Manuale di volo libero (2001) - 2

 

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Manuale di volo libero (2001) - 2

 

 

Capitolo 3 - APPUNTI DI AERODINAMICA
Due parole sul manuale
CARICO ALARE E FATTORI
L'organizzazione
Elementi legislativi
DI CARICO
Appunti di aerodinamica
Considerazioni generali
L'ala teorica
Il carico alare è semplicemente il numero di Kg che ogni metro quadrato di vela deve
L'angolo di incidenza
"portare in volo". Per conoscerlo esattamente è dunque sufficiente dividere il peso
complessivo della "macchina volante" (pilota+imbrago+ala) per la superficie proiettata. I
La forza aerodinamica
grandi carichi alari sono tipici dei velivoli estremamente veloci: è infatti necessaria un
Le formule e i diagrammi
bella velocità per sviluppare una portanza dell'ordine dei quintali per mq, il tipico carico
Stallo
alare di un jet da combattimento.
Carico alare
I piccoli aerei da turismo, ben più lenti, volano con carichi alari di 50-80 Kg/mq. Non ci
La virata coordinata
stupiremo, dunque, di trovare i lentissimi deltaplani e gli ancor più lenti parapendio ai
Effetto suolo
livelli minimi della scala, con circa 8 e 4 Kg/mq rispettivamente.
L'allungamento
La aerodinamica classica insegna che un maggior carico alare protegge dalle
turbolenze (un volo in turbolenza su un DC10 senza passeggeri sarà più "duro" di un
Cenni di meteorologia
volo sullo stesso apparecchio a pieno carico). Tuttavia, proprio per la loro notevole
Il volo col deltaplano
lentezza, le ali da Volo Libero risentono meno della turbolenza rispetto a quanto questa
Il volo col parapendio
regola lascerebbe supporre: essi, anzichè attraversarla in linea retta, subendone le enormi
sollecitazioni, seguono la turbolenza (ne vengono trasportati) e questo riduce di molto gli
Paracadute e strumenti
effetti negativi.
L'arte del veleggiare
D'altro canto sono proprio la lentezza ed il basso carico alare delle nostre ali ne limitano
Cenni di fisiologia
l'impiego a condizioni meteorologiche "tranquille".
Vi sono due modi per variare il carico alare, volando con una stessa ala:
Correzioni e suggerimenti
Aggiungere peso (zavorrare, trasportare un passeggero) determinando un
Volate a volandia
aumento di carico "costante";
Compiere manovre che inducono un aumento "temporaneo" del carico.
AUMENTO "COSTANTE"
In questo caso l'aumentato carico fa sentire i suoi effetti durante tutto il volo. La
aerodinamica insegna che, su un'ala ideale (che non flette), il maggior carico alare ha
l'effetto di innalzare tutta la gamma delle velocità, mentre non cambiano gli angoli di
incidenza. Per capirci facciamo un paio di esempi.
ANGOLO DI INCIDENZA E VELOCITÀ DI STALLO
Supponiamo che un'ala possa volare (sia pur pericolosamente vicina allo stallo) con un
angolo di incidenza pari a 27 gradi. Tale angolo non varia al variare del carico alare, ma
varia invece la velocità alla quale il mezzo vola con questo angolo di incidenza: quando
l'ala è poco caricata volerà (tenendo l'incidenza a 27 gradi) a 30 Km/h; invece, con carico
massimo (zavorra o passeggero),pur mantenendo la stessa incidenza (27 gradi), la
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velocità sarà di 35-40 Km/h. In nessun caso è possibile rallentare ulteriormente (cioè
superare i 27 gradi di incidenza); indipendentemente dalla velocità di volo, lo stallo ci
attende, sicuro come poche altre cose al mondo. Ecco perchè si afferma che,
aumentando il carico alare aumenta la velocità di stallo.
MASSIMA EFFICIENZA
Supponiamo che la nostra ala ideale (che non flette) abbia un'efficenza massima di 8:1;
questo significa che, volando con un angolo di incidenza opportuno (ad esempio 16
gradi), è possibile, in aria calma, avanzare di 8 metri per ogni metro di quota perduto.
Come vedete non abbiamo parlato di velocità, proprio perchè quest'ultima dipende dal
carico alare: tenendo costante l'angolo a 16 gradi, con il minimo carico la velocità sarà di
38 Km/h, mentre a carico massimo la velocità potrà essere di 45-48 Km/h. In entrambi i
casi, però, l'angolo di incidenza (16 gradi) e la massima efficienza (8:1) non cambiano.
Ecco perchè si afferma che, aumentando il carico alare, aumenta la velocità di
massima efficienza, ma non l'efficienza massima ottenibile.
Sarà ora più chiaro il motivo per cui non è molto corretto parlare di "velocità di stallo" o
di "velocità di massima efficienza": il valore esatto di tali (e delle altre) velocità dipende
dal carico. Molto più esatto è il riferirsi a qualcosa che rimane costante,
indipendentemente dal carico, e cioè all'angolo di incidenza!
AUMENTO "TEMPORANEO"
Un discorso differente deve essere compiuto per le variazioni temporanee del carico
alare che conseguono a manovre particolari. Quando un ala vola in volo planato
uniforme e trasportando un carico "normale" (cioè compreso nei carichi indicati dal
progettista), si dice che essa sta volando ad 1G. In altri termini, la forza peso che grava
sulle ali e sulla struttura è soltanto quella dovuta alla forza di gravità (da cui G, appunto).
Immaginiamo ora che il nostro pilota compia una ripida picchiata e, subito dopo, una
cabrata, graduale ma decisa. Esso compirà una traiettoria circolare, su un piano verticale.
Ebbene, per qualche istante il nostro pilota è sottoposto anche ad una forza centrifuga,
che si somma a quella di gravità. Il suo peso apparente dunque aumenta, e può perfino
raddoppiare o triplicare, giungendo a 2 o 3 G (due o tre volte il peso dovuto alla forza di
gravità). Per questo, in alcune manovre "spericolate" (ad esempio nelle spirali strette o
nei wing-over), il pilota sente il proprio corpo "schiacciato" contro l'imbrago. Se potesse
"pesarsi" in quel momento scoprirebbe valori di 150-250 Kg, ed anche di più. E' dunque
evidente che un'ala idonea al trasporto di 100 Kg di carico deve poter comunque resistere
agli aumenti di peso apparente che un volo può comportare. Ecco quindi che, i
costruttori, parlano di G: un'ala certificata per sopportare 6 G può dunque sopportare 6
volte il peso massimo trasportabile. 6 G sono in genere più che sufficienti nel Volo
Libero, dal momento che l'uomo, senza strumenti particolari e senza allenamenti
specifici, sopporta con difficoltà accelerazioni di 4 G e, a 5 G, perde conoscenza. Un
aumento di peso apparente, come vedremo, si verifica anche durante la virata, e tale
aumento è proporzionale alla velocità ed alla inclinazione (maggiore velocità e maggiore
inclinazione=maggiore aumento di G).
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Capitolo 3 - APPUNTI DI AERODINAMICA
Due parole sul manuale
LA VIRATA COORDINATA
L'organizzazione
Elementi legislativi
Appunti di aerodinamica
Più ancora che nel volo rettilineo, in virata
diventano notevoli le differenze di
Considerazioni generali
comportamento tra le ali leggere
L'ala teorica
(deltaplani e parapendio) ed i più
L'angolo di incidenza
tradizionali velivoli (alianti ed aerei);
La forza aerodinamica
tuttavia, anche in questo caso, solo una
Le formule e i diagrammi
buona conoscenza delle regole generali
Stallo
potrà permetterci di comprendere cosa
Carico alare
avviene nei casi particolari rappresentati
dal Volo Libero.
La virata coordinata
Spesso chi è digiuno di volo è portato a
Effetto suolo
pensare che per compiere una virata sia
L'allungamento
sufficiente inclinare l'apparecchio (metterlo
Cenni di meteorologia
in rollio) dalla parte desiderata. In
alternativa (ed altrettanto erroneamente) si
Il volo col deltaplano
può ritenere che le virate possano essere
Il volo col parapendio
controllate, negli aerei, spostando il timone
Paracadute e strumenti
di direzione (quello posto verticalmente
sulla coda). Per rendersi conto di quanto
L'arte del veleggiare
questi concetti, falsamente "intuitivi",
Cenni di fisiologia
siano errati, basta pensare ad un jet
acrobatico che, volando ad elevata velocità
Correzioni e suggerimenti
lungo una traiettoria rettilinea, esegua
Figura 3-21. Il semplice rollio non determina una virata: è
necessario anche cabrare.
Volate a volandia
improvvisamente un giro completo attorno
alla sua fusoliera (un rollio di 360 gradi)
senza deviare di un metro la sua traiettoria. Evidentemente il rollio da solo non
determina una virata.
In realtà, l'unico modo per ottenere una traiettoria curvilinea è quello di cabrare (con la
notevole eccezione costituita dal parapendio): immaginiamo una ripida picchiata, durante
la quale il nostro velivolo acquista una notevole velocità; se il pilota cabra
progressivamente, la sua traiettoria, vista di fianco, diviene curviliniea e l'ala tende a
risalire verso l'alto. Piloti esperti, al comando di apparecchi idonei (alianti od aerei
acrobatici), sono in grado di compiere un giro della morte (il famoso looping che, nei
casi meglio riusciti, è un cerchio perfetto!). Quindi, cabrando durante un volo rettilineo,
si ottiene una curva diretta verso l'alto.
Per ottenere una curva verso destra si dovrà allora:
1. disporre in un certo margine di velocità (la virata richiede maggiore velocità
rispetto al volo rettilineo);
2. mettere l'ala in rollio verso destra;
3. cabrare
Dopo questa prima "spiegazione empirica", entriamo in maggior dettaglio nei "segreti"
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della virata coordinata.
EQUILIBRIO DELLE FORZE
DURANTE LA VIRATA
In una virata coordinata le due operazioni (rollio e cabrata) non sono in successione, ma
vengono attuate pressochè contemporaneamente. Tuttavia, per semplicità, nella
descrizione che segue, immaginiamo di poter spezzare le diverse fasi della virata in
momenti successivi, ed esaminiamo cosa accade alle forze in gioco, momento per
momento.
PRESA DI VELOCITÀ (IN VOLO RETTILINEO
UNIFORME)
Le ragioni che richiedono una certa
riserva di velocità prima di entrare in
virata sono numerose, e giocano ruoli
differenti nei diversi velivoli.
1. In virata l'ala interna vola più
lentamente e ad un maggior angolo di
incidenza rispetto a quella esterna (e
dunque più lentamente della velocità
media dell'apparecchio): una riserva di
velocità servirà a garantire (specie sui
velivoli lenti) che anche l'ala interna resti
al di sopra della velocità minima di
sostentamento (o, se preferite, che
l'angolo di incidenza resti inferiore a
quello di stallo).
2. Durante la virata si determina, come
vedremo, un aumento del peso
apparente (dovuto al generarsi della
forza centrifuga). Il maggior carico alare
determina un aumento di tutte le
velocità, compresa quella minima di
sostentamento, ed è quindi
indispensabile premunirsi di un po' di
velocità in più.
3. Alle basse velocità gli apparecchi
rispondono più lentamente (con un
maggior tempo di latenza); una presa di
velocità renderà più semplice e più
controllabile la messa in rollio
dell'apparecchio stesso.
Dal momento che esiste una
Figura 3-22. La cabrata ha l'effetto di riequilibrare le forze
proporzionalità tra raggio di virata,
impedendo la scivolata d'ala.
inclinazione dell'apparecchio e velocità
necessaria, diventa possibile stabilire
queste (forse troppo semplici) regole:
desiderando compiere una virata ampia, non sarà necessario inclinare troppo l'ala,
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nè acquisire una forte riserva di velocità;
desiderando compiere una virata stretta, si dovrà inclinare notevolmente
l'apparecchio e la riserva di velocità (da acquisire prima del rollio) dovrà essere
sostanziosa.
Torniamo ora al nostro velivolo (che ha già acquisito la velocità necessaria per la
successiva virata) esaminandolo da dietro. Ritroviamo, paro paro, le due forze
fondamentali (forza aerodinamica e forza peso), allineate e contrapposte. Pensiamo ora
alle loro componenti: quelle verticali (portanza e peso apparente) coincidono
perfettamente (in questa prospettiva) con la portanza e con il peso, mentre non siamo più
in grado di distinguere le componenti "orizzontali" (resistenza e spinta) che, per fortuna,
non ci interessano gran che in questa fase.
ROLLIO
Quando l'apparecchio si inclina, la portanza (che è sempre perpendicolare ai piani alari)
si inclina anch'essa. Il peso invece no: esso è sempre rivolto verso il basso, rispondendo
al richiamo di madre Terra.
Le forze non sono più equilibrate e, scomponendo la portanza secondo due assi, uno
verticale ed uno orizzontale, ci accorgiamo che:
1. la componente verticale della portanza (inferiore rispetto alla portanza stessa)
non basta più a controbilanciare esattamente il peso; l'apparecchio tenderà
quindi a scendere maggiormente;
2. esiste una forza, diretta verso l'interno della virata, che non è in alcun modo
controbilanciata: si tratta della forza centripeta (=verso il centro) che
determinerà uno spostamento dell'apparecchio, appunto verso il centro.
Quindi, per effetto di tale sbilanciamento, l'apparecchio posto in rollio, tende a "cadere"
verso il basso e verso l'interno: in altri termini si è generata una scivolata d'ala!
CABRATA IN VIRATA
Vediamo ora cosa accade se, oltre a porre l'ala in rollio, eseguiamo una cabrata:
la traiettoria, come abbiamo visto prima, diviene circolare, e si genera dunque
una forza che è sempre presente in questo tipo di movimento: la forza centrifuga
(=che fugge dal centro). La forza centrifuga ha, sul peso, due effetti: determina
un aumento del peso apparente (freccia più lunga) e, soprattutto, lo riallinea
alla portanza;
il peso, una volta "riallineato", può essere anch'esso scomposto in due forze, una
diretta verso il basso (componente verticale del peso) ed una verso l'esterno
(chiamata semplicemente forza centrifuga);
la cabrata stessa (che è un aumento dell'angolo di incidenza) determina un
aumento di portanza che compensa esattamente l'aumento di peso apparente.
Le quattro forze appena considerate si bilanciano a due a due: la componente verticale
della portanza è ora sufficiente a controbilanciare il peso reale, mentre la neonata forza
centrifuga controbilancia la forza centripeta.
Il magico risultato è una virata coordinata, senza scivolate, che genera l'impressione di
essere "appesi" al cerchio che l'ala disegna nel cielo; se la virata è accentuata diventerà
ben percepibile anche l'aumento di peso apparente e potremo sentirci maggiormente
"incollati al sellino", o meglio all'imbrago.
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PRESA DI VELOCITÀ PER IL RIENTRO DALLA
VIRATA
Ma come, penserà qualcuno, se per iniziare una virata bisogna accelerare, per uscirne si
dovrà rallentare, o no? No!
Non dimentichiamo, infatti, che dopo la presa di velocità, abbiamo anche effettuato una
cabrata (aumento dell'angolo di incidenza) e quindi, un ritorno alla orizzontalità con un
angolo di incidenza troppo elevato, potrebbe farci trovare di colpo in pieno stallo: è
dunque indispensabile picchiare leggermente per tornare ad un angolo di incidenza
compatibile con il volo rettilineo uniforme.
Inoltre, anche in questo caso, la velocità si traduce in una maggiore maneggevolezza, che
renderà più semplice ripristinare l'orizzontalità dell'apparecchio.
ERRORI IN VIRATA E LORO RECUPERO
Rimandando ai rispettivi capitoli la trattazione specifica del recupero degli errori in
deltaplano o in parapendio, limitiamoci per ora a comprendere le cause aerodinamiche
delle due situazioni che si verificano: la scivolata d'ala e lo stallo d'ala.
SCIVOLATA D'ALA
Della scivolata d'ala e delle cause che la determinano abbiamo già parlato: si tratta di un
rollio non sufficientemente "compensato" dall'aumento di incidenza (insufficiente
cabrata in rollio). Essa è determinata da due forze (forza centripeta e prevalenza della
forza peso) che, non essendo controbilanciate, determinano una "caduta" dell'ala verso il
basso ed all'interno. Il recupero, almeno teoricamente, è semplice: cabrare!
STALLO D'ALA
Al contrario, se la cabrata in virata è eccessiva (oppure se non disponevamo di una
riserva sufficiente di velocità prima di iniziare il rollio) accade che l'ala interna entra in
stallo, mentre quella esterna continua a volare. Lo stallo d'ala, drammaticamente noto ai
piloti con il nome di "vite", è una condizione che si automantiene: l'ala che vola,
rimasta la sola a sopportare tutto il peso, è infatti maggiormente caricata ed accelera
ulteriormente, esasperando il movimento rotatorio. D'altro canto tutti i tentativi di
risollevare l'ala stallata non possono avere successo, dal momento che, proprio perchè in
stallo, non risponde ai comandi con variazioni di portanza.
La soluzione è dunque soltanto una: prima rimettere in volo l'ala stallata e solo
successivamente ripristinare l'orizzontalità.
Per fare questo si punta la chiglia dell'apparecchio verso il basso (picchiando) e verso
l'interno (e non l'esterno !) della curva, fino a che l'aria riprende a scorrere su entrambe
le ali (fine della rotazione). Soltanto a questo punto diviene possibile controllare di
nuovo l'apparecchio e fargli fare ciò che desideriamo. È utile sottolineare che qualsiasi
altro tentativo (ad esempio rallentare o virare in senso contrario alla vite) ottiene l'unico
risultato di caricare ulteriormente l'ala che già vola, peggiorando la situazione.
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Capitolo 3 - APPUNTI DI AERODINAMICA
Due parole sul
manuale
EFFETTO SUOLO
L'organizzazione
Elementi
Con questo termine si esprime un fenomeno preciso: il notevole aumento di efficienza che si
legislativi
osserva volando molto vicini al suolo (cosa che ai veleggiatori accade soltanto in decollo e,
Appunti di
soprattutto, in atterraggio).
aerodinamica
Se l'efficienza è data dal rapporto tra portanza e resistenza, due sono le possibilità perchè essa
aumenti: o aumenta la portanza oppure si riduce la resistenza. Ebbene, in prossimità del suolo non
Considerazioni
generali
accade nulla che possa suggerire un aumento di portanza, quindi l'effetto suolo dipende da una
riduzione della resistenza. Effettivamente, in prossimità del suolo, la resistenza indotta (proprio
L'ala teorica
il tipo di resistenza che si fa sentire alle basse velocità) diminuisce drasticamente: questo dipende
L'angolo di
dal fatto che la formazione dei vortici non può avere luogo, in modo completo, proprio per la
incidenza
vicinanza del terreno. In termini pratici, l'effetto suolo, già percepibile a 8-10 mt da terra ed
La forza
evidente a 3-5 mt, allunga la traiettoria di atterraggio, anche di parecchi metri, rispetto a quella
aerodinamica
prevedibile in assenza di tale effetto.
Le formule e i
Per la notevole distanza tra ala e pilota, il parapendio risente solo marginalmente di tale effetto.
diagrammi
Stallo
Carico alare
La virata
coordinata
Effetto suolo
L'allungamento
Cenni di
meteorologia
Il volo col
deltaplano
Figura 3-23. L'effetto suolo "allunga" notevolmente la traiettoria finale durante l'atterraggio
Il volo col
parapendio
Paracadute e
strumenti
L'arte del
veleggiare
Cenni di
fisiologia
Correzioni e
suggerimenti
Volate a volandia
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http:///aerodin/aerodin09.asp [11/06/2001 14.53.41]
Capitolo 3 - APPUNTI DI AERODINAMICA
Due parole sul
manuale
VOLARE LENTISSIMI E
L'organizzazione
Elementi
L'ALLUNGAMENTO
legislativi
Appunti di
Confrontando i primi deltaplani e i primi parapendio con quelli attuali si nota che è andato
aerodinamica
progressivamente crescendo l'allungamento. Perchè?
Considerazioni
Perchè un'ala allungata è più efficiente alle basse velocità rispetto ad un'ala tozza.
generali
Supponiamo di voler costruire un'ala dotata di 20 mq di superficie. Abbiamo, ovviamente, molte
L'ala teorica
possibilità progettuali e consideriamone due agli antipodi (Fig. 3-24):
L'angolo di
un'ala di 5x4 metri (allungamento=5/4=1,25)
incidenza
La forza
un'ala di 1x20 metri (allungamento=20/1=20)
aerodinamica
Queste due ali avranno polari molto differenti (avranno cioè valori di Cp e Cr molto diversi tra
Le formule e i
loro), ma non è detto che una sia senz'altro migliore dell'altra. Limitiamo le nostre considerazioni
diagrammi
alla resistenza offerta all'aria. La resistenza di forma è di gran lunga superiore nell'ala più allungata
Stallo
(che espone al vento una superficie molto maggiore: una "lista" lunga ben 20 metri): questo
Carico alare
significa che tale ala è penalizzata alle alte velocità, quando la resistenza di forma fa sentire
La virata
fortemente il suo effetto.
coordinata
Al contrario la resistenza indotta è molto inferiore nell'ala allungata che offrirà dunque sensibili
Effetto suolo
vantaggi nelle condizioni in cui la resistenza indotta fa sentire i suoi effetti massimi: vale a dire alle
L'allungamento
basse velocità.
In altre parole, progettando un'ala per le basse velocità tenteremo di ridurre la resistenza indotta,
Cenni di
anche a costo di "sovraccaricare" la sua resistenza di forma (i cui effetti dannosi non sentiremo mai
meteorologia
in pieno, poichè l'ala non volerà mai sufficientemente veloce).
Il volo col
Già sappiamo che ridurre la resistenza, a parità di portanza, significa incrementare l'efficienza: è
deltaplano
proprio questo l'obbiettivo dei costruttori di ali (lente) molto allungate.
Il volo col
Una volta capito il trucco si potrebbe esagerare: tenendo buono l'esempio di cui sopra, potremmo
parapendio
costruire un'ala di 200 mt x 10 cm (superficie 20 mq, allungamento=200/0,10=2000). Questo
esempio, volutamente irrealizzabile, è molto utile nel chiarire i limiti di un eccessivo allungamento,
Paracadute e
che sono due: uno strutturale ed uno connesso alla manovrabilità.
strumenti
Il limite strutturale dipende dal fatto che le semiali lunghe trasmettono alla struttura portante le
L'arte del
sollecitazioni ricevute, amplificandole secondo il noto principio delle leve. Una sollecitazione
veleggiare
sull'estremità alare di un apparecchio molto allungato si traduce in uno sforzo strutturale molto
Cenni di
maggiore rispetto a quella di un apparecchio più tozzo.
fisiologia
Il limite di manovrabilità, sempre presente, si manifesta in modo differente a seconda del tipo di
pilotaggio:
Correzioni e
nei deltaplani, che si pilotano a spostamento di peso, aumentare l'allungamento significa
suggerimenti
ridurre, in modo relativo, le possibilità di spostamento del peso del pilota. Se il pilota può
Volate a volandia
spostarsi, al massimo, di 160 cm. significa che ha un'escursione pari al 20% di un'ala con
apertura di 8 metri, ma solo del 5% se l'ala ha apertura di 32;
esasperare l'allungamento significa aumentare la differenza di velocità tra le estremità alari
in virata. Poichè il parapendio è, in assoluto, la "macchina volante" più lenta, è anche quella
che rischia maggiormente di trovarsi, in virata, con un ala "troppo lenta" se non addirittura
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ferma (specie se l'ala è stata progettata in modo da inclinarsi il meno possibile durante una
virata).
Da ultimo una possibile (ma errata) obiezione: come mai gli alianti, molto più veloci di noi, sono
ancora più allungati? Non avrebbero convenienza, data la loro velocità massima (oltre 250 Km/h)
ad avere forme più "tozze"?.
No! Prima dell'avvento del Volo Libero gli alianti erano di gran lunga i velivoli più lenti, e lenti
rimangono, secondo i criteri dell'aerodinamica.
Noi siamo lentissimi. Saremmo quindi noi a doverci "allungare" ancora di più rispetto ad un
aliante, ma i limiti sopra esposti lasciano presagire che, salvo "miracoli progettuali" siano già stati
raggiunti i limiti massimi di allungamento.
Figura 3-24. L'allungamento riduce la resistenza indotta: tale effetto è particolarmente rilevante per gli apparecchi che volano a
basse velocità.
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http:///aerodin/aerodin10.asp (2 of 2) [11/06/2001 14.53.52]
Capitolo 4 - CENNI DI METEOROLOGIA
Due parole sul manuale
L'organizzazione
L'atmosfera che circonda la terra è un'enorme massa di gas, sempre in movimento, dai
capricci della quale dipendono cose importanti come inondazioni o siccità, ma anche
Elementi legislativi
cose più "banali" come un'altra domenica di pioggia oppure uno stupendo giorno di volo.
Appunti di aerodinamica
Cenni di meteorologia
La meteorologia osserva e studia queste masse gassose con lo scopo di comprenderne i
meccanismi e di prevederne le evoluzioni.
Considerazioni generali
Più precisamente è possibile distinguere quattro "discipline", fortemente connesse, che si
La terra ed i gradienti
occupano di argomenti differenti.
La trasformazione adiabatica
Quanto sale la bolla?
La meteorologia vera e propria, che studia i movimenti delle grandi masse, è quella più
Le ascendenze
nota: effettua previsioni a livello mondiale o continentale, può dirci molto
I gradienti di vento ed il
sull'evoluzione generale del tempo, ma poco o nulla su ciò che accade in singole località.
wind-share
Più interessante, per noi, è l'aerologia, che si occupa di masse d'aria più piccole (fino a
I cumuli e le altre nubi
qualche chilometro) e ne studia il comportamento in condizioni particolari (interazioni
I grandi venti
tra vento e rilievi, formazione dei singoli cumuli, eccetera).
Direzione ed intensità dei
venti
Scendendo ancora incontriamo la microclimatologia, che studia gli strati più bassi
Elementi di previsione del
dell'aria (fino a qualche decina di metri dal suolo): come vedremo è la microclimatologia
tempo
che ci spiega come e perchè si formano e si distaccano le termiche, come mai esistono le
brezze di valle e di mare, e così via.
Il volo col deltaplano
Il volo col parapendio
Infine, cambiando registro, esiste la climatologia, che si riferisce invece a regioni o
nazioni specifiche delle quali studia le particolarità tipiche delle zone considerate. È
Paracadute e strumenti
molto importante anticipare che, per il vololiberista, esistono (almeno) due differenti
L'arte del veleggiare
ragioni per studiare la meteorologia globalmente intesa: sicurezza e praticità.
Cenni di fisiologia
Correzioni e suggerimenti
SICUREZZA
Volate a volandia
La prima è connessa con la sicurezza del volo e con la sopravvivenza stessa del pilota.
Come abbiamo già visto, infatti, le ali da Volo Libero hanno raggiunto un grado di
sicurezza strutturale più che soddisfacente per l'impiego cui sono destinate. Non
possono, però, essere considerate "sicure in assoluto" (nemmeno un Boeing in un forte
temporale lo è). Consentono invece di volare in un ambito preciso e definito di
condizioni meteorologiche e aereologiche, che bisogna pertanto conoscere bene.
Anticipiamo subito quali condizioni non sono compatibili con il Volo Libero:
@PALLINO = venti (sinottici o locali) superiori alla velocità di massima
efficienza dell'ala;
@PALLINO = forti turbolenze e disordinati moti verticali (rotori, zone di
sottovento, cascate d'aria dei ghiacciai, eccetera);
@PALLINO = pericolo di degenerazione temporalesca (cumuli ad elevato
sviluppo verticale, cumulo-nembi in formazione od in vista, arrivo di
perturbazioni veloci).
http:///meteo/meteo01.asp (1 of 6) [11/06/2001 14.53.57]
PRATICITÀ
La seconda ragione per studiare la meteorologia, invece, è connessa con aspetti di
praticità: è un peccato preparare un bel volo e recarsi al decollo per poi accorgersi che le
possibilità sono scarse o inesistenti. Si tratta dunque della capacità di prevedere il
tempo: da questo punto di vista la meteorologia può dirci molto, ma non tutto; in
particolari momenti il nostro ambiente è ancora imprevedibile, ed in larga misura
imprevisto; tuttavia, armati delle poche nozioni esposte qui di seguito, leggendo spesso
le cartine bariche ed osservando l'evoluzione delle giornate, chiunque può conoscere
meglio le condizioni meteo della sua zona e ridurre notevolmente il numero di "errori" di
valutazione (in altre parole ci si può costruire una certa reputazione agli occhi del vicino
di casa medio).
CONCETTI UTILIZZATI NEL
CAPITOLO
Come già facemmo per l'aerodinamica, anche per lo
studio della meteorologia dobbiamo acquisire una serie
di definizioni e di termini prima di poter entrare nel
"vivo" della materia.
PRESSIONE
L'abbiamo conosciuta in aerodinamica e diremo solo
che quella atmosferica ha un valore medio di 760 mm
di Mercurio (mm/Hg), quando misurata sul livello del
mare. Nel 1914 si introdusse il millibar (mb): i 760 mm
Hg corrispondono a 1013 mb (per passare dalla prima
alla seconda misura basta applicare un fattore di 4/3).
Più recentemente ha fatto la sua comparsa un'altra (e
speriamo ultima) unità di misura, che ha valore
internazionale: il Pascal (Pa). Siccome si tratta di
un'unità "piccola", viene usato l'ectopascal (hPa) pari a
Figura 4-1. La pressione atmosferica
100 Pascal. Per fortuna 1 ectopascal corrisponde ad 1
esercita il suo effetto su tutte le superfici.
millibar, e le conversioni sono dunque molto semplici.
Lo strumento che misura la pressione è il barometro, il
cui funzionamento è trattato nel capitolo che parla degli strumenti di volo (l'altimetro è
un barometro!).
TEMPERATURA
La temperatura esprime l'energia cinetica delle molecole di un corpo e si manifesta con
le sensazioni di caldo e di freddo note ad ognuno di noi.
Consideriamo un pezzo di ferro. Esso, contrariamente alle apparenze, è formato da
numerosissimi "pezzettini" in continua agitazione. La temperatura misura proprio questa
agitazione. Immaginiamo che i "pezzettini" siano assolutamente immobili: la
temperatura sarà un bello zero assoluto (pari a circa -273 gradi centigradi); questa
temperatura, per noi impossibile anche da immaginare, è molto più diffusa di quanto si
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pensi: negli enormi spazi interstellari fa, infatti, piuttosto freddo.
Noi terrestri, che riceviamo calore sia dal sole che dal centro della terra, siamo abituati a
temperature ben superiori e preferiamo utilizzare una scala diversa da quella assoluta: la
scala Celsius, che misura la temperatura in gradi centigradi.
Arbitrariamente abbiamo stabilito che, la particolare temperatura alla quale l'acqua gela
vale 0 gradi centigradi (0° C), mentre quella alla quale la stessa acqua entra in
ebollizione vale 100° C.
Come già visto per la pressione, anche per la temperatura si può parlare allora di valori
negativi (inferiori a 0° C) o positivi (superiori a 0° C).
Anche se, dalla scoperta del fuoco, siamo diventati dei maestri nel trasferire calore
(scaldare corpi freddi, raffreddare corpi caldi), non tutti sanno con precisione in quali
modi differenti (ben 4) il calore può trasferirsi da una zona all'altra o da un corpo
all'altro.
LE 4 MODALITÀ DI TRASMISSIONE DEL CALORE
Radiazione o irraggiamento
Si tratta del trasferimento di
calore per mezzo di raggi
ondulatori, in particolare
ricordiamo che sono i raggi
infrarossi quelli responsabili
degli effetti termici della luce
solare. La terra viene riscaldata
dal sole per irraggiamento.
Conduzione
È il trasferimento di calore per
contatto diretto tra corpo caldo e
corpo freddo. La carne nella
padella si scalda per conduzione,
ma anche l'aria che giace,
immobile, su una superficie più
calda (campo arato) acquista
calore per conduzione.
Convezione
È il trasferimento di calore per
mezzo di correnti verticali. In
una pentola d'acqua gli strati bassi
si scaldano per conduzione
(contatto con il fondo della
pentola); a questo punto iniziano a
salire e scaldano, mischiandosi ad
essi, gli strati alti; questa è la
convezione (è evidente che il
trasporto di calore per convezione
può essere effettuato solo da
fluidi, siano essi liquidi o gassosi,
ma non da solidi).
In una giornata con intensa attività
termica, gli strati di aria al di
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sopra dei 20-30 metri dal suolo si
scaldano per convezione.
Avvezione
È concettualmente simile alla
convezione, ma si verifica in
orizzontale anzichè in verticale.
Se nella convezione il trasporto
del calore avviene perchè gli strati
Figura 4-2. Le quattro modalità di trasmissione del calore.
più caldi tendono a salire,
l'avvezione necessita di una forza laterale che sposti le masse d'aria a diversa
temperatura. Tale forza è il vento, che può quindi trasferire calore da una parte all'altra
della superficie terrestre.
Lo strumento che misura la temperatura è il termometro, che sfrutta la proprietà che le
sostanze hanno di dilatarsi con il calore e di contrarsi con il freddo.
"LEGAMI" TRA PRESSIONE E
TEMPERATURA
Lo studio della fisica dei gas ha dimostrato che queste due grandezze sono strettamente
interdipendenti: comprimendo un gas questo si scalda, mentre alleggerendo la pressione
(dilatandolo) si raffredda. Pensiamo alla pompa per biciclette, nella quale avvengono
successive compressioni (ad ogni pompata): l'aria si scalda e scalda la pompa (come sa
chiunque abbia mai gonfiato in questo modo una gomma).
Naturalmente vale anche il contrario: riscaldando un gas aumenta la sua pressione e
raffreddandolo questa diminuisce.
Questo semplice rapporto è fondamentale per la comprensione dei fenomeni termici, in
aerologia.
UMIDITÀ (dell'aria)
L'acqua, come sappiamo, esiste in tre stati: solido (il ghiaccio), liquido (l'acqua appunto)
e gassoso (il vapore acqueo). Vale forse la pena di sottolineare che il vapore acqueo è un
gas trasparente e, per tale motivo, invisibile; le nubi, dunque, non sono fatte di vapore
acqueo: erano vapore acqueo, ma sono diventate acqua o ghiaccio (sottoforma di
minuscole goccioline sospese) e sono quindi diventate visibili.
L'aria che ci circonda contiene sempre, sia pur in misura maggiore o minore, del vapore
acqueo; infatti, se il passaggio tra acqua e ghiaccio (congelamento) avviene soltanto a
temperature molto prossime allo zero, il passaggio tra acqua e vapore acqueo
(evaporazione) avviene a tutte le temperature (i panni stesi si asciugano senza
bollire!).
L'umidità dell'aria indica proprio la quantità di acqua, sotto forma di vapore acqueo,
che è contenuta nell'aria in un dato momento.
La capacità dell'aria di "contenere" vapore acqueo non è però costante, ma varia con la
temperatura (a dire il vero varia anche con la pressione, ma per il momento possiamo
ignorare questo fatto): l'aria calda riesce a contenere più vapore acqueo di quella
fredda. Cosa succede comunque quando l'aria, ormai troppo "piena" di vapore acqueo
(si dice satura), non riesce a "contenerne" dell'altro? Succede che il vapore acqueo di
troppo condensa, tornando acqua.
Proprio per il fatto che l'aria è in grado di contenere quantità anche molto diverse di
vapore acqueo si utilizzano due parametri (anzichè uno solo) per misurare l'umidità: si
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parla, infatti, di umidità assoluta e di umidità relativa.
UMIDITÀ ASSOLUTA
È semplicemente la quantità totale di acqua (espressa in grammi) contenuta in una
unità di aria (ad es. un metrocubo); è una definizione facile da comprendere ma,
purtroppo, è meno utile di quella, più complessa, che segue.
UMIDITÀ RELATIVA
Per noi più importante, ci dice quanta
acqua è contenuta in una massa d'aria,
esprimendola come percentuale rispetto
al massimo contenibile da quella stessa
aria alla stessa temperatura.
Come al solito serviamoci di un esempio:
in una bottiglia piena di acqua per metà e
chiusa con un tappo, l'acqua tende ad
evaporare (cioè a trasformarsi in vapore
acqueo ed a passare nell'aria sovrastante)
e continua a farlo fino ad aver esaurito le
capacità dell'aria di contenere ulteriore
vapore acqueo. Dopo un po' di tempo,
Figura 4-3. L'umidità relativa varia al variare della
dunque, l'aria nella bottiglia diviene
temperatura.
satura: la sua umidità relativa è dunque
del 100% (l'aria contiene tutto il vapore
acqueo che è in grado di contenere a quella temperatura).
Durante questo processo, tuttavia, c'è sicuramente stato un momento nel quale l'aria
conteneva esattamente la metà del vapore acqueo in grado di saturarla.
A quel punto l'umidità relativa dell'aria nella bottiglia era del 50% (l'aria conteneva cioè
la metà del vapore acqueo che poteva contenere a quella temperatura).
Bene, ora vediamo la cosa da un secondo punto di vista. Immaginiamo di avere, nella
solita bottiglia, soltanto aria con umidità relativa del 50% e che la temperatura della
bottiglia (e dell'aria) sia di 30 gradi. Dal momento che non c'è altra acqua disponibile
l'umidità relativa non varia, a patto che non si cambi la temperatura.
Se invece abbassiamo la temperatura si abbasserà anche la capacità dell'aria di contenere
vapore acqueo: il vapore acqueo già presente costituisce ora una percentuale maggiore
rispetto a quella realmente contenibile; il risultato del nostro abbassamento di
temperatura è un aumento dell'umidità relativa (Fig. 4-3).
Continuando ad abbassare la temperatura si giunge ad un punto in cui la massima
quantità di vapore acqueo contenibile diventa uguale al vapore acqueo che già c'è (e che
rappresentava inizialmente soltanto il 50%). L'aria, a questo punto, è satura o, se
preferiamo, la sua umidità relativa è giunta al 100%, senza che sia mai stato aggiunto
vapore acqueo dall'esterno.
Per pura curiosità continuiamo ancora ad abbassare la temperatura: l'aria "non ce la fa
più" nemmeno a contenere il vapore acqueo già presente, ed una parte di questo
condensa, tornando acqua e diventando visibile (velo opaco sul vetro, goccioline).
Da quanto detto dovrebbe essere chiaro che, data una massa d'aria contenente una certa
quantità di vapore acqueo, è sempre possibile trovare una temperatura (per quanto
bassa) alla quale una parte del vapore acqueo condensa.
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Tale temperatura viene detta temperatura del punto di rugiada (o, più semplicemente,
punto di rugiada) ed è caratteristica di una particolare massa d'aria (di cui siano note
temperatura ed umidità relativa).
CALORE LATENTE DI CONDENSAZIONE
Focalizziamo ora la nostra attenzione su due passaggi cruciali: la trasformazione
dell'acqua in vapore acqueo (evaporazione) e il suo contrario, cioè la trasformazione del
vapore acqueo ad acqua (condensazione).
Si tratta di passaggi che comportano sempre scambi di calore; più precisamente:
l'evaporazione sottrae calore all'ambiente, mentre la condensazione lo restituisce.
Un modo (davvero molto artigianale) per conoscere la direzione del vento si fonda
proprio su questo principio: si infila un dito in bocca (per inumidirlo) e poi lo si alza
sopra la testa. Il vento proviene dal lato del dito che sente più freddo. Il metodo funziona
proprio perchè il lato esposto al vento subisce una evaporazione più intensa e, quindi, si
raffredda di più. Fin qui tutto bene, ma dov'è finito quel calore rubato al nostro dito?
Apparentemente è scomparso; esso verrà restituito nel preciso istante in cui (chissà
quando ed in quale parte del mondo) lo stesso vapore acqueo che ora si è formato,
condenserà. Fino a quel momento è una sorta di "cambiale di calore" che il vapore
acqueo deve al mondo.
Questo "calore che non c'è" viene detto calore latente di condensazione, ed è
proporzionale alla quantità assoluta di vapore acqueo presente nell'aria.
MISURAZIONI
Per misurare l'umidità assoluta si fanno passare
quantità note di aria in circuiti chiusi contenenti
sostanze in grado di assorbire il vapore acqueo
(igrometri). L'umidità relativa si misura invece
con lo psicrometro igrometrico, un nome
complicato per uno strumento molto semplice:si
tratta di due normali termometri affiancati; uno
dei due bulbi viene ricoperto con garza bagnata e
l'acqua evaporerà in misura maggiore o minore a
seconda della umidità relativa presente.
Evaporando sottrarrà calore al bulbo e quindi ad
uno dei due termometri: se i due termometri
segnano identiche temperature significa che non
c'è stata evaporazione e quindi l'aria circostante è
già satura (umidità relativa 100%); in caso
contrario la temperatura indicata dal termometro
Figura 4-4. Funzionamento dello psicrometro
con il bulbo bagnato sarà tanto più bassa quanto
igrometrico (la lettura dell'umidità relativa viene
minore è l'umidità relativa presente.
effettuata su apposite tabelle).
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Capitolo 4 - CENNI DI METEOROLOGIA
Due parole sul manuale
LA TERRA ED I GRADIENTI
L'organizzazione
Elementi legislativi
CHE CI CIRCONDANO
Appunti di aerodinamica
Cenni di meteorologia
Considerazioni generali
La terra ed i gradienti
La Terra è una sfera, un poco schiacciata ai
La trasformazione adiabatica
poli, il cui asse è lievemente inclinato:
Quanto sale la bolla?
questa inclinazione da luogo all'alternarsi
Le ascendenze
delle stagioni.
I gradienti di vento ed il
wind-share
La Terra viene convenzionalmente
I cumuli e le altre nubi
suddivisa da linee immaginarie tracciate
sulla sua superficie: i meridiani ed i
I grandi venti
paralleli.
Direzione ed intensità dei
venti
Meridiani
Elementi di previsione del
Sono cerchi di uguale diametro passanti
tempo
per i due poli. Hanno una stretta relazione
Il volo col deltaplano
con i fusi orari ed il meridiano di
riferimento è quello passante per la
Il volo col parapendio
stazione meteorologica di Greenwich. I
Paracadute e strumenti
Figura 4-5. Meridiani e paralleli.
meridiani determinano la longitudine.
L'arte del veleggiare
Cenni di fisiologia
Paralleli
Sono cerchi paralleli (appunto) tra loro, ma di differente diametro. Il parallelo
Correzioni e suggerimenti
fondamentale (0) corrisponde all'equatore terrestre. I paralleli determinano la latitudine.
Volate a volandia
L'Italia risulta compresa tra il 7° (ovest di Torino) ed il 18° meridiano (a est di Lecce) e
tra il 47° (Trentino Alto Adige) ed il 37° parallelo (Pantelleria).
I GRADIENTI
Il pilota di Volo Libero incontra spesso gradienti di ogni tipo e vale quindi la pena di
chiarirsi bene le idee sul significato di questa parola. Gradiente (letteralmente,
"avanzante") significa "che cambia in modo graduale" e, anzi, indica con precisione di
quanto (qualcosa) cambia in modo graduale.
Il passaggio tra la casella bianca e quella nera in una scacchiera non segue un gradiente
(il passaggio è netto e non graduale) mentre l'intensità della luce, all'alba, cresce secondo
un gradiente definito (una certa luminosità in più per ogni minuto che passa).
È dunque evidente che il termine gradiente non può essere utilizzato da solo, ma deve
essere accompagnato da qualche altro termine che ci spieghi che cosa "varia in modo
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graduale".
Si potrà allora parlare di gradienti di vento, di temperatura, di pressione, di luce, di
colore, di suono e chi più ne ha più ne metta.
Il pilota di Volo Libero deve conoscerne molto bene alcuni e, più precisamente: il
gradiente termico, il gradiente pressorio (o barico) ed i gradienti adiabatici, illustrati qui
di seguito, nonchè il gradiente di vento, di cui parleremo più avanti.
GRADIENTE TERMICO
La terra riceve calore dal sole, i cui
raggi attraversano l'atmosfera e
riscaldano il suolo (lo riscaldano per
irradiazione); il suolo, a sua volta,
riscalda l'aria che vi poggia sopra (per
conduzione); questa aria più calda
sale e porta il suo calore agli strati più
alti (che si scaldano quindi per
convezione).
Ecco perchè, nell'atmosfera terrestre,
esiste un gradiente termico verticale:
l'aria è più calda negli strati bassi ed è
via via più fredda negli strati più alti.
Anche se la diminuzione di
temperatura varia da zona a zona e di
giorno in giorno, si può affermare
che, nelle zone temperate, la
diminuzione media osservata è di
0,65° C ogni 100 metri.
Figura 4-6. Formazione del gradiente termico verticale
Questo (0,65°C/100m) è dunque il
dell'atmosfera.
valore medio (e teorico) del
gradiente termico verticale.
GRADIENTE PRESSORIO (BARICO)
La pressione sulla superficie della terra è data dalla colonna d'aria che ci sovrasta; poichè
man mano che ci si allontana dalla superficie resta sempre meno aria che "pesa" su di
noi, è logico attendersi che la pressione diminuisca con la quota (ci venga scusata dai
fisici la notevole semplificazione).
Il gradiente barico verticale, vicino a terra, è pari a circa 10 millibar ogni 90 metri,
ma tende a diminuire man mano che si sale.
ATMOSFERA STANDARD
Siamo quindi riusciti ad identificare una atmosfera standard delle zone temperate (45°
parallelo) che, al livello del mare, ha una temperatura di 15°C ed una pressione di 1013.2
mb (o, per i più aggiornati, hPa). Salendo attraverso questa atmosfera teorica
incontreremmo i valori di pressione e temperatura riportati in figura 4-7.
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Figura 4-7. Gradiente termico e gradiente barico (pressorio)
medi nei primi 4.000 metri di altezza s.l.m.
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Capitolo 4 - CENNI DI METEOROLOGIA
Due parole sul
manuale
LA TRASFORMAZIONE
L'organizzazione
Elementi legislativi
ADIABATICA
Appunti di
aerodinamica
Senza farci spaventare dai termini "tecnici" (per quanto ostili possano sembrare) cerchiamo di
Cenni di
capire bene anche questo fenomeno che è alla base delle ascendenze termiche, vera manna e
meteorologia
benedizione del volo veleggiato.
Considerazioni
generali
Abbiamo visto che una massa di gas (che sarà utile considerare come una bolla) può
La terra ed i gradienti
comprimersi (aumento di pressione) o dilatarsi (diminuzione di pressione), modificando di
La trasformazione
conseguenza la sua temperatura, in una parola può andare incontro a trasformazioni del suo
adiabatica
stato.
Quanto sale la bolla?
Le ascendenze
Si è poi scoperto che le masse d'aria nella atmosfera subiscono queste trasformazioni senza
importanti scambi di calore con l'aria circostante; tali masse si trasformano, dunque, in
I gradienti di vento
ed il wind-share
maniera adiabatica, dal greco adiabathos = "impenetrabile" (nel nostro caso al calore).
I cumuli e le altre
nubi
Perchè abbia inizio una trasformazione adiabatica è necessario che si generino, negli strati bassi
dell'atmosfera, differenze di temperatura fra masse d'aria vicine. Questo tipicamente
I grandi venti
avviene quando il sole scalda una zona di terreno più di un altra: l'aria che si trova sulla zona
Direzione ed
più calda si scalda e, soprattutto, diviene più calda dell'aria circostante.
intensità dei venti
Elementi di
previsione del tempo
GRADIENTE ADIABATICO SECCO
Il volo col deltaplano
Dal momento che l'aria calda è più leggera di quella fredda, la nostra fortunata massa (che
Il volo col parapendio
prende a questo punto proprio la forma di una bolla) inizia a salire. Salendo però, già lo
Paracadute e strumenti
sappiamo, incontra il gradiente pressorio verticale; dovrà cioè attraversare zone con pressione
L'arte del veleggiare
via via minore. Questa progressiva diminuzione della pressione causa una dilatazione della
bolla d'aria che, di conseguenza, si raffredda sempre più.
Cenni di fisiologia
Correzioni e
Per nostra fortuna il "ritmo di raffreddamento" di una bolla che risale l'atmosfera è costante, e
suggerimenti
vale la pena di impararlo a memoria: l'aria si raffredda di circa 1 grado ogni 100 metri: questo
Volate a volandia
valore è detto gradiente adiabatico secco.
GRADIENTE ADIABATICO SATURO
Immaginiamo ora che la bolla di partenza contenesse del vapore acqueo (facile da immaginare,
visto che l'aria completamente secca non esiste dalle nostre parti); se la sua salita continua a
sufficienza, la bolla (che continua anche a raffreddarsi) giungerà alla sua temperatura del
punto di rugiada (la temperatura di saturazione per quella massa d'aria) e, continuando ancora
la salita (ed il raffreddamento), parte del vapore acqueo contenuto nella bolla condenserà (ecco
perchè i cumuli "segnalano" le ascendenze: ne sono la parte visibile!). Dal punto di rugiada in
su, tuttavia, la condensazione continua e, piaccia o non piaccia, il vapore che si trasforma in
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acqua restituisce quel calore che aveva "rubato" chissà dove nel momento in cui l'acqua si era
trasformata in vapore (l'ormai celebre calore latente di condensazione).
Ricapitolando, dopo l'inizio della condensazione:
la bolla si raffredda perchè, salendo, si espande;
la bolla si riscalda perchè, al suo interno, avviene una condensazione.
Il risultato netto è una bolla che si raffredda meno, cioè perde meno di 1° C ogni 100 mt. Il
gradiente adiabatico saturo varia, infatti, tra 0,5° e 0,8° C ogni 100 mt. A differenza del
gradiente adiabatico secco (sempre costante ed imperturbabile) il valore di quello saturo
dipende dalla quantità di acqua che condensa per unità di tempo; questo, a sua volta, dipende
dalla Umidità Assoluta (visto che a qualcosa serve?) presente nella bolla. Per i nostri esempi
tuttavia un valore vale l'altro e arbitrariamente scegliamo 0,8° C ogni 100 mt.
Figura 4-8. I gradienti adiabatici indicano di quanto una massa d'aria, circondata da aria più fredda, si raffredda mentre sale e
si espande.
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Capitolo 4 - CENNI DI METEOROLOGIA
Due parole sul
manuale
QUANTO SALE LA BOLLA?
L'organizzazione
In linea teorica la nostra bolla, una volta staccatasi dal suolo, continua a salire (e a raffreddarsi)
Elementi
fintantoché la sua temperatura rimane superiore a quella dell'aria circostante (che cala anch'essa).
legislativi
Poi, raggiunta una zona di pari temperatura (zona di equilibrio termico) con l'aria circostante, essa
Appunti di
oscila pigramente in su ed in giù per inerzia, dopo di che si ferma.
aerodinamica
Cenni di
È chiaro quindi che l'altezza effettivamente raggiungibile dalla bolla dipende dalla temperatura
meteorologia
effettiva dell'aria circostante o, meglio, dal suo gradiente verticale reale, detto anche curva di stato,
mentre quello medio planetario, viso prima, non ci serve più a molto.
Considerazioni
generali
La terra ed i
CURVA DI STATO
gradienti
La
Armati di pazienza prenderemo dunque un piccolo
trasformazione
aeroplano, appositamente equipaggiato di
adiabatica
barometro, termometro, psicrometro ecc.. e faremo
Quanto sale
un giretto alle varie quote misurando in particolare
la bolla?
la temperatura (questo servizio viene effettivamente
Le
svolto presso i principali aeroporti di volo a vela, ed
ascendenze
i dati sono disponibili a richiesta). In alternativa
I gradienti di
agli aerei possono essere utilizzate delle sonde, ma
vento ed il
una cosa è chiara: per conoscere la curva di stato in
wind-share
un posto ed in un certo giorno, non c'è altra
I cumuli e le
possibilità che andare e vedere, sia pur per
altre nubi
interposta sonda.
I grandi venti
Direzione ed
Con i dati in mano possiamo riportare le
intensità dei
temperature effettivamente osservate alle differenti
venti
altezze su di un grafico: avremo finalmente
Elementi di
ottenuto la curva di stato (valida ovviamente solo
previsione del
per quel giorno e per quella zona).
tempo
Il volo col
INVERSIONE TERMICA
deltaplano
Il volo col
Come ci è stato più volte ripetuto dagli studiosi
parapendio
dell'"effetto serra", una coltre di nubi può
Figura 4-9. La curva di stato indica come varia la temperatura al
Paracadute e
ritrasmettere verso il basso il calore che era in
variare della quota: si notino le inversioni termiche (sia al suolo
strumenti
che in quota). In base alla curva di stato (rilevata giornalmente) è
procinto di lasciare la terra. Questo significa che, in
L'arte del
possibile individuare le condizioni di equilibrio dell'aria.
una notte limpida e serena, il calore sarà invece
veleggiare
facilitato a lasciare il nostro pianeta. E, infatti, così
è: ampie zone di pianura si raffreddano molto nelle notti di questo tipo e, raffreddandosi, raffreddano
Cenni di
(per conduzione) anche gli strati d'aria più bassi, quelli che "vi appoggiano sopra". Può quindi
fisiologia
http:///meteo/meteo04.asp (1 of 5) [11/06/2001 14.54.07]
Correzioni e
accadere che l'aria, al suolo, sia addirittura più fredda dell'aria a 30-50 mt di quota. Questa
suggerimenti
condizione anomala è detta inversione termica al suolo: per una certa altezza l'aria è più calda man
mano che si sale. Da ciò che abbiamo visto è chiaro che una inversione termica significa
Volate a
l'impossibilità di distacco di bolle o colonne termiche che, appena sollevatesi, incontrerebbero aria
volandia
addirittura più calda, che le ricaccerebbe giù.
Analogamente può accadere che si osservino inversioni termiche in quota: in questo caso il
fenomeno è dovuto, in genere, alla presenza di una ampia zona di alta pressione che "pesa" sull'aria
sottostante, generando un cuscinetto di sovrappressione (e quindi di maggior temperatura). Anche le
inversioni termiche in quota rappresenteano un limite alla possibilità di salita di una massa d'aria per
motivi del tutto simili a quelli visti per le inversioni al suolo.
Nella figura 4-9 è riportata una tipica curva di stato: osserviamo che nei primi 500 mt si ha una
inversione al suolo, poi fino a 1750 mt la temperatura cade di circa 0,8° C ogni 100 mt; tra i 1750 ed
i 2700 mt si osserva una fascia di isotermia (la temperatura non varia); tra 2700 e 3000 mt è presente
una seconda inversione, questa volta in quota, dopo di che l'aria si raffredda molto rapidamente.
STATO DI EQUILIBRIO DELL'ARIA
Diviene a questo punto possibile confrontare la curva di stato (o almeno quei "pezzi" della curva che
si riferiscono alle quote di nostro interesse, in genere da 0 a 3000 mt) con il gradiente adiabatico
secco che già conosciamo (e, in un caso particolare, anche con il gradiente adiabatico saturo).
Il raffronto ci dirà se l'aria è in equilibrio instabile, stabile od indifferente.
EQUILIBRIO INSTABILE
Molto caldo in basso, molto freddo in alto: queste sono le condizioni di equilibrio instabile, le
migliori perchè si generino movimenti ascendenti; dire che in alto l'aria è "molto più fredda" che in
basso, significa affermare che esiste, in quel momento ed in quel posto, un gradiente termico
verticale elevato e comunque, (ciò che più importa) superiore ad 1° C ogni 100 mt. La nostra bolla,
quindi, una volta staccatasi dal suolo, continuerà a salire indefinitamente (infatti se in partenza è di 3°
C superiore all'aria circostante e, salendo, la sua temperatura cala di 1° C ogni 100 mt, mentre la
temperatura dell'aria circostante cala maggiormente, la nostra bolla sarà sempre immersa in aria più
fredda di lei e dunque continuerà la salita).
Si parla quindi di equilibrio instabile quando "la curva di stato mostra un gradiente termico verticale
superiore a quello adiabatico secco (cioè superiore ad 1° C ogni 100 mt)".
EQUILIBRIO STABILE
Aria, al decollo, calda quasi come quella in valle: questa è la condizione di equilibrio stabile, poco
idonea al volo termico.
Ciò si verifica quando la curva di stato mostra che la temperatura dell'aria non diminuisce molto al
salire della quota: è chiaro che la nostra bolla, salendo e raffreddandosi, raggiungerà (più prima che
poi) una zona in cui la sua temperatura diviene pari a quella dell'aria circostante, ed interromperà
quindi il suo moto ascendente.
Nell'esempio riportato in figura 4-10 ciò si verifica ad 1300 mt di altezza, quando sia la bolla che
l'aria circostante hanno una temperatura di 14° C.
Si parla quindi di equilibrio stabile quando la curva di stato mostra un gradiente termico verticale
http:///meteo/meteo04.asp (2 of 5) [11/06/2001 14.54.07]
inferiore a quello adiabatico secco (cioè inferiore ad 1° C ogni 100 mt)".
EQUILIBRIO INDIFFERENTE
Esiste anche il caso in cui la curva di stato mostra un gradiente che è proprio di 1° C ogni 100 mt: in
queste condizioni si parla di aria in condizione di equilibrio indifferente. In teoria, in queste
condizioni, una bolla d'aria che si stacchi dal suolo perchè divenuta di 3° C più calda dell'aria
circostante, continuerà a salire indefinitamente, restando sempre di 3° C più calda.
Figura 4-10. Le possibili condizioni di equilibrio dell'aria, deducibili dal confronto tra curva di stato e gradiente adiabatico secco.
EQUILIBRIO STABILE-INSTABILE
L'aria, come sappiamo, contiene sempre un certo
grado di umidità che, ad una temperatura
sufficentemente bassa, condenserà, restituendo il
calore latente di condensazione.
Se questo avviene (se la temperatura, cioè, si
abbassa al di sotto del punto di rugiada dell'aria di
quel giorno) la bolla in salita si raffredderà più
lentamente, passando dal gradiente adiabatico secco
al gradiente adiabatico saturo.
Si può dunque avere almeno una quarta condizione
di equilibrio: l'equilibrio stabile-instabile.
Immaginiamo che la curva di stato indichi un calo
di temperatura pari a 0,9° C ogni 100 mt. Tale
gradiente è inferiore a quello adiabatico secco
http:///meteo/meteo04.asp (3 of 5) [11/06/2001 14.54.07]
(quindi l'equilibrio è stabile), ma superiore a quello
adiabatico saturo (da 0,5° a 0,8° C ogni 100 mt). In
queste condizioni la bolla staccatasi dal suolo con
3° C in più rispetto all'aria circostante inizia a
salire, ma, perdendo 1° C ogni 100 mt, raggiunge in
breve la zona di parità termica con l'ambiente. Ad
una certa altezza, però, viene raggiunta la
temperatura del punto di rugiada e quindi la bolla,
divenuta satura, condensa diventando visibile (si
forma una nube). Come sappiamo tale
condensazione libera il calore latente di
condensazione, e la bolla continua a salire
perdendo, d'ora in poi, solo 0,5-0,8° C ogni 100 mt
e guadagnando una condizione di instabilità. Il
cumulo che si sviluppa da tale condensazione ha la
base relativamente bassa, ma un'estensione
verticale anche notevole.
UN ESEMPIO REALE
Figura 4-11. Un esempio di curva di stato tratto dalla realtà:
Brianza, 23 aprile 1987.
Esaminiamo ora un caso tratto dalla realtà: il 23
Aprile 1987, alle ore 10,00 a.m., sulla pianura padana è stata osservata la curva di stato riportata in
figura 4-11 (per comodità ci limiteremo ad esaminarne i primi 2800 mt). In quell'occasione è stato
inoltre stabilito che le condizioni di umidità dell'aria erano tali che la condensazione (Umidità relativa
100%) sarebbe avvenuta a 3° C (temperatura del punto di rugiada di quell'aria).
La prima osservazione riguarda l'inversione termica al suolo: perchè si stacchino bolle termiche è
necessario attendere che l'irraggiamento solare elimini l'inversione, oppure che il vento provveda a
sollevare, in modo dinamico (vedi oltre) la massa d'aria nei primi 250 mt. Quando, più avanti nella
giornata, una certa quantità d'aria avrà raggiunto, al suolo, una temperatura superiore a quella dell'aria
circostante (diciamo 18° contro i 15° dell'aria circostante), essa si staccherà, formando una bolla
termica. Questa continuerà a salire, raffreddandosi, secondo la adiabatica secca (1° C ogni 100 mt).
Sappiamo quindi che raggiungerà la temperatura del punto di rugiada (3° C) a 1500 mt: la base di
condensazione dei cumuli sarà dunque a tale altezza (e poichè durante la giornata l'aria tenderà ad
aumentare globalmente di qualche grado, anche la base delle nubi tenderà ad innalzarsi un poco). Se
la nostra bolla fosse assolutamente secca continuerebbe a salire (perdendo sempre 1° C ogni 100 mt)
ed intersecherebbe la curva di stato a circa 1900 mt (punto di equilibrio termico).
Ma, come abbiamo visto, a 1500 mt inizia la condensazione: da questa quota in poi la bolla salirà
secondo la adiabatica satura, perdendo "solo" 0,8° C ogni 100 mt; l'equilibrio termico verrà raggiunto
quindi a 2300 mt, ed a questa altezza si troveranno le sommità dei cumuli.
Tra 2400 e 2600 metri, poi, si nota una "inversione termica in quota", che rappresenta, comunque, un
ulteriore invalicabile ostacolo allo sviluppo verticale delle ascendenze.
CHE CI IMPORTA DELL'ADIABATICA SATURA?
Un'obiezione, non del tutto priva di fondamento, che viene spesso rivolta dagli allievi più attenti è
questa: se il Volo Libero può essere condotto soltanto al di fuori delle nubi, che ci importa
dell'adiabatica satura?. È infatti evidente che quest'ultima, verificandosi soltanto in presenza di
condensazione, caratterizza il comportamento di una massa d'aria esclusivamente all'interno di una
nube, un posto che ci è precluso.
Ebbene (a parte il fatto che nessuno è mai morto di troppo sapere) la conoscenza dell'esistenza
dell'adiabatica satura è preziosa anche a noi vololiberisti perchè è in grado di spiegarci come mai
http:///meteo/meteo04.asp (4 of 5) [11/06/2001 14.54.07]
un'ascendenza, relativamente omogenea e "tranquilla" nelle vicinanze della base della nube può
divenire molto più movimentata e "robusta" quando si raggiunge la quota di condensazione; questo
dovrebbe fornire un ulteriore motivo per stare sempre lontani (almeno 100 mt) dalla base delle nubi.
Inoltre proprio l'energia "imprigionata" nel calore latente di condensazione contribuisce a spiegare le
"condizioni infernali" che si generano all'interno di alcune nubi (cumulo-nembo).
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Capitolo 4 - CENNI DI METEOROLOGIA
Due parole sul
manuale
LE ASCENDENZE
L'organizzazione
Da quanto detto nel capitolo di aerodinamica risulta chiaro che un veleggiatore può volare soltanto
Elementi
seguendo una traiettoria discendente, traendo, proprio dalla perdita di quota, la sua spinta.
legislativi
D'altro canto sappiamo tutti che è possibile guadagnare quota rispetto al decollo, e veleggiare, anche
Appunti di
per ore, salendo e scendendo in continuazione senza mai atterrare.
aerodinamica
Cenni di
Le due nozioni non si contraddicono: il veleggiatore, infatti, non fa altro che planare, ma lo fa in una
meteorologia
massa d'aria che sale di più di quanto lui scenda, l'effetto netto è che il veleggiatore guadagna quota
rispetto al terreno.
Considerazioni
generali
È dunque più che evidente l'interesse dei Vololiberisti per le correnti ascendenti, unico vero motore a
La terra ed i
nostra disposizione durante il volo.
gradienti
La
Ebbene, diciamo subito che una massa d'aria sale solo e soltanto per due ragioni:
trasformazione
quando, per diversi motivi, è più calda rispetto all'aria circostante; questo primo meccanismo,
1.
adiabatica
che comprende la salita delle bolle (appena vista) ed anche i fenomeni di brezza (che vedremo
Quanto sale
fra breve), è detto di ascendenza termica (dovuta cioè a differenze termiche);
la bolla?
2.
quando non può proprio farne a meno perchè, spinta dal vento, deve superare degli ostacoli
Le
larghi ed alti: questo meccanismo è detto di ascendenza dinamica.
ascendenze
I gradienti di
Esaminiamo ora i concetti di base intorno ai quali ruotano i meccanismi che generano le ascendenze,
vento ed il
riservandoci di analizzarle in maggior dettaglio nel capitolo dedicato al veleggiamento.
wind-share
I cumuli e le
altre nubi
ASCENDENZE TERMICHE
I grandi venti
Direzione ed
Abbiamo visto prima le ragioni che inducono una massa d'aria più calda a salire e abbiamo anche
intensità dei
imparato a predire, in base alle condizioni di equilibrio dell'aria, quanto salirà (tanto se l'aria è
venti
instabile, poco o nulla se è stabile).
Elementi di
previsione del
Forti di queste nozioni, teoriche ma indispensabili, caliamoci ora maggiormente nella realtà, cercando
tempo
di capire come accade, nella pratica, che si formino le termiche e come sia possibile sfruttarne
Il volo col
l'energia nel Volo Libero.
deltaplano
Il volo col
STRATO LIMITE TERMICO
parapendio
Paracadute e
Iniziamo col dire che, quando il suolo in una determinata zona è omogeneo, l'aria al di sopra di esso
strumenti
può scaldarsi anche notevolmente senza che si inneschi alcun moto verticale: si forma una specie di
L'arte del
"lago di aria calda", immobile, che prende il nome di strato limite termico; questo giace pigramente,
veleggiare
sino a che qualcosa non interviene per metterlo in movimento. In assenza di vento, se qualcosa turba
Cenni di
il suo stato (come il passaggio di un trattore su un campo arato) si distaccano soltanto alcune "bolle"
fisiologia
isolate (Fig. 4-12).
http:///meteo/meteo05.asp (1 of 6) [11/06/2001 14.54.11]
Correzioni e
Per questo motivo, nelle giornate di grande calma
suggerimenti
(bonaccia), non si hanno movimenti convettivi
interessanti nemmeno se il sole scalda molto
Volate a
intensamente: in assenza di vento è necessario che
volandia
la differenza di temperatura tra una massa d'aria e
l'aria circostante superi i 3 gradi (per la precisione
3,416 gradi- gradiente isosterico) perchè si abbia un
movimento convettivo spontaneo.
PUNTI DI INNESCO
Immaginiamo invece che un vento benefico spinga
lo strato limite termico verso una asperità del
terreno (ad esempio verso il bordo alberato della
zona omogenea): l'aria dovrà sollevarsi per
superare l'ostacolo ma, non appena sollevatasi di
qualche metro, si troverà circondata da aria più
fredda; soltanto a questo punto si innesca il
movimento ascensionale vero e proprio, che ha le
Figura 4-12. Strato limite termico e punti di innesco.
caratteristiche del sollevamento adiabatico studiato
prima.
Non solo, ma l'aria che sale trascina con sè tutta la restante aria calda, dando origine ad una vera e
propria ascendenza termica. Gli alberi del nostro esempio hanno agito da punto di innesco e sopra di
loro si è generata una termica. È chiaro che, volando, cercheremo di individuare tutti i possibili punti
di innesco (che vengono anche detti "trigger-point"); questi coincidono con zone di dislivello
(colline, confini alberati) oppure con zone a differenti temperature (bordi di laghi o fiumi, campi arati
tra prati verdi, ecc.) in modo da poter sfruttare le ascendenze che, speriamo, da questi vengono
innescate.
Le montagne, quando sono investite da un leggero vento prevalente, sono in grado di "raccogliere" le
bolle e le colonne termiche, che vi si adagiano contro e se ne distaccano. Ecco perchè è molto più
semplice trovare e sfruttare una ascendenza termica nel volo di pendio rispetto al volo di pianura.
LE BREZZE
Il secondo tipo di ascendenza termica è generato dalle brezze, fenomeni regolari ed ampiamente
prevedibili che si realizzano nelle valli ed in prossimità di grandi specchi d'acqua (laghi, mare).
Caratteristica comune di tutte le brezze è la ciclicità: esse, infatti, invertono la loro direzione 2 volte
nell'arco delle 24 ore.
BREZZE DI VALLE E DI MONTE
Nel nostro emisfero i pendii montani esposti a sud ricevono più sole (o meglio lo ricevono in modo
più diretto) rispetto alla pianura (e ancora di più rispetto ai pendii esposti a nord). Questo dipende
dal fatto che i raggi solari, inclinati da sud a nord, colpiscono tali pendii in modo perpendicolare o
quasi. L'aria che è "appoggiata" sui pendii tenderà dunque a scaldarsi anch'essa (per conduzione) e,
essendo più calda di quella ad essa circostante, risale il pendio. Nuova aria fredda discende allora in
mezzo alla valle per rimpiazzare questa che è risalita, formando un sistema di circolazione che si
mantiene fino a sera.
Si noti che anche sui pendii soleggiati si forma uno strato limite termico: infatti l'aria che risale,
http:///meteo/meteo05.asp (2 of 6) [11/06/2001 14.54.11]
continuando ad appoggiare sul pendio, continua ad
scaldarsi, alimentando la brezza. Quando lo strato
limite termico raggiunge la cima, se ne distacca (e,
se si tratta di una giornata in equilibrio instabile, dà
luogo ad una termica): le cime delle montagne
agiscono dunque anch'esse come punti di innesco.
Di sera invece accade il contrario; i pendii si
raffreddano prima della vallata: le montagne, che
sporgono nell'atmosfera come enormi radiatori,
dissipano calore per irraggiamento nell'aria
circostante, più fredda.
In queste condizioni l'aria in centro valle, più calda,
tende a salire, richiamando aria più fredda giù dai
pendii e la brezza inverte il proprio senso di marcia.
Sul confine tra terra e mare si verifica qualcosa di
simile a ciò che accade nelle valli; di giorno la
terra si scalda di più rispetto all'acqua (come sa chi
Figura 4-13. Brezza di valle e brezza di monte.
cammina in agosto sulla sabbia rovente di una
spiaggia); l'aria che è a contatto con il suolo diviene
rapidamente più calda rispetto all'aria che giace sul mare.
Si innesca quindi un ampio movimento nel quale l'aria sulla terra sale, richiamando aria dal mare.
Di sera accade il contrario: l'acqua, che durante il giorno ha accolto il calore del sole anche in
profondità, agisce da "serbatoio di calore" ed è più calda della terra (come sa chi ha fatto un bagno
serale o notturno); sarà ora l'aria sovrastante il mare a salire, richiamando aria più fredda dalla
terra.
BREZZE DI MARE (O DI
LAGO)
Sul confine tra terra e mare si verifica qualcosa di
simile a ciò che accade nelle valli; di giorno la
terra si scalda di più rispetto all'acqua (come sa chi
cammina in agosto sulla sabbia rovente di una
spiaggia); l'aria che è a contatto con il suolo diviene
rapidamente più calda rispetto all'aria che giace sul
mare.
Si innesca quindi un ampio movimento nel quale
l'aria sulla terra sale, richiamando aria dal mare.
Di sera accade il contrario: l'acqua, che durante il
giorno ha accolto il calore del sole anche in
profondità, agisce da "serbatoio di calore" ed è più
calda della terra (come sa chi ha fatto un bagno
serale o notturno); sarà ora l'aria sovrastante il
mare a salire, richiamando aria più fredda dalla
terra.
Figura 4-14. Brezza di mare e brezza di terra.
LE ASCENDENZE DINAMICHE
Il secondo importante movimento ascendente delle masse d'aria è quello che si forma, a prescindere
dalla temperatura, quando un vento sufficientemente sostenuto (25-30 Km/h) investe un pendio.
http:///meteo/meteo05.asp (3 of 6) [11/06/2001 14.54.11]
Esso si comporta, in questo caso, in modo molto
simile a ciò che farebbe l'acqua di un fiume spinta
contro un sasso (Fig. 4-15): se può (cioè se
l'ostacolo è sufficientemente stretto) lo aggira
(senza creare ascendenze di rilievo), ma se
l'ostacolo è sufficientemente largo essa è costretta
a risalirlo (in apparente contrasto con la forza di
gravità) fino a cadere dall'altra parte.
Ogni volta che una montagna è investita dal vento,
sarà quindi possibile distinguere:
la zona sopravvento, caratterizzata da
ascendenze larghe e regolari nelle quali, se
il vento non eccede le possibilità del nostro
mezzo, sarà possibile veleggiare con grandi
soddisfazioni;
la zona sottovento, sempre interessata da
fenomeni molto turbolenti di ricaduta, che
Figura 4-15. Un picco isolato non crea ascendenza dinamica, un
sarà assolutamente imperativo evitare!
largo costone invece si
La figura 4-16 illustra l'andamento dell'aria
che incontra ostacoli di diverso profilo. Si
noti che, come è logico attendersi, un profilo
montano perfettamente aerodinamico (a
forma di ala) non dà luogo a turbolenze:
purtroppo non ne esistono molti.
La banda di ascendenza (tratteggiata) e la
linea di maggiore ascendenza (freccia) sono
differenti a seconda che si tratti di un pendio
o di un dirupo: si nota che nel pendio la zona
di ascendenza si estende maggiormente verso
il basso e la linea di maggior ascendenza si
trova spostata verso valle; nel dirupo invece,
a parità di vento, la zona di ascendenza ha
maggiore estensione verticale e la linea di
massima ascendenza è quasi sulla verticale
della cresta.
Inoltre il dirupo dà origine a turbolenze più
grosse e più potenti del pendio (come regola
generale si ricordi che gli spigoli "vivi"
danno luogo a rotori maggiori rispetto ai
bordi arrotondati).
ROTORI
Con il termine rotore si indica un
movimento rotatorio e vorticoso dell'aria
lungo un asse orizzontale. Nelle figure
precedenti se ne possono individuare alcuni.
I rotori si formano ogni volta che una massa
d'aria incontra un oggetto, e se ne
riconoscono due tipi (Fig. 4-17):
http:///meteo/meteo05.asp (4 of 6) [11/06/2001 14.54.11]
i rotori di sottovento, più ampi e potenti,
che si formano dietro all'ostacolo;
Figura 4-16. USe la montagna non ha un profilo "alare", in presenza di
vento si formano rotori (R), sia a valle che a monte della zona di
i rotori di sopravvento, più piccoli, che si
ascendenza.
formano davanti all'ostacolo.
I rotori più grossi in assoluto sono quelli che si generano sottovento a grandi montagne investite da
vento forte; si dovrà ricordare che tali masse rotanti possono staccarsi dalla montagna e ritrovarsi in
pianura anche a molti chilometri di distanza (fino a 50!).
Tuttavia anche con venti che risultano "volabili" con ali veloci (fino a 40 km/h) i rotori che si
formano sottovento sono di tutto rispetto, ed ampiamente in grado di spezzare un deltaplano e di
"aggrovigliare" un parapendio. Vale poi la pena di sottolineare che, in una giornata soleggiata, la
parte ascendente del rotore può fondersi con una termica di sottovento, cioè con un movimento
termoconvettivo dell'aria che si sviluppa nella zona di relativa quiete, posta sottovento (appunto) alla
montagna. La regola aurea di evitare assolutamente i versanti di sottovento durante i voli in dinamica,
ci evita, comunque, la tentazione di "sfruttare" tali termiche, ambite dagli alianti, ma decisamente
troppo "turbolente" per le ali leggere.
Diverso è il discorso per i piccoli rotori di sopravvento: questi si trovano proprio dalla parte del
monte che noi usiamo per il volo e non è raro incapparci. Anche se sono molto più piccoli e meno
"cattivi", possono causare difficoltà anche notevoli se ci colgono vicino al pendio (quando le nostre
capacità di recupero sono minime).
In genere i rotori di sopravvento sono tanto più preoccupanti:
quanto maggiore è la velocità del vento;
quanto più brusche sono le variazioni di pendenza del suolo;
in presenza di grossi spunzoni di roccia dalla forma irregolare.
Un ultimo tipo di rotore che è utile conoscere ed evitare (nei limiti del possibile) è quello generato da
piccoli ostacoli (case, alberi); possiamo incontrare questi rotori soltanto nei due momenti più delicati
del volo, decollo ed atterraggio, e dunque, per quanto modesti, meritano la nostra massima
attenzione.
http:///meteo/meteo05.asp (5 of 6) [11/06/2001 14.54.11]
Figura 4-17. I rotori che si formano sottovento ad una montagna possono staccarsi da essa e ritrovarsi anche a diversi chilometri di
distanza (rotori migratori); sono da evitare anche i piccoli rotori di sopravvento, tanto più forti quanto più angolato è il "raccordo" tra
montagna e pianura.
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Capitolo 4 - CENNI DI METEOROLOGIA
Due parole sul
manuale
I GRADIENTI DI VENTO ED IL
L'organizzazione
WIND-SHARE
Elementi
legislativi
Il Volo Libero si basa su ali molto lente che volano con un basso (si dovrebbe dire bassissimo) carico
Appunti di
alare. Il gradiente di vento ed i wind-share assumono quindi un'importanza notevole nella nostra
aerodinamica
disciplina e quindi meritano una approfondita conoscenza. Le ragioni per studiarli e comprenderli
Cenni di
bene sono due: da un lato ne risulta aumentata la sicurezza in volo, visto che i gradienti ed i
meteorologia
wind-share inducono nell'ala comportamenti "anomali" rispetto alle attese di un pilota che ignora
questi fenomeni; d'altro canto l'osservazione dei migliori veleggiatori del mondo, gli albatros,
Considerazioni
suggerisce che questi animali (anch'essi lenti ed a basso carico alare) siano in grado di sfruttare
generali
l'energia contenuta nei gradienti di vento per compiere centinaia di chilometri a filo d'acqua senza
La terra ed i
mai battere le ali.
gradienti
La
In questo testo ci limiteremo ad analizzare i fenomeni connessi con la sicurezza, suggerendo agli
trasformazione
allievi interessati alle "nuove frontiere" della meteorologia per Volo Libero, l'unico testo esauriente
adiabatica
sull'argomento: "I visitatori del Cielo" di H. Aupetit.
Quanto sale
la bolla?
Il gradiente di vento indica di quanto varia la velocità del vento al variare della quota (gradiente
Le
verticale di vento): in generale, infatti, la velocità del vento è maggiore alle quote superiori e tende a
ascendenze
ridursi a bassa quota, come sà chiunque sia stato in alta montagna durante una giornata ventosa.
I gradienti di
vento ed il
Esistono anche gradienti orizzontali di vento: quando, cioè, la velocità del vento varia da una zona
wind-share
all'altra (pur alla stessa quota), come accade nelle valli strette.
I cumuli e le
altre nubi
I grandi venti
GRADIENTI IN
Direzione ed
intensità dei
QUOTA
venti
Elementi di
previsione del
Immaginiamo una zona di decollo situata a
tempo
metà di un ampio pendio montano (poniamo
a 750 mt. di quota) investita da un vento di
Il volo col
35 Km/h. Davanti a noi e più in basso si
deltaplano
stende la pianura e l'atterraggio
Il volo col
(sufficientemente vicino) non pone problemi
parapendio
di raggiungibilità. Dietro di noi il pendio
Paracadute e
prosegue la sua salita fino ad una cresta,
strumenti
situata a 1.500 mt di altitudine.
L'arte del
veleggiare
Ebbene vi sono altissime probabilità che, a
livello della cresta, il vento sia superiore ai
Cenni di
35 Km/h, misurati in decollo, mentre più in
fisiologia
http:///meteo/meteo06.asp (1 of 4) [11/06/2001 14.54.17]
Correzioni e
basso esso avrà minor velocità. Sfruttare
suggerimenti
l'ascendenza dinamica fino alla cresta
richiede quindi che la nostra ala possa volare
Volate a
in sicurezza, non soltanto con 35 km/h di
volandia
vento, ma anche con i 40 od i 45 Km/h che
potremmo incontrare lassù, consentendoci,
quando lo desideriamo, di allontanarci
sopravvento alla montagna uscendo dalla
zona di ascendenza dinamica per poter
raggiungere l'atterraggio.
GRADIENTI AL
SUOLO
In prossimità del suolo il vento varia la sua
velocità in misura ancora maggiore: nei primi
20-30 metri di altezza non è raro che esso
passi, ad esempio, da 5 km/h (al suolo) fino a
20-25 km/h a 30 metri.
Dal momento che la velocità di volo è
relativa alla massa d'aria (relativa quindi al
vento), pur mantenendo un angolo di
incidenza costante (e quindi una velocità di
volo costante), la nostra velocità al suolo
aumenterà sensibilmente durante la fase
Figura 4-18. Gradienti di vento in quota ed al suolo.
finale di atterraggio proprio per il brusco
ridursi della forza del vento. L'impressione,
atterrando con un forte gradiente, è quella di riceve una "inattesa spinta in avanti" (ed anche in basso)
in prossimità del terreno: l'istintiva reazione di rallentare potrebbe condurci ad una condizione
critica (prestallo) o addirittura essere causa di un pericolosissimo stallo vicino a terra. Ecco perchè,
in atterraggio, la velocità di volo deve essere attentamente controllata (anemometro, posizione della
barra o degli aerofreni, percezione dell'aria sul viso, ecc.) e mantenuta sempre vicina a quella di
massima efficienza (bene al di sopra cioè della velocità minima di volo).
GRADIENTI DI PENDIO
Il pendio non è altro che un "suolo inclinato" e non ci stupirà apprendere che anche sul pendio esiste
un gradiente di vento.
Se tale gradiente è forte può fare sentire i propri effetti su di un'ala in volo imprimendole la fastidiosa
tendenza a virare verso il costone: questo dipende dal fatto che la semiala a valle riceve un vento
relativo maggiore. Il gradiente di pendio, però fornisce un grande aiuto durante il decollo, perchè una
eccessiva lentezza nello stacco può essere compensata dalla maggior forza del vento (ma,
naturalmente, è meglio non contarci). Il gradiente di pendio non è un gradiente verticale, ma è
inclinato secondo una linea perpendicolare al pendio stesso.
WIND-SHARE
Questo nome, che evoca terribili disastri aeri, indica il passaggio, brutale e non graduale, tra zone
vicine investite da venti molto diversi per direzione ed intensità. Il termine, dunque, non si riferisce
http:///meteo/meteo06.asp (2 of 4) [11/06/2001 14.54.17]
alle cause, ma si limita a descrivere una
condizione locale potenzialmente molto
pericolosa.
La direzione del piano che separa le due
masse d'aria dà il nome al wind- share stesso:
ad esempio due masse che scorrono l'una
sull'altra, divise da un piano orizzontale,
danno luogo ad un wind-share orizzontale.
È abbastanza evidente che l'intensità del
fenomeno deve essere elevatissima per
preoccupare il volo di un Jumbo: per tale
ragione gli esperti di aeronautica sono restii
ad utilizzare il termine di wind-share anche
per situazioni di modesta entità, tali da non
impensierire gran che nemmeno un piccolo
Figura 4-19. Gradiente di vento sul pendio.
aereo da turismo, ma che possono mettere in
difficoltà un deltaplano od un parapendio.
Premesso quindi che ci riferiamo a wind-share per così dire "minori", rilevanti quasi esclusivamente
per il Volo Libero, facciamo qualche esempio in ordine crescente di intensità.
1) Una bolla termica in salita, circondata da correnti discendenti, crea, ai suoi bordi un
wind-share verticale: due masse d'aria scorrono, praticamente a contatto tra loro, con
direzioni addirittura opposte; ecco perchè alcune "uscite dalla termica" possono essere anche
molto turbolente.
2) Una bolla termica che si stacca dal suolo richiama l'aria circostante. Ecco quindi che due
maniche a vento poste ai lati della zona di decollo o di atterraggio, possono indicare direzioni
del vento opposte: una è investita dalla brezza, o dal vento prevalente, mentre l'altra subisce
l'influenza della massa d'aria "attirata" dalla termica che si è staccata poco lontano.
Si genera dunque un wind-share orizzontale la cui entità dipende dall'intensità dei due
fenomeni (brezza e richiamo termico).
3) Verso sera, quando la brezza di valle si inverte, non è detto che il fenomeno avvenga
uniformemente: anche in questo caso due maniche a vento possono segnare direzioni opposte,
evidenziando un wind-share orizzontale.
4) Su di un costone montano esposto a Sud, in una giornata con un debole vento da Nord,
poco sopra la linea di cresta si incrociano il vento prevalente (da Nord, appunto) e la brezza
(da Sud): si forma quindi un wind-share orizzontale che può generare turbolenze
apprezzabili.
5) Sappiamo che, sottovento ad un rilievo investito da vento sostenuto, si formano i rotori. Il
"confine" tra rotore ed aria (calma) di sottovento, è un wind-share verticale anche molto
pericoloso.
6) I venti che si generano in prossimità di un cumulonembo (nube temporalesca) hanno
carattere locale e non è dunque raro che si formino zone con differenze anche notevoli nella
velocità dell'aria. Questi wind-share sono evitati anche dagli aeromobili.
7) Sempre in corso di temporali, si possono formare fortissime correnti di caduta in grado di
far perdere diecine o centinaia di metri ai grandi aerei di linea: tali correnti, che possono
essere visualizzate come il getto di una canna d'acqua sul pavimento, sono detti microbust.
Il principale problema connesso con i wind-share, sia pure "minori", è il fatto che le due semiali
vengono sollecitate in direzioni anche del tutto opposte, rendendo impossibile la manovra (per
qualche attimo), e che la struttura è sottoposta a sforzi anomali ed intensi: nei casi estremi (per altro
prevedibili prima di decollare) un deltaplano potrà spezzarsi, ed un parapendio potrà avvolgere il
pilota nella sua vela.
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Proseguiamo con la Meteorologia rimandando al capitolo sulle tecniche di veleggiamento ulteriori
considerazioni sulle correnti termiche e dinamiche.
Figura 4-20. A: Wind-share verticale (ai margini di una termica) . B: wind-share orizzontale (formato dalla brezza e dal vento
prevalente).
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Capitolo 4 - CENNI DI METEOROLOGIA
Due parole sul
manuale
I CUMULI E LE ALTRE NUBI
L'organizzazione
Tutte le nubi che vediamo nel cielo possono essere divise in due grandi categorie:
Elementi
Nubi a sviluppo verticale (I CUMULI)
legislativi
Appunti di
Nubi stratificate (TUTTE LE LE ALTRE)
aerodinamica
Cenni di
NUBI A SVILUPPO VERTICALE
meteorologia
Considerazioni
I Cumuli rappresentano la sommità delle ascendenze termiche che divengono visibili perchè l'umidità
generali
in esse contenuta condensa da una certa quota in su: noi già sappiamo che la base del cumulo
La terra ed i
corrisponde alla temperatura del punto di rugiada per quella massa d'aria.
gradienti
La
Si possono raramente osservare ascendenze termiche di aria quasi secca che non daranno luogo a
trasformazione
cumuli (le cosiddette termiche azzurre), ma non si possono avere cumuli senza ascendenze.
adiabatica
Quanto sale
I Cumuli sono di tre tipi ed è molto importante capire le differenze e riconoscerli.
la bolla?
Le
ascendenze
CUMULUS HUMILIS
I gradienti di
vento ed il
È il tipico batuffolo bianco nel cielo azzurro, detto
wind-share
anche cumulo di bel tempo, e rappresenta il sogno
I cumuli e le
dei piloti veleggiatori in genere.
altre nubi
I grandi venti
Il cumulus humilis ha una estensione verticale
Direzione ed
modesta ed è pericoloso avventurarsi al suo interno
intensità dei
soprattutto per le considerazioni fatte sul volo cieco
venti
e per la possibilità di venire "tagliati in due" dall'ala
Elementi di
di un aliante che lo attraversa a 200 all'ora.
previsione del
tempo
La figura 4-21 mostra due di tali cumuli che
"segnalano" altrettante termiche (una staccatasi dal
Il volo col
paese e l'altra dal pendio montano): la temperatura
deltaplano
del punto di rugiada (in questo esempio raggiunta a
Il volo col
1500 mt) determina l'inizio della condensazione (e
parapendio
quindi la base dei cumuli); a 1800 metri viene
Paracadute e
raggiunta la zona di equilibrio (l'aria, resa visibile
Figura 4-21. I cumuli rendono visibili le
strumenti
sommità delle ascendenze termiche
dalla condensazione, pur salendo secondo
L'arte del
l'adiabatica satura, interseca la curva di stato),
veleggiare
stabilendo la massima altezza dei cumuli stessi.
Cenni di
fisiologia
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Correzioni e
suggerimenti
CUMULUS CONGESTUS
Volate a
volandia
Nelle giornate di instabilità (quando, cioè, la curva
di stato mostra una rapida riduzione della
temperatura con la quota) la termica che dà origine
all'humilis può, dopo aver raggiunto il punto di
rugiada, proseguire a lungo la salita (secondo la
adiabatica satura) prima di raggiungere aria di pari
temperatura.
La nube assume quindi una estensione verticale
anche rilevante (1000 o più metri) e diviene scura
alla base (la luce del sole non riesce più a filtrare);
quest'ultima, tuttavia, rimane piatta e ben definita.
Sfruttato dagli alianti il cumulus congestus deve
invece essere evitato da noi vololiberisti: oltre alle
considerazioni fatte sul cumulus humilis, esiste
anche il pericolo di venirne risucchiati e la
benignità della nube non è del tutto garantita.
Figura 4-22. Il cumulus congestus, ben più grande dell'humilis,
rappresenta una possibile evoluzione verso il cumulus nimbus.
CUMULUS NIMBUS
È uno dei maggiori pericoli per il volo libero (e per la circolazione aerea in generale), e rappresenta
una possibile evoluzione del congestus (ecco perchè è sano stare lontano anche da quello). La base
può arrivare fino a qualche centinaio di metri da terra e la sommità può raggiungere i 9-10.000 metri.
L'enorme massa d'aria ascendente incontra, a quella quota, una zona di inversione termica che la
frena, generando una tipica forma piatta, ad incudine: il cumulus nimbus racchiude nel suo interno
un'ira di dio di pioggia, neve, grandine, fulmini e saette e le ascendenze che si generano al suo
interno (così come le discendenze) arrivano ai 30 mt al secondo.
Durante le fasi di sviluppo e di dissoluzione, inoltre, il nembo genera venti orizzontali anche molto
violenti per il notevole richiamo di aria dalle zone circostanti. Morale: la semplice vista di un cumulo
nembo deve indurre a sospendere i decolli e a richiamare a terra tutti i piloti in volo (che comunque
scenderanno rapidamente anche se non chiamati).
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Figura 4-23. Linee di flusso d'aria e dimensioni relative di un Cumulus nimbus: per la forza dei venti ad esso associati e per la notevole
turbolenza creata, questa nube viene evitata anche dai grandi aerei di linea.
NUBI A PREVALENTE SVILUPPO
ORIZZONTALE
Altezza della base dal suolo
Famiglia
Specie
Sigla
(Minimo e massimo)
Stratocumulus
Sc
2000
Nubi basse
Stratus
St
Pochi metri
2500
Nimbostratus
Ns
Altocumulus
Ac
2000
6000
Nubi Medie
Altostratus
As
2500
700
Cirrus
Ci
6000
10000
Nubi alte
Cirrocumulus
Cc
7000
12000
Cirrostratus
Cs
Tabella 4-1. Classificazione delle nubi a prevalente sviluppo orizzontale.
Vengono classificate in base all'altezza alla quale si formano (basse, medie o alte) (Tab 4-1)
Ricordiamo che, come tutte le nubi, anche queste sono formate di acqua (il vapore acqueo è
invisibile), sia come tale (goccioline) che solidificata (aghi di ghiaccio).
Dal momento che le nubi a prevalente sviluppo orizzontale comportano sempre una maggiore o
minore copertura del cielo sono in genere poco gradite dai veleggiatori, poichè riducono i movimenti
termici generati dalla insolazione.
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Non sempre i passaggi da un tipo di nube all'altro sono netti, esistendo numerosissime forme
intermedie, dalle caratteristiche miste; tuttavia vale la pena di riportare alcune note salienti per
ognuna di esse.
LE NUBI BASSE
Stratocumuli. Sono arrotondati, molto grossi, di apparenza morbida. La loro presenza non esclude
completamente lo sviluppo di termiche, che saranno comunque segnalate da cumuli.
Strati. Piuttosto uniformi con la base opaca e grigia, conferiscono la cielo un aspetto caliginoso:
copertura e niente termiche.
Nembostrati. Di aspetto scuro e pesante, provocano pioggia continuata o neve. Sono formati dal
mescolamento di masse d'aria con caratteristiche differenti, oppure da altostrati che aumentano il loro
spessore abbassando la base. Vista l'acqua sono prive di interesse per il volo.
LE NUBI MEDIE
Altocumuli. Sono banchi formati da tante piccole nubi cumuliformi, in gruppi o file, a volte anche
saldate tra loro; è il classico cielo a pecorelle con quel che segue (acqua a catinelle!).
Altostrati. Simili agli strati, ma più spessi e più alti, sono accompagnati, a volte, da pioggia o neve. Il
cielo biancastro ricorda una massa lattiginosa: pioggia e niente termiche.
LE NUBI ALTE
Cirrostrati. Formazioni molto alte e sottili, biancastre e semitrasparenti. Il sole è visibile (così come
la luna) con un caratteristico alone: non indicano condizioni interessanti per il volo libero perchè
filtrano e riducono i raggi solari e la loro capacità di generare differenze termiche al suolo.
Cirrocumuli. Sono formati da piccoli fiocchi o batuffoli bianchi disposti in file o gruppi; ricordano
agli altocumuli, ma, ovviamente, sono più alti e sono sempre accompagnati da cirri e da cirrostrati.
Cirri. Sono strie biancastre, sottili, semitrasparenti, molto alte. La forma caratteristica è quella di una
striscia terminante con un ricciolo. Sono formati da aghi di ghiaccio a causa della temperatura molto
bassa alla quale si formano. Possono indicare l'arrivo di un fronte caldo (pioggia).
NUBI LENTICOLARI
Queste "lenticchie bianche" che compaiono a notevole altezza (6.000-10.000 mt) nelle giornate di
forte vento in quota, non rientrano nella classificazione "canonica" delle nubi; esse rappresentano la
sommità di movimenti ondulatori dell'atmosfera. Gli aliantisti sfruttano le correnti ascendenti
connesse con l'onda e, per loro, il riconoscimento delle nubi lenticolari riveste notevole importanza.
Purtroppo l'altezza, e soprattutto i venti (superiori ai 100-150 Km/h) che accompagnano queste
formazioni, le rendono una chimera per i piloti di Volo Libero.
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Capitolo 4 - CENNI DI METEOROLOGIA
Due parole sul
manuale
I GRANDI VENTI E LE FORZE DI
L'organizzazione
CORIOLIS
Elementi
legislativi
Il sole riscalda la terra in modo non uniforme:
Appunti di
poco ai poli e parecchio all'equatore; inoltre, come
aerodinamica
abbiamo visto, terra e acqua rispondono in modo
Cenni di
differente all'insolazione. L'aria che ricopre la
meteorologia
superficie terrestre viene anch'essa riscaldata in
modo diverso nelle diverse zone e (trattandosi di un
Considerazioni
gas) le differenze di temperatura divengono anche
generali
differenze di pressione. Il vento si genera per la
La terra ed i
tendenza dell'aria a trasferirsi da una zona di
gradienti
maggior pressione ad una di minor pressione.
La
trasformazione
Tuttavia, dal momento che la terra è in perenne
adiabatica
rotazione, i "torrenti di aria" sulla sua superficie
Quanto sale
vengono deviati in accordo con questa rotazione:
la bolla?
per quanto possa sembrare strano, i venti subiscono
Le
una deviazione verso destra nell'Emisfero Nord
ascendenze
(detto anche Boreale) e verso sinistra
I gradienti di
nell'emisfero Sud (detto anche Australe).
vento ed il
wind-share
Figura 4-24. Una piccola spinta laterale determina un movimento
Fu Coriolis ad accorgersi delle deviazioni dell'aria
I cumuli e le
rotatorio sulla pallina sottoposta alla forza di gravità.
dovute alla rotazione terrestre, e questo fenomeno
altre nubi
ha preso il suo nome.
I grandi venti
Direzione ed
Le differenze di pressione e le forze di Coriolis, agendo insieme, provocano ampi movimenti
intensità dei
vorticosi; per comprendere la loro formazione può essere utile un esempio.
venti
Elementi di
Immaginiamo un vaso a forma di semisfera perfetta con un foro nel fondo (Fig. 4-24); se da un bordo
previsione del
lasciamo cadere, in modo assolutamente centrato, una pallina, questa finirà dritta dritta nel foro, dopo
tempo
un breve percorso.
Il volo col
deltaplano
Se, invece, lasciando andare la pallina le imprimiamo anche un minimo movimento rotatorio, questa
inizierà a girare sulle pareti (aiutata anche dalla forza centrifuga che si genera) e finirà nel foro
Il volo col
soltanto più tardi, dopo aver percorso un tragitto anche molto lungo (gli amanti della Roulette
parapendio
conoscono molto bene questo effetto).
Paracadute e
strumenti
Le forze di Coriolis inducono, nelle masse d'aria, un movimento rotatorio simile a quello
L'arte del
dell'esempio, e le masse d'aria, anzichè fluire direttamente dalle zona di alta pressione a quelle di
veleggiare
bassa pressione, ci si arrotolano intorno, dando luogo ad enormi vortici: i cicloni e gli anticicloni.
Cenni di
fisiologia
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