|
|
La scrittura contabile sarà la seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Crediti verso Comuni
D
8.000,00
../../200n
Ricerche e progetti commissionati in conto terzi
A
8.000,00
Si ipotizzi ora il caso della fatturazione di una consulenza a favore della Regione Veneto per un
ammontare di euro 10.000 più IVA del 22%. La Regione è anch’essa un’amministrazione pubblica
per cui la vendita avviene in regime di split payment. La scrittura contabile che ne risulta sarà la
seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Altri crediti verso Regione Veneto
D
10.000,00
../../200n
Consulenze in conto terzi
A
10.000,00
Caso vendita a cliente non residente con servizio reso all’estero
Si ipotizzi il caso di un servizio a tariffario erogato all’estero a favore di un cliente non residente in
Italia ma in un paese dell’Unione Europea o non aderente all’Unione Europea. Il corrispettivo fissato
per il servizio è di euro 5.000. In questo caso non si applica l’IVA per mancanza del requisito di
territorialità. La scrittura contabile sarà la seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Crediti verso l’Unione Europea e il Resto del
D
5.000,00
Mondo
../../200n
Prestazioni a pagamento
A
5.000,00
Caso vendita a cliente non residente con servizio reso in Italia
Si ipotizzi il caso un servizio reso in Italia, ad esempio la quota per la partecipazione ad un convegno,
a favore di un cliente non residente in Italia ma in un paese dell’Unione Europea o non aderente
all’Unione Europea. Si ipotizzi che la quota di partecipazione al convegno sia pari a 200 euro. In
questo caso si applica l’IVA del 22% per la presenza del requisito della territorialità per la cessione
del servizio. La scrittura contabile sarà la seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Crediti verso l’Unione Europea e il Resto del
D
244,00
Mondo
../../200n
Prestazioni a pagamento
A
200,00
../../200n
IVA a debito
A
44,00
101
Caso di prestazioni esenti
Rientrano ad esempio in questa fattispecie le prestazioni di formazione o didattica in c/terzi57 che
per la loro natura sono tipicamente esenti. Si ipotizzi il caso di una quota di iscrizione di 300 euro ad
un corso a catalogo da parte di un soggetto privato. La scrittura contabile sarà la seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n+1
Crediti verso altri soggetti privati
D
300,00
../../200n+1
Formazione in conto terzi
A
300,00
57 Come sottolineato in precedenza il tema della didattica in conto terzi è stato esaminato nel capitolo 8.
102
Capitolo 10 - Contributi annuali e pluriennali in conto esercizio
(compresi i
finanziamenti in attività istituzionale)
10.1. Definizione e rilevazione dei contributi in c/esercizio
Il D.I. n.
19/2014 all’art. 4, comma 2, lettera b) stabilisce che: “I contributi si distinguono tra
contributi in conto esercizio e in conto capitale. Per contributi in conto esercizio si intendono le
somme disposte da terzi per sostenere il funzionamento dell’ateneo o comunque per realizzare
attività non classificabili tra gli investimenti”.
“I contributi in conto esercizio certi ed esigibili devono essere iscritti come voci di proventi nel Conto
Economico”.
Sempre il DI 19/2014 all’art. 4, comma 1, lettera e) precisa che: “Nel caso di contributi, essi potranno
essere considerati crediti solo a fronte di una comunicazione ufficiale da parte dell’ente finanziatore
in merito all’assegnazione definitiva a favore dell’ateneo, o, nel caso di amministrazioni pubbliche,
atto o provvedimento ufficiale”.
La contabilizzazione dei contributi deve avvenire in linea con la loro destinazione economica, al fine
di rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione economica e patrimoniale dell’ateneo.
In tale prospettiva, dal momento che i contributi annuali e pluriennali in c/esercizio rappresentano
essenzialmente delle somme destinate ad integrare ricavi e/o ridurre costi di un singolo esercizio (o
di più successivi) ne risulta che devono essere imputati all’esercizio cui si riferiscono in ragione del
principio di competenza economica.
I contributi sono annuali o pluriennali in funzione dell’arco temporale di riferimento (inferiore o
superiore alla durata di dodici mesi) che si desume dalle intenzioni del soggetto erogante
(documento di attribuzione del contributo) o dall’arco temporale attribuibile agli oneri che il
contributo è volto a coprire (ossia se essi siano riferibili a uno o più esercizi) 58.
Ad esempio tra i contributi annuali in c/esercizio trovano classificazione il fondo di finanziamento
ordinario (FFO) derivante dal ministero e gli altri contributi aventi analoghe caratteristiche, con
competenza riferibile all’esercizio (periodo) per cui sono assegnati senza uno specifico vincolo di
destinazione se non in riferimento alla generica copertura degli oneri di quel medesimo esercizio
(periodo).
I contributi sono in questo caso rilevati come proventi nell’esercizio di competenza in genere in
ragione del tempo.
58 La classificazione tra annuali e pluriennali per progetti, commesse o ricerche in corso è pure in funzione della
durata: si parla di progetti, commesse e ricerche in corso annuali se di durata inferiore ai dodici mesi e di progetti,
commesse e ricerche in corso pluriennali se le correlate attività o prestazioni si realizzano in un periodo superiore ai
dodici mesi. Si veda il successivo capitolo 21 dedicato alla valutazione dei ratei e risconti per progetti, commesse e
ricerche in corso.
103
Rientrano tra i contributi pluriennali in c/esercizio le somme erogate dallo Stato o da altri enti
pubblici o privati per la copertura di borse di dottorato, contratti di formazione specialistica,
ricercatori a tempo determinato, svolgimento di attività di ricerca finanziata (contributi UE) ecc., in
genere con vincolo di destinazione e con principio di competenza vincolato alla correlazione fra il
contributo e i costi che vengono coperti con il medesimo.
I contributi sono in questo caso rilevati come proventi nell’esercizio in cui è pervenuta la
comunicazione dell’ente finanziatore o provvedimento ufficiale da pubblica amministrazione e sono
successivamente riscontati in base al tempo nel caso in cui il contributo sia stato assegnato sulla
base di tale riferimento o tenendo conto del costo sostenuto in ciascun esercizio per la finalità
oggetto di finanziamento esterno (principio correlazione tra costi e ricavi o proventi).
I contributi per progetti e ricerche in corso sono attribuiti al singolo esercizio in base ai criteri di
valutazione per i progetti, commesse e ricerche in corso previsti dall’art. 4, comma 1, lettera g) del
D.I. n. 19/2014 sottoposto a revisione dal D. I. 394/2017. Si veda il successivo capitolo 21 che tratta
della valutazione dei ratei e risconti per progetti, commesse e ricerche in corso.
I contributi sono esposti tra i Proventi Propri alla voce I 3) Proventi per Ricerche con finanziamenti
competitivi e alla voce II Contributi.
Nella voce Proventi per Ricerche con finanziamenti competitivi vanno compresi: i contributi per
finanziamenti competitivi da MIUR (PRIN, FIRB, PON) e altri ministeri, contributi per finanziamenti
competitivi da Unione Europea e contributi da altri soggetti pubblici e privati.
La voce Contributi che accoglie sia trasferimenti correnti (finalizzati o meno) che contributi per
investimenti si suddivide in funzione della tipologia di finanziatore. Si veda la tabella che segue.
CONTO ECONOMICO
A)
PROVENTI OPERATIVI
I
PROVENTI PROPRI
…
…
I 3)
Proventi per le Ricerche con finanziamenti competitivi
II
CONTRIBUTI
II 1)
Contributi MIUR e altre Amministrazioni centrali
II 2)
Contributi Regioni e provincie Autonome
II 3)
Contributi altre Amministrazioni locali
II 4)
Contributi dall’Unione Europea e dal Resto del Mondo
II 5)
Contributi da Università
II 6)
Contributi da altri (pubblici)
II 7)
Contributi da altri (privati)
TOTALE CONTRIBUTI
…
…
All’interno di ciascuna voce i contributi in conto esercizio annuali e pluriennali vanno contabilizzati
in conti distinti da quelli accesi ai contributi in conto capitale.
104
10.2. Rettifiche e restituzione di contributi (comprese le restituzioni al finanziatore di progetti
istituzionali a seguito di rendicontazione)
Per i contributi soggetti a rendicontazione per i quali l’ateneo rendiconta un ammontare inferiore
al contributo concesso dal finanziatore è necessario idealmente stornare il ricavo per contributi e il
relativo credito.
Se però, come normalmente accade, la rendicontazione avviene in esercizi successivi a quello di
iscrizione del ricavo per contributi, il credito va stornato a fronte dell’iscrizione di una
sopravvenienza passiva, a meno che non siano presenti ricavi differiti (ovvero risconti passivi)
correlabili a quel specifico contributo. In quest’ultimo caso vanno prima stornati i risconti passivi
(o i ricavi riportati ad inizio esercizio a seguito della chiusura dei risconti passivi iniziali a conto
economico) e poi se questi non risultano capienti procedere a rilevare la sopravvenienza passiva in
conto economico.
Inoltre se il credito è stato integralmente incassato o il credito residuo non è sufficiente a coprire la
riduzione dell’importo rendicontato sorge, per la parte non coperta dallo storno dei crediti non
ancora incassati, un debito nei confronti del finanziatore che va estinto con una restituzione di
denaro.
Un caso analogo alla ridotta rendicontazione è, per certi versi, quello del mancato riconoscimento
da parte del finanziatore di parte dei costi rendicontati59.
10.3. I contributi ricevuti in esercizi successivi
Se tutti i costi sono stati sostenuti e imputati a conto economico in periodi precedenti a quello del
ricevimento del contributo, quest’ ultimo va considerato come una sopravvenienza attiva da
iscrivere in Conto Economico alla voce A) V. Altri proventi e ricavi diversi.
10.4. Scritture contabili esemplificative
Caso di contributo in conto esercizio annuale
Si consideri la rilevazione di un contributo di esercizio erogato per l’anno n da un soggetto privato
per un importo di 20.000
€. Al momento della rilevazione del credito la scrittura sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Crediti verso altri soggetti privati
D
20.000,00
../../200n
Contributi in conto esercizio da altri soggetti privati
A
20.000,00
Al momento dell’incasso la scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Depositi bancari
D
20.000,00
../../200n
Crediti verso altri soggetti privati
A
20.000,00
59 Il rischio di mancato riconoscimento dei costi rendicontati può essere gestito contabilmente sia ad integrazione
dell’accantonamento al fondo svalutazione crediti per gli importi non ancora incassati, sia in un apposito fondo per
rischi e oneri per quelli già incassati per cui si paventa il rischio di dover procedere alla restituzione.
105
Sulla base dei contributi vengono acquisiti materiali di consumo per laboratori (acquisto in ambito
attività istituzionale e regime di split payment). La scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Acquisto materiali di consumo per laboratori
D
20.000,00
../../200n
Debiti verso fornitori
A
16.393,44
../../200n
Erario c/IVA split payment istituzionale
A
3.606,56
c/liquidazione
Al momento del pagamento del fornitore la registrazione sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Debiti verso fornitori
D
16.393,44
../../200n
Depositi bancari
A
16.393,44
Dopo la chiusura dei conti, si troveranno i seguenti valori nel conto economico:
Conto economico esercizio 200n
…
…
…
…
Acquisto materiali di
20.000,00
Contributi in conto esercizio
20.000,00
consumo per laboratorii
da altri soggetti privati
…
…
…
…
Caso di contributi in conto esercizio pluriennali con storno parziale.
Si consideri il caso di un finanziamento della Regione per 5 assegni di ricerca biennali di un importo
ciascuno di 24.000 euro che l’ateneo fa decorrere dal 1° ottobre dell’anno n al 30 settembre
dell’anno n+2. La comunicazione è pervenuta all’ateneo il 1° giugno dell’anno n. A metà dell’anno
n+1 uno degli assegnisti si ritira e l’ateneo provvede alla restituzione del contributo alla Regione. Di
seguito si mostrano le scritture contabili. I contributi sono incassati per la metà il 10 dicembre
dell’anno n e per la parte residua il 10 dicembre dell’anno n+1.
Al momento della comunicazione del contributo si rileva il credito per intero.
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
01/06/200n
Crediti verso Regioni e Provincie Autonome
D
120.000,00
01/06/200n
Contributi in conto esercizio da Regioni e Provincie
A
120.000,00
Autonome
Mensilmente vengono corrisposti gli assegni di ricerca per i cinque assegnisti.
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Assegni di ricerca
D
5.000,00
../../200n
Depositi bancari
A
5.000,00
106
Al momento dell’incasso della prima metà dei contributi la scrittura sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
15/12/200n
Depositi bancari
D
60.000,00
15/12/200n
Crediti verso Regioni e Provincie Autonome
A
60.000,00
In chiusura di esercizio si rileva il risconto passivo con la seguente scrittura:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Contributi in conto esercizio da Regioni e Provincie
D
105.000,00
Autonome
31/12/200n
Altri risconti passivi
A
105.000,00
Dopo la chiusura dei conti, nei documenti finali di sintesi, si ritrovano i seguenti valori:
Conto economico esercizio 200n
…
…
…
…
Assegni di ricerca
15.000,00
Contributi in c/esercizio da
15.000,00
Regioni e Provincie
Autonome
…
…
…
…
Stato patrimoniale al 31.12.200n
…
…
…
…
Crediti verso Regioni e
60.000,00
Altri risconti passivi
105.000,00
Provincie Autonome
Deposti bancari
45.000,00
…
…
…
…
Ad inizio esercizio, dopo la riapertura dei conti, si procede alla chiusura a conto economico dei risconti passivi
relativi ai contributi. La scrittura sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
30/06/200n+1
Altri risconti passivi
D
105.000,00
30/06/200n+1
Contributi in conto esercizio Regioni e Provincie
A
105.000,00
Autonome
Con il 30 giugno un’assegnista si ritira e l’ateneo perde il diritto al contributo per le mensilità residue (6
dell’anno n +1 e 9 dell’anno n+2). Bisogna procedere alla rettifica dei crediti e dei contributi.
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
30/06/200n+1
Contributi in conto esercizio da Regioni e Provincie
D
15.000,00
Autonome
30/06/200n+1
Crediti verso Regioni e Provincie Autonome
A
15.000,00
107
Durante tutto l’anno 200n +1 continuano ad essere corrisposte le mensilità agli assegnisti (per 5 assegnisti
nel primo semestre e per 4 assegnisti nel secondo semestre) per un totale di 54 mensilità che corrispondono
a 54.000
€.
Al momento dell’incasso della quota residua dei contributi, la scrittura sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
15/12/200n+1
Depositi bancari
D
45.000,00
15/12/200n+1
Crediti verso Regioni e Provincie Autonome
A
45.000,00
A fine esercizio si rilevano attraverso la determinazione dei risconti passivi la quota di contributi da rinviare
all’esercizio n+2 che saranno pari alle 36 mensilità da corrispondere agli assegnisti nell’anno n+2 che
corrisponde a 36.000
€.
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Contributi in conto esercizio da Regioni e Provincie
D
36.000,00
Autonome
31/12/200n
Altri risconti passivi
A
36.000,00
Dopo la chiusura dei conti, nei documenti finali di sintesi, si ritrovano i seguenti valori:
Conto economico esercizio 200n+1
…
…
…
…
Assegni di ricerca
54.000,00
Contributi in c/esercizio da
54.000,00
Regioni e Provincie
Autonome
…
…
…
…
Stato patrimoniale al 31.12.200n+1
…
…
…
…
Deposti bancari
36.000,00
Altri risconti passivi
36.000,00
…
…
…
…
108
Capitolo 11 - Contributi in conto capitale e impianti
11.1. Definizione e rilevazione contributi in c/capitale
Si definisce contributo, in senso generale, un insieme di proventi volti a ridurre il carico finanziario
gravante sull’azienda. Una distinzione assai rilevante, che si basa sulla diversa destinazione
economica è quella tra contributi in conto esercizio e contributi in conto capitale.
I contributi in conto esercizio, come si è visto nel capitolo precedente, sono definiti come quei
conferimenti in denaro o in natura che vengono destinati al finanziamento di esigenze di gestione
ossia volti alla copertura dei costi o all’integrazione di ricavi, per contro i contributi in conto capitale
si qualificano nell’essere quei conferimenti destinati ad aiutare il potenziamento, la crescita o la
ristrutturazione del patrimonio aziendale.
In senso più ampio i contributi in conto capitale sono invece definiti come gli apporti di risorse
finanziarie che si pongono il fine di rafforzare la posizione competitiva del beneficiario, favorendone
l’incremento della capacità produttiva, promuovendo la qualificazione del personale e l’innovazione
di prodotto e di processo. Si tratta di una definizione che tende a comprendere tra le destinazione
di impiego oltre alle immobilizzazioni materiali, quelle immateriali e gli
“investimenti” in
formazione.
Il principio contabile OIC n.16, specificamente per i fini perseguiti dal documento, sulle
immobilizzazioni materiali, definisce I contributi in conto capitale invece come: “le somme di denaro
erogate dallo Stato o da altri enti ad imprese per la realizzazione di iniziative rivolte alla costruzione,
alla riattivazione ed all’ampliamento di immobilizzazioni materiali, commisurate al costo delle
medesime”. Tale espressione sembra sovrapporre la definizione di contributi in conto capitale e in
conto impianti.
La distinzione tra contribuiti in conto capitale e in conto impianti è in concreto da rintracciarsi nella
correlazione esistente tra l’aiuto erogato e la finalità cui è destinato: si parla di contributi in conto
capitale di fronte ad aiuti, in qualsiasi forma erogati, rivolti a potenziare, accrescere o ristrutturare
il patrimonio aziendale; si parla di contributo in conto impianti in riferimento a aiuti concessi
specificatamente per consentire l’acquisizione agevolata di beni strumentali ammortizzabili o la
realizzazione di interventi incrementativi sugli stessi.
Il DI n. 19/2014 all’art. 4, comma 2, lettera b) stabilisce che: “Per contribuiti in conto capitale si
intendono le somme erogate a fondo perduto dallo Stato o da altri enti pubblici e privati, per la
realizzazione di opere e per l’acquisizione di beni durevoli; per cui l’ateneo non ha facoltà di
distogliere tali contributi dall’uso previsto dalle leggi o dalle disposizioni in base alle quali sono stati
erogati”. Sempre il DI 19/2014 all’art. 4, comma 1, lettera e) precisa che: “Nel caso di contributi, essi
potranno essere considerati crediti solo a fronte di una comunicazione ufficiale da parte dell’ente
finanziatore in merito all’assegnazione definitiva a favore dell’ateneo, o, nel caso di amministrazioni
pubbliche, atto o provvedimento ufficiale”.
“Per la contabilizzazione dei contributi in conto capitale, gli atenei, iscrivono i contributi in conto
capitale nel Conto Economico, in base alla vita utile del cespite, imputando tra i ricavi il contributo
e riscontandone quota ogni anno fino alla conclusione del periodo di ammortamento e
contemporaneamente ammortizzano il cespite capitalizzando per intero il suo valore”.
109
Si è quindi optato per le Università per il primo dei metodi proposti dal principio contabile n. 16
emanato dall’OIC, ossia il metodo indiretto che prevede appunto la registrazione del contributo tra
i ricavi e il rinvio degli stessi per competenza agli esercizi successivi. Il metodo diretto prevede invece
che i contributi siano portati a riduzione del costo delle immobilizzazioni materiali cui si riferiscono.
Con il metodo indiretto, come sopra indicato, sono imputati a Conto Economico, da un lato gli
ammortamenti calcolati sul costo lordo delle immobilizzazioni materiali, dall’altro i ricavi e proventi
per la quota di competenza dell’esercizio.
Il contributo in conto capitale confluisce in Conto Economico dal momento in cui il bene è utilizzato
e si attiva il processo di ammortamento dello stesso. Ne consegue che eventuali contributi
corrisposti a fronte di immobilizzazioni in corso di realizzazione saranno interamente accolti tra i
Risconti passivi relativi ai Contributi agli investimenti, fino a quando le immobilizzazioni non saranno
completate e assieme all’utilizzo si attiva il loro processo di ammortamento.
Se il contributo in conto capitale o conto impianti copre l’intero valore dell’immobilizzazione la
quota di ammortamento è compensata per intero dalla quota del contributo attribuita per
competenza all’esercizio e l’operazione di investimento non influisce sul risultato di esercizio per i
periodi della vita utile dell’immobilizzazione, se il contributo copre invece solo una parte del valore
dell’immobilizzazione l’operazione di investimento influisce sul risultato di esercizio per la quota
non coperta dal contributo in conto capitale.
Le stesse considerazioni svolte fino ad ora per i “contributi in conto impianti”, sono applicabili ai
“contributi pubblici commisurati alle immobilizzazioni immateriali”60.
I contributi in conto capitale ricevuti a fronte di acquisto di immobilizzazioni che non perdono valore
nel corso del tempo (terreni e/o quota del valore dei fabbricati attribuita ai terreni, patrimonio
librario che non perde valore nel corso del tempo e opere d’arte, d’antiquariato e museali) vanno
iscritti in Conto Economico ma non sono sottoposti a risconto passivo a fine esercizio.
I contributi sono iscritti in Conto Economico voci distinte a seconda della tipologia di finanziatore, si
veda la tabella che segue.
CONTO ECONOMICO
A)
PROVENTI OPERATIVI
…
…
II
CONTRIBUTI
II 1)
Contributi MIUR e altre Amministrazioni centrali
II 2)
Contributi Regioni e provincie Autonome
II 3)
Contributi altre Amministrazioni locali
II 4)
Contributi dall’Unione Europea e dal Resto del Mondo
II 5)
Contributi da Università
II 6)
Contributi da altri (pubblici)
II 7)
Contributi da altri (privati)
TOTALE CONTRIBUTI
…
…
60 Si veda quanto previsto dal principio contabile OIC n. 24 che tratta delle immobilizzazioni immateriali.
110
All’interno di ciascuna voce i contributi in conto capitale vanno contabilizzati in conti distinti da quelli
accesi ai contributi in conto esercizio annuali e pluriennali.
A fine esercizio i risconti passivi relativi ai contributi in conto capitale vanno iscritti in Stato
patrimoniale alla voce e1) Contributi agli investimenti.
Per ciò che concerne le rettifiche e la restituzione dei contributi in conto capitale e impianti si veda
quanto detto nel cap. 10 relativo ai contributi annuali e pluriennali in c/esercizio.
11.2. I contributi ricevuti in esercizi successivi
Se i contributi in conto capitale vengono ricevuti in esercizi successivi a quelli di sostenimento del
costo pluriennale, il contributo può essere ripartito tra la quota attribuibile agli esercizi futuri e la
quota relativa agli esercizi precedenti rispetto a quello in cui il bene è stato immesso nel processo
produttivo, attribuendo quest’ultima a Conto Economico nell’esercizio di ricevimento61 alla voce A)
V. Altri proventi e ricavi diversi.
11.3. Scritture contabili esemplificative
Caso contributo in conto capitale che copre per intero il valore dell’immobilizzazione acquistata
Si consideri il caso di un contributo di euro 100.000 erogato da una fondazione privata per l’acquisto
di attrezzature scientifiche la cui vita utile è stimata in 5 anni.
Al momento della comunicazione da parte del soggetto finanziatore si rileva il credito ed il
contributo. La scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Crediti verso altri soggetti privati
D
100.000,00
../../200n
Contributi in conto capitale da altri soggetti privati
A
100.000,00
Si procede poi all’acquisto delle attrezzature scientifiche (in ambito istituzionale e in regime di split
payment) per il medesimo importo IVA compresa. La scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Attrezzature scientifiche
D
100.000,00
../../200n
Debiti verso fornitori
A
81.967,21
../../200n
Erario c/IVA split payment istituzionale
A
18.032,79
c/liquidazione
A fine esercizio si procede, in fase di registrazione delle scritture di assestamento, alla
determinazione degli ammortamenti e al risconto del contributi. Di seguito le scritture contabili:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Ammortamenti attrezzature scientifiche
D
20.000,00
31/12/200n
Fondo ammortamento attrezzature scientifiche
A
20.000,00
61 Per esercizio di ricevimento si intende l’esercizio in cui il contributo è stato comunicato dall’ente finanziatore e/o vi
è stato provvedimento o atto ufficiale da parte della pubblica amministrazione e non l’esercizio del materiale incasso
del contributo se diverso.
111
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Contributi in conto capitale da altri soggetti privati
D
80.000,00
31/12/200n
Risconti passivi su contributi agli investimenti
A
80.000,00
Dopo la chiusura dei conti, nei documenti finali di sintesi, con riferimento agli investimenti e ai
contributi, si troveranno i seguenti valori:
Conto economico esercizio 200n
…
…
…
…
Ammortamenti attrezzature
20.000,00
Contributi in conto capitale
20.000,00
scientifiche
da altri soggetti privati
…
…
…
…
Stato patrimoniale al 31.12.200n
…
…
…
…
Attrezzature scientifiche
100.000,00
Risconti passivi su contributi
80.000,00
agli investimenti
…
…
…
…
Caso contributo in conto capitale che copre parzialmente il valore dell’immobilizzazione acquistata
Si consideri il caso di un contributo di euro 400.000 erogato dalla regione per coprire il 50% del costo
di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica da installare su un fabbricato di
proprietà dell’Ateneo di recente costruzione la cui vita utile è stimata in 10 anni.
Al momento della comunicazione da parte del soggetto finanziatore si rileva il credito ed il
contributo. La scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Crediti verso Regioni e Provincie Autonome
D
400.000,00
../../200n
Contributi in conto capitale da Regioni e Provincie
A
400.000,00
Autonome
Si procede poi all’acquisto e installazione dell’impianto per un importo complessivo di 800.000 euro
IVA compresa (in ambito istituzionale e in regime di split payment). La scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Impianti elettrici
D
800.000,00
../../200n
Debiti verso fornitori
A
655.737,70
../../200n
Erario c/IVA split payment istituzionale
A
144.262,30
c/liquidazione
112
A fine esercizio si procede, in fase di registrazione delle scritture di assestamento, alla
determinazione degli ammortamenti e al risconto dei contributi. Di seguito le scritture contabili:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Ammortamenti impianti elettrici
D
80.000,00
31/12/200n
Fondo ammortamento impianti elettrici
A
80.000,00
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Contributi in conto capitale da Regioni e Provincie
D
360.000,00
Autonome
31/12/200n
Risconti passivi su contributi agli investimenti
A
360.000,00
Dopo la chiusura dei conti, nei documenti finali di sintesi, con riferimento agli investimenti e ai
contributi, si troveranno i seguenti valori:
Conto economico esercizio 200n
…
…
…
…
Ammortamenti impianti
80.000,00
Contributi in conto capitale
40.000,00
elettrici
da Regioni e Provincie
Autonome
…
…
…
…
Stato patrimoniale al 31.12.200n
…
…
…
…
Impianti elettrici (al netto
800.000,00
Risconti passivi su contributi
360.000,00
fondo amm. to di 80.000)
agli investimenti
(Fondo ammortamento
-
80.000,00
impianti elettrici)
…
…
…
…
113
Capitolo 12 - Liberalità
Con il termine liberalità si intende qualsiasi forma di erogazione volontaria, ricevuta dalle università
per il sostegno delle finalità dell’ente, per atto fra vivi o lasciti, di denaro, di crediti, di titoli, di beni
mobili o immobili, di opere d’arte o beni immateriali o anche la cancellazione di passività.
La liberalità presuppone un trasferimento unilaterale o non reciproco da parte di un altro soggetto
che non riceve in cambio alcun beneficio tangibile e approssimativamente dello stesso valore.
Non sono pertanto liberalità i corrispettivi per le prestazioni rese, le sponsorizzazioni o i corrispettivi
che comportino una qualsiasi forma di contro prestazione da parte dell’ente. Non sono liberalità gli
omaggi ricevuti da fornitori di beni di loro produzione e commercializzazione nell’ambito di una
più ampia relazione commerciale di fornitura.
Non sono inoltre considerate liberalità le erogazioni e trasferimenti ricompresi tra i contributi
annuali e pluriennali in c/esercizio e i contributi in conto capitale e conto impianti (si vedano i
capitoli 10 e 11).
Le liberalità possono essere soggette a vincoli temporanei o permanenti posti dal donante e/o a
clausole sospensive.
12.1. Principi, momenti e titoli per la rilevazione delle liberalità
Il tema delle liberalità non é trattato da principi contabili nazionali emananti dall’OIC in quanto
fattispecie di raro accadimento per le imprese.
Unico documento che tratta il tema è una bozza per la consultazione, che non si è mai tradotta in
un Principio contabile vero e proprio, pubblicata nel 2012 e intitolata “L’iscrizione e la valutazione
delle liberalità nel bilancio d’esercizio degli enti non profit”, elaborata a cura dell’Agenzia per il terzo
settore, del CNDCEC - Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili e OIC -
Organismo Italiano di Contabilità, che tratta l’argomento in modo approfondito.
La Commissione per la Contabilità economico-patrimoniale delle università sulla base di tale
documento e dei principi contabili propri del D.I. 19/2014 sottoposti a revisione ed aggiornamento
dal D.I. 394/2017, ha elaborato delle indicazioni ispirate al principio di prudenza e trasparenza e alla
semplicità e linearità di applicazione da parte delle università (anche in funzione dell’omogeneità e
comparabilità dei bilanci degli atenei).
In generale la Commissione suggerisce l’applicazione del principio di correlazione fra proventi e costi
per la contabilizzazione delle liberalità vincolate e l’applicazione del principio di cassa per la
contabilizzazione delle liberalità non vincolate.
Con riferimento al momento e al titolo per la registrazione delle liberalità la Commissione per la
Contabilità economico-patrimoniale ritiene che le liberalità possano essere rilevate solo quando
esse sono effettivamente ricevute e questo anche nel caso siano presenti promesse di liberalità,
114
condizionate o non condizionate, effettuate in base ad atti formali in base a cui sorge un diritto vero
e proprio62.
Il momento di rilevazione indicato dalla Commissione in base all’oggetto della liberalità e
prescindendo da eventuali vincoli, è:
-
per le liberalità in denaro o in fondi mobiliari l’incasso;
-
per beni mobili non iscritti in pubblici registri la consegna;
-
per i beni immobili e per i beni mobili e i diritti immateriali iscritti in pubblici registri
l’atto formale di passaggio della proprietà.
12.2. Le modalità di rilevazione
Si considerano distintamente le modalità di rilevazione per le:
-
liberalità non vincolate;
-
liberalità vincolate dagli organi istituzionali dell’ateneo;
-
liberalità con vincoli temporanei;
-
liberalità con vincoli permanenti;
-
liberalità condizionate.
Le liberalità non vincolate, ossia le liberalità erogate senza che un vincolo o una condizione imposte
dal donatore ne limitino l’utilizzo vanno imputate tra i proventi nell’esercizio in cui sono ricevute. I
proventi vanno in particolare ricompresi nella voce Altri proventi e ricavi diversi (voce A V del Conto
Economico).
Le liberalità vincolate dagli organi istituzionali dell’ateneo, ossia le liberalità erogate dal donante
senza alcun vincolo e condizione, che gli organi istituzionali di ateneo decidano poi autonomamente
di destinare ad un progetto specifico e i cui costi non sono sostenuti o comunque non sono sostenuti
per intero nell’esercizio di ricevimento, vanno imputate tra i proventi da correlare ai costi sostenuti
per il progetto tramite la determinazione di risconti passivi.
Le liberalità con vincoli temporanei di tempo o di scopo che al termine del periodo amministrativo
non siano ancora libere dal vincolo imposto al loro utilizzo vanno rilevate tra i proventi e
successivamente riscontate. I proventi verranno correlati ai costi sostenuti e la liberalità contribuirà
al risultato economico dell’esercizio in cui il vincolo del donante risulterà soddisfatto.
62 Sul tema il Manuale Tecnico Operativo riporta: “La Commissione ritiene, in base al principio della prudenza, che
le promesse di liberalità, ancorché formalizzate e potenzialmente agibili in un contenzioso giudiziario, non solo
non debbano essere rilevate in contabilità al momento del loro ricevimento, ma non debbano neppure essere
oggetto di commento in nota integrativa, né rilevate in conti d’ordine come potenziali diritti latenti.”
115
Le liberalità con vincoli permanenti sono le liberalità in cui il donatore pone un vincolo disponendo
l’utilizzo non del patrimonio donato, ma dei frutti derivanti dall’investimento delle risorse investite.
Sono di solito fondi di elevato ammontare che vengono investiti frequentemente in strumenti
finanziari con l’obiettivo di ottenere un rendimento sufficiente a raggiungere gli obiettivi per cui
sono stati costituiti. Possibili esempi sono: le liberalità a sostegno di centri di ricerca, le liberalità a
sostegno di cattedre permanenti, le liberalità a sostegno di borse di studio o premi agli studenti,
eccetera.
Per queste liberalità le indicazioni della Commissione per la contabilità economico-patrimoniale
sono quelle di rilevare il ricevimento di questi fondi direttamente ad incremento della voce del
Patrimonio Netto A) II) 1) Fondi vincolati da terzi, in un apposito conto Fondi con vincoli permanenti
da utilizzare in contropartita al conto acceso alla tipologia di attività ricevuta (denaro, titoli, beni
mobili o immobili, eccetera).
Tale trattamento contabile si ispira all’idea che le liberalità aventi per oggetto fondi con vincoli
permanenti non dovrebbero essere destinate alla copertura dei costi di esercizio inerenti l’attività
di produzione ed erogazione di servizi da parte dell’ateneo e quindi vanno esclusi dai proventi volti
alla copertura degli oneri della gestione corrente.
Diversamente, i frutti degli investimenti realizzati con detti fondi, saranno rilevati come proventi e
saranno correlati ai costi di esercizio alla cui copertura sono stati destinati per volontà del donatore.
Le liberalità condizionate sono di due tipi:
-
le liberalità in cui è presente una condizione imposta dal donatore con la quale si indica un
evento futuro e incerto la cui manifestazione conferisce al donatore stesso il diritto di riprendere
possesso delle risorse trasferite;
-
le liberalità in cui è presente una condizione imposta dal donatore con la quale si indica un
evento futuro e incerto la cui manifestazione conferisce al donatore l’obbligo di adempiere
ovvero, al non rispetto della condizione, il diritto di essere liberato dagli obblighi della promessa.
Nel primo caso, se la possibilità che la condizione non venga soddisfatta risulta al momento in cui si
acquisisce il diritto a percepire la liberalità remota e poco probabile, la liberalità va trattata in conto
economico in base ai criteri esposti in precedenza per le liberalità non condizionate63.
Nel caso in cui la condizione imposta dal donatore fosse considerata dagli amministratori difficile da
rispettare, la rilevazione della liberalità dovrà essere effettuata nel momento in cui la condizione è
effettivamente rispettata, nel rispetto del principio di prudenza.
Nel secondo caso la liberalità viene erogata al manifestarsi della condizione e quindi, coerentemente
a quanto detto in precedenza, l’imputazione in conto economico avverrà nel momento in cui la
liberalità è effettivamente erogata e non al momento di ricevimento della promessa.
63 Un esempio di liberalità riportato nel Manuale Tecnico Operativo per cui la probabilità che la condizione imposta
dal donatore non sia rispettata è remoto, è quella del lascito sottoposto al vincolo di apporre una targa del donatore
all’ingresso di una sede dell’ateneo.
116
12.3. I criteri di valutazione delle liberalità
I criteri di valutazione delle liberalità mutano in funzione della natura dell’oggetto delle liberalità. Si
veda la tabella che segue.
OGGETTO DELLA LIBERALITA’
CRITERIO DI VALUTAZIONE
Liberalità in denaro
Al valore nominale. Se in valuta diversa
dall’euro, convertita in euro al cambio ufficiale
del giorno dell’incasso.
Liberalità erogata mediante una cancellazione di
Valutata, anche se in valuta diversa dall’Euro, al
un debito
valore desumibile dalle scritture contabili.
Liberalità erogata mediante cessione di un
Valutata al valore nominale salvo rettifiche per
credito
dubbia esigibilità (presunto realizzo); credito in
valuta diversa dall’euro, convertito in euro al
cambio ufficiale del giorno della formalizzazione
della liberalità.
Liberalità in valori mobiliari negoziati in mercati
Valutata alla quotazione ufficiale di chiusura sul
regolamentati64
mercato di riferimento del giorno di ricevimento
dello strumento finanziario.
Liberalità in beni mobili e in oggetti d’arte65
Nel caso di donazione, lascito testamentario o
altre liberalità, le università valorizzano il bene,
sulla base del valore indicato nell’atto di
donazione o successione o, in mancanza sulla
base di una relazione di stima da parte di un
esperto del settore.
Liberalità in beni immobili
Nel caso di donazione, lascito testamentario o
altre liberalità, le università valorizzano il bene
immobile, sulla base del valore indicato nell’atto
di donazione o successione o, in mancanza sulla
base del valore catastale, con l’eventuale
aggiunta degli oneri effettivamente sostenuti
per il perfezionamento del trasferimento.
Le liberalità derivanti dal lascito testamentario producono effetti posticipati nel tempo che si
realizzeranno al momento della morte del soggetto erogante; tali liberalità avvengono
generalmente per atto pubblico e/o dichiarazione di successione soggetta a preventiva
autorizzazione da parte dell’università in cui è indicato il valore dei beni oggetto del legato. Tale
valore può essere ritenuto congruo e preso a base per le rilevazioni in contabilità al momento della
effettiva realizzazione dell’atto, oppure può essere richiesta una valutazione peritale a supporto
della valorizzazione quando si nutrano dubbi sulla congruità dei valori (ad esempio per effetto del
64 Il Manuale Tecnico Operativo prevede invece che “una liberalità in valori mobiliari non negoziati in mercati
regolamentati sarà valutata al NAV (Net Asset Value) disponibile precedente alla data di ricezione dello strumento
finanziario ricevuto”.
65 I criteri di valutazione dei beni mobili (tra cui gli oggetti d’arte) e dei beni immobili pervenuti a titolo di liberalità
sono definiti dal D.I. 19/2014, emendato dal D.I 394/2017, all’art.4, comma 1, lettera b. decimo capoverso. Si veda il
precedente capitolo 6 che tratta delle immobilizzazioni. Gli stessi criteri, per quanto compatibili, si applicano a
liberalità aventi per oggetto beni immateriali.
117
periodo di tempo trascorso tra l’atto pubblico e/o la dichiarazione di successione e il momento della
effettiva realizzazione dell’atto).
12.4. Scritture contabili esemplificative
Si fanno alcuni esempi di scritture contabili relative alle liberalità.
12.4.1 Donazione di una somma di denaro senza alcun vincolo
Si ipotizzi il ricevimento di una donazione, senza vincolo, di una somma di denaro pari a 50.000 euro.
La scrittura contabile relativa è la seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Depositi bancari 66
D
50.000,00
../../200n
Liberalità in denaro
A
50.000,00
12.4.2 Donazione di una somma di denaro con vincolo permanente
Si ipotizzi il ricevimento in donazione di una ingente somma di denaro pari a 500.000 euro il cui
capitale, per volontà del donante, debba essere investito in titoli a reddito fisso il cui rendimento
deve essere utilizzato per supportare la ricerca del dipartimento di fisica attraverso l’acquisto di
beni e servizi per la ricerca. Le scritture contabili sono le seguenti:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Depositi bancari
D
500.000,00
../../200n
Fondi vincolati da terzi con vincoli
A
500.000,00
permanenti (Patrimonio netto vincolato)
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Titoli obbligazionari
D
500.000,00
../../200n
Depositi bancari
A
500.000,00
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Depositi bancari
D
20.000,00
../../200n
Interessi attivi su titoli
A
20.000,00
Si ipotizza in questo caso che i frutti dell’investimento siano impiegati per l’acquisto di materiali di
consumo per laboratori da utilizzarsi in ambito di attività di istituzionale e in vigenza del regime di
split payment. Si veda la scrittura contabile alla pagina seguente.
66 Il software si contabilità per consentire la registrazione dell’incasso di una liberalità in denaro comunque richiede
preliminarmente la rilevazione di un credito che poi contestualmente viene estinto.
118
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Acquisto materiali di consumo per
D
20.000,00
laboratori
../../200n
Debiti verso fornitori
A
16.393,44
../../200n
Erario c/IVA split payment istituzionale
A
3.606,56
c/liquidazione
12.4.3 Donazione di un’attrezzatura scientifica
Un’importante impresa dell’abbigliamento che ha sede nel territorio e non ha rapporti di fornitura
con l’ateneo, decide di donare un’attrezzatura scientifica ad un dipartimento che si occupa di ricerca
sulla salute dei bambini. L’attrezzatura ha un valore di 40.000 euro ed è sottoposta ad aliquota di
ammortamento del 20%.
La scrittura contabile al momento del ricevimento della attrezzatura oggetto della donazione è la
seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Attrezzature scientifiche
D
40.000,00
../../200n
Proventi
per
donazione,
lascito
A
40.000,00
testamentario o altro di beni soggetti ad
ammortamento
A fine esercizio da un lato sarà rilevato l’ammortamento delle attrezzature scientifica ottenuta
attraverso la donazione e dall’altro il provento rilevato sarà riscontato alla fine di ciascun anno in
accordo con il progredire del piano di ammortamento.
Le scritture sono le seguenti:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Ammortamenti attrezzature scientifiche
D
8.000,00
31/12/200n
Fondo
ammortamento attrezzature
A
8.000,00
scientifiche
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Proventi
per
donazione,
lascito
D
32.000,00
testamentario o altro di beni soggetti ad
ammortamento
31/12/200n
Risconti passivi per proventi da donazioni,
A
32.000,00
lasciti, liberalità
119
12.4.4 Donazione di un’opera d’arte o museale (bene non soggetto ad ammortamento)
Si supponga che l’ateneo riceva in donazione un dipinto di valore stimato da un perito pari a 80.000
euro. La scrittura contabile relativa è la seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Patrimonio
librario,
opere d’arte,
D
80.000,00
d’antiquariato e museali
../../200n
Proventi
per
donazione,
lascito
A
80.000,00
testamentario o altro di beni non soggetti
ad ammortamento
In questo caso, non essendo il bene soggetto ad ammortamento, in quanto non perde valore nel
corso del tempo, il provento rimane di competenza dell’esercizio67.
E’ necessario appurare se il bene donato è soggetto a vincolo oppure no. In caso di assenza di vincolo
la gestione contabile si completa con la rilevazione del provento.
Se invece il bene fosse soggetto a vincolo permanente è opportuno, in sede di approvazione del
bilancio di esercizio, destinare una quota di utile corrispondente al valore del bene ad un’apposita
riserva del Patrimonio netto Vincolato (conto Fondi vincolati da terzi con vincoli permanenti)68. In
assenza di utile da destinare si potrà attingere dalle Riserve relative ad esercizi precedenti del
Patrimonio netto non vincolato.
12.4.5 Lascito di un immobile
Si ipotizzi che l’ateneo riceva un lascito di un immobile di valore di 1.000.000 euro di cui, a seguito
di una stima, 200.000 euro sono riconducibili alla voce terreni e 800.000 euro alla voce fabbricati.
La scrittura contabile che ne deriva è la seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Terreni
D
200.000,00
../../200n
Fabbricati
D
800.000,00
../../200n
Proventi
per
donazione,
lascito
A
200.000,00
testamentario o altro di beni non soggetti
ad ammortamento
../../200n
Proventi
per
donazione,
lascito
A
800.000,00
testamentario o altro di beni soggetti ad
ammortamento
67 Analogamente, la donazione di un bene strumentale destinato alla vendita non sarà oggetto né di ammortamento,
né di risconto e il relativo provento risulta di competenza dell’esercizio di ricevimento del bene.
68 Bisogna sottolineare che prima dell’emendamento apportato dall’art. 2, comma 1, lettera a) del D.I. 394/2017, il D.I.
19/2014 all’art.4, comma 1, lettera b) Immobilizzazioni materiali, settimo capoverso, prevedeva che i beni oggetto di
donazione, lascito testamentario o altre liberalità non soggetti ad ammortamento, fossero iscritti nelle
immobilizzazioni materiali e il corrispondente valore fosse iscritto nel Patrimonio netto (sezione Patrimonio netto
vincolato) in un fondo di riserva adeguatamente distinto.
120
A fine esercizio da un lato sarà rilevato l’ammortamento del fabbricato ottenuto attraverso il lascito
per cui si applica un’aliquota del 3% e dall’altro il provento rilevato sarà riscontato alla fine di ciascun
anno in accordo con il progredire del piano di ammortamento.
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Ammortamenti fabbricati
D
24.000,00
31/12/200n
Fondo ammortamento fabbricati
A
24.000,00
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Proventi
per
donazione,
lascito
D
776.000,00
testamentario o altro di beni soggetti ad
ammortamento
31/12/200n
Risconti passivi per proventi da donazioni,
A
776.000,00
lasciti, liberalità
Diversamente, i proventi rilevati a fonte della quota del valore del lascito attribuito al terreno
rimangono di competenza dell’esercizio in cui è registrato il passaggio di proprietà a favore
dell’ateneo.
Anche in questo caso, in presenza di vincolo permanente, è opportuno destinare, in sede di
approvazione del bilancio di esercizio, una quota di utile corrispondente al valore del bene ad
un’apposita riserva del Patrimonio netto Vincolato (conto Fondi vincolati da terzi con vincoli
permanenti). In assenza di utile da destinare si potrà attingere dalle Riserve relative ad esercizi
precedenti.
12.5. Le informazioni da riportare in Nota Integrativa
Nell’illustrazione delle diverse voci di bilancio che possono essere interessate, va data evidenza, se
di importo significativo, alle movimentazioni per liberalità e ai criteri di valutazione adottati per
l’iscrizione del valore in bilancio.
Va evidenziato l’ammontare delle liberalità con vincolo permanente che è stato portato
direttamente ad incremento del Patrimonio Netto.
Va evidenziato l’ammontare delle liberalità aventi per oggetto beni ad uso pluriennale non soggetti
ad ammortamento e con vincolo permanente a fronte di cui sono stati destinati a Patrimonio netto
vincolato quote dell’utile dell’esercizio o quote di risultati di esercizi precedenti.
Deve essere riportata in nota integrativa una descrizione generale dei beni ottenuti per mezzo di
atti di liberalità che, non essendo stimabili con attendibilità, non sono iscritti nell’attivo
patrimoniale.
Va indicato in nota integrativa un riepilogo delle liberalità condizionate con l’indicazione, per quelle
di importo rilevante per la gestione, delle condizioni risolutive previste dai relativi contratti.
121
Le promesse di liberalità, ancorché formalizzate e potenzialmente agibili in un contenzioso
giudiziario, non solo non devono essere rilevate in contabilità al momento del loro ricevimento, ma
non devono essere oggetto di menzione e commento in nota integrativa.
122
Capitolo 13 - Operazioni di finanziamento e gli investimenti in attività finanziarie
Le operazioni di finanziamento sono normalmente classificabili in funzione della durata in
finanziamenti a breve o a medio-lungo termine. Nel caso degli atenei, se si esclude l’eventualità del
ricorso ad anticipazioni di cassa (o anticipazioni di tesoreria) volte a fronteggiare temporanei
fabbisogni di liquidità, le operazioni di finanziamento sono rivolte al finanziamento degli
investimenti e quindi rientrano tra le operazioni di finanziamento a medio-lungo termine.
Le fattispecie che si prendono in considerazione in questo manuale sono quelle dei mutui passivi e
dei contratti di leasing.
L’Università degli Studi di Padova presenta nell’attivo dello Stato Patrimoniale degli investimenti in
attività finanziarie che rappresentano delle forme di investimento temporaneo della liquidità
propria del patrimonio dei lasciti. Tale scelta è resa possibile dall’esclusione di tali risorse finanziarie
dal regime di Tesoreria Unica in quanto soggette a vincolo di destinazione per volontà del donante
o del testatore.
Si prendono considerazione in questo manuale i casi di investimenti in titoli a reddito fisso
(obbligazioni), fondi comuni di investimento e polizze assicurative.
13.1. I mutui passivi
I contratti di mutuo definiscono l’ammontare del finanziamento concesso, la durata, il tasso di
interesse e modalità di rimborso del finanziamento.
Al momento dell’accensione del mutuo viene rilevato l’incasso della somma concessa e il sorgere
del debito.
Si supponga che l’ateneo stipuli un mutuo di importo di 1.200.000 euro per un periodo di 5 anni da
rimborsare in 10 rate semestrali di importo costante con tasso di interesse semestrale del 2%. La
scrittura contabile, per l’accensione del mutuo sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
30/06/200n
Depositi bancari
D
1.200.000,00
30/06/200n
Mutui passivi
A
1.200.000,00
Gli eventuali oneri di stipula (spese notarili e commissioni) possono essere capitalizzati tra le altre
immobilizzazioni immateriali e ammortizzati in un periodo pari alla durata del mutuo69.
Ad ogni scadenza di rata, l’esborso include una quota di capitale e gli interessi calcolati sul capitale
residuo da rimborsare.
All’accensione del mutuo viene di norma definito un piano di ammortamento dello stesso che
evidenzia la scadenza delle singole rate, la suddivisione di ciascuna rata tra quota capitale e quota
69 Questa è anche la soluzione proposta indirettamente dal Manuale Tecnico Operativo quando include tali oneri tra
le Altre immobilizzazioni immateriali ed implicitamente esclude l’applicazione per i Mutui Passivi il criterio del costo
ammortizzato introdotto dal D.Lgs. 139/2015 e previsto dall’art. 2426, comma 1, numero 8 del Codice Civile.
123
interessi, il capitale residuo da rimborsare dopo il pagamento della rata (si veda il piano di
ammortamento del mutuo passivo alla pagina seguente).
Al momento del pagamento della prima rata la scrittura contabile sarà la seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Mutui passivi
D
109.591,83
31/12/200n
Interessi passivi su mutui
D
24.000,00
31/12/200n
Depositi bancari
A
133.591,83
Piano di ammortamento del mutuo
Data
Rata
Quota
Quota
Debito
Interessi
capitale
residuo
30/6/200n
1.200.000,00
31/12/200n
133.591,83
24.000,00
109.591,83
1.090.408,17
30/6/200n+1
133.591,83
21.808,16
111.783,67
978.624,50
31/12/200n+1
133.591,83
19.572,49
114.019,34
864.605,15
30/06/200n+2
133.591,83
17.292,10
116.299,73
748.305,42
31/12/200n+2
133.591,83
14.966,11
118.625,72
629.679,70
30/06/200n+3
133.591,83
12.593,59
120.998,24
508.681,46
31/12/200n+3
133.591,83
10.173,63
123.418,20
385.263,25
30/06/200n+4
133.591,83
7.705,27
125.886,57
259.376,69
31/12/200n+4
133.591,83
5.187,53
128.404,30
130.972,39
30/06/200n+5
133.591,83
2.619,45
130.972,39
-
Totale
1.335.918,33
135.918,33
1.200.000,00
Al momento del pagamento della seconda rata la scrittura contabile sarà la seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
30/06/200n
Mutui passivi
D
111.783,67
30/06/200n
Interessi passivi su mutui
D
21.808,16
30/06/200n
Depositi bancari
A
133.591,83
Si può notare come vari la suddivisione della rata tra interessi e quota capitale (con il progredire del
piano di ammortamento si riduce la quota interessi e aumenta la quota di capitale rimborsato). La
stessa scrittura verrà ripetuta ad ogni scadenza di rata fino all’estinzione del mutuo.
Qualora la rata fosse a cavallo di due esercizi (ad esempio rate scadenti il 30 aprile e il 31 ottobre di
ciascun esercizio) allora è necessario, in fase di operazioni di assestamento, rilevare la quota di
interessi passivi di competenza dell’esercizio in chiusura (nell’esempio per il periodo che va da 1
novembre al
31 dicembre) attraverso la rilevazione di un rateo passivo
(sul tema della
determinazione e valutazione dei ratei su contratti di durata si rinvia al capitolo 19).
Per il criterio di valutazione e l’indicazione delle informazioni da riportare in nota integrativa si rinvia
al capitolo 25 relativo alla valutazione dei debiti.
124
13.2. I contratti di leasing
I contratti di leasing sono contratti di locazione di beni mobili o immobili acquistati o fatti costruire
specificatamente dal locatore attraverso cui un soggetto, il locatario, attraverso il pagamento di un
canone, acquisisce il diritto all’utilizzo per un determinato periodo di tempo e il diritto di esercitarne
il riscatto a fine contratto.
Nel contratto di leasing intervengono tre soggetti:
-
il produttore, ossia il soggetto che realizza i beni e li vende alla società di leasing;
-
la società di leasing (il locatore), ossia la società che acquista i beni e li affida all’utilizzatore;
-
l’utilizzatore o locatario ossia il soggetto che utilizza il bene dietro il pagamento di una
canone e che ad una certa data, alla fine della durata del contratto, può esercitare o meno il
diritto ad acquisirne la proprietà.
Gli atenei utilizzano i contratti di leasing prevalentemente per l’acquisizione di beni strumentali
materiali o immateriali.
La contabilizzazione e rappresentazione in bilancio delle operazioni derivanti da contratti di leasing
può avvenire, in generale, attraverso l’applicazione del “metodo patrimoniale” o in alternativa del
“metodo finanziario”, in base, rispettivamente al principio contabile dell’OIC 12 e al principio
contabile internazionale IAS17.
Non essendo il trattamento di tali operazioni disciplinato direttamente dal D.I. 19/2014, in base al
richiamo all’applicazione dei principi contabili nazionali operata dall’art. 1, comma 3 del medesimo
decreto, si applica il “metodo patrimoniale” previsto dal principio contabile OIC 12.
Con l’applicazione del “metodo patrimoniale” gli atenei sono tenuti ad indicare:
-
nel Conto Economico, tra i costi di esercizio e più in particolare all’interno della voce B) IX
11) Costi per il godimento di beni di terzi, i canoni di leasing così come indicati in fattura e
cioè comprensivi della quota interessi e dell’eventuale IVA indetraibile;
-
nello Stato Patrimoniale, tra le passività, il debito verso la società di leasing per l’importo
della fattura pervenuta che verrà estinto con il pagamento della rata.
In nota integrativa vanno indicate le informazioni utili (valore del bene che corrisponde al costo di
acquisto del concedente e quindi al valore finanziato dall’operazione di leasing, quota annua di
ammortamento del costo e degli oneri finanziari contenuti nel totale annuo dei canoni corrisposti),
a rappresentare il diverso impatto sul conto economico e sullo stato patrimoniale derivante dalla
rilevazione secondo il “metodo patrimoniale” rispetto al “metodo finanziario”70, con l’obiettivo di
70 In base al “metodo finanziario”, secondo il principio contabile internazionale IAS 17, per la contabilizzazione e la
rappresentazione delle operazioni di leasing, è necessario:
a) indicare nello Stato patrimoniale:
-
nell’attivo, tra le immobilizzazioni, il valore del cespite (sulla base del costi di acquisto originario del
concedente), depurato periodicamente degli ammortamenti calcolati e rilevati;
-
nel passivo, tra i debiti, il valore delle quote del finanziamento ancora dovute al netto degli interessi
(ossia le quote capitale comprese nei canoni leasing da corrispondere);
b) indicare nel Conto Economico:
-
le quote di ammortamento annuali;
-
gli interessi passivi maturati nel periodo di competenza in base al contratto di leasing.
125
evidenziare gli eventuali effetti, positivi e/o negativi, sul risultato dell’esercizio e sul patrimonio
netto.
L’esposizione delle informazioni in nota integrativa, nelle modalità appena descritte, rende
superfluo l’indicazione di valori attinenti i contratti di leasing tra i conti d’ordine.71
Sotto il profilo contabile vi sono tre momenti rilevanti:
-
alla stipula del contratto il pagamento di un anticipo o maxicanone (che può essere espresso
come un multiplo del valore della rata o come una % sul valore del bene)72;
-
Il ricevimento delle fatture dei canoni periodici;
-
l’esercizio del riscatto ad un valore prestabilito (espresso come % del valore del bene).
Si supponga che l’Ateneo stipuli il 1° settembre dell’anno
200n un contratto di leasing avente
durata di 5 anni con pagamento di rate mensili, e avente per oggetto una attrezzatura scientifica di
valore pari a 60.000
€, maxi canone pari al 10 % dell’importo del bene, importo rata pari a euro
961,02 e valore di riscatto pari all’1% del valore del bene. L’operazione è realizzata nella sfera
dell’attività istituzionale e quindi con IVA indetraibile che va ad incrementare il valore del canone e
si suppone in vigenza del regime di split payment.
Al momento del pagamento dell’anticipo o maxicanone (determinato come 10% del valore del bene,
più IVA del 22%) le scritture contabili saranno le seguenti:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
01/09/200n
Canoni leasing
D
7.320,00
01/09/200n
Debiti verso fornitori
A
6.000,00
01/09/200n
Erario c/IVA split payment istituzionale
A
1.320,00
c/liquidazione
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
01/09/200n
Debiti verso fornitori
D
6.000,00
01/09/200n
Depositi bancari
A
6.000,00
Al momento del pagamento delle rate mensili, a partire dal 1° ottobre, le scritture saranno le stesse:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
01/10/200n
Canoni leasing
D
1.172,44
01/10/200n
Debiti verso fornitori
A
961,02
01/10/200n
Erario c/IVA split payment istituzionale
A
211,42
c/liquidazione
71 Si veda a questo proposito il Manuale Tecnico Operativo nel capitolo dedicato al contratti di leasing.
72 L’effetto del maxicanone è quello di ridurre l’importo del finanziamento effettivamente concesso e quindi anche di
ridurre il rischio per la società di leasing ovvero per il locatore.
126
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
01/10/200n
Debiti verso fornitori
D
961,02
01/10/200n
Depositi bancari
A
961,02
L’importo del maxicanone non può essere considerato per intero di competenza dell’esercizio in cui
viene corrisposto ossia alla stipula del contratto di leasing, per cui deve essere rilevato un risconto
per rinviare le quote di competenza dei futuri esercizi.
Vanno rilevati risconti anche in presenza di canoni leasing a cavallo tra due esercizi (ad esempio in
presenza di rate trimestrali scadenti il 30 novembre, 28 febbraio, 31 maggio e 31 agosto).
Per il calcolo e la rilevazione del risconto sul maxicanone si rinvia al capitolo 20 che tratta dei ratei
e risconti sui contratti di durata, contributi agli investimenti e altri.
Alla fine del contratto l’ateneo può decidere se esercitare il diritto di riscatto per l’importo
prefissato. In questo caso l’importo è l’1% del valore del bene di 60.000 euro più l’IVA del 22%.
La scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
01/10/200n+5
Attrezzature scientifiche
D
732,00
01/10/200n+5
Debiti verso fornitori
A
600,00
01/10/200n+5
Erario c/IVA split payment istituzionale
A
132,00
c/liquidazione
Il bene riscattato sarà iscritto a libro cespiti al valore di riscatto ed ammortizzato in base alle aliquote
della categoria di appartenenza.
13.3. Gli investimenti in attività finanziarie iscritte nell’attivo circolante
Come anticipato nel caso dell’Università degli Studi di Padova si tratta di forme di investimento
temporaneo della liquidità propria del patrimonio dei lasciti.
Tali investimenti vanno iscritti al costo di acquisto eventualmente comprensivo degli oneri accessori.
Ad esempio in caso di acquisto di obbligazioni del valore nominale di 400.000 euro, (tasso 3,0%,
cedola semestrale) per euro 380.000, la scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Titoli obbligazionari
D
380.000,00
../../200n
Depositi bancari
A
380.000,00
Al momento della riscossione della cedola semestrale scadente il 30 settembre, la scrittura sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
30/09/200n
Depositi bancari
D
6.000,00
30/09/200n
Interessi attivi su titoli
A
6.000,00
127
In fase di chiusura del bilancio si dovrà procedere a rilevare il rateo attivo per gli interessi attivi che
decorrono dal 1° ottobre al 31 dicembre e che saranno riscossi solo a fine marzo dell’anno n+1 (per
la determinazione e valutazione dei ratei attivi si veda il capitolo 20) e si dovrà valutare il titolo
obbligazionario tra il valore di acquisto e il valore di realizzo desumibile dall’andamento del mercato
(per la valutazione delle attività finanziare si veda il capitolo 16).
I titoli obbligazionari possono essere ceduti, possono essere rimborsati prima della scadenza del
prestito obbligazionario o possono andare a scadenza.
Supponiamo che nell’anno n+2, dalla data di scadenza della cedola di fine settembre, venga
rimborsato all’ateneo un quarto dei titoli posseduti per un valore nominale di 100.000 euro.
Considerando che il valore di carico della quota rimborsata è pari a 95.000
€ l’ateneo realizza un
utile su titoli di 5.000 euro.
La scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
30/09/200n
Depositi bancari
D
100.000,00
30/09/200n
Titoli obbligazionari
A
95.000,00
30/09/200n
Plusvalenza su titoli
A
5.000,00
Un’opzione alternativa di investimento è rappresentata dall’acquisizione di quote di un fondo
comune di investimento.
Si supponga che l’ateneo acquisti quote di un fondo comune di investimento per una somma,
comprensiva degli oneri accessori di acquisto, di 1.020.000 euro. La scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Altre attività finanziarie
D
1.020.000,00
../../200n
Depositi bancari
A
1.020.000,00
A fine esercizio anche questa forma di investimento dovrà essere sottoposta a valutazione (si veda
il capitolo 16).
Al momento dello smobilizzo dell’investimento si possono determinare utili o perdite (plusvalenze
o minusvalenze).
Si supponga che l’ateneo nell’esercizio n+1 decida di smobilizzare l’investimento ricavando una cifra
di 980.000 di euro dopo che era stata operata in fase di chiusura dell’esercizio n una svalutazione di
30.000 euro rilevata in contropartita ad un Fondo svalutazione altre attività finanziarie.
Si veda la scrittura contabile alla pagina seguente.
128
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n+1
Depositi bancari
D
980.000,00
../../200n+1
Fondo svalutazione altre attività finanziarie
D
30.000,00
../../200n+1
Minusvalenza su altre attività finanziarie
D
10.000,00
../../200n+1
Altre attività finanziarie
A
1.020.000,00
L’ateneo, tra le proprie attività finanziarie, ha anche una polizza assicurativa, prossima alla scadenza,
sottoscritta nel periodo in cui vigeva la contabilità finanziaria che è stata iscritta nel primo stato
patrimoniale al costo per un importo di 600.000 euro.
L’ateneo riscuote una cedola annuale posticipata a fine marzo per un importo di 18.000
€.
La scrittura contabile è la seguente:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
30/09/200n
Depositi bancari
D
18.000,00
30/09/200n
Proventi su altre attività finanziarie
A
18.000,00
A fine esercizio deve essere rilevato un rateo attivo per la quota di proventi attribuibile al periodo
che va da inizio aprile alla fine di dicembre.
Sempre a fine esercizio la polizza è stata valutata secondo i criteri esposti nel capitolo 15.
Alla scadenza della polizza, il 31 marzo dell’esercizio n+1, la scrittura contabile sarà:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/03/200n+1
Depositi bancari
D
600.000,00
31/03/200n+1
Altre attività finanziarie
A
600.000,00
129
I PROGETTI
Capitolo 14 - I Progetti
14.1. I proventi e i ricavi per progetti commerciali
Si tratta di proventi e ricavi conseguiti al di fuori dallo svolgimento dell’attività istituzionale e
possono riguardare la didattica in conto terzi, l’attività di ricerca in conto terzi (tipicamente ricerche
commissionate e proventi per il trasferimento tecnologico), consulenze.
Di norma invece non sono gestiti come progetto le prestazioni a pagamento o a tariffario (analisi di
laboratorio, tarature, campionamenti, servizi di sequenziamento, prestazioni di assistenza
psicologica, prestazioni veterinarie, biglietti di ingresso a mostre o musei ecc.), la vendita di oggetti
del merchandising e di prodotti editoriali, sponsorizzazioni di iniziative dell’Ateneo, quote di
iscrizione a convegni, seminari e simili, concessione di spazi per eventi, eccetera.
I proventi e i ricavi per l’attività commerciale gestiti a progetto scaturiscono di norma da veri e propri
contratti stipulati con clienti.
I proventi e i ricavi attinenti l’attività commerciale possono confluire in Conto Economico tra i
Proventi propri o tra gli Altri ricavi e proventi diversi.
In particolare: i proventi per la didattica in conto terzi confluiscono nella voce Proventi per la
didattica assieme ai proventi per la didattica istituzionale, per i Proventi per la ricerca in conto terzi
e per i Proventi per il trasferimento tecnologico è prevista una apposita voce del Conto Economico,
mentre invece tutti gli altri ricavi e proventi dell’attività commerciale sono compresi tra gli Altri ricavi
e proventi diversi.
Il momento della rilevazione dei ricavi per attività commerciale è tipicamente l’emissione della
fattura.
Con l’emissione della fattura si rileva contestualmente il credito verso il cliente destinatario della
prestazione (vendita di beni e/o erogazione di servizi), il ricavo e l’IVA a debito se l’operazione è
soggetta ad IVA e non si applica lo split payment (come nel caso di vendita ad altra amministrazione
pubblica).
Per quanto riguarda ulteriori approfondimenti e le scritture contabili esemplificative vedasi il
Capitolo 9 - I proventi e i ricavi per attività commerciale (attività commissionata di ricerca,
consulenza eccetera, prestazioni a tariffario)
14.2. Finanziamenti e contributi per progetti istituzionali
I contributi dei progetti al pari degli altri contributi sono annuali o pluriennali in funzione dell’arco
temporale di riferimento (inferiore o superiore alla durata di dodici mesi) che si desume dalle
intenzioni del soggetto erogante (documento di attribuzione del contributo) o dall’arco temporale
attribuibile agli oneri che il contributo è volto a coprire (ossia se essi siano riferibili a uno o più
esercizi).
Si parla quindi di progetti, commesse e ricerche in corso annuali se di durata inferiore ai dodici mesi
e di progetti, commesse e ricerche in corso pluriennali se le correlate attività o prestazioni si
realizzano in un periodo superiore ai dodici mesi.
I contributi sono in questo caso rilevati come proventi nell’esercizio in cui è pervenuta la
comunicazione dell’ente finanziatore o provvedimento ufficiale da pubblica amministrazione e sono
130
successivamente riscontati in base al tempo nel caso in cui il contributo sia stato assegnato sulla
base di tale riferimento o tenendo conto del costo sostenuto in ciascun esercizio per la finalità
oggetto di finanziamento esterno (principio correlazione tra costi e ricavi o proventi).
I contributi per progetti e ricerche in corso sono attribuiti al singolo esercizio in base ai criteri di
valutazione per i progetti, commesse e ricerche in corso previsti dall’art. 4, comma 1, lettera g) del
D.I. n. 19/2014 sottoposto a revisione dal D. I. 394/2017. Si veda il successivo capitolo 21 che tratta
della valutazione dei ratei e risconti per progetti, commesse e ricerche in corso.
I contributi sono esposti tra i Proventi Propri alla voce I 3) Proventi per Ricerche con finanziamenti
competitivi e alla voce II Contributi.
Nella voce Proventi per Ricerche con finanziamenti competitivi vanno compresi: i contributi per
finanziamenti competitivi da MIUR (PRIN, FIRB, PON) e altri ministeri, contributi per finanziamenti
competitivi da Unione Europea e contributi da altri soggetti pubblici e privati.
La voce Contributi si suddivide in funzione della tipologia di finanziatore ed accoglie sia trasferimenti
correnti (finalizzati o meno) che contributi per investimenti.
Aspetti rilevanti per tali finanziamenti sono la ridotta rendicontazione o il mancato riconoscimento
da parte del finanziatore di parte dei costi rendicontati.
Per i progetti soggetti a rendicontazione per i quali l’ateneo rendiconta un ammontare inferiore al
contributo concesso dal finanziatore è necessario idealmente stornare il ricavo per contributi e il
relativo credito. Se però, come normalmente accade, la rendicontazione avviene in esercizi
successivi a quello di iscrizione del ricavo per contributi, il credito va stornato a fronte dell’iscrizione
di una sopravvenienza passiva, a meno che non siano presenti ricavi differiti (ovvero risconti passivi)
correlabili a quel specifico contributo. In quest’ultimo caso vanno prima stornati i risconti passivi
(o i ricavi riportati ad inizio esercizio a seguito della chiusura dei risconti passivi iniziali a conto
economico) e poi se questi non risultano capienti procedere a rilevare la sopravvenienza passiva in
conto economico.
Inoltre se il credito è stato integralmente incassato o il credito residuo non è sufficiente a coprire la
riduzione dell’importo rendicontato, sorge per la parte non coperta dallo storno dei crediti non
ancora incassati un debito nei confronti del finanziatore che va estinto con una restituzione di
denaro.
Un caso analogo alla ridotta rendicontazione è, per certi versi, quello del mancato riconoscimento
da parte del finanziatore di parte dei costi rendicontati.
Per quanto riguarda ulteriori approfondimenti e le scritture contabili esemplificative vedasi il
Capitolo 10 - Contributi annuali e pluriennali in conto esercizio (compresi i finanziamenti in attività
istituzionale).
14.3. I costi dei progetti
I costi dei progetti, necessari per realizzare l’attività oggetto di finanziamento/contributo o per lo
svolgimento dell’attività commissionata, possono spaziare dall’acquisto di materiali di consumo alle
attrezzature ed altre immobilizzazioni, all’acquisto di servizi da ditte ma anche da professionisti, ai
costi per missioni, alle attività di disseminazione della ricerca ecc.
131
I costi dei progetti seguono le consuete procedure del ciclo passivo già esposte i Capitoli 4, 5, 6 e 7
del CICLO PASSIVO cui si rinvia per ulteriori approfondimenti e per le scritture contabili
esemplificative.
Per poter identificare i costi riconducibili ai singoli progetti, commesse o ricerche in corso l’Ateneo
si è dotato di un sistema di contabilità analitica. In questo modo i costi riferiti a progetti di ricerca
sono imputati, oltre che alla voce del piano dei conti identificante la natura della spesa, anche alla
coordinata analitica censita sul sistema per identificare lo specifico progetto o commessa. Ciascuna
Struttura verifica in autonomia che i fondi del progetto prevedano l’ammissibilità dei costi che vi
imputa.
Come suesposto, i costi da considerare o che possono essere considerati per ogni singolo, progetto,
commessa e ricerca in corso sono:
-
costo dei beni e servizi acquistati e costo del personale “esterno”;
-
costo del personale interno;
-
ammortamento delle immobilizzazioni materiali e immateriali acquistate ed utilizzate;
-
costi indiretti.
Per quanto riguarda i costi di ammortamento, si evidenzia che in caso di finanziamenti esterni
finalizzati alle attività di ricerca, le aliquote di ammortamento per attrezzature scientifiche ed
informatiche ad elevato tasso di obsolescenza possono essere modificate con motivata delibera
dell’Organo collegiale della Struttura anche in accordo con le regole contabili e di rendicontazione
definite dal finanziatore.
I costi di esercizio relativi ai progetti di ricerca sono iscritti in base alla loro natura mentre i costi
pluriennali sono registrati in base alla tipologia di immobilizzazione e/o investimento.
Per progetti di durata pluriennale, come meglio esposto nel Capitolo 21 La valutazione di ratei e
risconti su progetti e ricerche in corso cui si rinvia, con l’applicazione del criterio della commessa
completata i ricavi di competenza di ogni esercizio di vita del progetto vengono pareggiati ai costi
sostenuti nello stesso con eccezione dell’ultimo esercizio in cui risultano di competenza tutti i ricavi
residui e si determina così il risultato dei progetti, commesse e ricerche in corso.
14.4. I progetti di edilizia
L’Ateneo gestisce con lo strumento del progetto anche i lavori a valere sul piano triennale degli
investimenti edilizi.
Dato il loro carattere pluriennale, tale strumento permette di tenere traccia dei costi sostenuti fino
a completamento dell’opera, momento in cui tali costi verranno iscritti fra le immobilizzazioni, a
seconda della categoria di appartenenza.
Fino a che i lavori non vengono terminati i costi sostenuti vengono contabilizzati nelle voci
"Immobilizzazioni materiali in corso" o "Immobilizzazioni immateriali in corso" a seconda se,
rispettivamente l'immobile presso cui si interviene è di proprietà oppure di terzi (demanio,
concessione, locazione).
Per quanto riguarda ulteriori approfondimenti e le scritture contabili esemplificative vedasi il
Capitolo 15 - La valutazione delle immobilizzazioni immateriali e materiali.
132
133
LE VALUTAZIONI E LE OPERAZIONI DI FINE PERIODO
134
Capitolo 15 - La valutazione delle immobilizzazioni immateriali e materiali
Le caratteristiche delle diverse classi di immobilizzazioni (immateriali, materiali e finanziarie) sono
già state descritte nel capitolo 7. Si riprendono ora le definizioni di immobilizzazioni immateriali e
materiali proposte dal D.I. 19/2014 e si illustrano i contenuti delle singole voci previsti dagli schemi
di bilancio allegati al medesimo decreto.
15.1. La classificazione delle immobilizzazioni immateriali e materiali
Secondo l’art. 4, comma 1, lettera a) primo capoverso: “Le immobilizzazioni immateriali sono beni
o costi pluriennali caratterizzati dalla natura immateriale e dalla mancanza di tangibilità, che
manifestano i benefici economici lungo un arco temporale di più esercizi e non solo in quello di
sostenimento dei costi”.
La tabella che segue mostra le voci delle immobilizzazioni immateriali individuate nello schema di
Stato Patrimoniale allegato al D.I. 19/2014.
ATTIVO
A)
IMMOBILIZZAZIONI
I
IMMATERIALI
I 1)
Costi di impianto, di ampliamento e di sviluppo
I 2)
Diritti di brevetto e diritti di utilizzazione delle opere di ingegno
I 3)
Concessioni, licenze, marchi, e diritti simili
I 4)
Immobilizzazioni in corso ed acconti
I 5)
Altre immobilizzazioni immateriali
TOTALE IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI
…
…
Si descrive di seguito il contenuto delle voci delle immobilizzazioni immateriali.
1) I costi di impianto, di ampliamento e di sviluppo
I costi di impianto e ampliamento sono i costi che si sostengono in modo non ricorrente in alcuni
peculiari momenti del ciclo di vita dell’ente come la fase precedente a quella operativa (per gli atenei
di nuova costituzione) o quella di accrescimento della capacità operativa. Si tratta di costi sostenuti
per un processo di ampliamento delle attività in direzione e ambiti prima non coperti o per un
accrescimento quantitativo di entità tale da apparire straordinario.
I costi di sviluppo sono costi sostenuti per realizzare nuovi prodotti e nuovi servizi. In questa
categoria di costi pluriennali, secondo il Manuale Tecnico Operativo rientrano i costi pluriennali per
la realizzazione di siti internet di ateneo.
In entrami i casi la loro iscrizione dell’attivo presuppone che tali costi manifestino benefici economici
in un arco temporale che comprende più esercizi (capacità di generare ricavi e proventi futuri).
2) Diritti di brevetto e diritti di utilizzazione delle opere di ingegno
135
Sono compresi in questa voce primariamente i costi sia di produzione interna che di acquisizione
esterna dei diritti di utilizzazione delle opere di ingegno73 e i costi per i diritti in licenza d’uso dei
brevetti.
Sono inoltre compresi i costi di acquisto a titolo di proprietà del software applicativo e i costi
sostenuti per la produzione ad uso interno di un software applicativo tutelato ai sensi della legge
sui diritti d’autore74.
3) Concessioni, licenze, marchi, e diritti simili
Sono compresi in questa voce innanzitutto: i costi per l’ottenimento di concessioni su beni di
proprietà degli enti concedenti (sfruttamento in esclusiva di beni pubblici quali ad esempio il suolo
demaniale) e i costi per l’ottenimento di concessioni per esercizio di attività degli enti concedenti
(gestione regolamentata di alcuni servizi pubblici quali ad esempio autostrade, trasporti, parcheggi,
ecc.).
Quando una concessione, oltre al pagamento di un canone annuo, comporta il pagamento di una
somma iniziale una tantum, questa va capitalizzata e ammortizzata per la durata della concessione
o comunque per il periodo di residua utilizzazione. Anche l’eventuale costo per l’acquisto di una
concessione da altri soggetti può essere capitalizzato e ammortizzato in relazione al periodo di
residua utilizzazione.
Sono compresi in questa voce i costi per l’acquisto, la produzione interna e per i diritti di licenza
d’uso dei marchi. Il Manuale Tecnico Operativo precisa che tra i marchi iscrivibili in questa voce non
possa essere compreso il logo o marchio identificativo dell’Ateneo anche se suscettibile di generare
ricavi in relazione alla sua concessione a terzi.
Sono compresi in questa voce i costi sostenuti una tantum per un software applicativo acquisito a
titolo di licenza d’uso pluriennale a tempo determinato. Tali costi sono ammortizzati in quote
costanti nel periodo di durata della licenza d’uso75.
4) Immobilizzazioni in corso ed acconti
Le immobilizzazioni in corso sono rappresentate da costi interni ed esterni sostenuti per la
realizzazione di un bene immateriale per cui non sia ancora acquisita la piena titolarità del diritto
(nel caso di brevetti, marchi, ecc.) o riguardanti progetti non ancora completati (ad esempio nel caso
73 Il D.I. 19/2014 all’art. 4, comma1, lettera a, sesto capoverso, prevede: ”Nel caso di diritti di brevetto industriale e
utilizzazione delle opere dell’ingegno, in via prudenziale, i costi vanno iscritti a Conto Economico. Comunque posta la
titolarità del diritto di utilizzo da parte dell’ateneo, e valutata l’utilità futura di tali diritti, si può procedere alla loro
capitalizzazione, fornendo adeguate indicazioni nella Nota Integrativa.
74 I costi relativi a diritti di utilizzazione delle opere di ingegno costituiti da software applicativo di proprietà di terzi
nella disponibilità dell’Ateneo a titolo di licenza d’uso a tempo determinato o indeterminato, che il principio contabile
OIC n. 24 colloca in questa voce, sono invece collocati dal Manuale Tecnico Operativo rispettivamente alle voci 3)
Concessioni, licenze, marchi, e diritti simili e 5) Altre immobilizzazioni immateriali. Il principio contabile OIC n. 24
colloca in questa voce anche i costi di know-how, sia nel caso in cui sono sostenuti per la produzione interna che nel
caso di acquisto da terzi, quando è tutelato giuridicamente mentre il Manuale Tecnico Operativo li colloca nella voce
3) sopra citata.
75 A completare questa voce vanno anche considerati i costi sostenuti per l’acquisizione di licenze di commercio al
dettaglio e i costi di know-how per la tecnologia non brevettata.
136
di costi di ampliamento e sviluppo). I costi interni ad esterni possono essere rappresentati dal costo
del personale, materiali, servizi e consulenze utilizzati ai fini sopra indicati.
Gli acconti sono invece importi corrisposti ai fornitori per l’acquisto di una o più immobilizzazioni
immateriali prima che si siano verificate le condizioni per la loro iscrizione in bilancio.
5) Altre immobilizzazioni immateriali
Sono compresi in questa voce eventuali costi capitalizzabili che, per la loro differente natura, non
trovano collocazione nelle altre voci delle immobilizzazioni immateriali.
A titolo esemplificativo possono essere ricompresi in tali voci:
-
i costi per la produzione interna di un software applicativo non tutelato;
-
i costi per i diritti di utilizzazione di opere dell’ingegno costituiti da software di proprietà di
terzi nella disponibilità dell’ateneo a titolo di licenza d’uso a tempo indeterminato;
-
i costi sostenuti per le migliorie e spese incrementative su beni di terzi a disposizione
dell’ateneo (affitto, leasing, uso, godimento, diritto di superficie, ecc.) sono iscrivibili in
questa voce se le migliorie e le spese incrementative non sono separabili dai beni stessi
ovvero non posseggono una propria autonoma funzionalità (diversamente sono iscrivibili
nelle immobilizzazioni materiali nella specifica categoria di appartenenza);
-
Gli oneri accessori sui finanziamenti. Si tratta di oneri sostenuti per ottenere finanziamenti
quali le spese di istruttoria, l'imposta sostitutiva su finanziamenti a medio termine, e tutti gli
altri costi iniziali che devono essere capitalizzati nella voce
“Altre immobilizzazioni
immateriali”. Se a seguito dell'istruttoria i finanziamenti non vengono concessi, i costi iniziali
sostenuti sono imputati a costi dell'esercizio.
Sempre l’art. 4, comma 1 ma alla lettera b), primo capoverso: “Le immobilizzazioni materiali sono
elementi patrimoniali, di proprietà dell'ateneo, destinati ad essere utilizzati durevolmente, acquisiti
per la realizzazione delle proprie attività. Rientrano in questa categoria anche le immobilizzazioni
utilizzate per la realizzazione di progetti di ricerca finanziati con risorse esterne. I beni messi a
disposizione da terzi, inclusi quelli concessi dallo Stato e delle Amministrazioni locali in uso perpetuo
e gratuito, non rientrano, invece, in questa categoria, ma sono indicati nei Conti d'Ordine.”
La tabella che segue mostra le voci delle immobilizzazioni materiali individuate nello schema di Stato
Patrimoniale allegato al D.I. 19/2014.
ATTIVO
A)
IMMOBILIZZAZIONI
…
…
II
MATERIALI
II) 1)
Terreni e fabbricati
II) 2)
Impianti e attrezzature
II) 3)
Attrezzature scientifiche
II) 4)
Patrimonio librario, opere d’arte, d’antiquariato e museali
II) 5)
Mobili e arredi
II) 6)
Immobilizzazioni in corso ed acconti
II) 7)
Altre immobilizzazioni materiali
TOTALE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI
…
…
137
Si descrive di seguito il contenuto delle voci delle immobilizzazioni materiali.
1) Terreni e fabbricati
Per quanto riguarda i terreni devono essere indicati nella voce le pertinenze fondiarie dei fabbricati
civili e industriali oltre alle altre superfici, terreni agricoli e aree edificabili.
Per quanto riguarda i fabbricati devono essere indicati fabbricati civili, industriali, commerciali, per
attività didattica e ricerca, sportivi, nonché costruzioni leggere (quali, ad esempio, tettoie, baracche,
costruzioni precarie e simili).
Il valore dei terreni deve essere esposto distintamente dal valore dei fabbricati sovrastanti che vi
sono realizzati. Se il valore del terreno non è rilevabile dall’atto di trasferimento del diritto di
proprietà è necessario procedere alla sua individuazione facendo riferimento alle indicazioni
dell’art. 36, comma 7 della legge 248/2006: “Ai fini del calcolo delle quote di ammortamento
deducibili, il costo dei fabbricati strumentali deve essere assunto al netto del costo delle aree
occupate dalla costruzione e di quelle che ne costituiscono pertinenza. Il costo delle predette aree
è quantificato in misura pari al valore risultante da apposita perizia di stima, redatta da soggetti
iscritti agli albi degli ingegneri, degli architetti, dei geometri e dei periti industriali edili e comunque
non inferiore al 20 per cento e, per i fabbricati industriali, al 30 per cento del costo complessivo”.
2) Impianti e attrezzature
Per quanto riguarda gli impianti sono da ricomprendere nella voce gli impianti generici non legati
alla tipica attività dell’università (ad esempio: impianti di riscaldamento e condizionamento e
idraulici, impianti elettrici, impianti di sollevamento, impianti di rilevazione incendi, di allarme e per
la sicurezza, impianti di telefonia e reti tecnologiche di trasferimento dati), nonché gli impianti
specifici legati alle tipiche attività produttive di servizi dell’università, dovendosi escludere dalla
voce i beni qualificabili fra le attrezzature scientifiche indicati al successivo punto 3). La voce si
riferisce anche alle attrezzature destinate alle attività didattiche e amministrative.
Tra le attrezzature l’Università degli Studi di Padova ritiene di continuare a classificare le
Attrezzature informatiche, multimediali e simili che assumono un peso rilevante negli investimenti
effettuati annualmente dall’Ateneo e pertanto non possono essere collocate nella categoria
residuale delle Altre immobilizzazioni materiali.
Tra esse è prevista anche una categoria distinta per le Attrezzature informatiche, multimediali e
simili ad elevato tasso di obsolescenza.
3) Attrezzature scientifiche
Le attrezzature scientifiche sono caratterizzate dall’impiego in modo specifico nell’attività scientifica
e di ricerca e risultano di particolare rilevanza e specificità per tale attività. Esse possono presentare
anche un elevato contenuto tecnologico ed essere sottoposte ad un ammortamento in tempi più
rapidi stante la loro spiccata obsolescenza.
138
4) Patrimonio librario, opere d’arte, d’antiquariato e museali
La voce rappresenta il valore del materiale bibliografico, delle pubblicazioni presenti nelle
biblioteche ed in generale nella disponibilità dell’ateneo compreso quello di pregio, opere d’arte e
d’antiquariato e materiale museale. In relazione ai beni relativi alla voce in esame il D.I. 19/2014
prevede specifiche disposizioni in merito alla valutazione e all’ammortamento che sono illustrate in
seguito.
5) Mobili e arredi
La voce rappresenta il valore dei beni classificabili nella categoria dei mobili e arredi sia relativi allo
svolgimento dell’attività didattica sia di ricerca, sia di supporto all’attività amministrativa e tecnica.
6) Immobilizzazioni in corso ed acconti
Nella voce sono iscritti i costi (interni ed esterni) sostenuti per l'acquisizione o la produzione interna
di immobilizzazioni materiali, non ancora ultimata. I valori iscritti in questa voce sono esposti al
costo e non ammortizzati fino a quando non sia stata acquisita la titolarità del bene o non sia stata
completata la realizzazione che ne consenta l’utilizzazione. Tale voce include inoltre i versamenti a
fornitori per anticipi riguardanti l'acquisizione di immobilizzazioni materiali.
7) Altre immobilizzazioni materiali
Nella voce, residuale, è iscritto l’acquisto di altri beni durevoli che, per la loro differente natura, non
trovano collocazione nelle altre voci della medesima classe indicate in precedenza (ad esempio
automezzi, autovetture, ciclomotori, trattori e altri mezzi simili, eccetera.
15.2. Il criterio generale di valutazione delle immobilizzazioni immateriali e materiali
Il criterio generale di valutazione adottato dal D.I. 19/2014 riprende quanto previsto dal Codice civile
all’art. 2426, comma 1, n.1, 2 e 3 ed è il medesimo per le immobilizzazioni immateriali e per quelle
materiali76:
-
le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione;
-
il costo delle immobilizzazioni immateriali e materiali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo
deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua
possibilità di utilizzazione;
-
l’immobilizzazione che, alla data della chiusura dell’esercizio, risulti durevolmente di valore
inferiore a quello determinato secondo i due punti precedenti, deve essere iscritta a tale
minor valore; il minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti
meno i motivi della rettifica effettuata. Le eventuali svalutazioni vanno illustrate e motivate
in Nota Integrativa.
Il criterio generale di valutazione appena descritto prevede di identificare:
-
il costo (di acquisto o di produzione delle immobilizzazioni) o comunque il valore delle
immobilizzazioni acquisite a titolo gratuito;
76 Il criterio di valutazione è espresso per le immobilizzazioni immateriali all’art.4, comma 1, lettera a) e per quelle
materiali al’art.4, comma 1, lettera b).
139
-
la loro perdita di valore per effetto dell’ammortamento;
-
il valore durevole a fine esercizio.
15.3. Il costo di acquisto o di produzione delle immobilizzazioni e il valore delle immobilizzazioni
acquisite a titolo gratuito
Nel caso l’immobilizzazione sia acquistata il suo costo è costituito dal costo di acquisto, al netto
degli sconti commerciali, ma comprensivo degli oneri accessori ossia tutti gli oneri che l’ateneo deve
sostenere affinché l’immobilizzazione possa essere utilizzata. L’IVA va esclusa in caso di acquisto nel
campo dell’attività commerciale ed inclusa nel caso di acquisto nel campo dell’attività istituzionale
(l’IVA indetraibile costituisce un costo).
Gli oneri accessori, nel caso dell’acquisto di fabbricati, possono essere costituiti, a titolo
esemplificativo, dai costi notarili per la redazione dell’atto di acquisto, dalle tasse per la
registrazione dell’atto, da onorari per la progettazione dell’immobile, da costi sostenuti per le opere
di urbanizzazione, da compensi per la mediazione, ecc. Nel caso di acquisto di impianti, macchine
ed attrezzature i costi accessori possono essere rappresentati da costi di progettazione, da costi di
trasporto, da dazi di importazione, da costi di installazione, da costi e onorari per perizie e collaudi,
da costi di montaggio e posa in opera, da costi per la messa a punto, ecc.
Nel caso in cui l’immobilizzazione non sia acquistata ma costruita internamente all’ateneo (si parla
di costruzione interna) e il suo costo è costituito dal costo di produzione.
Il costo di produzione, come previsto dal Codice civile e dal D.I. 19/2014, comprende:
-
tutti i costi direttamente imputabili
-
e quelli di indiretta imputazione per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto
(l’immobilizzazione) relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento in cui il bene può
essere utilizzato.
La contabilizzazione delle immobilizzazioni costruite internamente rappresenta una operazione di
capitalizzazione di costi.
I costi dei fattori produttivi correnti impiegati nel corso dell’esercizio sono normalmente considerati
di competenza dell’esercizio medesimo in quanto si presume che il loro utilizzo precluda alla
possibilità di partecipare alla formazione del reddito dei futuri esercizi. Ad esempio il lavoro, nel
caso degli atenei, si presume sia impiegato per la realizzazione delle attività correnti di didattica, di
ricerca, conto terzi e supporto. In realtà una parte del lavoro può essere stato utilizzato per la
produzione di immobilizzazioni materiali (fabbricati, macchine e attrezzature scientifiche, eccetera)
o immateriali (costi di ampliamento e sviluppo, brevetti, prodotto software, ecc.). In questo caso i
costi sostenuti per produrre immobilizzazioni devono essere stornati dai costi dell’esercizio in cui
sono sostenuti, “capitalizzati” (considerati tra le componenti attive del capitale di funzionamento
dell’ateneo) e in tal modo parteciperanno attraverso le quote di ammortamento alla formazione del
reddito degli esercizi in cui tali immobilizzazioni saranno utilizzate.
Il D.I. 19/2014, in analogia con quanto disposto della normativa civilistica, prevede che lo storno non
avvenga dettagliatamente per ogni singola voce di costo utilizzata nella costruzione interna delle
140
immobilizzazioni ma piuttosto avvenga indirettamente attraverso un’unica voce di provento
denominata “Incremento delle immobilizzazioni per lavori interni”77.
Il valore da capitalizzare e il valore dei costi da stornare per singola immobilizzazione sono ottenuti
da elaborazioni esterne alla contabilità generale (tipicamente dalla contabilità analitica attraverso
un sistema di rilevazione per progetto e/o commessa).
La capitalizzazione dei costi può essere applicata anche ad alcuni oneri accessori relativi ad
immobilizzazioni acquistate da terzi (costi di installazione, montaggio, posa in opera, ecc.).
Acquisizioni a titolo gratuito
Dell’argomento si è parlato nel capitolo
7 relativo alle operazioni di gestione attinenti le
immobilizzazioni e nel capitolo 12 che tratta delle liberalità.
In particolare sul tema della determinazione del valore delle immobilizzazioni pervenute a titolo
gratuito il D.I. 19/2014 dispone:
“…Nel caso di donazione, lascito testamentario o altre liberalità, le università valorizzano e
capitalizzano il bene, sulla base del valore indicato nell’atto di donazione o successione o, in
mancanza, per gli immobili sulla base del valore catastale e per gli altri beni sulla base di una
relazione di stima da parte di un esperto del settore. …”
Per l’acquisizione a titolo gratuito di patrimonio librario non di interesse storico per il valore di
iscrizione in bilancio si fa riferimento al prezzo di copertina.
Un’altra fattispecie di acquisizione di immobilizzazioni pervenute a titolo gratuito è quella degli
omaggi di immobilizzazioni da parte dei fornitori di beni di produzione o commercializzazione
propria. In questo caso il valore, eventualmente comprensivo di oneri accessori, è ricavabile dalla
fattura che accompagna l’omaggio.
15.4. Immobilizzazioni composite
Quando un’immobilizzazione è rappresentata da un insieme di beni tra loro coordinati che
costituiscono un’unità in senso economico-tecnico e funzionale, per la quale il costo di acquisto o di
produzione si riferisce all’unità nel suo complesso è opportuno procedere alla determinazione del
valore dei singoli cespiti che la compongono.
Tale suddivisione è operata al fine di distinguere i cespiti soggetti ad ammortamento da quelli che
non lo sono ed individuare per quelli soggetti ad ammortamento la diversa durata della loro vita
utile.
Inoltre se l’immobilizzazione materiale comprende componenti, pertinenze o accessori, aventi vita
utile diversa dal cespite principale, l’ammortamento di tali componenti si calcola separatamente da
quello del cespite principale, salvo il caso in cui ciò non sia praticabile o porti a risultati non
significativi78.
77 Questa soluzione ha il duplice pregio di esporre in bilancio il totale del costo dei fattori produttivi impiegati (ad
esempio il totale del costo del lavoro) e di semplificare le operazioni di storno.
78 Il caso portato ad esempio dal principio contabile OIC n.16 relativo alle immobilizzazioni materiali è quello di un
ascensore che presenta un vita utile di durata inferiore a quella dello stabile in cui è inserito; in questo caso il calcolo
141
Per gli atenei il caso più frequente può essere quello di acquisto di immobili per un valore
complessivo per cui è necessario scindere il valore del terreno dal valore del fabbricato e poi, per
quest’ultimo, indicare separatamente il valore delle opere edili e il valore dei singoli impianti.
Il valore dei singoli cespiti è determinato in base ai prezzi di mercato, tenendo conto del loro stato.
Se la somma dei valori dei singoli cespiti eccede il costo dell’intera unità economico-tecnica, i singoli
valori attribuiti sono proporzionalmente ridotti per ragguagliarne l’ammontare complessivo al costo
dell’intera unità. Se invece la somma del valore dei singoli cespiti è inferiore al costo dell’intera
unità, la differenza è portata proporzionalmente in incremento dei valori di mercato dei singoli
cespiti (fata salva la recuperabilità del valore così determinato).
15.5. Immobilizzazioni materiali destinate alla vendita e beni non più utilizzabili
Le immobilizzazioni materiali nel momento in cui sono destinate alla vendita sono riclassificate in
un’apposita voce preceduta da numero romano da iscrivere nell’attivo circolante ai sensi
dell’articolo 2423-ter, comma 3 del Codice Civile e quindi valutate al minore tra il valore netto
contabile e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato (articolo 2426, comma
1, numero 9, Codice Civile). I beni destinati alla vendita non sono più oggetto di ammortamento.
Tale procedura si applica per le immobilizzazioni di valor rilevante e la cui cessione è in stadio
avanzato e risulta assai probabile o addirittura si è perfezionata dopo la chiusura dell’esercizio ma
prima della predisposizione del progetto di bilancio da sottoporre ad approvazione al Consiglio di
Amministrazione.
La stessa disciplina si applica anche ai beni obsoleti o ai beni che non saranno più utilizzati o
utilizzabili nelle attività proprie dell’Ateneo in modo permanente. Tali beni sono valutati al minore
tra il valore netto contabile e il valore recuperabile oltre a non essere più soggetti ad
ammortamento.
Per questi temi di valutazione si rinvia anche al paragrafo 15.11.
15.6. Beni mobili ad utilizzo pluriennale di modico valore
Secondo le disposizioni del Regolamento di Ateneo per l’Amministrazione, la Finanza e la Contabilità
all’art. 55, n. 3 non sono iscritti in inventario e pertanto non vanno iscritti nell’attivo dello Stato
patrimoniale, bensì spesati nell’esercizio di acquisto, i costi di acquisto di beni mobili di valore
inferiore a 500 euro.
Fanno eccezione: i beni di valore inferiore a 500 euro ma accessori a quelli già inventariati, il
materiale librario (con eccezione dei manuali di uso corrente) e le opere d’arte, d’antiquariato e
museali.
Le stesse disposizioni, in quanto compatibili, si applicano alle immobilizzazioni immateriali.
distinto dell’ammortamento è più corretto e facilita la contabilizzazione nel momento in cui il componente verrà
sostituito.
142
15.7. I costi che si manifestano successivamente all’acquisizione
Anche di questo argomento si è parlato nel capitolo 7 relativo alle operazioni di gestione attinenti
le immobilizzazioni.
Sul tema Il D.I. 19/2014 all’art.4, comm1, lettera b) recita: ”… I costi di manutenzione ordinaria delle
immobilizzazioni sono contabilizzati, interamente, all'esercizio in cui sono sostenuti. I costi di
manutenzione straordinaria (ampliamento, ammodernamento o miglioramento), cui è connesso un
potenziamento della capacità produttiva o di sicurezza del bene o del prolungamento della vita utile,
sono portati ad incremento del valore del bene cui ineriscono e poi ammortizzati. …”
15.8. L’ammortamento delle immobilizzazioni
L’ammortamento è il procedimento attraverso cui il costo delle immobilizzazioni immateriali e
materiali il cui utilizzo è previsto per un numero limitato di esercizi, viene ripartito e attribuito per
competenza agli esercizi che si suppone potranno beneficiare dell’impiego delle immobilizzazioni.
Fanno eccezione le immobilizzazioni che non perdono valore nel corso del tempo. Tra esse si
possono individuare i terreni, una parte del patrimonio librario (a questo proposito si veda il
paragrafo 14.9) e le opere d’arte, d’antiquariato e museali.
Il D.I. 19/2014, all’art.4 comma 1, lettere a) e b) rispettivamente per le immobilizzazioni immateriali
e materiali ispirandosi all’art. 2426, comma 1, n.2 del Codice civile stabilisce:
“ …Il costo delle immobilizzazioni immateriali/materiali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo,
deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio, tenendo conto della residua
possibilità di utilizzo. Nella Nota Integrativa sono esplicitate le percentuali di ammortamento
adottate. …”
La sistematicità è garantita da un “piano di ammortamento” la cui redazione richiede la definizione
di tre elementi:
-
il valore da ammortizzare;
-
la residua possibilità di utilizzazione;
-
il criterio di ripartizione del valore da ammortizzare.
Il valore ad ammortizzare è dato dal costo di acquisto o dal costo di produzione o, dai criteri
individuati dal D.I. 19/2014 per le immobilizzazioni acquisite a titolo gratuito (si veda sopra).
Secondo dottrina e prassi il valore da ammortizzare è dato dalla differenza tra il costo e il valore di
presunto realizzo al termine della vita utile al netto delle spese di rimozione. Tale valore di realizzo
è spesso minimo o comunque di difficile previsione per cui in concreto il valore da ammortizzare
viene fatto coincidere con il costo.
La residua possibilità di utilizzazione ovvero la vita utile è determinata considerando la “durata
fisica” ma anche la “durata economica” che di norma è inferiore per effetto dell’obsolescenza e che
riflette il periodo di tempo per cui si ritiene l’immobilizzazione sarà d’utilità per l’ateneo.
Il criterio di ripartizione del valore da ammortizzare è quello delle quote costanti calcolate sulla
base di prefissate aliquote di ammortamento.
La vita utile e la correlata aliquota d’ammortamento per ciascuna tipologia/categoria di
immobilizzazione sono determinate dal Consiglio di Amministrazione avendo cura che le stesse
143
siano coerenti con le aliquote o con l’intervallo di aliquote definite per ogni tipologia di
immobilizzazioni immateriali o materiali dal Manuale Tecnico Operativo con l’obiettivo di
perseguire l’applicazione di aliquote omogenee ai fini della comparabilità dei bilanci dei vari atenei.
Il Manuale Tecnico Operativo non esclude però la possibilità che siano applicate aliquote diverse da
quelle indicate. Con riferimento alle immobilizzazioni materiali afferma: “Fermo restando l’obiettivo
di omogeneità, a vantaggio della comparabilità del bilancio dei vari atenei, eventuali aliquote di
ammortamento inferiori e/o superiori a quelle indicate e corrispondenti alla vita utile del cespite
stimata saranno sempre possibili; in tali casi sarà cura dell’ateneo dare adeguata giustificazione e
rendicontazione in nota integrativa”79.
Le aliquote di ammortamento previste per le immobilizzazioni immateriali e materiali sono indicate
nelle tabelle che seguono.
Le aliquote previste dal MTO per le immobilizzazioni immateriali e materiali
A) I
IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI
Aliquote previste da MTO
1)
Costi di impianto, di ampliamento e di
In riferimento alla teorica vita utile comunque non
sviluppo
inferiore al 20%
2)
Diritti di brevetto e diritti di
Durata legale del diritto o, in assenza, 20%
utilizzazione delle opere di ingegno
3)
Concessioni, licenze, marchi, e diritti
Durata legale del diritto o, in assenza, minimo 20%
simili
annuo
4)
Immobilizzazioni in corso ed acconti
---
5)
Altre immobilizzazioni immateriali
20%
A) II
IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI
Aliquote previste da MTO
1)
Terreni e fabbricati
Terreni
0%
Fabbricati
dal 2 al 3%
2)
Impianti e attrezzature
Impianti generici
dal 10 al 15%
Impianti tecnologici
dal 10 al 20%
Attrezzature generiche
dal 12,50 al 20%
3)
Attrezzature scientifiche
Attrezzature scientifiche
dal 12,50 al 20%
Attrezzature scientifiche ad alto
contenuto tecnologico
dal 21 al 35%
4)
Patrimonio librario, opere d’arte,
d’antiquariato e museali
100%
Patrimonio librario che perde valore
79 Per le immobilizzazioni immateriali il Manuale Tecnico Operativo stabilisce che: "Eventuali aliquote di
ammortamento inferiori a quelle indicate e corrispondenti alla vita utile del cespite stimata saranno sempre possibili;
in tali casi sarà cura degli amministratori dare adeguata rendicontazione in nota integrativa. Aliquote di
ammortamento superiori a quelle indicate saranno ammissibili solo in presenza di una effettiva minore vita utile del
bene immateriale”.
144
Patrimonio librario, opere d’arte,
0%
d’antiquariato e museali
5)
Mobili e arredi
dal 10 al 15%
6)
Immobilizzazioni in corso ed acconti
---
7)
Altre immobilizzazioni materiali
Attrezzature informatiche
dal 20 al 33%
Automezzi ed autovettura, ecc.
dal 15 al 25%
Le aliquote utilizzate dall’Università degli Studi Padova sono evidenziate nelle tabelle che seguono
che mostrano sia l’aliquota d’ammortamento che il periodo di ammortamento espresso
in
annualità.
Categorie Immobilizzazioni Immateriali
Periodo di
Aliquota di
ammortamento
ammortamento
espresso in
annualità
Costi di impianto, ampliamento e sviluppo
5
20%
Diritti di brevetto e diritti delle utilizzazioni delle opere di
ingegno
Diritti di brevetto
Software applicativo prodotto da terzi e acquistato a
3
33%
titolo di proprietà e software di produzione e uso interno
“tutelato”
Concessioni, licenze, marchi e diritti simili
Software applicativo acquistato a titolo di licenza d’uso a
**
**
tempo determinato pluriennale
Banche dati - contratti pluriennali
**
**
Diritti reali di godimento
**
**
Altre immobilizzazioni immateriali
Migliorie su beni di terzi demaniali
***
***
Migliorie su beni di terzi
****
****
Software applicativo prodotto da terzi e acquistato a
3
33%
titolo di licenza d’uso a tempo indeterminato e software
applicativo prodotto per uso interno e non “tutelato”
Banche dati permanenti
3
33%
Note:
* variabile in funzione dell’utilità futura prudenzialmente stimata,
** variabile in funzione della durata della licenza,
*** se la miglioria è diversa dall’intervento sul fabbricato l’aliquota varia in funzione del tipo di impianto,
**** l’aliquota è determinata tenendo in considerazione la minore tra la vita utile del bene e la durata del
contratto tenendo conto dell’eventuale rinnovo automatico dello stesso.
Si segnala che l’Università degli Studi di Padova ha optato di applicare per i prodotti software ad uso
permanente un periodo di ammortamento pari a tre annualità, in considerazione della loro elevata
obsolescenza economica osservabile in particolare per le applicazioni in ambito scientifico e
didattico.
145
Categorie Immobilizzazioni Materiali
Periodo di
Aliquota di
ammortamento
ammortamento
espresso in
annualità
Terreni e fabbricati
Terreni
0
0%
Fabbricati
33
3%
Costruzioni leggere
10
10%
Impianti e attrezzature
Impianti di riscaldamento e condizionamento e idraulici
10
10%
Impianti elettrici
10
10%
Impianti elevatori
10
10%
Impianti di rilevazione incendi, di allarme e per la
10
10%
sicurezza
Impianti di telefonia reti tecnologiche e simili
10
10%
Impianti audio-video
5
20%
Macchine d’ufficio
8
12,5%
Altre attrezzature
8
12,5%
Attrezzature scientifiche
Macchine e Attrezzature scientifiche
5
20%
Macchine e Attrezzature scientifiche ad elevato tasso di
4, 3 o 2 a
25%, 33,3% o
obsolescenza
seconda del
50%
progetto
Patrimonio librario, Opere d’arte, d’antiquariato e museali
Opere d’arte e beni di valore storico
0
0%
Materiale bibliografico
1
100%
Mobili e arredi
Mobili e arredi
10
10%
Altre immobilizzazioni materiali
Attrezzature informatiche, multimediali e simili
4
25%
Attrezzature informatiche, multimediali e simili ad elevato
3 o 2 a seconda
33,3% o 50%
tasso di obsolescenza
del progetto
Autovetture
4
25%
Autocarri
4
25%
Trattori e macchine agricole e mezzi speciali
10
10%
Motocicli e ciclomotori
4
25%
Altre immobilizzazioni materiali
8
12,5%
Elettrodomestici ad uso civile
8
12,5%
Modelli per la didattica
8
12,5%
Altri beni mobili residuali
8
12,5%
Per il primo esercizio in cui l’immobilizzazione viene utilizzata la quota
di ammortamento va
rapportata al periodo effettivo di utilizzo.
15.9. L’ammortamento di beni ad elevata obsolescenza
Si evidenzia che in caso di finanziamenti esterni finalizzati alle attività di ricerca, le aliquote di
ammortamento per attrezzature scientifiche ed informatiche ad elevato tasso di obsolescenza
possono essere modificate con motivata delibera dell’Organo collegiale della Struttura anche in
accordo con le regole contabili e di rendicontazione definite dal finanziatore.
146
15.10. Il patrimonio librario
Il D.I.
19/2014 tratta della valutazione del patrimonio librario all’art. 4, comma 1, lettera b)
nell’ambito della valutazione delle immobilizzazioni materiali:
“ …Per la valutazione del patrimonio librario bisogna distinguere tra:
le collezioni o comunque i libri che non perdono valore nel corso del tempo: sono iscritti tra le
immobilizzazioni di Stato Patrimoniale e non vengono ammortizzate;
nel caso di libri che perdono valore nel corso del tempo, gli atenei, tenendo conto del valore
intrinseco degli stessi, possono considerare alternativamente tre metodi:
-
«patrimonializzazione» degli acquisti. In questo caso, il costo di acquisto dei libri deve essere
iscritto tra le immobilizzazioni. Ogni informazione riguardante l'ammortamento annuale dei
volumi e la loro gestione come cespiti, la registrazione delle perdite di valore subite dai
volumi o il loro deterioramento, la valutazione del valore iniziale dei volumi costituenti la
dotazione della biblioteca, tenuto conto del passaggio dalla contabilità finanziaria a quella
economico-patrimoniale, deve essere riportata in Nota integrativa.
-
iscrizione nell'attivo patrimoniale, ai sensi dell'art. 2426 n. 12 codice civile, ad un valore
costante qualora siano costantemente rinnovate, e complessivamente di scarsa importanza
in rapporto all'attivo di bilancio, sempreché non si abbiano variazioni sensibili nella loro
entità, valore e composizione;
-
iscrizione interamente a costo del valore annuale degli acquisti di volumi. Adottando questo
approccio, ovviamente, viene meno qualunque rappresentazione della consistenza
patrimoniale del patrimonio librario, ma vengono superati tutti i problemi legati a tale
processo di «patrimonializzazione»: valutazione della consistenza iniziale, registrazione di
eventuali perdite di valore, ammortamento annuale.
In ogni caso, l'adozione di un approccio in luogo dell'altro deve essere debitamente evidenziato e
giustificato nella Nota Integrativa. …”
L’Università degli Studi di Padova ha individuato il Patrimonio librario che non perde valore nel
tempo nel patrimonio librario di interesse storico80.
Per la valutazione del patrimonio librario che perde valore nel corso del tempo, l’Università degli
Studi di Padova ha optato per l’iscrizione nell’attivo patrimoniale del valore degli acquisti e del
patrimonio librario donato da terzi che viene però interamente ammortizzato nell’anno di
acquisizione.
Tale opzione è nella sostanza affine a quello dell’iscrizione meramente a costo degli acquisti previsto
dall’art. 4 punto 1, lettera b del D.I. 19/2014.
80 Il Manuale Tecnico Operativo si sofferma sui criteri distinti per individuare i beni del patrimonio librario che perdono
o non perdono valore sottolineando che un libro o pubblicazione conserva valore nel corso del tempo nella misura in
cui fornisce utilità prospettica per l’impiego nelle attività della didattica e della ricerca. Per cui: “… è possibile
affermare che le opere (libri e similari) acquistati dalle biblioteche, possono essere considerati beni che non perdono
valore nel tempo in quanto, previa catalogazione e archiviazione, forniranno utilità alla didattica e alla ricerca nei limiti
del primo esemplare dello stesso testo (le ulteriori copie potranno essere classificate fra i beni che perdono valore).”
147
Adottando questo approccio è possibile però, a partire dal primo esercizio in contabilità economico-
patrimoniale, mantenere traccia della consistenza e delle movimentazioni del patrimonio librario in
nota integrativa, superando i problemi legati alla registrazione di eventuali perdite di valore a alla
scelta di una appropriata aliquota di ammortamento in funzione della residua possibilità di
utilizzazione81.
15.11. Il valore durevole di fine esercizio
Il D.I. 19/2014, all’art.4 comma 1, lettere a) e b) rispettivamente per le immobilizzazioni immateriali
e materiali ispirandosi all’art. 2426, comma 1, n.3 del Codice civile stabilisce che l’immobilizzazione
immateriale e materiale, che alla data di chiusura dell’esercizio risulti durevolmente di valore
inferiore al valore contabile netto, deve essere iscritta a tale minor valore; il minor valore non può
essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi della rettifica effettuata.
L’eventuale rivalutazione può essere effettuata nei limiti delle svalutazioni in precedenza effettuate.
Il termine di confronto con il valore contabile netto delle immobilizzazioni al fine di operare una
eventuale svalutazione è dato dal maggiore tra:
-
“il valore recuperabile tramite l’uso”, determinato considerando i ricavi e proventi derivanti
dall’impiego dell’immobilizzazione, più l’eventuale valore di realizzo alla fine del periodo di
utilizzo, al netto di eventuali costi di smantellamento;
-
il prezzo netto di vendita del bene, al netto degli eventuali costi di smantellamento.
Quindi alla fine di ogni esercizio la valutazione delle immobilizzazioni viene effettuata assegnando a
ciascuna immobilizzazione il minore tra il costo al netto dell’ammortamento e il valore durevole a
fine esercizio (come richiesto dall’applicazione del principio di prudenza).
15.12. Scritture contabili esemplificative
Tra le modalità di acquisizione delle immobilizzazioni (acquisto, produzione interna e acquisizione a
titolo gratuito), la produzione interna comporta in particolare un’operazione di assestamento e di
storno, mentre le altre rientrano tra le operazioni di esercizio.
Capitalizzazione costi per produzione interna di immobilizzazioni
Si considera il caso di una attrezzatura scientifica prodotta internamente dal dipartimento di
ingegneria e destinata ad essere utilizzata in ambito di attività istituzionale. La produzione inizia
nell’esercizio n per il quale si rileva sia l’acquisto di materiali per euro 24.400 (IVA compresa) che di
servizi e consulenze tecnico gestionali per euro 12.200 (IVA compresa). Si rileva anche l’impiego di
lavoro del personale interno (personale tecnico-amministrativo) per un importo stimato di 18.000
euro.
I costi dei beni e servizi nel corso dell’esercizio sono stati imputati direttamente alla voce dell’attivo
A) II
6) Immobilizzazioni in corso ed acconti mentre il costo del personale è stato imputato
direttamente a Conto Economico.
81 La scelta adottata ha comportato che all’atto della redazione dello Stato Patrimoniale Iniziale il patrimonio librario
che perde valore nel corso del tempo risultasse completamente ammortizzato e ed è stato pertanto escluso dalla
ricognizione inventariale.
148
Le scritture contabili per i beni e i servizi sono state rispettivamente le seguenti:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Immobilizzazioni materiali in corso
D
24.400,00
../../200n
Debiti verso fornitori
A
20.000,00
../../200n
Erario
c/IVA split
payment istituzionale
A
4.400,00
c/liquidazione
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n
Immobilizzazioni materiali in corso
D
12.200,00
../../200n
Debiti verso fornitori
A
10.000,00
../../200n
Erario
c/IVA split
payment istituzionale
A
2.200,00
c/liquidazione
La rilevazione del costo del personale è avvenuta con le rilevazioni periodiche massive che
riguardano tutto il personale dell’Ateneo.
Alla fine dell’esercizio si rettifica indirettamente il costo del personale, attraverso la rilevazione di
un provento va ad incrementare il valore delle immobilizzazioni materiali in corso. Si veda la
scrittura:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Immobilizzazioni materiali in corso
D
18.000,00
31/12/200n
Incremento delle immobilizzazioni per lavori interni
A
18.000,00
Si vedano gli effetti di tali operazioni nei prospetti di sintesi alla fine dell’esercizio n (ipotizzando che
i pagamenti dei debiti siano già stati effettuati):
Conto economico esercizio 200n
…
…
…
…
Costo del personale
18.000,00
Incremento delle
18.000,00
immobilizzazioni per lavori
interni
…
…
…
…
149
Stato patrimoniale al 31.12.200n
…
…
…
…
Immobilizzazioni materiali
54.600,00
in corso
…
…
…
…
Nell’esercizio successivo, n+1, l’attrezzatura scientifica è completata nel I semestre sostenendo solo
costi per il personale per euro 24.000 e messa in uso dall’inizio del mese di luglio.
Anche in questo caso la rilevazione del costo del personale, direttamente in conto economico, è
avvenuta con le rilevazioni periodiche massive che riguardano tutto il personale dell’Ateneo.
Alla chiusura della commessa il costo del personale prima va imputato alla voce A) II
6)
Immobilizzazioni in corso ed acconti con la scrittura che segue:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n+1
Immobilizzazioni materiali in corso
D
24.000,00
../../200n+1
Incremento delle immobilizzazioni per lavori interni
A
24.000,00
Poi, concluso il processo di costruzione dell’attrezzatura scientifica il valore accumulato sulla
commessa va stornato dalla voce A) II 6) Immobilizzazioni in corso ed acconti e portato ad
incrementare il valore della voce A) II 3) Attrezzature scientifiche. Di seguito la scrittura contabile:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
../../200n+1
Attrezzature scientifiche
D
78.600,00
../../200n+1
Immobilizzazioni materiali in corso
A
78.600,00
A partire dall’inizio del mese di luglio l’attrezzatura è in uso e decorre il processo di ammortamento.
Al 31/12 viene determinato l’ammortamento dell’attrezzatura scientifica, che si suppone sottoposta
all’ aliquota di ammortamento del 20% in ragione del tempo di utilizzo (per metà esercizio). Di
seguito la scrittura contabile:
Data
Conto
D/A
Dare
Avere
31/12/200n
Ammortamenti attrezzature scientifiche
D
7.860,00
31/12/200n
Fondo ammortamento attrezzature scientifiche
A
7.860,00
Si vedano gli effetti di tali operazioni nei prospetti di sintesi alla fine dell’esercizio n+1.
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