in alcuni anemometri).
Figura 3-5. Il tubo di Venturi è un tubo con un resitringimento: a questo livello l'aria accelera e la pressione statica che essa
esercita sulle pareti è quindi minore rispetto al resto del tubo
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Capitolo 3 - APPUNTI DI AERODINAMICA
• Due parole sul manuale
L'ALA TEORICA
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
• Appunti di
Prima di procedere oltre nel nostro cammino abbiamo bisogno di uno strumento per le
aerodinamica
successive spiegazioni, in altre parole ci serve un profilo alare da mettere nella corrente
d'aria per vedere come si comporta. Scegliamo, per semplicità, un profilo alare
• Considerazioni generali
piano-convesso, ma ricordiamo che tutte le osservazioni che faremo sono valide anche per gli
• L'ala teorica
altri profili alari, ed in particolare per quello concavo-convesso, tipico delle ali per il Volo
• L'angolo di incidenza
Libero.
• La forza aerodinamica
Approfittiamo, inoltre, dell'occasione per fare la nostra conoscenza con una terminologia
• Le formule e i
specialistica: quella che serve per definire ogni macchina volante.
diagrammi
• Stallo
ALCUNE DEFINIZIONI
• Carico alare
• La virata coordinata
• Effetto suolo
• L'allungamento
• Cenni di meteorologia
• Il volo col deltaplano
• Il volo col parapendio
• Paracadute e strumenti
• L'arte del veleggiare
• Cenni di fisiologia
• Correzioni e suggerimenti
• Volate a volandia
Figura 3-6. Il 'vocabolario' dell'aerodinamica: è importante padroneggiare la terminologia standard.
Con il termine, appena citato, di profilo alare si indica la sezione di un'ala tagliata
longitudinalmente secondo un piano perpendicolare al terreno. Osservandolo potremo
identificare un 'margine anteriore', detto bordo d'entrata (o bordo d'attacco), ed uno
posteriore, detto bordo d'uscita. La linea immaginaria che collega tali due punti è detta
corda alare; nel caso le ali non abbiano una corda alare costante, ma vadano resitringendosi
dal centro all'estremità, esistono ovviamente numerose corde alari (a seconda di dove si fa la
sezione), ma una in particolare è molto utile per descrive il comportamento dell'ala: si tratta
della corda alare media.
L'ala nel suo insieme è formata da due semiali disposte simmetricamente e dotate di una
superficie superiore, o estradosso, e di una inferiore, o infradosso.
La apertura alare è semplicemente la distanza (in metri) tra le due estremità alari, mentre la
superficie proiettata rappresenta 'l'ombra' dell'ala stessa, in assetto di volo, quando il sole è
perfettamente perpendicolare alla terra; più tecnicamente è la superficie proiettata su di un
piano parallelo alla struttura dell'ala, e si misura in metri quadri.
L'allungamento è il rapporto tra apertura alare al quadrato e superficie proiettata, oppure (il
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valore non cambia), il rapporto tra
apertura alare e corda alare media,
ed è un numero assoluto (es.
allungamento=8).
Il camber riflette semplicemente
la 'bombatura' dell'ala ma la sua
esatta definizione è estremamente
complessa: semplificando
possiamo dire che i profili sottili
hanno poco camber, quelli spessi
di più (Fig 3-7). Inoltre, in
relazione al punto di massimo
spessore, il camber può essere
arretrato o avanzato.
Lo svergolamento alare, infine,
indica il progressivo (e
simmetrico) cambiamento
dell'angolazione lungo le due
semiali: anticipiamo che
Figura 3-7. Camber e svergolamento alare (differenti angoli lungo il bordo
di attacco).
deltaplano e parapendio mostrano
svergolamenti opposti.
MOVIMENTI SUI TRE ASSI
La figura 3-8 illustra i tre assi attorno ai quali un velivolo può muoversi, nonchè il corretto
nome di questi movimenti: si dice Beccheggio il movimento, sull'asse trasversale (cabra e
picchia), Rollio quello sull'asse longitudinale (inclinazione laterale delle ali), ed infine
Imbardata il movimento intorno all'asse verticale (rotazione sul piano orizzontale).
Figura 3-8. I movimenti sui tre assi di un'apparecchio in volo.
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Capitolo 3 - APPUNTI DI AERODINAMICA
• Due parole sul manuale
L'ANGOLO DI INCIDENZA
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
• Appunti di aerodinamica
Se, viaggiando in automobile, teniamo
una mano fuori dal finestrino e
• Considerazioni generali
perfettamente orizzontale rispetto al
• L'ala teorica
suolo, sentiamo solo un po' di
• L'angolo di incidenza
resistenza (che tende a spostare la
• La forza aerodinamica
mano all'indietro); se invece
• Le formule e i diagrammi
incliniamo la mano in modo che formi
• Stallo
un piccolo angolo con il piano
• Carico alare
orizzontale (cioè la direzione del
flusso di aria che la investe),
• La virata coordinata
immediatamente sentiamo che la
• Effetto suolo
mano viene spostata con energia verso
• L'allungamento
l'alto e all'indietro. Quel piccolo
• Cenni di meteorologia
angolo ha dunque grandi effetti ed è
meglio chiamarlo subito con il suo
• Il volo col deltaplano
vero nome: è l'angolo di incidenza.
• Il volo col parapendio
Diciamo subito che l'angolo di
• Paracadute e strumenti
incidenza, definito come l'angolo
formato da corda alare e vento
Figura 3-9. L'angolo di incidenza: un piccolo angolo dai grandi
• L'arte del veleggiare
effetti
relativo, è, nei fatti, il principale
• Cenni di fisiologia
strumento a disposizione del pilota
per controllare l'apparecchio: che si usi la cloche, il peso od i freni aerodinamici poco
• Correzioni e suggerimenti
importa; l'angolo di incidenza è il 'signore del volo' ed attorno a lui ruotano i concetti
• Volate a volandia
fondamentali come quello di velocità, di efficienza, di tasso di caduta, di stallo, eccetera.
Nel nostro esempio abbiamo parlato dell'angolo formato dalla mano con il piano
orizzontale perchè l'automobile viaggia parallela al terreno ma, nel volo, l'angolo di
incidenza è quello che si forma tra la corda alare media e la direzione del moto (il vento
relativo).
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Capitolo 3 - APPUNTI DI AERODINAMICA
• Due parole sul manuale
LA FORZA AERODINAMICA
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
TOTALE
• Appunti di
aerodinamica
• Considerazioni generali
Se poniamo un profilo alare, inclinato nel
• L'ala teorica
modo giusto (con il giusto angolo di
• L'angolo di incidenza
incidenza) in un flusso d'aria, notiamo che
• La forza aerodinamica
anch'esso (come la nostra mano sporta
• Le formule e i
dall'auto) tende immediatamente a
diagrammi
sollevarsi e a restare indietro. Questo
• Stallo
significa che è entrata in gioco una forza
nuova a far sentire il suo effetto: si tratta
• Carico alare
della forza aerodinamica totale (spesso
• La virata coordinata
abbreviata in FAT, ma detta anche
• Effetto suolo
risultante aerodinamica).
• L'allungamento
Possiamo anticipare che questa forza nasce
da una differenza tra le pressioni esercitate
• Cenni di meteorologia
dall'aria sotto e sopra l'ala. Proprio come
• Il volo col deltaplano
lo stantuffo mobile della scatola di figura
• Il volo col parapendio
3-3, l'ala tende quindi a spostarsi in
• Paracadute e strumenti
direzione perpendicolare alla corda alare.
La forza aerodinamica totale, dunque,
Figura 3-10. Genesi della Forza Aerodinamica Totale, che rende
• L'arte del veleggiare
possibile il volo.
non è altro che la differenza di pressione
• Cenni di fisiologia
tra le due 'superfici' dell'ala: la pressione
sull'infradosso è maggiore rispetto a quella sull'estradosso.
• Correzioni e suggerimenti
Tale differenza di pressione dipende dal fatto che, durante il volo (o se preferite, quanto l'ala
• Volate a volandia
è investita da un flusso d'aria) la pressione sull'estradosso si riduce notevolmente, mentre
quella sull'infradosso aumenta di un poco. Vediamo di capire perchè.
RIDUZIONE DELLA PRESSIONE
SULL'ESTRADOSSO
I filetti di aria che investono l'ala sono costretti a dividersi, a livello del bordo di attacco,
passando in parte sopra ed in parte sotto all'ala.
Quelli che passano di sopra, però, si trovano a dover percorrere una strada più lunga e
devono quindi accelerare. Ma a maggiore velocità corrisponde minore pressione statica, ed
ecco che, sull'estradosso la pressione è, appunto, diminuita durante il volo.
AUMENTO DELLA PRESSIONE SULL'INFRADOSSO
Dal momento che l'ala forma un angolo con il vento relativo (angolo di incidenza) una certa
quantità di aria colpirà (sia pur 'di striscio') l'estradosso; in altri termini, l'aria che colpisce
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l'estradosso genera una certa quantità di pressione dinamica, responsabile anch'essa della
maggior pressione sull'infradosso.
A questo punto è un 'classico' ricordare che la differenza totale di pressione (vale a dire la
forza aerodinamica totale) è generata per 2/3 dalla depressione sull'estradosso e per 1/3
dalla sovrappressione sull'infradosso.
I 4 PARAMETRI DELLA FAT
Vediamo ora i quattro parametri della forza aerodinamica totale:
1. Punto di applicazione: benchè tale forza si generi su tutta la superficie alare, è utile
fare una specie di 'media' e considerarla applicata in un solo punto, posto sulla linea
di incontro tra le semiali. Questo 'punto convenzionale' è detto centro di spinta.
2. Intensità: come vedremo, l'intensità della forza aerodinamica varia soprattutto in
relazione all'angolo di incidenza ed alla velocità.
3. Direzione: la forza aerodinamica totale si sviluppa su una retta perpendicolare alla
corda alare.
4. Verso: essa è diretta verso l'alto e all'indietro (rispetto alla direzione del moto).
PORTANZA E RESISTENZA
Dal momento che la forza aerodinamica totale può essere arbitrariamente scomposta i due
forze distinte tra loro, scegliamo di scomporla secondo due assi molto particolari:
1. l'asse del vento relativo (cioè quello che individua la direzione del moto)
2. l'asse a questo perpendicolare.
Le due forze che otteniamo sono le componenti della forza aerodinamica totale e sono quindi
indissolubilmente legate tra di loro, essendo entrambi 'figlie' della differenza di pressione che
si origina tra infradosso ed estradosso: stiamo parlando della portanza e della resistenza.
Vale la pena di precisare subito che qualsiasi cosa si muova nell'aria, produce
inevitabilmente della resistenza, ma solo ciò che vola produce portanza; si possono quindi
fare esempi di resistenza senza portanza (un sasso in caduta libera) ma non di portanza senza
resistenza.
L'ALTRA FORZA: IL PESO
Se il nostro profilo ideale, una volta posto in movimento con il giusto angolo di incidenza,
fosse governato dalla sola forza aerodinamica, continuerebbe a spostarsi verso l'alto fino a
sparire nella stratosfera in breve tempo. Come ben sappiamo, esiste invece un'altra
importantissima forza, che rende il volo una grande vittoria: la forza di gravità o, se
preferite, il peso. Anche il peso si considera applicato al centro di spinta, solo che, se la forza
aerodinamica 'tira' verso l'alto, il peso 'tira' verso il basso; se, rispetto alla direzione del moto,
la forza aerodinamica è diretta anche all'indietro, il peso è diretto anche un poco in avanti
(verso la direzione del moto). Quando forza aerodinamica e peso si controbilanciano
perfettamente (e non interviene nessun altro tipo di forza), l'ala vola (plana) in modo
rettilineo ed uniforme.
TRAZIONE E PESO APPARENTE
Anche la forza peso può essere scomposta lungo due assi e, per fortuna (sarebbe meglio dire
per scelta), si tratta degli stessi assi già considerati in precedenza. Compaiono allora due
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"nuove" forze: la prima, diretta nel senso del moto (o, se preferite, del vento relativo) prende
il nome di trazione (o spinta) mentre la seconda, diretta verso il basso e leggermente
all'indietro, è detta peso apparente.
Questa scomposizione di forze ci dice alcune cose molto importanti:
1. Nel volo planato uniforme la trazione è una componente del peso e si forma
soltanto se l'ala si muove secondo una traiettoria discendente, più o meno inclinata; in
altre parole possiamo dire che i veleggiatori 'pagano' la trazione con una perdita di
quota.
2. Nel volo motorizzato, invece, la spinta deriva dal motore e l'ala può volare secondo
una traiettoria orizzontale (od in salita): gli apparecchi motorizzati 'pagano' la trazione
con un consumo di carburante.
Apriamo una piccola parentesi teorica dedicata ai più curiosi: nel concetto di trazione (o SPINTA come dicono gli
americani) è insito quello di dispendio energetico. Come accennato, i motori forniscono spinta consumando carburante. Ciò
che è meno intuitivo è che anche i veleggiatori sfruttano motori e carburante: infatti la quota di inizio volo (o meglio il
dislivello tra decollo ed atterraggio), che rappresenta l'energia Potenziale da spendere durante il volo, viene raggiunta a
mezzo di motori (gli alianti sfruttano il motore del velivolo trainante, i deltaplani ed i parapendio il motore della macchina
con la quale raggiungono il decollo, il traino da terra sfrutta il motore del verricello, l'alpinista che si porta il parapendio fino
in cima alle vette sfrutta il motore delle sue gambe). In pratica quindi la principale differenza tra noi e gli aeroplani è che
questi producono energia (e consumano carburante) durante le diverse fasi di volo, mentre noi consumiamo carburante per
'accumulare' energia -la quota- che spendiamo poi durante il volo (l'esempio classico è una planata in aria calma). I
veleggiatori, una volta in volo, possono guadagnare ulteriore quota (quindi aumentare la propria energia Potenziale), solo
'rubando' tale energia all'ambiente, sfruttando quella presente nei movimenti ascendenti delle masse d'aria.
Figura 3-11. Le due forze che compongono la F.A.T. (portanza e resistenza) sono, nel volo planato uniforme, in perfetto
equilibrio con le due che compongon il PESO (peso apparente e trazione).
VOLO PLANATO UNIFORME: il magico
equilibrio delle forze
Possiamo già intuire che, se forza aerodinamica e peso sono esattamente bilanciati, saranno
esattamente bilanciate (a due a due) anche le loro componenti. Se questo equilibrio si verifica
volando a 30 Km/h, e nulla interviene per modificarlo, il volo è rettilineo (senza variazioni
di traiettoria, nè in senso laterale nè in senso verticale) ed uniforme (senza accelerazioni o
decelerazioni). Se decidiamo di cambiare l'angolo di planata (modificando l'angolo di
incidenza) le forze saranno, per qualche attimo, squilibrate e l'ala accelererà o decelererà fino
a che viene ripristinato un nuovo equilibrio (volando, poniamo, a 38 Km/h). Da questo
momento il volo (in assenza di influenze esterne) riprenderà ad essere rettilineo ed uniforme.
Per semplicità, tutte le quattro forze si considerano applicate in un solo punto, il già citato
centro di spinta.
Ora che abbiamo identificato le due (ma scomponendole le abbiamo fatte diventare quattro)
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forze in gioco nel volo planato uniforme, approfondiamo la loro conoscenza esaminandole
singolarmente.
LA RESISTENZA: compagna
irrinunciabile del movimento
Questo titolo (che suona come uno slogan vagamente di sinistra) ci ricorda semplicemente
che un'ala in moto genera sempre resistenza. Anche in questo caso, infatti, è possibile avere
resistenza senza portanza (stallo), ma mai portanza senza resistenza.
L'aria che ci circonda, leggera ed impercettibile, cambia completamente quando viene
attraversata ad alta velocità: diviene allora densa, quasi solida, e rappresenta il principale
problema al conseguimento di nuovi record di velocità. E' dunque intuitivo affermare che la
resistenza totale cresce al crescere della velocità. I più attenti si saranno già insospettiti
leggendo 'resistenza totale' poichè immaginano (correttamente) che, se esiste una resistenza
totale, devono anche esistere 'resistenze parziali'. E' proprio così. La resistenza totale è,
infatti, dovuta al sommarsi di tre tipi diversi di resistenza che, tra breve, non avranno per
noi più alcun mistero.
Si tratta di:
● resistenza di forma
● resistenza di attrito
● resistenza indotta.
RESISTENZA DI
FORMA
Come suggerisce il suo nome, essa
dipende dalla forma del profilo esposto
al vento (un aliante espone una
superficie molto maggiore rispetto ad
un MIG ed ha quindi una resistenza di
forma molto superiore).
Nel volo libero l'imbrago, lo stesso
pilota e la caveria contribuiscono in
modo sostanziale ad aumentare la
resistenza di forma (Fig. 3-12).
Tuttavia, la resistenza di forma è poco
importante alle basse velocità,
mentre diventa la principale fonte di Figura 3-12. Resistenza di forma: cresce al crescere della velocità ed è
proporzionale alla superficie esposta al vento relativo.
resistenza alle alte velocità, per
questa ragione la resistenza di forma è
il primo nemico da battere per chi produce apparecchi ad alta velocità, mentre può essere
quasi ignorata da chi progetta apparecchi a bassa velocità.
RESISTENZA DI ATTRITO
È la resistenza dovuta all'attrito dell'aria che 'sfrega' sulla superficie della vela. Si sarebbe
quindi portati a credere che una vela perfettamente liscia generi meno resistenza di attrito di
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una ruvida. Questo fatto, specie alle
bassissime velocità tipiche del Volo
Libero, non è del tutto vero. Anzi,
molte vele presentano piccolissime
corrugazioni, a distanza regolare le une
dalle altre, e vantano una riduzione
della resistenza di attrito, come mai?
In queste vele l'aria resta addirittura
'intrappolata' tra le corrugazioni e
(almeno in teoria) non scorre affatto
sulla vela, ma forma piuttosto un
sottilissimo cuscinetto solidale con il
movimento dell'ala. La restante aria
scorre sopra questo cuscinetto,
incontrando meno attrito di quanto ne
incontrerebbe scorrendo su di una
superficie 'solida', per quanto liscia
Figura 3-13. Resistenza di attrito: alle nostre velocità ha un effetto
(Fig. 3-13).
trascurabile.
La resistenza di attrito, tuttavia, è di
gran lunga la meno rilevante, specie
alle nostre velocità.
RESISTENZA
INDOTTA
È il principale nemico da battere per
i progettisti di apparecchi a bassa
velocità (come le ali da Volo Libero).
Per comprendere di che si tratta
pensiamo ad un transatlantico: nella
sua scia si notano enormi mulinelli di
acqua. Per mettere in movimento
quelle tonnellate di liquido è stata
evidentemente 'spesa' una grande
quantità di energia (e dunque di
carburante). Tuttavia a nessuno
interessa che quei vortici esistano e la
domanda 'perchè spendere energia per
costituirli?' trova una sola risposta:
'perchè non si riesce a farne a meno!'.
I mulinelli sono il segno evidente della
Figura
resistenza indotta (o parassita) e sono
3-14. Resistenza indotta: è massima alle basse velocità.
anche il segno dei limiti progettuali: un
progetto 'ideale' non produrrebbe alcun mulinello, ma convertirebbe in 'avanzamento' tutto il
carburante (o qualsiasi altra forma di energia) disponibile.
Similmente, nel volo, la resistenza indotta deriva dalla formazione, nella scia di volo, di
vortici, o più in generale, di movimenti turbolenti dell'aria, non desiderati ma inevitabili: è
infatti la differenza di velocità tra l'aria che scorre ventralmente ad un'ala e quella che scorre
sull'estradosso a generare tali vortici.
Si distinguono i piccoli vortici centrali (presenti lungo tutto il bordo di uscita dell'ala) ed i
grandi vortici marginali (che si formano dietro e lateralmente alle estremità alari).
La resistenza indotta è per noi di gran lunga la più importante poichè la sua influenza è
massima alle basse velocità, mentre diviene, via via, meno importante alle velocità maggiori.
Riepilogando possiamo dire che, alle bassissime velocità proprie del Volo Libero, la
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resistenza di forma conta poco, quella di attrito ancora meno, mentre quella indotta è la
'bestia nera' contro cui si accaniscono progettisti e costruttori.
La resistenza totale (formata dalla somma dei tre tipi ora visti) è comunque la componente
della forza aerodinamica totale che si oppone all'avanzamento; come vedremo, a parità di
altre condizioni, essa varia al variare dell'angolo di incidenza.
LA PORTANZA
La portanza riconosce una sola origine (non esistono tre tipi di portanza) e può essere definita
come la componente della forza aerodinamica totale che si oppone alla caduta. In altre
parole è la forza che consente di 'star su' a tutto ciò che vola (con l'eccezione di areostati e
mongolfiere che, invece, 'galleggiano' nell'aria). Anch'essa varia, come vedremo, al variare
dell'angolo di incidenza.
IL PESO APPARENTE
Come sappiamo il peso è l'espressione della forza di gravità, ed è quindi sempre rivolto verso
il centro della terra; viaggiando in discesa (lungo un piano inclinato), tuttavia, si ha la
sensazione che esso sia rivolto, non più verso il basso, ma perpendicolarmente al piano
inclinato stesso: questo è il peso apparente.
Nel volo uniforme esso è inferiore al peso reale (com'è logico, dal momento che ne
rappresenta una componente) ma alcune manovre (virate strette, brusche cabrate dopo una
picchiata) possono innalzarlo notevolmente.
Il peso apparente viene comunque definito come quella componente del peso reale che,
durante il volo planato uniforme, 'tira' verso il basso e leggermente all'indietro, opponendosi
alla portanza ed equilibrandola perfettamente.
LA TRAZIONE
Se qualche perplessità poteva esistere parlando di peso apparente (in fondo possiamo non
averlo mai notato), la trazione che deriva da un piano inclinato è nota a tutti. Lasciate un'auto
parcheggiata in discesa, senza i freni ben tirati, e vedrete che la stessa inclinazione del
terreno trasforma il peso dell'auto in trazione: nessuno la spinge e lei se ne va... Se poi le auto
sono due, una vuota ed un'altra a pieno carico, noteremo che la seconda parte molto più
decisa e raggiunge una velocità maggiore in meno tempo: in altre parole il peso si trasforma
in spinta nella macchina vuota, ed il maggior peso si trasforma in maggior spinta nella
macchina piena.
La trazione è dunque la componente del peso, diretta nel senso del moto, che opponendosi
ed equilibrandosi alla resistenza, ci permette di avanzare su un piano inclinato.
LE VELOCITÀ NEL VOLO PLANATO
UNIFORME
VELOCITÀ DI TRIM
Un velivolo ben equilibrato, quando lasciato libero di planare in modo stabilizzato (in aria
calma) senza che gli vengano impartiti comandi, volerà con un angolo di incidenza
determinato dalle sue caratteristiche strutturali e di regolazione: esso scenderà, pertanto,
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secondo un piano inclinato costante, ad una velocità altrettanto costante; tale velocità, che
varia da apparecchio ad apparecchio, è detta velocità di TRIM (o di regolazione).
VELOCITÀ DI MINIMA CADUTA
Aumentando l'angolo di incidenza, l'ala rallenta, fino a raggiungere la velocità di minima
caduta: in aria calma e a parità di quota questa velocità è quella che ci permette di stare in
aria più a lungo. Attenzione però!
VELOCITÀ DI STALLO
Aumentando ulteriormente l'angolo di incidenza, si supera quello critico di stallo (in termini
meno tecnici si può dire che la velocità è scesa al di sotto della velocità di stallo) e
l'apparecchio, come vedremo, non vola più.
VELOCITÀ DI MASSIMA EFFICIENZA
Se invece, partendo sempre dalla velocità di TRIM, riduciamo l'angolo di incidenza,
l'apparecchio accelera, fino a raggiungere la velocità di massima efficienza: è questa la
velocità alla quale diviene ottimale il rapporto tra caduta ed avanzamento, in altri termini, in
aria calma, è la velocità che ci permette di andare più lontano.
VELOCITÀ MASSIMA
Picchiando ulteriormente (riducendo ancora di più l'incidenza) la traiettoria diviene molto
ripida, e si viaggia alla velocità massima raggiungibile in sicurezza.
UN'ECCEZIONE
Come vedremo più in dettaglio nel capitolo dedicato al parapendio, questa 'macchina volante'
rappresenta, anche a questo proposito, un'eccezione: esso, infatti, quando lasciato volare
senza nessun intervento del pilota, procede ad una velocità vicina a quella massima
raggiungibile. Tutte le altre velocità vengono quindi raggiunte incrementando l'angolo di
incidenza (rallentando sempre di più l'ala stessa): si incontreranno comunque, nell'ordine, la
velocità di massima efficienza, quella di minima caduta e quella di stallo.
Figura 3-15. Tempi di volo e distanze compiute volando alle diverse velocità.
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Capitolo 3 - APPUNTI DI AERODINAMICA
• Due parole sul manuale
LE FORMULE ED I
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
DIAGRAMMI
• Appunti di aerodinamica
• Considerazioni generali
• L'ala teorica
Come abbiamo visto, la possibilità di variare la velocità di un veleggiatore è legata
• L'angolo di incidenza
indissolubilmente all'angolo di incidenza: perchè?
Perchè è proprio l'angolo di incidenza ad influenzare direzione ed intensità della forza
• La forza aerodinamica
aerodinamica fondamentale e, conseguentemente, delle sue due componenti, portanza e
• Le formule e i diagrammi
resistenza.
• Stallo
Quanto detto fin'ora può essere rappresentato da poche formule, apparentemente
• Carico alare
complesse ma praticamente semplici, e da tre diagrammi che possono dirci molto se li
• La virata coordinata
sappiamo leggere.
• Effetto suolo
• L'allungamento
TRE FORMULE ...
• Cenni di meteorologia
• Il volo col deltaplano
Già sappiamo che la portanza (P) e la resistenza (R) rappresentano la scomposizione
• Il volo col parapendio
della forza aerodinamica fondamentale e non ci stupiremo quindi di trovare le loro due
• Paracadute e strumenti
formule praticamente identiche, essendo di fatto impossibile influenzare la portanza
• L'arte del veleggiare
senza alterare la resistenza e viceversa.
P = Cp x S x 1/2 Ro x V2
• Cenni di fisiologia
R = Cr x S x 1/2 Ro x V2
• Correzioni e suggerimenti
L'efficienza (E) è data, invece, dal loro rapporto:
• Volate a volandia
E=P/R
oppure
E = Cp/Cr (dal momento che tutti gli altri valori sono comuni alle due formule)
Dove:
Cp= coefficiente di Portanza
Cr= coefficiente di Resistenza
S = superficie
Ro = densità dell'aria
V = velocità
Già a questo punto qualche lettore potrebbe inquietarsi: infatti abbiamo più volte
sottolineato l'importanza dell'angolo di incidenza e questo "signore del volo" non
compare nelle formule! In realtà esso si "nasconde" dentro i due coefficienti Cp e Cr, ma
portiamo pazienza ancora qualche attimo e (speriamo) tutto diverrà più chiaro.
Per ora limitiamoci ad osservare che sia P che R derivano dal prodotto di 4 fattori: è
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dunque chiaro che l'aumento di uno o più di questi farà aumentare il valore finale di P e
di R.
Vediamo in maggior dettaglio, i quattro fattori:
S è la superficie dell'ala e non può essere modificata in volo.
Ro è la densità dell'aria. Alle nostra altezze di volo varia in modo poco apprezzabile;
tuttavia, decollando da una cima di 4000 mt, Ro si farà sentire: essendo minore la densità
dell'aria saranno minori anche Portanza e Resistenza, a parità di altre variabili. Si dovrà
quindi correre più velocemente (e più a lungo) per generare la portanza necessaria a
mettere in volo l'apparecchio.
V è la velocità. Questa, comparendo al quadrato, ha una notevole importanza nella
formula, tuttavia, parlando del Volo Libero, bisogna sottolineare che le variazioni di
velocità sono molto contenute (tra i 30 e gli 80 Km/h) a differenza di quanto accade per
altri velivoli (velocità varianti da 200 a 2400 km/h). Inoltre l'unico momento in cui ci è
consentito variare la velocità mantenendo invariati gli altri fattori (e soprattutto l'angolo
di incidenza!) è durante la corsa di decollo, quando i muscoli delle gambe forniscono la
spinta necessaria.
Cp e Cr sono i coefficienti di portanza e di resistenza.Poichè gli altri elementi
compaiono, identici, in entrambe le formule, il confronto tra portanza e resistenza si
riduce ad un confronto tra questi due coefficienti.
Cosa sono? Sono valori numerici puri (es. 0.33), propri di un dato profilo alare, che
variano, anche di molto, al variare dell'angolo di incidenza!
In linea di massima possiamo dire che entrambi aumentano o diminuiscono (sia pur in
modo differente) all'aumentare o al diminuire dell'angolo di incidenza stesso. Per una
visione più dettagliata non ci resta che tracciare queste variazioni su un pezzo di carta
costruendo alcuni diagrammi.
... E TRE DIAGRAMMI
DIAGRAMMA Cp-Cr
Diciamo subito che il diagramma Cp-Cr
non è un diagramma, ma sono due: il
diagramma Cp ed il diagramma Cr, ognuno
con i suoi assi. Poichè l'asse orizzontale è
identico, per comodità (qualcuno dice per
pigrizia) i due diagrammi vengono di solito
rappresentati insieme ma, se questo
complica la comprensione, si possono
benissimo esaminare separatamente.
Concentriamo la nostra attenzione su Cp.
In orizzontale poniamo gli angoli di
incidenza "possibili", quelli compresi cioè,
tra 0 (presente per amor di teoria) e circa
30 gradi.
In verticale (ed a sinistra dell'asse)
riportiamo i possibili valori di Cp.
A questo punto, compiendo (per ogni ala)
una serie di determinazioni sperimentali
Figura 3-16. Diagramma Cp-Cr.
(idelamente in una "galleria di vento"),
potremo ricavare i dati che ci servono per
disegnare la curva di Cp.
Scopriremo così che, volando con un'incidenza di 5 gradi, Cp vale 0,45 (e disegniamo il
punto corrispondente), volando con un'incidenza di 10 gradi, Cp vale 0,80, e così via
fino all'incidenza di 26 gradi che dà il massimo valore di Cp (diciamo 1,65).
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Ripetiamo adesso lo stesso procedimento e ricaviamo (e disegniamo) i diversi valori di
Cr, ad ogni angolo di incidenza.
Abbiamo ottenuto anche noi un doppio grafico (due in uno) che ci permette già alcune
considerazioni estremamente importanti:
1. Cp (cioè la portanza) cresce progressivamente, con il crescere dell'angolo di
incidenza, fino al punto A, (portanza massima che nel nostro esempio
corrisponde ad un angolo di incidenza di 26 gradi); è questo l'angolo al quale l'ala
vola con la velocità di minima caduta verticale.
2. Oltre tale angolo la portanza cala di poco e poi la curva scompare! In altri
termini, la portanza crolla a zero e l'ala non vola più (si verifica cioè uno stallo).
3. Anche Cr cresce, sia pur in modo diverso, con il crescere dell'angolo di
incidenza, ma essa non parte da zero, confermando che un corpo in movimento
genera sempre un poco di resistenza.
4. Il valore di Cr è minimo nel punto B, che nel nostro esempio corrisponde ad un
angolo di incidenza di 2,5; è questo l'angolo di attacco al quale l'ala vola alla sua
massima velocità.
DIAGRAMMA POLARE
Poichè però, variando l'angolo di incidenza
variano contemporaneamente i valori di
Cp e di Cr, e dal momento che a noi
interessa soprattutto il loro rapporto (cioè
l'efficienza ai diversi angoli di attacco),
risulta più utile costruire un altro
diagramma che riporti in verticale
(ordinate) i valori di Cr ed in orizzontale
(ascisse) quelli di Cp. Gli angoli di attacco
vengono invece indicati dentro al
diagramma, consentendoci di costruire la
curva.
Ad esempio a 2,5 gradi si avrà un certo
valore di Cp ed uno di Cr: nel punto di
incontro tra tali valori segneremo proprio
2,5. Lo stesso faremo per 10, 15, 20 e 26
gradi, ottenendo la nostra curva.
Tale diagramma è detto polare e
rappresenta le caratteristiche
Figura 3-17. Diagramma Polare.
aerodinamiche di una particolare ala (ali
diverse hanno polari diverse).
DIAGRAMMA DELLE VELOCITÀ
Gli stessi angoli di incidenza possono, infine, essere riportati anche in un terzo (ed
ultimo) grafico, detto delle velocità.
Questo è, di solito, il diagramma meglio compreso, perchè coinvolge qualcosa di più
immediata comprensione, la velocità di volo e le sue due componenti: la velocità
orizzontale e quella verticale.
Poniamo dunque in orizzontale proprio la velocità orizzontale (espressa in Km/h) ed in
verticale quella verticale (in metri al secondo); poichè in aria calma un veleggiatore
scende (è dotato cioè di velocità verticale negativa) useremo, nel nostro grafico, la parte
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inferiore dell'asse delle ordinate e numeri
negativi.
Quest'ultimo diagramma ha il vantaggio
di dirci, per ogni data ala, quanto avanza
e quanto scende, ad ogni possibile
angolo di incidenza.
Sia sul diagramma Polare che su quello
delle Velocità (che sono poi espressioni
grafiche diverse dello stesso fenomeno)
si possono individuare alcuni punti
rilevanti:
Il punto A indica il Cp massimo
●
(è molto vicino alla velocità di
stallo), corrispondente alla
velocità di minima caduta. Il
diagramma delle velocità ci dice
che questo si realizza (sempre con
angolo di attacco pari a 26) con
una velocità orizzontale di circa
29 Km/h e con una velocità
verticale (tasso di caduta) di -1
Figura 3-18. Diagramma delle Velocità.
m/sec.
Il punto B indica che la resistenza (Cr) è minima con un'incidenza di 2,5,
●
cossispondente alla velocità massima. Nel diagramma delle velocità vediamo
che questo comporta una velocità orizzontale di circa 70 Km/h con una velocità
verticale (tasso di caduta) di -5,2 m/sec.
Il punto E indica il miglior rapporto tra Cp e Cr, cioè la massima efficienza,
●
ottenibile con un'incidenza di 10 gradi (è il punto nel quale una retta che parte
dall'origine è tangente alla curva). Il diagramma delle Velocità mostra che questo
si realizza (sempre con angolo di attacco pari a 10 gradi) con una velocità
orizzontale di circa 38 Km/h e con una velocità verticale (tasso di caduta) di -1,3
m/sec.
Vale la pena di ricordare che la velocità orizzontale è limitata dalla resistenza (alta
resistenza=bassa velocità) per cui può essere espressa come l'inverso della resistenza
stessa (1/Cr), mentre la velocità verticale è limitata dalla portanza (alta portanza=bassa
velocità verticale) per cui può essere espressa come l'inverso della portanza (1/Cp).
RIASSUMENDO E CONCRETIZZANDO
L'unica forma di controllo che possiamo esercitare, in volo, sull'asse longitudinale, è la
variazione dell'angolo di incidenza.
Con il crescere dell'incidenza, aumentano sia Cp (fino allo stallo) che Cr: in altre parole
l'apparecchio scende di meno ed avanza di meno.
Con il diminuire dell'incidenza, diminuiscono sia Cp che Cr: l'apparecchio vola più
velocemente, ma scende anche di più.
VELOCITÀ RELATIVA ALL'ARIA O
AD SUOLO
Tutte le osservazioni fatte in tema di velocità assumevano un'aria completamente calma
(quale si realizza all'alba di un giorno invernale senza vento); in queste condizioni, la
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velocità dell'apparecchio rispetto all'aria e la sua efficienza, coincidono con la velocità al
suolo e con la efficienza-suolo.
Il discorso, ovviamente, cambia in presenza di movimenti orizzontali (vento) o verticali
(ascendenze o discendenze) dell'aria.
Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che l'ala in volo è solidale con il vento e non
con il suolo. Di particolare interesse pratico (oltre che teorico) è l'analisi di come varia
l'efficienza-suolo nelle diverse situazioni.
VENTO CONTRARIO
Se si vola controvento, la massima efficienza rispetto al terreno verrà ottenuta
aumentando la velocità, tanto di più quanto maggiore è il vento frontale; è infatti
evidente che, se la velocità di massima efficienza del nostro apparecchio in aria calma è
pari a 30 Km/h e ci troviamo a volare con un vento contrario pari anch'esso a 30 Km/h,
la nostra efficienza sul terreno sarà nulla (nessun avanzamento); incrementando la
velocità otterremo un avanzamento ed innalzeremo, quindi, la nostra efficenza-suolo.
Attenzione però: la polare dei deltaplani (specie di quelli meno avanzati) è tale per cui ad
alte velocità la traiettoria di volo diviene molto ripida (aumenta la componente di
discesa): quando l'anemometro segna una velocità di 60 Km/h, la componente
orizzontale (di avanzamento) sarà sicuramente inferiore (il discorso vale ancora di più
per i perapendio). Potrà quindi accadere, con venti sostenuti, di accelerare al massimo ed
ottenere soltanto di incrementare la discesa, quindi, anche per questo motivo, bisogna
assolutamente evitare di trovarsi in volo con venti superiori alla velocità di massima
efficienza dell'apparecchio e non, come si potrebbe pensare, con venti superiori a
quella massima raggiungibile (anemometrica).
DISCENDENZA
In presenza di una massa d'aria discendente valgono considerazioni analoghe; anche in
questo caso è necessario accelerare in modo direttamente proporzionale alla
discendenza incontrata, ricordando anche in questo caso i problemi connessi con un
aumento della velocità di discesa. In tal modo, oltre a migliorare l'efficienza-suolo,
ridurremo anche il tempo di permanenza nella zona di discendenza.
VENTO A FAVORE
In presenza di vento a favore la velocità di massima efficenza-suolo si avvicina a quella
di minima caduta: più a lungo restiamo in volo all'interno di una massa d'aria che avanza,
maggiore sarà la nostra efficienza riferita al suolo.
ASCENDENZA
Anche in questo caso la velocità teoricamente migliore è quella di minima caduta, in
modo da permanere nella ascendenza e di salire con il migliore tasso possibile.
Lo sfruttamento delle ascendenze, infatti, prevede la capacità di compiere virate ben
coordinate alla velocità di minima caduta, restando all'interno della massa d'aria che sale.
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Capitolo 3 - APPUNTI DI AERODINAMICA
• Due parole sul manuale
STALLO
• L'organizzazione
• Elementi legislativi
• Appunti di aerodinamica
Abbiamo visto che all'aumentare
dell'angolo di incidenza aumentano sia
• Considerazioni generali
la portanza che la resistenza fino al
• L'ala teorica
punto in cui i valori sono al massimo.
• L'angolo di incidenza
In questa situazione solleveremo un
• La forza aerodinamica
maggior carico volando alla minima
• Le formule e i diagrammi
velocità. Aumentando ulteriormente
• Stallo
l'angolo di incidenza, la portanza
• Carico alare
scende bruscamente a valori nulli. Si
verifica cioè uno stallo. Questo
• La virata coordinata
fenomeno dipende dal fatto che i filetti
• Effetto suolo
fluidi che passavano veloci
• L'allungamento
sull'estradosso (e che generavano la
• Cenni di meteorologia
differenza di velocità alla base della
forza aerodinamica) non riescono più
• Il volo col deltaplano
a restare aderenti all'ala, ma si
• Il volo col parapendio
staccano dal dorso creando vortici che
• Paracadute e strumenti
rallentano il percorso dell'aria stessa:
• L'arte del veleggiare
non solo l'aria dorsale smette di essere
Figura 3-19. Lo stallo si verifica quando i filetti fluidi perdono la
più veloce, ma diviene addirittura più
loro aderenza e si distaccano dall'estradosso.
• Cenni di fisiologia
lenta. Il distacco dei filetti genera
inoltre un brusco aumento della resistenza che arresta l'avanzamento inerziale
• Correzioni e suggerimenti
dell'apparecchio. La portanza dunque cade a zero e l'ala non vola più. La forma del
• Volate a volandia
profilo alare (camber più o meno accentuato) influenza l'angolo di attacco al quale si
verifica lo stallo. Un camber accentuato consentirà di volare ad angoli di attacco
maggiori: con un'ala di questo tipo è possibile volare più lentamente, sviluppando
maggior portanza, e quindi con un tasso di caduta minore. Tutto, però, si paga, ed un'ala
più sottile, se stalla < -2>prima, offre però meno resistenza e permette quindi di
raggiungere velocità massime più elevate.
RECUPERO DALLO STALLO
Il recupero da uno stallo richiede, senza eccezioni, una perdita di quota: è infatti
necessario, prima di poter nuovamente pilotare l'ala, che questa riprenda a volare (cioè a
sviluppare portanza). Gli apparecchi da Volo Libero, sia pur in modo molto differente,
tendono a recuperare da soli, perdendo però alcune decine di metri. Una trattazione più
dettagliata e specifica per deltaplano o parapendio, verrà esposta parlando di tecnica di
pilotaggio.
È comunque fin d'ora facile intuire che uno stallo a bassa quota (sia subito dopo il
decollo, che in volo vicino ad un pendio, che in fase di atterraggio) risulta estremamente
pericoloso: per tale motivo tutte le manovre di pilotaggio devono essere sempre
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compiute con una sufficiente riserva
di velocità quando siamo vicino al
suolo.
STALLO DINAMICO
Lo stallo dinamico sembra fatto
apposta per ricordarci che,
contrariamente alle apparenze, la pura
velocità non è direttamente collegata
allo stallo stesso, che dipende invece
dal superamento dell'angolo di
incidenza critico.
Requisiti indispensabili perchè si
generi uno stallo dinamico sono due:
elevata velocità (ciò che rende
●
praticamente immune il
parapendio a questo fenomeno)
brusco aumento dell'angolo di
●
incidenza oltre il valore critico
di stallo.
Se un velivolo stà scendendo con un
angolo di attacco molto piccolo (e
quindi ad elevata velocità, lungo una
traiettoria molto ripida) e,
improvvisamente (senza alcuna
Figura 3-20. Il recupero da una posizione di stallo richiede una
gradualità), il pilota imprime una
quota anche notevole (maggiore in seguito a stallo dinamico).
energica cabrata superando l'incidenza
critica di stallo, l'apparecchio non reagisce risalendo, ma spancia perdendo quota e non
è più governabile fino a che non torna a volare (sviluppare portanza).
Attenzione però: la quota persa durante uno stallo dinamico è almeno doppia rispetto a
quella persa dopo uno stallo "normale".
STALLO PARACADUTALE
L'arrivo del parapendio ha costretto coloro che si occupano di aerodinamica ad affrontare
un vecchio "mostro", quasi dimenticato: lo stallo paracadutale. Per ora limitiamoci a dire
che esso rappresenta un passaggio dal volo veleggiato a quello paracadutato; i vecchi
paracadute della seconda guerra mondiale ed i paracadute di emergenza per il volo libero
sono sempre in stallo paracadutale: essi non sviluppano alcuna portanza, ma frenano la
caduta generando soltanto una forte resistenza. Dal momento però che il parapendio è
concepito per volare, lo stallo paracadutale non è il modo migliore di scendere e, anzi,
comporta rischi connessi con la elevata velocità verticale che si determina.
Per una trattazione più dettagliata del fenomeno si veda il capitolo sul parapendio.
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