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Figura 45 - Itinerario di arrivo (Fonte: Regolamento Segnali RFI, 2016)
Per il ricevimento di un treno su un binario privo di segnale di partenza, o con segnale di
partenza comune a più binari, l’itinerario di arrivo si estende fino al primo ente situato oltre il
punto di normale fermata del treno di massima composizione. L’itinerario di partenza è il
tratto che deve essere percorso dal punto di stazionamento al punto di piena linea. Per il
transito si sommano le due condizioni. Nell’esercizio non può escludersi in modo assoluto
che un treno in arrivo possa scorrere oltre il punto terminale dell’itinerario di arrivo e pertanto
si prevede un tratto di binario di possibile scorrimento e conseguentemente un prolungamento
dell’itinerario di arrivo. Tale tratto è denominato “zona di uscita” (Figura 46).
Figura 46 - In verde l'itinerario di arrivo per il treno A, in arancione la zona di uscita, in azzurro l’itinerario di
partenza per il binario III (Fonte: Regolamento Segnali RFI, 2016)
La zona d’uscita deve essere considerata alla stregua dell’itinerario del treno in arrivo. La
lunghezza della zona d’uscita assume estensione diversa a seconda delle caratteristiche di
impianto e può andare fino agli scambi d’uscita o essere limitata a valori compresi fra 50
metri e 300 metri. L’attuale normativa prevede una zona d’uscita di 50 metri quando il binario
di ricevimento del treno è provvisto di segnale di partenza distinto per binario e di 100 metri
nel caso di binario privo di segnale di partenza o segnale di partenza comune tra binari.
L’attuale collegamento di sicurezza, denominato “bloccabile”, risponde alla condizione che
per rimuovere i deviatoi e gli altri meccanismi dalla posizione richiesta per il movimento del
treno, occorre aver disposto a via impedita il segnale. Tale condizione, voluta per l’ingresso
del treno, assicura che non può essere modificata la posizione degli scambi finché il segnale
di protezione è a via libera, ma non garantisce che non possa essere ridisposto a via impedita
88
il segnale prima che il treno abbia completamente percorso l’itinerario stesso. Si presenta
quindi la necessità di introdurre un collegamento di sicurezza con un ulteriore vincolo per
ovviare tale eventualità. A ciò si è provveduto attraverso opportuni dispositivi elettrici che
impediscono di modificare l’itinerario predisposto finché il treno non lo ha liberato.
I movimenti interni alla stazione
Uno dei concetti fondamentali per l’esercizio ferroviario nell’ambito delle stazioni è la
definizione dei binari indipendenti: la stazione presenta la completa mancanza di
comunicazione tra instradamenti. Agli effetti dello svolgimento tra manovre, un binario
congiunto mediante comunicazione a quello che deve percorrere un treno si considera
indipendente quando i deviatori della comunicazione sono assicurati nella posizione dovuta,
cioè per la non confluenza, mediante fermascambio di sicurezza.
Le norme di esercizio riguardanti i movimenti dei treni e manovre in stazione dipendono dalle
apparecchiature installate (vedi successivo paragrafo 3.2.3) e sottendono al principio generale
del rispetto assoluto del segnale di arresto da parte del macchinista. I segnali di protezione
delle stazioni sono ubicati normalmente a 100 metri dal punto protetto (deviatoio estremo o
picchetto limite di manovra a sua volta posti a 150 metri dal deviatoio estremo) . Le manovre
si effettuano entro tali punti protetti. Le manovre, come visto nel paragrafo 3.1, sono
comandate per mezzo di segnali a mano o segnali bassi luminosi azionati a distanza. Le
manovre sui binari non indipendenti devono necessariamente essere sospese in caso di arrivo
di un treno, possono invece continuare le manovre su binari indipendenti. Sono permesse le
manovre che si svolgono sui deviatoi dalla parte dell’uscita del treno sempre che il punto di
convergenza dell’itinerario si trovi a più di 50 metri oltre il termine di itinerario di arrivo, se il
binario di ricevimento è provvisto di distinto segnale di partenza, altrimenti 100 metri con
segnali di partenza comune ad altri binari (Figura 47) (Vicuna, 1993).
Figura 47 - Manovra ai deviatori
89
Le manovre di uscita all’atto del ricevimento sono comunque vietate quando la pendenza
media della linea al segnale di protezione al termine del binario è superiore al 15‰ in discesa
(decreto ANSF 4/2012).
Le manovre simultanee in stazione hanno prescrizioni simili a quelle dei deviatoi appena
esposti:
-
il punto di convergenza deve essere protetto da segnale di partenza a via impedita,
preceduto da avviso, distinto per binario e ubicato a distanza di almeno 100 metri dal
punto stesso (Figura 48);
-
la stazione deve essere munita di collegamenti di sicurezza i quali, nella disposizione a
via libera dei segnali, garantiscono l’indipendenza tra gli itinerari;
-
nel tratto di arrivo compreso fra il segnale di 1a categoria di protezione e quello di
partenza a via impedita la pendenza media del binario non sia superiore a 6‰ in
discesa.
Figura 48 - Manovra itinerari non indipendenti
Nelle linee a semplice binario, allo scopo di evitare incidenti sulla linea, si impone l’obbligo
di non ricevere il secondo treno incrociante dopo che il primo treno si sia fermato; a questo
scopo il segnale di protezione per l’ingresso del secondo treno non viene aperto se non dopo
che il primo treno sia entrato in stazione e si sia fermato (Figura 49).
Figura 49 - Manovra in stazione su linee a semplice binario
La normativa italiana in riferimento agli incroci in stazione su linee a semplice binario, in
particolare la Direttiva ANSF 1/dir/2010 aggiornata al 23 febbraio 2010, risulta più stringente
rispetto ad altri Stati nei quali il ricevimento dei due treni può avvenire simultaneamente con
adeguate riduzioni di velocità.
90
Riassumendo le operazioni volte a garantire la sicurezza nei movimenti nell’ambito delle
stazioni definiscono il seguente ciclo:
A.
disposizione dei deviatoi interessanti il movimento del treno: la corretta successione di
configurazioni che i deviatoi devono assumere è redatta in un programma prestabilito
in ogni stazione. Tale documento prende il nome di “Piano schematico” e viene
compilato sulla base della planimetria della stazione e del programma di esercizio
predisposto in base alle esigenze funzionali dell’impianto.
B.
assicurazione dei deviatoi interessanti il movimento del treno: gli organi volti a
garantire tale configurazione vengono chiamati “impianti di sicurezza dei deviatoi”.
Essi vanno dal semplice fermascambio che, con l’estrazione di una chiave, assicura
l’ago di un deviatoio al contrago, fino ai complessi apparati centrali elettrici che
consentono la manovra a distanza di scambi e segnali.
C.
controllo della libertà di itinerario da rotabili e, nell’ambito della visuale libera degli
operatori interessati, da ulteriori ostacoli: il controllo della regolarità dell’itinerario
predisposto viene effettuato dal dirigente che opera al banco di manovra dell’apparato
all’atto stesso della manovra degli scambi per la disposizione dell’itinerario. L’azione
dell’operatore è visualizzata su un quadro luminoso e viene facilitata da strisce
bianche luminose relative all’itinerario predisposto e strisce rosse per l’identificazione
degli itinerari occupati. Prima di manovrare a via libera un segnale è infine necessario
accertare che l’itinerario sia libero da manovre o altri veicoli, che siano sospese le
manovre che potrebbero interessare l’itinerario e che i veicoli fermi sugli itinerari non
indipendenti siano immobilizzati (Vicuna, 1993).
L’organizzazione del movimento in stazione in Italia è di tipo accentrato: l’accentramento
delle responsabilità della circolazione nel DM è volto a garantire la sicurezza dell’esercizio.
Il DM è responsabile di tutti gli eventi legati alla circolazione dei treni. Il Decreto ANSF n°
4/2012 introduce alcuni alleggerimenti di responsabilità, mantenendo comunque il modello
organizzativo tradizionale. In altre Nazioni la circolazione è di tipo decentrato, affidando le
responsabilità ad agenti esecutivi diversi e il DM interviene quando sono necessarie
modifiche non conformi al programma tramite l’invio di dispacci di sicurezza agli agenti
competenti.
91
3.2.3 L’evoluzione degli apparati in stazione
Parallelamente all’evoluzione dei regimi di circolazione precedentemente esposti, si sono
sviluppati apparati sempre più sofisticati nelle stazioni al fine di soddisfare le esigenze di
traffico e il passaggio dai sistemi manuali ai sistemi automatici. Per il funzionamento del
sistema di regolazione automatizzato occorre fornire all’elaboratore numerosi dati sia in via
preventiva, sia in tempo reale.
-
Dati fissi: i principali dati fissi forniti sono l’orario dei treni ordinari, compresi quelli
periodici, programmati nella zona di giurisdizione con le relative caratteristiche viste
nei paragrafi precedenti (composizione, velocità, frenatura, ecc.) e inoltre bisogna
trasmettere il coefficiente di priorità fra le diverse categorie di treni. Quest’ultimo
aspetto è di notevole importanza in quanto bisogna fornire una guida per l’elaboratore
nella soluzione dei conflitti di circolazione che si presentano nella realtà dell’esercizio.
A tal fine nella PGOS si sono istituite delle tabelle, denominate “Tabelle dei rapporti
di reciproca tolleranza”, in cui trovano collocazione i coefficienti di priorità nella
regolamentazione dell’esercizio. Oggi le tabelle sono in parte superate, avendo
introdotto nell’algoritmo vincoli di tipo economico e contrattuali dato il libero accesso
all’infrastruttura da parte di più imprese ferroviarie. Questo presuppone da parte degli
operatori calcoli di previsione sulla corsa dei treni nei casi di conflitti di circolazione.
Tali calcoli devono derivare anche da ragioni di convenienza, analizzando il singolo
caso in relazione al sistema generale di circolazione. Per ciascun treno viene definito
un perditempo virtuale ottenuto dal prodotto del perditempo reale per il coefficiente di
priorità attribuito al treno stesso, tanto maggiore quanto maggiore è l’importanza del
treno. Se in una certa fase dell’esercizio alcuni treni di diversa importanza subiscono
ritardi si può calcolare il perditempo globale complessivo come somma dei perditempi
virtuali di ciascuno di essi. L’algoritmo di ottimizzazione consente di confrontare in
tempo reale la marcia del treno con quelli degli altri, analizzando sia i perditempo
globali sia valutando la qualità del servizio erogato nell’intero sistema, considerando
meccanismi economici (penalità) in base ai ritardi prodotti o indotti dai diversi
soggetti (infrastruttura ed esercizio). La procedura descritta richiede la disponibilità di
tutte le informazioni necessarie che devono affluire al calcolatore con tutti i mezzi a
disposizione e in modo automatico così da stilare un programma di ottimizzazione in
grado di valutare le condizioni di circolazione in tempo reale.
92
-
Dati variabili: i dati variabili attinti in modo automatico derivano dall’orario grafico
reale e quindi dalla circolazione attuale sulla linea. In particolare vengono presi in
considerazione: dati sulla marcia dei treni in circolazione. Stato degli impianti,
aggiornamento sulle situazioni che possono influire sulla circolazione reale dei treni,
aggiornamento sulle modifiche temporanee dell’esercizio (Franceschini, 2019).
Apparati automatizzati di stazione
Soprattutto negli impianti più grandi, quando l’esercizio era svolto in base ad accordi
telefonici, la gestione della circolazione era piuttosto laboriosa. Inoltre l’aumento del traffico
imponeva la necessità di maggiori garanzie per tutelare la sicurezza della circolazione. In un
primo momento vennero creati collegamenti tra scambi e segnali per evitare movimenti
incompatibili: inizialmente erano di tipo meccanico (ADM) attraverso l’estrazione di una
chiave dai fermascambi dei deviatori, successivamente si utilizzò un collegamento di tipo
elettromeccanico basato su consensi elettrici tramite relè. Nacquero i primi apparati centrali
(ACE) tali da consentire la manovra a distanza degli scambi e dei segnali da un unico posto
centrale: la cabina del Dirigente di Movimento (DM). La moderna configurazione degli
impianti in stazione si basa su due diversi apparati. I primi sono gli apparati centrali elettrici a
leve di itinerario (ACELI), costituiti da leve per la disposizione degli scambi concepite su
base di itinerario e alcune leve libere per i singoli scambi: questa tipologia introdusse il
concetto di “distruzione semirigida” per cui la liberazione del percorso progredisce con
l’avanzare del treno, rendendo immediatamente disponibili i singoli enti per successivi
comandi di itinerario. La seconda tipologia di apparati sono gli apparati centrali elettrici ad
itinerari (ACEI): con tali apparati sono necessari pochi operatori per gestire stazioni estese,
basta infatti premere solo il pulsante del punto iniziale e finale dell’itinerario desiderato.
Tuttavia negli ACEI di grandi dimensioni, a causa del grande numero di itinerari previsti, la
manovra poteva risultare complessa. Pertanto sono stati introdotti gli ACEIT, ovvero gli
ACEI muniti di tabulatore, ossia una tastiera dove l’operatore può formare l’itinerario
inserendo il numero del punto iniziale e il numero del punto finale. Quest’ultimi sono
attualmente in uso sulla Rete Nazionale, affiancati progressivamente da apparati centrali
basati su logica elettronica, ovvero programmata via software, inizialmente definiti apparati
centrali statici (ACS) e successivamente apparati centrali computerizzati (ACC). La
modularità degli ACC ha permesso nel tempo di aggregare più posti di servizio, estendendo il
comando e controllo della sicurezza anche nei tratti di linea: nascono così gli ACCM
(Apparati Centrali Computerizzati Multistazione), apparati che di norma gestiscono una linea
93
o un nodo ferroviario impartendo comandi a distanza e ricevendo controlli sicuri nel Posto
Centrale.
ADM
ACE
ACELI
ACEI/ACEIT
ACS/ACC/ACCM
Figura 50 - Evoluzione degli apparati di stazione
Questa evoluzione tecnologica ha portato progressivamente a modifiche sostanziali alle
modalità di regolazione della circolazione. Si è assistito al passaggio da una gestione locale a
una gestione sempre più centralizzata con il telecomando effettuato all’interno di posti
centrali. L’evoluzione tecnologica ha reso possibile lo sviluppo di impianti di controllo
centralizzati del traffico (CTC evoluti in ACCM - Apparato Centrale e Calcolatore
Multistazione) che consentono di accentrare la gestione della circolazione nella nuova figura
del Dirigente Centrale Operativo (DCO) che da un unico posto comanda sia il nodo sia la
linea (Cerquarelli et al., 2019). Per la massima integrazione degli impianti di una linea o di un
nodo da inserire nella giurisdizione dell’ACCM, il Posto Centrale Multistazione può
estendere la propria competenza anche sui singoli ACC già esistenti e più periferici e si può
interfacciare agli impianti ACEI mediante un dispositivo denominato GEA (Gestore
Elettronico Apparati).
94
3.3 L’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria (ANSF)
Negli ultimi anni ha preso sempre più campo il ruolo dell’Unione Europea nella gestione e
circolazione ferroviaria, in collaborazione con le possibilità offerte dell’informatica e la
volontà di creare una rete ferroviaria europea. Dal punto di vista gerarchico, le Norme
europee hanno assegnato il primo livello regolamentare all’ANSF che ha, nel suo lavoro di
riordino normativo, emanato in nuovo Regolamento per la Circolazione Ferroviaria (RCF)
che contiene i principi del RCT e RS ma ad un livello maggiore di generalità ed astrazione. La
trattazione presentata nel capitolo 2 e 3 si basa già sul RCF. Inoltre la separazione tra gestore
dell’infrastruttura e imprese ferroviarie ha richiesto la scrittura di norme di interfaccia atte a
disciplinare i rapporti tra le due (ove sono incluse quasi tutte quelle del RS), lasciando il
compito al gestore dell’infrastruttura di emanarle. A livello inferiore sono previste
Disposizioni o Prescrizioni a cura del gestore dell’esercizio per disciplinare singoli casi di cui
hanno la responsabilità. Nonostante gli sforzi fatti per raggruppare ergonomicamente le norme
in manuali di mestiere, raccolte in modo semplice e completo, la situazione non è ancora
ottimale (Franceschini, 2019). Per sopperire a tale aspetto sono d’aiuto nuove tecnologie
informatiche a supporto delle nuove idee di riordino normativo. Nel quadro generale delineato
attraverso le Normative europee è previsto che ogni operatore ferroviario debba dotarsi di un
Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS) per poter ottenere le autorizzazioni o le
certificazioni di sicurezza richieste. Uno degli elementi del SGS riguarda la gestione dei rischi
ferroviari e delle relative metodologie, applicabili anche alle Norme ferroviarie. In tale ambito
ogni nuova norma o una modifica sostanziale deve essere sottoposta ad esame per verificarne
l’impatto sul livello di sicurezza ferroviaria. A tale scopo sono utilizzati da ANSF metodi di
analisi del rischio sia di tipo qualitativo sia di tipo quantitativo, in base alla complessità
dell’innovazione proposta. Un’ulteriore novità formalizzata da ANSF è l’utilizzo del “ritorno
d’esperienza”, cioè l’inserimento in tali analisi di informazioni contenute nelle banche dati
che, in maniera semplice ed accurata, registrano non solo gli incidenti avvenuti ma anche le
situazioni anomale che possono rappresentare dei precursori di incidenti (“incidenti mancati”
o “near miss”) offrendo indicazioni rispetto ai settori in cui è utile intervenire con opportune
modifiche normative. ANSF si occupa inoltre di recepire le Specifiche Tecniche di
Interoperabilità (STI): apparato normativo europeo armonizzato tra gli stati membri che si
occupa di accompagnare l’evoluzione normativa all’evoluzione tecnologica nella visione di
un’Europa unita da un sistema dialogante e interconnesso. In particolare è prerogativa di
95
ANSF portare avanti l’innovazione richiesta dal progetto ERTMS, proponendo e monitorando
l’operato dei diversi soggetti nell’innovazione tecnologia della rete.
Da questa introduzione, e dai paragrafi precedenti, si evince come una delle sfide della
normativa in ambito ferroviario sia la strada della semplificazione. La semplificazione delle
procedure, unita all’affidabilità delle tecnologie in uso, potrà ridurre la casistica dei guasti e la
complessità di applicazione. La realizzazione di testi unici dovrebbe accorpare il più possibile
Norme presenti su diverse fonti per una semplificazione nella consultazione (Franceschini,
2019).
3.3.1 Normativa ANSF
Il complesso quadro normativo ANSF ricopre tutti i ruoli della gestione del trasporto
ferroviario: dall’infrastruttura alla circolazione in linea, dall’organizzazione del personale in
stazione alla manutenzione del materiale rotabile. Verranno ripresi gli aspetti trattati nel
paragrafo 2.2.2, e quindi del RCT, evidenziando i principali elementi di novità introdotti da
ANSF nell’ultimo decennio:
Le manovre: l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria ha stabilito vincoli più
restrittivi rispetto la possibilità di eseguire manovre su binari non indipendenti, in base al
principio che le circolazioni devono avvenire tenendo conto delle attrezzature installate di
protezione della marcia dei convogli e delle misure di mitigazione del rischio. In particolare
un movimento di manovra può avvenire contemporaneamente se gli itinerari sono
indipendenti per le caratteristiche dell’impianto oppure se tale indipendenza è creata per
mezzo di collegamenti di sicurezza con i segnali descritti nel paragrafo 3.1.5. (Linee Guida
ANSF 1/2013).
Le precedenze: la conoscenza esatta della normale successione dei treni non è più ritenuta un
prerequisito per assicurare il sicuro distanziamento e gli incroci sulle linee a semplice binario,
conservando comunque un valido aspetto riguardo la qualità del servizio offerto e delle
possibili implicazioni nell’inserimento di un treno non programmato. Allo scopo di assicurare
la sicurezza su tali tratte, e tenere il controllo della successione dei treni, ha preso campo la
diffusione di sistemi automatici interfacciati con gli apparati di controllo e comando nelle
stazioni capo-tronco. Gli apparati CTC (paragrafo 3.2.3) sono stati correlati da dispositivi
“train-describer”, visualizzando in tempo reale il movimento del treno su mappe satellitari
elaborate tramite i dati provenienti dal treno stesso.
96
Gli incroci: grazie all’attrezzamento delle linee dei sistemi di blocco e della tecnologia CTC,
gli incroci fuori dalla programmazione di esercizio, nelle linee a semplice binario, avvengono
solo per decisione ed attuazione del DCO supportato dalla tecnologia vista nel paragrafo
3.2.3. Sono stati eliminati i moduli per lo spostamento di incrocio, snellendo la procedura e
concentrando la decisione e l’attuazione in un unico centro di controllo. Dal 2012 ANSF ha
eliminato il termine “incrocio” dal Regolamento Circolazione Treni, rimanendo pur valido il
significato nella realtà quotidiana dell’esercizio ferroviario.
La circolazione dei carrelli: la denominazione “carrelli” è stata sostituita da ANSF con la
terminologia “mezzi d’opera”. È stato istituito un ente predisposto al rilascio delle
certificazioni tecniche di idoneità di circolazione (Italcertifer) e dal 2014 tutti i rotabili di
questa categoria devono essere iscritti in un Registro Unico Mezzi d’Opera (RUMO), gestito
da RFI. Inoltre, nell’ambito della iscrizione normativa da parte di ANSF (Linea Guida ANSF
06/08/2013), possono viaggiare come treni o in composizione a treni i mezzi d’opera aventi le
caratteristiche tecniche (frenatura, sistemi di bordo SCMT, ecc.) che ne consentono
l’iscrizione nel Registro Immatricolazione Nazionale (RIN) gestito da ANSF stessa.
La circolazione a binario unico su linea a doppio: ANSF ha di fatto vietato la circolazione
su binario illegale delle linee non banalizzate, lasciando la possibilità di eseguire tali manovre
solo un caso di eventi improvvisi e al solo fine di consentire ai treni già in circolazione di
superare il tratto strettamente necessario. Inoltre sono stati posti severi limiti di velocità: 90
km/h se è attivo il SCMT, 50 km/h se il sistema è escluso. La diffusione della banalizzazione
comunque è notevolmente diffusa sulla rete e nelle linee non banalizzate il ricorso alla
programmazione di interruzione con circolazione illegale è drasticamente diminuito dopo tale
regolamentazione (Decreto ANSF 4/2012).
97
4. La manutenzione
Al giorno d'oggi la manutenzione, nei diversi ambiti, viene concepita come attività
programmabile e non più come un lavoro condizionato dal singolo evento di rottura. Ormai la
manutenzione è diventata a tutti gli effetti un servizio che l’azienda presta alle proprie attività
e non è più considerata un’attività complementare alle attività produttive. Si creano sempre
più delle squadre responsabili e competenti che integrano la loro attività nella vita quotidiana
dell’azienda. La manutenzione deve programmare, coordinare e controllare le diverse
funzionalità dell’impresa, in modo da unire la tecnica propria delle attività manutentive con
l’economicità degli interventi. In questo riveste un ruolo di primaria importanza la formazione
del personale addetto alla manutenzione, non solo in termini di capacità professionale ma
anche nel creare una mentalità che consideri la manutenzione come un investimento e rendere
ciò operativamente efficace ed utile alla vita dell’azienda. Trattandosi di un’attività che
intacca fortemente la sicurezza dei lavoratori e dell’utenza, è resa necessaria anche un’opera
di responsabilizzazione da parte delle squadre manutentive e della classe dirigente
dell’azienda stessa. La manutenzione è definita come il controllo costante degli impianti e
l’insieme dei lavori di riparazione e revisione necessari ad assicurare il funzionamento
regolare e il buon stato di conservazione degli impianti produttivi, dei servizi e delle
attrezzature di stabilimento (OCDE, 1963). Si evince fin da subito che l’attività manutentiva è
condotta in ottica di mero vantaggio per il servizio o bene prodotto dall’azienda e non deve
essere vista come spreco di risorse e tempi. Il progresso tecnologico, e l’impiego di materiale
sempre più sofisticato, ha reso necessari una serie di interventi preventivi o correttivi del
materiale, definendo progressivamente delle procedure di manutenzione redatte sia dalle case
produttrici sia dalle aziende che usufruiscono di tali materiali. Per il suo origine la
manutenzione non è stata inizialmente volta a processi di ottimizzazione dei tempi e dei costi,
essendo legata alla messa in fuori uso del pezzo e demandata solo a posteriori dell’evento di
guasto. Solo in tempi più recenti la pianificazione di una corretta manutenzione è entrata a far
parte del processo di produzione aziendale. La letteratura considera l’attività manutentiva a
volte parte del processo produttivo e a volte parte di un processo di progettazione in una
posizione che si colloca durante il ciclo di produzione. Il ruolo che i capi squadra hanno
acquisito con il tempo gli pone in costante rapporto con tutti i comparti aziendali,
confrontandosi quotidianamente con le rispettive esigenze e cercando di creare una sinergia
98
unica per la risoluzione dei problemi. Si mettono in evidenza ora alcuni degli obiettivi
principali che la manutenzione è chiamata a perseguire, non solo in campo ferroviario:
1. svolgere attività preventiva agli eventi di guasto, mantenendo la macchina efficiente e
fornire continuo aggiornamento per incrementare la sicurezza,
2. pianificare gli interventi di adeguamento e modernizzazione, sia in termini temporali
sia per l’aggiornamento tecnologico,
3. ricorrere a competenze esterne all’azienda, ove necessario, per la risoluzione di
problemi di dimensioni importanti,
4. svolgere attività di revisione periodica garantendo un adeguato grado di funzionalità e
miglioramento tecnico ed eventualmente stabilire la sostituzione della macchina,
5. svolgere attività di formazione del personale addetto, sia per la conoscenza delle
macchine sia per la condivisione della responsabilità e dell’azione nei confronti di
guasti,
6. effettuare una continua comunicazione con le altre parti aziendali, in modo da creare
una collaborazione nella gestione della produzione e trovare una soluzione comune ai
rispettivi problemi,
7. gestione del magazzino, al fine di non avere tempi di attesa posteriori ai guasti ma
essere pronti nella riparazione e nella rimessa in opera della macchina,
8. fornire una dettagliata documentazione ed una precisa archiviazione dei processi
attuati e della risoluzione dei problemi.
Il responsabile della manutenzione deve quindi:
gestire le politiche manutentive,
gestire le risorse umane in base alle esigenze,
gestire la pianificazione degli ordini e dei ricambi disponibili, in accordo con
l’economicità dell’azienda.
Per questi motivi, negli ultimi anni, il ruolo del responsabile della manutenzione sta
assumendo peculiarità di carattere manageriale. La sua responsabilità, recentemente cresciuta
in questa visione di insieme, prende campo in maniera attiva nella gestione finanziaria
dell’azienda e negli investimenti di tempo e risorse del capitale umano (Tertan, 2017). È
chiaro fin da subito come le attività legate alla manutenzione possono essere affinate sia in
termini di efficacia sia in termini di efficienza. L’acquisto di nuovo materiale rotabile
99
comporta un’analisi, oltre delle caratteristiche tecniche e prestazionali, anche dei parametri
RAM (affidabilità, disponibilità, manutenibilità). Questo ha costituito un elemento di novità
sia per i costruttori sia per le imprese ferroviarie. Ad oggi, lo sforzo si concentra nella
valutazione della RAM a priori, obbligando i costruttori a garantire una vita utile del prodotto
venduto e stipulando con le imprese dei vincoli contrattuali. I parametri RAM sono passati in
pochi anni da non essere presi in considerazione ad essere base di progetto fin dalla sua
ideazione. L’impresa ferroviaria, per contro, dovrà recepire i piani manutentivi forniti dalle
case costruttrici e impegnarsi nell’eseguire le procedure corrette nelle tempistiche indicate, al
fine di garantire sempre uno stato ottimo del materiale rotabile e diminuire il “life cycle cost”
(LCC) (Giannone, 2010).
100
4.1.Teoria della manutenzione
La teoria dell’affidabilità è stata concepita al fine di sviluppare metodi per stimare se un
prodotto sarà in funzione per la durata richiesta dell’utilizzatore. Una macchina è concepita
per soddisfare un compito preciso, nei tempi previsti durante la sua progettazione. La sua
attività tuttavia non può essere continuativa durante gli anni a causa del deperimento a cui
essa va incontro. Due sono i concetti che caratterizzano la vita della macchina:
-
affidabilità: la probabilità che un elemento (macchina, sottosistema o componente)
funzioni senza guastarsi per un determinato tempo “t” dal suo avviamento ed in
predeterminate condizioni ambientali. (Tertan, 2016)
-
disponibilità: la percentuale di tempo di buon funzionamento rispetto al tempo totale
in cui è richiesto il funzionamento stesso dell’elemento (macchina, sottosistema o
componente). (Tertan, 2016)
Queste sono due grandezze fondamentali per comprendere le teorie della manutenzione e
l’inevitabile deperimento e ripristino delle condizioni di funzionamento nella vita utile di una
macchina. L’affidabilità non è una grandezza deterministica ma una probabilità che, come
ogni variabile aleatoria, il suo valore può essere determinato solo attraverso considerazioni
probabilistiche: esso quindi non fornisce la certezza che un guasto si verifichi o meno ma dà
risultati di utilità grazie ai quali è possibile prendere decisioni sulla modalità di
funzionamento di un impianto.
4.1.1. Impiego della Teoria dell’Affidabilità
I principali motivi che spingono un’impresa ad applicare le tecniche affidabilistiche sono:
-
aumento della complessità delle macchine con conseguente aumento delle probabilità
di guasto,
-
esigenza di aumentare la durata di funzionamento di una macchina,
-
difficoltà di manutenzione per le parti meno accessibili di una macchina,
-
sicurezza.
In generale per qualsiasi prodotto o servizio, l’affidabilità coinvolge molti aspetti legati al
possesso di un bene:
-
costi di gestione: l’affidabilità coinvolge sia il costo di acquisto che quello di
manutenzione: materiali più affidabili comportano un incremento del prezzo,
101
-
soddisfazione del cliente: una cattiva affidabilità non corrisponde alle aspettative del
cliente e porta disaffezione rispetto il prodotto,
-
gestione delle risorse: un componente che si guasta raramente comporta una minore
quantità di risorse necessarie per la sua gestione durante la sua vita utile,
-
qualità: una bassa qualità può significare una bassa affidabilità.
-
manutenibilità: definita come la probabilità che al tempo t dal guasto, il componente
sia nuovamente funzionante.
Ogni azione di incremento o decremento di affidabilità e disponibilità comporta un costo, che
può essere rappresentato come in Figura 51:
Figura 51- Costi legati all'affidabilità e alla disponibilità di una macchina (Fonte: Furlanetto et al., 2006)
Come si evince in termini qualitativi dal grafico, un mancato investimento in affidabilità e
disponibilità comporta un costo monetario minore a fronte di un costo per mancata
produzione maggiore, al contrario un impiego di risorse economiche al fine di migliorare i
due parametri prestazionali si traduce in un investimento di tempo nel quale la macchina potrà
produrre ciò per cui è stata progettata. In questo quadro si inserisce la manutenzione che
collaborano al funzionamento del sistema ma comporta inevitabilmente un costo monetario
non trascurabile nel bilancio aziendale (Furlanetto, 2006).
4.1.2. Affidabilità
Come già detto, l’affidabilità (in inglese Reliability) rappresenta la probabilità che un
componente svolga il suo compito senza fermarsi per guasto in un certo tempo t una volta
inserito in determinate condizioni ambientali. Questa definizione è valevole solo se viene
assunto che:
102
-
il componente ammette solo due stati: buon funzionamento o stato di danno,
-
siano stabilite in modo chiaro le condizioni ambientali nel quale opera il componente,
-
sia stabilito l’intervallo [ 0 ; t ] nel quale si garantisce l’operato del componente.
Su un generico campione di 100 unità, si ipotizzi che dopo un periodo t si siano guastati 10
pezzi: l’affidabilità risulta il 90% in un tempo t. Se dopo un periodo 2t cessano di funzionare
15 pezzi allora l’affidabilità del sistema è 85% su un periodo 2t. l’affidabilità può essere
stimata come il completamento a cento della percentuale di guasti. Inserendo i dati in un
grafico in maniera sistematica nel tempo si ottiene un andamento simile alla Figura 52:
Figura 52 - Andamento qualitativo dell'affidabilità nel tempo (Fonte: Furlanetto et al.,2006)
Alcune caratteristiche importanti contenuti nella normativa UNI 9910 che descrivono
l’affidabilità sono:
-
il concetto di affidabilità è applicabile a qualsiasi oggetto costruito dall’uomo, sia esso
un semplice componente o parte di un sistema;
-
l’affidabilità di un sistema dipende dall’affidabilità dei singoli componenti e da come
essi interagiscono fra loro. Per valutare l’affidabilità globale si applica quindi la regola
di decomposizione gerarchica di un sistema in sotto-sistemi;
-
l’affidabilità è una probabilità ed, in quanto tale, è un numero adimensionale compreso
tra 0 e 1;
-
per definire l’affidabilità è necessario stabilire esattamente le condizioni in cui
l’oggetto si trova ad operare. I concetti di “condizione” e “durata” sono inglobati nel
concetto di missione, concetto base nello studio dell’affidabilità.
103
L’andamento della legge rappresentata in figura è di tipo normale, anche se essa rappresenta
la legge più frequente in ambito manutentivo esistono anche altre leggi (log-normale,
esponenziale, Weibull, … ). L’esempio è utile per stabilire che:
-
maggiori sono gli elementi del campione e maggiore sarà la precisione nel definire la
probabilità di funzionamento. La legge esatta si otterrebbe a campionamento infinito.
-
si può definire un tempo medio al guasto, definito Mean Time Between Failure
(MTBF), ovvero il tempo nel quale la metà del campione ha smesso di funzionare.
I livelli di affidabilità cambiano in funzione dell’effetto del mancato funzionamento
dell’oggetto in questione. Applicando questo nel campo della manutenzione, aiuta a conoscere
la probabilità di buon funzionamento in un periodo preciso di tempo e l’importanza di un
intervento preventivo al guasto: la linea di confine tra i livelli di affidabilità richiesti dal
componente sono dettati dall’importanza che esso riveste nel sistema e dalla sicurezza che il
suo mancato funzionamento può avere come conseguenza. Riassumendo i presupposti per
un’applicazione della teoria dell’affidabilità sono:
-
descrizione oggettiva della condizione di guasto;
-
durata minima necessaria t affinché il componente possa svolgere le sue mansioni,
-
determinazione delle condizioni ambientali entro cui il componente è progettato per
lavorare.
Affidabilità nel continuo
Si può estendere la definizione di affidabilità in termini discreti ΔT al continuo, considerando
unità di tempo infinitesime dt. Considerando come variabile aleatoria t il tempo intercorso tra
la condizione iniziale e l’istante di guasto, si può definire la probabilità di guasto P ( t ; t+dt ]
come la probabilità che si guasti nell’intervallo ( t ; t+dt ]. Nel caso continuo si definisce la
probabilità di guasto come il prodotto di una funzione f(t), denominata densità di probabilità,
per l’intervallo di tempo preso come riferimento dt (Garetti, 2012).
Definendo con la variabile x i generici istanti temporali nell’intervallo in considerazione, si
può scrivere:
104
Conoscendo la densità di probabilità al guasto f(t), attraverso l’integrazione nel tempo si può
conoscere la funzione di distribuzione cumulata F(t) attraverso la semplice integrazione:
Graficamente l’integrale rappresenta l’area sottesa dalla curva f(t). Avendo introdotto queste
nozioni, si può interpretare l’affidabilità R(t) come il complemento a 1 della distribuzione
cumulata F(t):
Le funzioni f(t), F(t) e R(t) possono essere rappresentate graficamente come in Figura 53:
Figura 53 - Funzioni f(t), F(t), R(t) (Fonte: Furlanetto et al., 2006)
Disponibilità
In caso di dispositivi o macchine riparabili, ovvero quelli per cui è possibile ripristinare la
funzionalità attraverso un’adeguata manutenzione, nella normativa UNI 9910 viene introdotta
la definizione di una nuova funzione detta disponibilità A(t) (Availability): Attitudine di
un’entità a esser in grado di svolgere una funzione richiesta in determinate condizioni a un dato
istante, o durante un dato intervallo di tempo, supponendo che siano assicurati i mezzi esterni
eventualmente necessari. In termini matematici si definisce disponibilità:
105
Dovendo perciò sostituire la definizione di MTTF con Mean Time Between Failure (MTBF) e
Mean Time To Repair (MTTR). Perciò:
4.1.3. Il guasto e curva di mortalità
Nello studio delle attività manutentive il fenomeno oggetto degli studi statistici e
probabilistici è il guasto (Furlanetto, 2006). Il guasto è l’evento che determina il passaggio da
uno stato all’altro in cui l’oggetto perde le sue funzionalità determinando delle variazioni non
accettabili per le prestazioni del sistema. Secondo la normativa ISO 10147 e UNI 9910 il
guasto è individuabile quando si verifica la cessazione dell’attitudine di un’entità a eseguire
la funzione richiesta che ne caratterizza l’uso. A seguito del guasto, il componente entra in
stato di avaria. Il guasto avviene quando le sollecitazioni superano il livello di resistenza di un
oggetto o perché l’oggetto è invecchiato e perciò ha abbassato la sua soglia di resistenza o
perché si trova ad operare in condizioni non previste a quelle a cui era preposto. I guasti sono
principalmente due:
-
casuali: legati a sporadiche sollecitazioni non previste,
-
legati all’invecchiamento: cioè al naturale degrado degli oggetti.
Una prima classificazione del guasto può essere in base alla sua entità:
1. guasto significativo o immobilizzante: è un guasto che genera un pericolo e/o
impedisce il movimento o causa un ritardo superiore ad una certa soglia,
2. guasto maggiore: è un guasto che deve essere riparato al fine di far svolgere al sistema
le funzioni per le quali è stato progettato.
3. guasto minore: è un guasto che consente comunque il raggiungimento delle
prestazioni specificate.
Le cause del guasto sono da ricercare principalmente nei seguenti motivi:
-
sollecitazioni, urti, fatica: sono funzione della distribuzione spaziale e temporale delle
condizioni di carico e dalla risposta del materiale. Assumono un ruolo fondamentale le
caratteristiche strutturali del componente e gli errori progettuali;
106
-
temperatura: è una variabile operativa che influisce notevolmente sulle prestazioni del
pezzo ed è funzione delle specifiche del materiale e della distribuzione spaziale e
temporale della fonte di calore;
-
usura: stato di degradazione fisica che si verifica in seguito a fenomeni di
invecchiamento nella normale attività;
-
corrosione: fenomeno strettamente collegato all’ambiente in cui il componente opera.
L’elemento che congiunge i due stati estremi di funzionamento e non funzionamento di un
pezzo è il tasso di guasto λ(t). Esso rappresenta la frequenza di guasto nella vita totale del
pezzo. Nel caso di usura esso assume classicamente la curva a forma di “vasca da bagno”
(Figura 54). Si può così dividere la vita utile del componente in tre parti:
1. un periodo iniziale definito “rodaggio” in cui i pezzi cominciano a svolgere la loro
funzionalità. In questo periodo alcuni di essi vanno incontro a mortalità infantile e il
tasso di guasto è generalmente molto elevato, tendente a ridursi progressivamente
(zona 1)
2. un periodo intermedio denominato “vita utile” (zona 2) in cui il componente è ben
assettato e può funzionare in pieno regime. Il tasso di guasto è minimo e pressoché
costante.
3. Una fase finale di “usura” (zona 3) in cui l’utilizzo prolungato ha deperito il
componente. In tale zona il tasso di guasto è crescente determinando sempre più
guasti fino alla fine della vita utile dello stesso.
Figura 54 - Tasso di guasto (Fonte: Furlanetto, 2016)
Riguardo l’affidabilità, la zona 2 riveste grande importanza, e può essere espressa con legge
esponenziale del tipo:
107
Come si evince dal grafico (Figura 55), il Mean Time Between Failure in tal caso assume
forma:
Figura 55 - Legge esponenziale negativa
Che può essere interpretato come un periodo medio tra due guasti costante nel tempo, avendo
in tal modo la possibilità di stimare il periodo entro cui il componente si guasterà. Andando
avanti nel tempo si trova la progressiva diminuzione del MTBF. La politica manutentiva volta
a eseguire operazioni cadenzate ad intervalli di tempo pianificati, chiamati metodi preventivi,
sono volti ad abbassare il tasso di guasto e quindi ad avere valori di MTBF sempre maggiori
(Garetti, 2012).
Manutenibilità
Secondo la normativa UNI 9910 si definisce manutenibilità l’ attitudine di una entità
(macchina o impianto), in assegnate condizioni di utilizzo, a essere riportata in uno stato nel
quale essa può svolgere nuovamente la funzione richiesta, con procedure e mezzi
opportunamente specificati. Dalla definizione si evince che:
-
la manutenibilità è una caratteristica intrinseca e diversa per ogni componente,
-
dipende dalle condizioni di utilizzo,
inoltre si può vedere come esiste una precisa relazione tra MTTR e la disponibilità, espressa
in Figura 56:
108
Figura 56 - Manutenibilità e Affidabilità (Fonte: Tertan, 2010)
4.1.4. Analisi affidabilistica di Weibul
I principali parametri affidabilistici sono:
-
densità di probabilità di guasto f(t): consideriamo un sistema bistabile, ovvero che può
assumere due diversi stati possibili (funzionante e non funzionante). Prendendo come
variabile il tempo, la probabilità di avere un guasto nell’intervallo tra t e t+dt è f(t)dt.
L’area totale sottesa da f(t) è uguale all’unità.
-
distribuzione di probabilità di guasto: guastabilità F(t). rappresenta la cumulata di
probabilità del guasto, ovvero la probabilità che il componente sia in stato di guasto al
tempo t.
-
affidabilità (Reliability) R(t): rappresenta la probabilità che al tempo t l’oggetto sia in
buon funzionamento e coincide con la probabilità che l’elemento si guasti
nell’intervallo da t a ∞.
L’affidabilità quindi è il complemento ad 1 della guastabilità.
La teoria dell’affidabilità è accompagnata da ulteriori parametri, detti “di affidabilità”, legati
al tasso di guasto. Essi sono già stati definiti come Mean Time Between Failure (MTBF) e
Mean Time To Repair (MTTR):
109
Dove r rappresenta la numerosità dell’insieme dei componenti guasti e tri il tempo di
riparazione del componente i-esimo.
Le relazioni che esistono tra le funzioni λ(t), R(t), F(t) e f(t) permettono, conoscendo una di
esse, di ricavare agevolmente le altre. Esistono molte leggi che descrivono la probabilità di
guasto nel tempo e quindi l’affidabilità, in ambito manutentivo le principali leggi matematiche
usate sono:
-
Gaussiana:
-
Esponenziale negativa:
-
Weibull:
La funzione di Weibull è descritta da due parametri positivi: θ e β. La sua duttilità,
come già esposto, permette di descrivere l’affidabilità durante tutte le fasi di vita del
componente. Il parametro θ rappresenta la resistenza temporale legata al componente
[tempo], il parametro β è un parametro di forma ed è un numero puro (Furlanetto,
2006). Quest’ultimo varia da 0,5 a 5 e, al suo variare, la funzione assume diversi
andamenti (Figura 57):
110
Figura 57 - Funzione di Weibull al variare di Beta
Si illustrerà nel capitolo 5 l’applicazione della teoria dell’affidabilità appena esposta
attraverso funzione di Weibull per il caso studio della manutenzione preventiva per la
tornitura delle ruote ferroviarie per la Ferrovia Canavesana.
4.2. Strategie manutentive
4.2.1. Tipologie e tempi della manutenzione
La normativa UNI
9910 (EN13306) definisce un componente guasto quando cessa
l’attitudine a eseguire la funzione richiesta. Possiamo dividere le strategie manutentive in due
categorie: quelle volte a riparare guasti e quelle volte a prevenirne l’insorgenza. La prima
prende il nome di manutenzione correttiva (UNI 9910), la seconda di manutenzione
preventiva (UNI 9910). L’obiettivo di entrambe è la mitigazione e la minimizzazione della
condizione fuori uso per usura dei componenti soggetti ad invecchiamento per fatica. Per
avere una chiara e corretta pianificazione delle attività manutentive è necessario possedere
una dettagliata documentazione storica dei processi e delle occorrenze di guasto, una
disponibilità di magazzino sufficiente a far fronte alla maggior parte dei problemi, avere
personale addestrato e competente nel funzionamento dei macchinari. La normativa definisce
guasto istantaneo un evento improvviso e non prevedibile. Tale situazione si manifesta
quando lo stress a cui è sottoposto il componente supera la sue resistenza, diminuita nel tempo
a causa dell’usura. Tutti questi elementi sono descritti in maniera grafica nella forma “a vasca
da bagno”: inizialmente il personale non è addestrato all’uso delle macchine ed essa ha
bisogno di un periodo di assestamento, questo concorre ad avere tassi di guasti elevati ma
decrescenti nel tempo (zona 1). A seguire questa prima fase di rodaggio, il tasso di guasto si
assesta ad un valore costante durante la vita utile del componente finché, per usura, comincia
a mostrare cedimenti. La condizione di usura è funzione sia del tempo (ore di lavoro
accumulate) sia del suo utilizzo (condizioni di lavoro). Le strategie manutentive sono volte a
111
far permanere il tasso di guasto più possibile nella zona di vita utile e costante nel tempo,
affinché l’operatività della macchina risulti massima. Tipicamente tra il manifestarsi del
guasto e le tempistiche di intervento di manutenzione trascorre un tempo, denominato ritardo
amministrativo, dovuto al periodo legato allo studio del guasto, al reperimento delle risorse e
al trasferimento alla squadra manutentiva del pezzo. La UNI 9910 riporta uno schema
esemplificativo per comprendere i tempi tipici del fenomeno (Figura 59). Come si può notare
dal grafico, sono individuabili diverse tempistiche:
-
Rallentamento: la macchina continua la sua produzione ma in maniera rallentata. Il
rallentamento è da intendersi sia fisico sia nel livello di qualità di produzione. È in
questo intervallo di tempo che l’operatore o il fruitore della macchina deve segnalare il
decadimento prestazionale all’officina competente, portando ad un’azione tempestiva
della manutenzione.
-
Ritardo amministrativo: come descritto in precedenza, è legato alle tempistiche di
studio e conoscenza del problema da parte della squadra manutentive ed inoltre al
tempo di reperimento dei componenti per effettuare le riparazioni. Inoltre sono legati
ad esso anche tutte le tempistiche legate all’eventuale “coda” di manutenzione: non è
assicurata la disponibilità immediata di squadre manutentive o postazioni libere per
effettuare tutte le lavorazioni. È compito dell’impresa ridurre al minimo questo tempo
per avere una politica manutentiva efficiente e capace di rispondere tempestivamente
alle esigenze di produzione aziendale.
-
Tempo di manutenzione: è possibile individuare quattro componenti:
Tempo di ricerca e rilevazione dell’anomalia segnalata:
il tecnico effettua una valutazione più approfondita
rispetto al tempo amministrativo tramite diagnostica
diretta sulla macchina o tele diagnostica.
Tempi di trasporto: sia le risorse, arrivate e presenti in
magazzino, sia i componenti hanno bisogno di essere
spostati in adeguate aree dove andranno in lavorazione.
Tempo di effettiva riparazione.
Tempo di controllo: si effettuano delle verifiche di
controllo prima della rimessa in opera del pezzo
precedentemente guastato.
112
Il tempo di indisponibilità sarà dato dalla somma delle singole voci appena elencato.
Figura 58 - Tempi della manutenzione (Fonte: UNI 9910)
4.2.2. Politiche e filosofie di manutenzione
Investendo un ruolo di sempre maggiore importanza, la manutenzione ha sviluppato in tempi
recenti diverse politiche e filosofia manutentive riassunte nel seguente schema (Figura 59):
Figura 59 - Politiche e filosofie legate alla manutenzione (Fonte: Furlanetto et al., 2006)
La manutenzione correttiva
La normativa UNI 9910 (EN 13306) classifica come manutenzione correttiva quella
manutenzione eseguita a seguito di un’avaria e volta a riportare un’entità nello stato in cui
essa possa eseguire la funzione richiesta. Secondo Furlanetto et al. (2006) essa può essere
interpretata come esercizio fino a rottura. A vantaggio di questa teoria vi è un costo
113
praticamente nullo durante l’intero stato di funzionamento della macchina, a svantaggio però
vi sono le perdite di ricavi prolungate per un tempo relativamente lungo di fermo, la non
pianificazione dell’intervento e il costo della riparazione generalmente elevato rispetto ad
altre politiche. Questa gamma di interventi sono di tipo tradizionalista, rimangono valide in
assenta di costi di fermo elevati e riparazioni veloci oppure quando il ciclo produttivo può
essere esercitato da una seconda macchina. Questa politica riveste un ruolo importante quando
i macchinari hanno un elevato valore tecnologico, la fornitura preventiva prima
dell’insorgenza del guasto richiederebbe un onere economico notevole.
La manutenzione preventiva
La normativa UNI 9910 classifica come manutenzione preventiva quella eseguita a intervalli
predeterminati o in accordo a criteri prescritti e volta a ridurre le probabilità di guasto o la
degradazione del funzionamento di una entità (norma UNI 9910). Questa politica quindi è
basata sulla sostituzione di componenti ancora funzionali, in modo da diminuire la probabilità
di cedimento non controllato e avere un minore fermo possibile. Si sono sviluppate
principalmente tre tecniche:
-
programmazione statica: i periodi temporali tra una sostituzione e l’altra sono fissi e
decisi a priori in base ai limiti di usura. Essi sono determinati dalle condizioni di usura
e dalle esigenze di sicurezza. Nell’ambito dei trasporti le politiche si sono
maggiormente orientate verso tale scelta.
-
programmazione dinamica: la storia dei guasti fornisce il cadenzamento temporale
entro cui eseguire le attività di manutenzione. Si calibra il calendario attraverso le
prime due misurazioni MTBF, per poi aggiornare continuamente a seconda della storia
evolutiva dei guasti. Tale approccio risulta competitivo in termini economici e
temporali. Lo svantaggio è legato a quei componenti di difficile previsione di
decadimento e quando non vi sono dati storici attendibili, il rischio è la sostituzione di
pezzi ancora funzionali e nel pieno della loro vita utile.
-
programmazione su condizione: una politica valida e spesso usata è legata alla
valutazione dello stato di usura del componente. La programmazione su condizione si
basa su cicli di smontaggio e rimontaggio durante i quali si analizzano le condizioni
del pezzo. Un elemento di criticità di tali interventi risulta il possibile aggravio delle
condizioni dovuto a guasti indotti. Per tali motivi non si eseguono manutenzioni su
condizione dell’intera macchina ma generalmente solo di singoli pezzi ed elementi di
114
criticità. Inoltre tale politica è correlata ad una adeguata formazione della squadra
manutentiva.
La politica scelta và comunque individuata facendo un bilancio tra:
spese di manutenzione: materiali, consumi, fermo macchina, personale, ecc.
guadagno economico: ricostituzione dello stato della macchina.
La manutenzione predittiva
In riferimento all’individuazione di grandezze fisiche correlate ad un possibile guasto del
componente. L’idea è riconducibile alla filosofia di non creare fermi improduttivi ma
segnalare preventivamente la possibilità di insorgenza del guasto. Un tipico esempio è la
correlazione tra l’aumento di temperatura di un cuscinetto e la vita utile ancora disponibile.
Uno dei principali svantaggi di questa filosofia, oltre alla difficoltà di analisi e
l’individuazione di tali grandezze, risiede nell’elevato costo legato a tecnologie volte al
monitoraggio.
La manutenzione produttiva (TPM)
La filosofia si basa sulla visione d’insieme del ciclo produttivo aziendale. Se il personale
addetto alla produzione fosse in grado di riconoscere e provvedere alla manutenzione della
macchina si riuscirebbe a produrre un guadagno sia in termini temporali sia economici. Le
problematiche legate alla sua applicazione sono chiare: coinvolgimento massiccio del
personale, variazione nelle abitudini lavorative, ecc.
Il controllo e la politica decisionale di questi elementi sono di competenza della parte
manageriale legata alla parte manutentiva dell’impresa. Avendo chiari gli obiettivi della
produzione è possibile personalizzare la decisione aziendale. Seguire un iter preciso e
pianificato della politica manutentiva e verificare le fasi eseguite ad ogni ciclo sono passaggi
necessari al fine di incrementare la competenza del reparto manutentivo e fornire una
soluzione sempre più tempestiva, economica ed efficace per l’intera impresa. Proprio tale
elemento di novità negli ultimi anni, ha integrato la manutenzione nella vita quotidiana della
produzione ed elevato gli addetti ad una posizione maggiormente manageriale, facendo
assumere ai dirigenti di questi reparti decisioni con pesi rilevanti sulla vita e sul bilancio
aziendale.
115
4.2.3. Cicli e trama manutentiva in ambito ferroviario
Riassumendo, esistono due filoni di pensiero antitetici per la manutenzione: prevedere e
intervenire a posteriori, ovvero eseguire solo riparazioni, oppure stabilire un sistema di
revisione cadenzate in modo da agire preventivamente. La scelta dipende sia da caratteri
economici, sia dalla natura del componente interessato. Spesso nell’ambito ferroviario si
adottano entrambi le soluzioni al fine di garantire livelli di sicurezza e prestazione medio - alti
(prescritti da normativa ANSF). La manutenzione preventiva non elimina la possibilità
dell’insorgenza di guasti accidentali. il tratto comune di qualsiasi politica risulta il
miglioramento della prestazione offerta e la corretta gestione dei costi. A tal fine sono state
proposte numerose politiche manutentive, in continua evoluzione, e la sistematizzazione di
tali processi fin dall’inizio vita del materiale rotabile. Ogni impresa ferroviaria necessità di un
centro di coordinamento per la gestione della manutenzione del materiale rotabile. Tale centro
necessita di una comunicazione con la gestione dell’esercizio al fine di operare in perfetta
simbiosi e garantire la migliore qualità del servizio. Il piano di manutenzione è redatto
periodicamente e vi sono illustrate tutte le operazioni preventive per ciascun rotabile. Tale
documento è composto di: trama manutentiva, fiche di riparazione, scheda di manutenzione
(Giannone, 2010).
Trama manutentiva
Essa è definita per ciascun rotabile. Si divide il mezzo nelle unità fisiche soggetto delle
manutenzioni. Per ognuna si riporta la cadenza degli interventi da eseguire. Viene indicato fin
da subito il ciclo operativo degli interventi di manutenzione dove si riportano le percorrenze
chilometriche da rispettare in scadenza e la tipologia di lavoro da eseguire (Figura 60). La
documentazione della trama manutentiva è compilata dal costruttore, in continuo
aggiornamento in base ai dati provenienti dall’esercizio delle imprese che utilizzano il loro
materiale, e in accordo con la normativa di legge vigente, principalmente redatta da ANSF o
Normativa Europea (EN). Nella trama manutentiva recepita dal Gruppo Torinese Trasporti, si
suddividono gli interventi in:
S: Sicurezza (prescritte per la circolazione su rete RFI),
R: Regolarità di esercizio (finalizzate al mantenimento, nel tempo, dell’affidabilità e della
disponibilità dei mezzi),
116
C: Comfort, decoro o altro (finalizzate al mantenimento, nel tempo, degli standard qualitativi
del servizio).
Figura 60 - Estratto trama manutentiva TTR Ale501-Le220-Ale502 (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti, 2016)
Verrà illustrata più specificatamente il contenuto della trama manutentiva dei TRR oggetto di
studio nel paragrafo 4.3. Viene illustrata inoltre nella trama manutentiva la suddivisione delle
competenze dei manutentori:
ANT
Antincendio
CAR - ROD
Carrello / Rodiggio
ELE
Circuiti elettrici
PNE
Impianto pneumatico e freno
POR
Porte
STB
Sistema tecnologico di bordo
TEC
Telaio a cassa
TER
Trazione e repulsione
Tabella 16 - Ambiti di competenza della trama manutentiva
Fiche di riparazione
Associato ad ogni specifica fase della manutenzione, si fa riferimento ad una precisa fiche
manutentiva per gli interventi descritti nella trama manutentiva. Sono contenuti nella Fiche
tutti i riferimenti alle schede di manutenzione, una breve descrizione degli interventi, un
riepilogo delle scadenze programmate e la relativa categoria dell’intervento (Figura 61).
117
Figura 61 - Estratto fiche manutentiva di 1° livello TTR Ale501-Le220-Ale502 (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti, 2016)
Scheda di manutenzione
Tratta dal manuale di manutenzione, è riferita al singolo soggetto di cui si richiede
l’intervento. Sono riportati i dati tecnici del componente, i disegni di progetto, le modalità di
esecuzione della misurazioni e degli interventi. Sono inoltre descritti gli attrezzi necessari per
operare, le tolleranze, i materiali usati per la costruzione, il riferimento normativo. Il
personale addetto alla manutenzione deve essere formato ed avere ottima padronanza delle
schede di manutenzione. (Figura 62). La stesura di tali documenti ha la struttura competente
in ciascuna impresa e viene denominata UTMR (Unità Tecnologie Materiale Rotabile). La
direzione dell’UTMR recepisce la Trama manutentiva dal costruttore, redige la Fiche insieme
all’impianto che effettua la manutenzione stila, in copia uguale o leggermente aggiornata, le
schede manutentive fornite dal costruttore (Giannone, 2010).
Figura 62 - Estratto scheda di manutenzione IT-001-GEN (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti, 2010)
118
4.3. La manutenzione del materiale rotabile
Il materiale rotabile, al pari di tutte le macchine meccaniche usate dalle aziende per garantire
la produzione o il servizio, ha bisogno di manutenzione. Il mantenimento in uno stato
efficiente di esso è volto a evitare l’insorgenza di guasti, assicurare la regolarità dell’esercizio
e la sicurezza del viaggio, garantire un livello adeguato di comfort per i passeggeri o
salvaguardare l’integrità delle merci trasportate ed infine mantenere il materiale rotabile
stesso per preservare la vita utile del mezzo. Nell’attività di manutenzione non sono da
trascurare tutti gli aspetti legati al decoro e alla pulizia sia della fiancata esterna sia dei locali
interni. Per tali aspetti è fondamentale per un’impresa ferroviaria avere un piano regolatore
della manutenzione, opportunamente cadenzato, e prevedere dei giri macchina tali da
osservare i giusti tempi per queste attività. Come si è descritto nei paragrafi precedenti,
l’azienda può decidere di intervenire solo a posteriori, ovvero di eseguire interventi di
riparazione a seguito di avarie, oppure di pianificare azioni preventive allo scopo di annullare
le anomalie che possono compromettere l’erogazione del regolare servizio e la sua sicurezza.
Avendo presente l’alto grado di sicurezza proprio dell’esercizio ferroviario, come descritto
nel paragrafo 2.1 e presente nelle direttive ANSF (paragrafo 3.3.3), le imprese ferroviarie
sono state orientate verso la seconda scelta, non potendo comunque escludere l’insorgenza di
guasti e quindi la possibilità di intervento a posteriori. L’usura del materiale rotabile dipende
essenzialmente da due fattori: il tempo di esercizio e l’entità del lavoro svolto (Tertan, 2016).
Tempo e fatica operano contemporaneamente nel deperimento del materiale rotabile: il primo
è maggiormente legato al materiale stesso mentre il secondo aspetto si lega maggiormente al
funzionamento delle parti meccaniche. In quest’ottica il distanziamento delle manutenzioni è
stato concepito in base a criteri temporali o di esercizio svolto, ponendo anche una riflessione
in termini economici e di disposizione di mezzi. Le aziende si dividono sulla scelta di
prevalenza dell’uno rispetto all’altro, in base alle esigenze di esercizio e al tipo di linee
servite: Trenitalia, data la sua operatività sull’intero territorio nazionale e grande
movimentazione di mezzi, possiede un cadenzamento manutentivo basato sul tempo per
quanto riguarda i veicoli trainati e sull’esercizio svolto per i mezzi di trazione; il Gruppo
Torinese Trasporti che opera in spazi circoscritti e in cui il materiale rotabile compie un
servizio “a navetta” tra due capolinea, basa l’intera attività manutentiva su base chilometrica,
ovvero in funzione dell’esercizio svolto dalle macchine. Tutti i piani manutentivi devono
essere conformi alle direttive delle aziende costruttrici e comunque devono essere revisionati
ed approvati da personale certificato ANSF.
119
4.3.1. La manutenzione preventiva in campo ferroviario
Il materiale rotabile è composto da un’enorme quantità di pezzi che operano simultaneamente
per assicurare il moto del veicolo. L’usura di essi tuttavia non è simultanea, ma differenziata
nel tempo in base alle condizioni in cui essi operano in esercizio, inoltre tra i diversi organi
sono accettate tolleranze differenti in termini di usura, determinando una scadenza diversa per
i vari componenti. Oltretutto è necessario considerare che, per operare sul singolo pezzo,
potrebbe essere necessario lo smontaggio di ulteriori pezzi, provocando un aggravio in termini
temporali ed economici per eseguire la singola operazione di manutenzione. A tal proposito si
cerca di racchiudere le manutenzioni delle parti collegate in un unico momento. In caso di
guasti talvolta è necessario smontare e riparare componenti le quali sono state revisionate
recentemente, procedendo quindi con lo smontaggio di altre parti che non necessitano
revisioni e producendo come risultato uno scarso rendimento dell’officina e relativa spesa. Un
altro aspetto da tenere in considerazione è il rapporto tra gli interventi di manutenzione e
l’esercizio programmato: se si dovesse mettere fuori servizio un convoglio non appena
raggiunge l’usura del componente, sarebbero necessari numerosi convogli di riserva per
garantire il programma del servizio; raggruppando gli interventi tale numero diminuisce
drasticamente. Per i motivi appena descritti si evidenzia la necessità di unire il più possibile
gli interventi di manutenzione, avendo pianificato a priori un programma che faciliti
l’organizzazione dell’esercizio e dell’officina di riparazione.
In ogni impresa ferroviaria la quantificazione del distanziamento temporale tra interventi
manutentivi preventivi è affidata al reparto “Servizio Materiale e Trazione”. Essi compilano i
giri macchina in collaborazione con la “Direzione dell’Esercizio e Circolazione” trovando la
soluzione ottimale alle problematiche di entrambi le parti, specie legate alle tempistiche e alla
disponibilità del materiale rotabile. In questa valutazione è necessario prendere in
considerazione:
-
la durata tecnica (espressa in ore o chilometri di esercizio) di ciascun rotabile.
-
l’accrescere sempre più rapido dell’usura e dei consumi del singolo componente,
rendendo progressivamente alcuni difetti sempre più irreparabili e il conseguente
deperimento degli organi ad esso connesso. In tal senso gli interventi di manutenzione
risultano sempre più onerosi anche in termini economici.
-
l’onere economico crescente, proporzionale con l’usura del componente.
120
-
l’esigenza economica di ammortizzamento dell’intervento precedente, cercando di
rendere conveniente il ciclo di manutenzione previsto.
Si delinea così un problema di minimo costo nel quale i parametri sono definiti sia dalle spese
intrinseche della manutenzione ma anche dalle condizioni di esercizio del materiale rotabile.
La via suggerita per la risoluzione di questo problema comprende due aspetti fondamentali
(Tertan, 2016):
-
la minimizzazione del singolo costo dell’operazione, qualsiasi essa sia;
-
lo studio dell’opportuna distanza e alternanza tra il materiale rotabile che renda
minimo il costo complessivo del giro macchine e quindi delle operazioni complessive
sull’intera flotta a disposizione.
Va ricordato comunque che l’aspetto economico deve supportare le condizioni di esercizio
richieste e che, per entrambi le parti coinvolte in queste decisioni, l’obiettivo unico è la
massima efficienza e continuità del servizio erogato dall’impresa. Stabilita la situazione più
favorevole per l’impresa, occorre attuare continue variazioni al fine di sopperire a tutti gli
interventi imprevisti cercando di mantenere la coerenza con la strategia ottima adottata in fase
di pianificazione e avendo presente dove agire al fine di minimizzare la perturbazione nella
pianificazione globale del rapporto tra esercizio e manutenzione. L’occorrenza di guasti, di
ritardi nelle lavorazioni e gli stessi limiti di modello, che si basano su studi probabilistici,
sono i principali autori di queste variazioni. Lo studio dettagliato degli scenari,
l’accrescimento di dati storici disponibili e la pratica quotidiana nella gestione delle risorse,
sia in termini umani sia di macchine, permette di sopperire con celerità e competenza su
questi sfasamenti. Va ricordato inoltre che, data l’importanza che riveste questo delicato
rapporto tra le parti, la pianificazione deve sempre orientarsi a scelte cautelative e non
eccessivamente rigide, devono essere individuati limiti di intervalli e tolleranze nelle scelte
ponendosi inizialmente in condizioni più sicuri ed eventualmente variare a posteriori tali
limiti verso condizioni più convenienti.
È evidente quindi che, grazie allo studio di modelli accompagnati dalla pratica quotidiana, è
possibile stabilire la durata degli interventi nei quali il rotabile non è disponibile per
l’esercizio, stabilire i mezzi necessari all’officina per soddisfare le esigenze lavorative,
organizzare i turni di lavoro e il personale, provvedere al materiale necessario per svolgere le
manutenzioni. Dalla pianificazione degli interventi di manutenzione preventiva, risulta
121
fondamentale comprendere la disponibilità di lavoro di ciascuna officina a disposizione, quali
convogli dovranno essere assegnati alla riparazione e con quali tempistiche, concedendo alle
singole unità di sopperire preventivamente alle varie esigenze. Ogni impresa stipula questi
programmi su orizzonti temporali differenti: una buona organizzazione riesce a fare
programmi annuali, organizzazioni meno accurate hanno limiti temporali semestrali o mensili.
4.3.2. Proposte di evoluzione nella manutenzione del materiale rotabile
Recentemente sono state proposte strategie più efficienti al fine di ridurre i tempi di inattività
e i costi superflui. Questi metodi si basano principalmente sull’introduzione di sensori ed
apparecchiature supportate da intelligenza artificiale collegate a sale di diagnostica in cui
opera il personale addetto alla manutenzione del materiale rotabile. Già nella normativa UNI
EN 13306 (Terminologia di manutenzione, 2010) in materia di manutenzione, si distingue
nell’ambito della manutenzione preventiva la manutenzione programmata e la manutenzione
su condizione10. Fino ad ora la manutenzione trattata si è basata sulla programmazione,
l’elemento di novità consiste nel monitoraggio delle prestazioni e dei parametri di
funzionamento del componente, controllando i provvedimenti da prendere conseguentemente.
La manutenzione su condizione si basa sull’analisi dell’evoluzione dello stato effettivo del
componente, monitorata tramite una serie di misurazioni, controlli visivi, prove non
distruttive senza la necessità di smontare le parti del materiale rotabile. Tale metodologia non
si avvale di metodi statistici, come quelli visti precedentemente, ma l’andamento dei
parametri monitorati. Viene perciò abbandonata l’idea del cadenzamento manutentivo su base
temporale e si introduce la possibilità di basare la manutenzione sulla reale condizione di
salute della macchina. Questa filosofia di manutenzione non ha indubbi vantaggi sugli aspetti
economici e di esercizio, ma riveste un ruolo chiave anche nella progettazione del materiale
rotabile poiché il mezzo deve essere dotato di una serie di strumenti atti a garantire il
monitoraggio dell’usura nel tempo. Al contempo si intuisce come tali sistemi richiedano il
monitoraggio di ogni singolo componente, rendendo indispensabile il monitoraggio di tutte la
parti che compongono il materiale rotabile (Corfiati et al., 2011).
Come già visto nel paragrafo 4.2.1, il fermo di una macchina avviene progressivamente nel
tempo e a seguito del momento in cui si identifica il guasto potenziale. Nella pratica
quotidiana sono molteplici i modi in cui si può identificare un guasto potenziale, l’intervallo
10 (Trad.) On condition: da “condizionale”, indica una scelta oggettiva supportata dalla decisione di un operatore
introdotta nel sistema e non discrezionale.
122
tra questo punto e il momento di fermo per guasto rappresenta il range di azione della
manutenzione predittiva. Una manutenzione CBM (Condition Based Maintenance) si delinea
in tre fasi:
1. Acquisizione dei dati;
2. Elaborazione dei dati;
3. Fase decisionale e delineazione delle politiche di manutenzione.
L’introduzione di tali strategie permettono di effettuare gli interventi solo quando è
necessario, creando un sistema più efficiente sia in termini economici sia logistici. Un’altra
implicazione è la possibilità di variare il carico di lavoro in base allo stato della macchina,
permettendo di allungare la vita utile del sistema. Tuttavia tale tecnologia, applicata in campo
ferroviario, si adatta male alle diverse condizioni in cui il materiale rotabile è costretto a
funzionare (specialmente condizioni climatiche ed ambientali). Data la non stazionarietà del
materiale, dalla costruzione all’esercizio, i dispositivi di monitoraggio necessitano di un
collegamento wireless con un centro manutentivo, complicando ulteriormente l’applicazione
di tale tecnologia. Una volta implementato il sistema è in grado di fornire informazioni su:
-
la tipologia di componente nel quale si registrano guasti,
-
i sintomi del mal funzionamento,
-
il tempo previsto che decorre fino al fermo macchina,
-
le implicazioni del guasto sull’intero sistema,
-
le azioni di manutenzione da adottare.
Attualmente la tele diagnostica nel campo ferroviario non è ancora stata raggiunta, dovendo
sopperire ancora a numerosi problemi. Un investimento in questa direzione può portare ad un
sistema sempre più efficiente e migliorare la concorrenza con altri sistemi di trasporto
(Corfiati et al., 2011).
4.3.3. La manutenzione del materiale rotabile sulla Ferrovia Canavesana
Il centro di manutenzione è sito presso il capolinea di Rivarolo Canavese, nella parte nord-
occidentale della linea e anche sede della Direzione di Esercizio e Circolazione. Attualmente
su base mensile i due reparti si incontrano in una riunione e, conoscendo la percorrenza media
settimanale di ogni convoglio, avendo precedentemente stabilito il distanziamento tra due
interventi di manutenzione, stabiliscono i mezzi che matureranno la percorrenza stabilita.
Sottraendo dal numero totale questi convogli e i convogli già presenti in manutenzione non
123
concluse, si ottengono i mezzi disponibili per l’esercizio divisi a loro volta tra macchine
viaggianti e riserve. Si determinano così il fabbisogno di mano d’opera in officina, di
manovratori tra la linea e i binari di manutenzione o ricovero e le scadenze da rispettare nelle
riparazioni. Ne deriva inoltre il monte ore complessivo di lavoro di officina, si individuano i
“colli di bottiglia” nell’intero processo, vengono evidenziate le principali problematiche e
carenze sia lato pianificazione sia in termini di risorse. Si stabiliscono inoltre il monte ore di
inutilizzo per ogni convoglio, uno dei principali parametri che verrà utilizzato nella parte
simulativa (capitolo 6). Mediante un opportuno sistema di coordinamento la parte dirigenziale
dell’officina può stabilire il carico lavorativo delle attività di manutenzione: inizialmente
esaurendo le risorse a disposizione in officina e successivamente prendendo la decisione di
appoggiarsi a ditte esterne quali le Officine Grandi Riparazioni e le Squadre Rialzo di
Trenitalia o altre industrie private. È necessario non saturare completamente le risorse di
officina, lasciando sempre spazio per le situazioni impreviste derivanti dall’esercizio. Come
già accennato, avendo una naturale divergenza tra la situazione pianificata e la realtà, è
prevista nella sede centrale di GTT un’azione di monitoraggio della situazione con
conseguente continuo cambio di programmazione.
Per i convogli in esame (Ale501-Le220-Ale502) la trama manutentiva approvata da ANSF nel
2016 (protocollo 008448/2015) prevede le seguenti periodicità manutentive, e relativi
multipli:
R1 controlli ed attività manutentive da effettuarsi ogni 12500 km (-5% / +10%) di
percorrenza,
R2 controlli ed attività manutentive da effettuarsi ogni 25000 km (-5% / +10%) di
percorrenza,
R3 controlli ed attività manutentive da effettuarsi ogni 50000 km (-5% / +10%) di
percorrenza,
RG revisione generale da effettuarsi ogni
1200000 km
(-5%
/
+10%) di
percorrenza da effettuarsi presso centri specialistici (Vado Ligure per questo
convoglio),
MT scadenze eccezionali a tempo o chilometri.
Le attività con periodicità R1, R2, R3 e MT fanno riferimento ai manuali redatti dalla ditta
costruttrice (Alstom) ed alle normative e disposizioni emesse sia dell’esercente che dagli Enti
aventi titolo ad operare nell’ambito della sicurezza ferroviaria quali ANSF. Sono presenti in
124
questo documento tutte le particolarità descritte nel paragrafo 4.2.3. Il documento si compone
della descrizione dei lavori nei seguenti ambiti, rimandando ai singoli manuali di
manutenzione per la descrizione tecnica delle attività:
OP
Operazioni preliminari
OF
Collaudo e prove finali
A
01
Carrello motore
A
02
Carrello portante
C
01
Impianti cassa e struttura
C
02
Sottocassa
C
03
Imperiale
C
04
Cabina di guida
C
05
Interno comparto
C
06
Esterno cassa
C
07
Toilette
E
01
Pantografo
E
02
Apparecchiature A.T.
E
03
Trazione
E
04
Ausiliari e relativi circuiti
E
05
Circuiti ed apparecchiatura B.T.
E
06
Videosorveglianza, pannelli indicatori, impianto di sonorizzazione
E
07
Impianto di climatizzazione cabina di guida
E
08
Impianto climatizzazione comparto passeggeri
E
09
Sistema tecnologico di bordo (STB)
E
10
Integrazione apparati STB
E
11
Antipattinaggio - antislittante
E
12
Sistema informatico di bordo
E
13
Collegamenti messi a terra
P
01
Gruppo primo alzamento pantografo
P
02
Impianto pneumatico e freno
P
03
Gruppo sospensione automatica
D
01
Dispositivi antincendio
Tabella 17 - Tipologia di lavorazioni nell’attività manutentiva (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti, 2016)
Ognuna di queste sezioni è suddivisa negli interventi specifici ai singoli componenti, a loro
volta accompagnati da una breve descrizione e ai riferimenti ai manuali specifici di
125
manutenzione. Inoltre si riportano a lato i riferimenti del cadenzamento pianificato per le
singole attività e la categoria.
L’azienda ha pianificato anche le tempistiche per ogni operazioni di manutenzione, in base
alle risorse disponibili (Tabella 18):
Tipo
Periodicità
Durata massima
Impiego stimato
Composizione squadra
[gg lavorativi]
[ore]
[addetti]
R1
12500 km
1
48
6
R2
25000 km
1
64
8
R3
50000 km
2
80
5
Tabella 18 - Attività di manutenzione programmata (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti, 2016)
Si farà ora cenno all’attuale politica di manutenzione in ambito di ruote ferroviarie. Tale
aspetto riveste un ruolo di notevole interesse in quanto esse risultano il componente
maggiormente dipendente dall’esercizio poiché la loro usura è funzione dell’infrastruttura (dal
tracciato ferroviario che caratterizza le resistenze al moto), dal comportamento di guida dei
macchinisti (in particolare dal sistema frenante e da come esso è utilizzato in marcia) e infine
dal tempo di vita, come per gli altri componenti. Per queste ragioni è impossibile da parte del
costruttore fornire indicazioni precise sulle tempistiche di tornitura delle ruote, fornendo nella
trama manutentiva un valore massimo di riprofilatura delle ruote valido sull’intero territorio
nazionale (direttiva ANSF) pari a 300000 km, raccomandando tuttavia la revisione delle ruote
ad ogni ingresso del convoglio in officina. Questo vuoto di informazioni è gestito in maniera
diversa dalle imprese ferroviarie, costringendo comunque ad una bassa tempestività nella
programmazione della tornitura, operazione onerosa in termini di tempo e risorse utilizzate.
Nell’ottica di ottimizzare la pianificazione del processo manutentivo dei materiali rotabili, tale
vuoto deve essere colmato: la via “on condition” proposta nel paragrafo 4.3.2 potrebbe essere
una soluzione ma, in assenza di queste tecnologie, si proporrà in seguito un metodo statistico
basato sugli elementi visti in questo capitolo. Attualmente sulla ferrovia Canavesana la
manutenzione delle ruote si compone di un’analisi tramite tecnologia CALIPRI® (Figura 64)
che permette di ottenere il profilo della ruota da confrontare con le tolleranze prescritte nella
Procedura Operativa IT-001-GEN11. La tecnologia CALIPRI® è una strumentazione laser che
misura il profilo senza contatto e visualizza i valori delle principali grandezze impostate su un
supporto informatico. L’operatore, posto nel vano antistante i binari di manutenzione,
11 Documento interno Gruppo Torinese Trasporti costituente la scheda di manutenzione per il controllo delle sale
montate. Verrà illustrato il contenuto in dettaglio nel paragrafo 4.4.
126
scansiona la ruota con il laser e in tempo reale l’elaboratore processa i dati e fornire risultati
grafici e tabellari all’officina (Figura 63, Figura 64, Figura 65).
Figura 63 - Operazione di misura del profilo delle ruote con strumentazione CALIPRI®
Figura 64 - Risultato grafico della misurazione effettuata tramite tecnologia CALIPRI®
(Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
Figura 65 - Risultati tabellari della misurazione effettuata tramite tecnologia CALIPRI®
(Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
127
Tale sistema permette all’officina una pianificazione a breve termine (qualche mese) della
riprofilatura delle ruote, costringendo all’interpretazione soggettiva dell’evoluzione del
fenomeno da parte degli operatori e necessita di un’alta specializzazione ed esperienza degli
addetti dell’officina. L’attuale processo decisionale è svolto sulle singole ruote e differenzia la
tornitura per ogni assile, al fine di non caricare l’officina di una manutenzione non
programmata di una durata massima di 8 giorni lavorativi. Si evince come questo rappresenti
un problema nella gestione del processo e una perdita non solo in termini di efficienza ma
anche economici in quanto, dato le risorse limitate e la scarsa prevedibilità, l’azienda si avvale
di servizi erogati da ditte esterni con costi maggiori. Si proverà successivamente a fornire una
proposta a tale problematica.
128
4.4. La manutenzione delle ruote ferroviarie
Le verifiche da effettuare sulle sale montate sono di tipo sia visivo che strumentale e devono
essere obbligatoriamente fatte nel rispetto dei tempi e delle modalità indicate nei piani di
manutenzione dei vari rotabili. Tutti i controlli, indipendentemente dalla frequenza prevista
nel piano di manutenzione, dovranno sempre essere eseguiti quando i carrelli hanno subito
urti anomali. Le ispezioni visive devono essere svolte ogniqualvolta il materiale rotabile è
disponibile per tale ispezione. Tutte le volte che, durante queste ispezioni, dovessero
riscontrarsi anomalie sui cerchioni, sui bordini, nei centri ruota o sulle superfici di
rotolamento, si dovrà obbligatoriamente procedere con le opportune verifiche strumentali
(quali la misurazione con CALIPRI®, descritta nel paragrafo 4.3.3) al fine di accertare l’entità
di quanto riscontrato. La misurazione con strumentazione laser è comunque accompagnata da
misurazioni con calibri omologati FS (n° 65105) e profilometri.
Bordino
Le grandezze rappresentative delle condizioni del bordino e di cui occorre rilevare le quote
sono (Figura 64):
-
quota A: altezza bordino,
-
quota G: grossezza bordino,
-
quota QR: quota rappresentativa del corretto profilo del bordino sulla sua faccia attiva.
I valori da ritenersi accettabili sono (Tabella 19):
Misurazione
A nuovo
Max usura
Quota A
28 mm
36 mm
Quota G
32,5/33 mm
25,5 mm
Quota QR
> 6,5 mm
Tabella 19 - Dimensioni accettabili del bordino (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
Quando anche solo una delle precedenti quote non rientra nei limiti indicati, bisogna
intervenire con apposita attrezzatura al fine di ridurre i valori prescritti. Ciò dovrà essere fatto
anche quando i valori sono compresi nei limiti esposti ma si riscontra la presenza di spigoli
vivi sulla faccia attiva del bordino. Qualora l’intervento non fosse sufficiente a ripristinare i
valori accettabili, si procede con una seconda riprofilatura o la sostituzione della sala.
129
Spessore di rotolamento
Un’ulteriore verifica è da effettuare sullo spessore di rotolamento Sc su ruote con cerchione
riportato. Il valore della quota è accettabile se non è inferiore a 35 mm. Quando lo spessore è
inferiore a tale limite si procede con la sostituzione della sala.
Larghezza del cerchione
Successivamente si procede al controllo della larghezza del cerchione (LC in Figura 65):
indicando con LCN la larghezza del cerchione “a ruota nuova” e con ΔL la differenza (LC -
LCN), la larghezza misurata è accettabile se è soddisfatta la relazione ΔL < 5 mm. Per i TTR
Ale501-Le220-Ale502 la misura di LCN vale 135 mm. Quando il valore di ΔL è superiore al
limite occorre riprofilare la ruota o sostituire la sala.
Scartamento interno e parallelismo delle facce
Quando la sala è in opera si esegue la rilevazione dello scartamento interno con un’unica
misura a livello del binario. Lo scartamento interno è accettabile quando la quota misurata è
1360 mm (+3/-1) e il parallelismo è accettato se la differenza tra due quote misurate non è
superiore a 2 mm.
Integrità della ruota
Da effettuare tramite controlli non distruttivi sul centro della ruota e sull’assile. I controlli non
distruttivi sono di tipo visivo e acustico, il secondo effettuato tramite ascolto della percussione
di un martello battente.
Sfaccettature sul piano di rotolamento
Le sfaccettature presenti sul piano di rotolamento originatosi dal pattinamento (paragrafo
1.1.1) della ruota sulla rotaia, può assumere varie forme e dimensioni. È opportuno definire i
limiti dimensionali al fine del corretto contatto ruota-rotaia. Qualora l’esame visivo evidenzi
difetti, bisogna misurare la lunghezza e la profondità della sfaccettatura e confrontare con i
seguenti intervalli:
Profondità sfaccettatura
0,5 mm
Lunghezza sfaccettatura
44 mm
Il piano di rotolamento può essere soggetto da ulteriori difetti, di cui si riportano le tolleranze
(Tabella 20):
130
Difetto
Altezza o profondità [mm]
Lunghezza [mm]
Riporto di metallo
1
60
Scorrimento del metallo
1
60
Cavità
1,5
30
Sfogliature
1,5
30
Tabella 20 - Difetti del piano di rotolamento (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
Consolidamento cerchioni
Tale intervento richiede che la ruota sia stata precedentemente effettuate tali operazioni:
-
Tracciate
4 linee bianche radialmente a circa
90° l’una dall’altra, ciascuna
comprendente parte del centro della ruota e parte del cerchione,
-
Eseguite, tramite punzone arrotondato, una o più coppie di tacche di riferimento, una
sul cerchione e l’altra sul centro della ruota.
L’eventuale scorrimento del cerchione sul centro della ruota sarà evidenziato dallo
spostamento dei riferimenti descritti sopra.
131
PARTE II: Calcolo dei tempi ottimali di riprofilatura delle ruote.
Analisi dell’interfaccia Esercizio - Manutenzione tramite
simulazione ad eventi discreti.
132
5. Ottimizzazione degli interventi di manutenzione preventiva.
Caso studio: la riprofilatura delle ruote sulla Ferrovia
Canavesana
Il presente capitolo è stato suddiviso in due parti: nel paragrafo 5.1 viene esposta la
metodologia presente in letteratura e adottata per condurre l’analisi del caso studio. Viene
descritto in modo puntuale il metodo e i passaggi, giustificando alcune scelte a carattere
teorico - matematico e vengono esposte le principali relazioni tra le grandezze caratteristiche
del modello. Nel paragrafo 5.2 si applica il metodo al caso studio delle ruote ferroviarie sulla
Linea Canavesana, cercando di trovare una soluzione nella pianificazione di interventi di
riprofilatura preventivi al fine di minimizzare i costi. Con questa analisi si vuole verificare
l’effettiva consistenza e fattibilità dei risultati trovati da un modello matematico, andando ad
analizzare le risorse disponibili in officina e proporre eventuali modifiche nel giro macchine e
conseguente manutenzione del materiale rotabile. Successivamente si inserirà in questa analisi
anche lo studio di eventuali imprevisti o ritardi, che comportano inevitabilmente modifiche al
piano manutentivo programmato e valutazione degli effetti che ne comporta (capitolo 6).
L’analisi condotta in questo modo è ritenuta completa in quanto, partendo da considerazioni
puramente teoriche, viene a delinearsi ad ogni passaggio la condizione reale e l’effettiva
esigenza dell’impresa. Viene fornito un preciso significato ad ogni grandezza e viene
illustrato il rispettivo riscontro nell’esercizio e nella manutenzione oggi in atto in azienda. Il
fine di tale impostazione perciò è non discostare mai la realtà dal metodo, ma creare un
compendio tra le due valutando in maniera critica le ripercussioni dei risultati sulle decisioni
concrete che deve compiere l’impresa ferroviaria. Il metodo, qui applicato al caso studio della
riprofilatura delle ruote sulla tratta in esame, è applicabile a qualsiasi componente del
materiale rotabile non soggetto a manutenzione preventiva, avendo a disposizione dati storici
e stime sui costi di intervento. Si fornisce così un modello capace di fornire risposte concrete
sui tempi ottimale di manutenzione preventiva e si dimostra qui la sua efficacia attraverso il
caso studio analizzato.
133
5.1. Ottimizzazione dei tempi di manutenzione preventiva
5.1.1. L’analisi di Weibull
Lo scopo di questo paragrafo è la descrizione più dettagliata della funzione di affidabilità più
idonea e già consolidata in letteratura. In generale la valutazione del tempo ottimale per la
manutenzione preventiva può partire da due strade diverse:
1. l’utilizzo di funzioni empiriche: l’affidabilità è stimata a partire dal “fitting” dei dati
storici presenti nello svolgimento dell’esercizio e della manutenzione dell’impresa
ferroviaria. Si valutano i valori di R(t) per ciascun intervallo in cui si suddivide il
calendario di esercizio del treno, successivamente tramite regressione polinomiale o
minimi quadrati si ottiene la legge di affidabilità. Questa strada è percorribile
esclusivamente se vi sono dati sufficienti per eseguire l’analisi a posteriori.
2. l’utilizzo di funzioni analitiche: si procede attraverso questa strada se è possibile avere
a disposizione un campionamento statistico ed è previsto un aggiornamento dei dati
nel tempo. Definita la legge, si calibrano i parametri attraverso la distribuzione di
guasti a disposizione e si ricerca l’andamento che meglio approssima il reale.
Nel presente elaborato si farà ricorso al secondo approccio in quanto i dati forniti dall’impresa
ferroviaria non sono abbondanti dato i pochi anni di esercizio dei treni Ale501-Le220-Ale502
sulla Linea Canavesana.
L’analisi di Weibull appare quella maggiormente usata nell’ambito ferroviario e, in generale,
nell’ambito manutentivo. Questa scelta è giustificata sia dal fatto che la teoria di Weibull può
rappresentare la vita dei componenti semplicemente variando i suoi due parametri
fondamentali:
-
θ: parametro di scala;
-
β: parametro di forma o parametro di usura;
ed inoltre l’analisi può essere sfruttata in tutte le fasi di vita del componente, mentre altre tipi
di legge sono caratteristici solo di alcuni stadi (curva “a vasca da bagno”). La relazione che
lega l’affidabilità R al tempo di utilizzo t, secondo Weibull, è:
134
In questo caso, di valenza del tutto generale, i parametri caratteristici sono tre, aggiungendo ai
due già presentati:
-
γ: parametro di origine;
tale equazione può essere riportata all’equazione di una retta tramite l’applicazione di un
doppio logaritmo alla stessa. Tale passaggio risulta di notevole utilità quando verranno
ricercati i parametri della funzione in fase di calibrazione. Avendo già esposto che:
Con semplici passaggi matematici si trova che:
ed applicando in successione il doppio logaritmo:
eseguendo le sostituzioni:
È possibile ricavare la retta y = ax + b dove β rappresenta la pendenza della retta che
interseca l’asse delle ascisse quando F(t) assume valore 0,632 (Furlanetto, 2006 e Tertan,
2016). Tale dissertazione è utile al fine di descrivere alcune proprietà dei tre parametri
fondamentali:
-
γ descrive il tempo di vita garantita ovvero il minimo valore in cui il componente è in
grado di sopravvivere con probabilità 100%. Fintanto che t < γ il tasso di guasto λ(t) è
nullo.
135
-
β: per lo stadio di usura deve essere > 1 e, per tenere conto della modalità aleatoria
dell’evento, deve essere < 5.
-
θ: il parametro di scala, o di vita caratteristica, è il tempo che trascorre tra il tempo γ e
il tempo con cui si prevede che il componente abbia probabilità di guasto 63,2% (F(t)
= 0,632). Assumendo che il tempo di vita garantita sia nullo, ovvero la sua
inesistenza, θ è pari al tempo entro cui il componente ha probabilità di guasto 63,2%.
Nel campo dell’usura, per valori di β elevati, a parità di θ, corrisponde una crescita del tasso
di guasto (Figura 66) (Tertan, 2016):
Figura 66 - Tasso di guasto al variare di Beta, a parità di Theta (Fonte: Tertan, 2016)
5.1.2. Dall’analisi di Weibull alla manutenzione preventiva
Dal paragrafo precedente è chiaro come la funzione di affidabilità viene espressa nella teoria
di Weibull tramite l’equazione:
e, quando il guasto avviene per usura eccessiva, i parametri assumono il significato di:
-
β: descrive l’usura del componente ( 1 < β < 5, stadio di usura);
-
θ: descrive la resistenza temporale residua, utile per normalizzare il MTBF;
fissando il tasso di usura a:
I metodi per ricavare i costi unitari attesi, da cui l’obiettivo della loro minimizzazione,
possono seguire due diverse politiche:
136
1. Age-Based Replacement Policy: si effettua un intervento definito “as-good-as-new”,
schematizzato in Figura 67, ovvero stabilire, a seguito di un guasto, l’intervento di
manutenzione preventiva sempre dopo il tempo tp.
Figura 67 - Age-Based Replacement Policy (Fonte: Tertan, 2006)
2. Constant-Interval Replacement Policy: l’intervallo tp è mantenuto costante nonostante
il guasto (Figura 68).
Figura 68 - Constant-Interval Replacement Policy (Fonte: Tertan, 2006)
Costo unitario atteso
Il costo unitario atteso CUA(tp) è descritto come somma delle voci di costo di:
-
Cp : Costi dell’intervento per la manutenzione preventiva;
-
Cf : Costi dell’intervento a guasto;
137
Figura 70 - Costo unitario atteso (Fonte: Tertan, 2006)
Cp e Cf vengono calcolati a partire dalle singole voci di costo, ad esempio manodopera,
prezzo del ricambio, costo del fermo produttivo, costo della struttura e tutte le voci di costo
che si ritengono utili al fine dell’analisi. Esse variano da componente a componente e da caso
a caso, si rimanda all’applicazione del metodo sulle ruote ferroviarie per l’esemplificazione di
questo calcolo. Nota la composizione, è possibile definire le equazioni dei costi unitari come
somma delle due, rapportate all’affidabilità caratteristiche del tempo t-esimo (Figura 70). In
particolare:
La mutua dipendenza tra l’affidabilità R(t), il MTBF e il costo unitario atteso CUA(t) impone
di operare con un metodo iterativo, facendo tendere t ad infinito e ricercando successivamente
il valore ottimo in corrispondenza del minimo CUA(t). Per la presenza dell’integrale a
denominatore, si rende necessario operare con metodi di approssimazione d’integrazione,
quali metodo del rettangolo, del trapezio o di Simpson. In tal caso si decide di utilizzare la
regola del rettangolo (Figura 70) per la sua facilità e la sua buona approssimazione nel caso di
fitting con cadenzamento ampio (dato dalla scarsità di dati a disposizione), in particolare:
dove:
138
Figura 9 - Metodo del rettangolo (Fonte: Tertan, 2006)
5.1.3. Descrizione del metodo e relazioni tra le grandezze
Verrà qui esposto il metodo a livello teorico, prendendo dei valori rappresentativi al fine di
valutare il mutuo rapporto tra le grandezze. Per il caso studio si rimanda al paragrafo 5.2.
Inizialmente bisognerà far riferimento ad un MTBF di primo tentativo, non possedendo
sufficienti dati per stabilirne uno certo. Esso si baserà sia sull’esperienza maturata dal
personale dell’officina sia sui dati storici a disposizione. Attraverso i valori calibrati di θ e β si
potrà ottenere la convergenza su un tp ottimizzato al fine di ridurre i costi economici
complessivi. Il metodo iterativo si compone dei seguenti passaggi:
1. Analisi dei dati storici e decisione del MTBF di primo tentativo:
I dati di input necessari per iniziare l’analisi sono le principali fonti di costo monetario
per la manutenzione preventiva Cp e i costi di un’eventuale guasto Cf. Inoltre
dall’analisi storica dei dati proveniente dall’officina di manutenzione è semplice
stabilire un MTBF di primo tentativo (MTBF*), stimabile come media dei valori
significativi a discrezione del progettista.
2. Calibrazione del modello (calcolo dei parametri θ e β):
Si fissano ora diversi valori di θ e β, in prima istanza con valori approssimativi per
valutare l’andamento e successivamente saranno dettagliati nell’intervallo di interesse.
Attraverso l’equazione di Weibul (5.7) è possibile stimare l’affidabilità R(t) e
svolgendo l’integrazione come esposto nel paragrafo 5.1.2, si individua il MTBF per
le diverse coppie di valori. Il MTBF è rappresentato dal valore massimo di
integrazione. Si può riassumere per chiarezza i risultati in un’unica tabella in cui si
139
può apprezzare l’andamento del MTBF al variare dei due parametri. Inoltre è possibile
trovare la coppia θ e β alla quale corrisponde il MTBF di primo tentativo.
3. Stima dei costi unitari attesi CUA(t):
Attraverso i valori di θ e β appena calibrati, si calcolano i costi unitari attesi attraverso
l’equazione 5.9 e i rispettivi tempi t da adottare per ottenere il relativo costo. Il tempo
di manutenzione preventiva ottimale tp sarà quello riferito al minimo costo.
4. Variazione del parametro di usura β e dei rispettivi costi:
Si possono valutare le differenze di prezzo nel caso dell’adozione di parametri di usura
differenti e i relativi tempi al fine di ottenerli. Sarebbe anche possibile, attraverso
questa tabella, stabilire il costo qualora il parametro di usura non fosse quello
correttamente calcolato, fornendo al modello una maggiore elasticità. A tal proposito
va ricordato che, poiché i parametri θ e β sono puramente matematici, è necessario un
determinato tempo al fine di stabilire la correlazione tra essi e le reali condizioni di
usura del pezzo.
Si analizzano ora con maggior dettaglio i passaggi, inserendo nel modello valori dimostrativi.
Si ottengono inizialmente i valori di MTBF date le coppie di θ e β attraverso una tabella come
quella proposta in Tabella 21:
beta
0,25
0,5
0,75
1
1,25
1,5
theta
1000
1000
1000
1000
1000
1000
MTBF
10123,61
1999,59
1190,64
1000,00
931,38
902,75
t
Int R(t)
Int R(t)
Int R(t)
Int R(t)
Int R(t)
Int R(t)
0
0
0
0
0
0
0
1
0,918543
0,984436
0,997196
0,9995
0,999911
0,999984189
2
1,741781
1,947004
1,989686
1,998001
1,999611
1,999923658
3
2,542144
2,898486
2,978611
2,995505
2,999048
2,999796787
4
3,326633
3,841193
3,964353
3,992011
3,998195
3,999588161
5
4,098707
4,776415
4,947149
4,987521
4,997028
4,99928494
6
4,860488
5,705013
5,927172
5,982036
5,995529
5,99887587
7
5,613429
6,627615
6,904553
6,975558
6,993683
6,998350799
8
6,358595
7,544704
7,879401
7,968086
7,991477
7,997700411
9
7,096804
8,456671
8,851805
8,959622
8,988898
8,996916043
10
7,828706
9,363836
9,821842
9,950167
9,985936
9,995989568
Tabella 21 - Esempio valori MTBF al variare di Beta e Theta: applicazione delle equazioni 5.7 e 5.10
(vengono riportati solo i primi passaggi come esemplificazione)
Il valore del MTBF corrisponderà al valore massimo presente nella rispettiva colonna che, per
t tendente ad infinito, converge ad un valore pressoché costante. Effettuando variazione di θ
140
sulla seconda riga, si ottengono i valori di MTBF al variare dei due parametri (θ e β) (Tabella
22):
Beta
MTTF*=1000h
1
1,25
1,5
1,75
2
900
900
838,2454
812,4708
801,556
797,6042
950
950
884,8146
857,608
846,0868
841,9156
1000
1000
931,3838
902,7453
890,6177
886,2269
1150
1150
1071,091
1038,157
1024,21
1019,161
1200
1200
1117,661
1083,294
1068,741
1063,472
Tabella 22 - Valori di MTBF al variare di Beta e Theta
(vengono riportati solo i primi passaggi come esemplificazione)
Ottenuta questa tabella, ed eseguendo un fitting di theta più accurato, è possibile apprezzare
l’andamento del MTBF al variare dei due parametri (Figura 72) qualora si volesse operare con
un metodo grafico più approssimativo rispetto un metodo matematico:
Figura 72 - Mappa dei MTBF (Fonte: Tertan, 2006)
Individuate in Tabella 22 le coppie di valori che soddisfano il MTBF di primo tentativo, è ora
possibile calcolare i costi attraverso l’equazione 5.9 (Tabella 23):
t
R(t)
Int[R(t)]
Cprev
Cguasto
Ctot
1
1,000
1,00
599,92
0,25
600,18
2
0,999
2,00
299,91
0,29
300,20
3
0,999
3,00
199,91
0,31
200,22
4
0,999
4,00
149,90
0,33
150,23
5
0,998
5,00
119,90
0,35
120,24
6
0,998
5,99
99,89
0,36
100,25
7
0,997
6,99
85,60
0,37
85,97
8
0,997
7,99
74,89
0,38
75,27
9
0,996
8,98
66,55
0,39
66,94
10
0,996
9,98
59,88
0,40
60,28
Tabella 23 - Calcolo dei CUA(t) in funzione di Beta e Theta scelto
(vengono riportati solo i primi passaggi come esemplificazione)
141
Dalla precedente tabella si ricavano i costi unitari attesi minimi e il relativo tempo che
rappresenterà il tempo di manutenzione preventiva ottimo tp, soddisfando il MTBF
proveniente dai dati storici. Al fine di mantenere un MTBF prestabilito, ed essendo θ un
parametro di resistenza non direttamente controllabile dall’esercizio, occorrerà variare β. I
costi unitari attesi decrescono all’aumentare di β ma ne deriverebbe un decremento di
resistenza residua θ. La scelta di β deve essere raffinata attraverso la pratica quotidiana e
monitoraggi periodici del componente, valutando lo stato di usura e la sua evoluzione. Si può
inoltre valutare la variazione dei costi unitari attesi al variare di β, ottenendo un nuovo tempo
di manutenzione preventiva ottimo tp (Tertan, 2016). Questo passaggio è velocemente svolto
andando a variare il parametro di input della Tabella 23. Si fornisce perciò all’officina una
finestra di costi unitari attesi e relativi tempi di manutenzione preventiva per diversi valori di
usura adottati. Si raccomanda inoltre un costante monitoraggio dei dati e un’evoluzione del
modello appena esposto a seguito della maggiore disponibilità di dati storici.
Principali relazioni tra le grandezze del modello
Si illustrano qui le principali relazioni tra le grandezze presenti nel modello al fine di avere
una visione teorica più chiara e assumere la conoscenza di dove operare per ottenere risultati
diversi.
Fissato un valore di θ (il parametro di resistenza quando calibrato si può ipotizzare
ragionevolmente costante), si osserva al variare del rapporto Cf / Cp come varia il costo
unitario atteso CUA(t) in funzione di β.
Cf
1000
theta
1000
Cp
1
5
10
25
50
Cf/Cp
1000,00
200,00
100,00
40,00
20,00
1
1,00005354
1,000268035
1,000536153
1,001340508
1,0026811
1,2
0,495908258
0,646806772
0,723672432
0,834924133
0,922042475
1,4
0,252607141
0,39917071
0,485218562
0,625040422
0,750997465
1,6
0,145260357
0,265055481
0,342857321
0,479746694
0,614145933
1,8
0,09222755
0,188222793
0,255544684
0,381343642
0,512872806
2
0,063223222
0,141126578
0,199166831
0,31292005
0,437811713
2,2
0,045994473
0,110481923
0,160935413
0,26374048
0,381136673
2,4
0,035060391
0,089522142
0,1338918
0,227266926
0,337409065
2,6
0,027738322
0,074579923
0,114064448
0,199454651
0,302957587
2,8
0,022612652
0,063555117
0,099080347
0,177727819
0,275294181
3
0,018893779
0,055179776
0,087464412
0,16039606
0,252701837
3,2
0,016110896
0,048661165
0,078258876
0,146317563
0,233972828
3,4
0,013974669
0,04347812
0,07082602
0,134699907
0,218239265
Tabella 24 - CUA(t) al variare del rapporto Cf/Cp con Cf, Theta costanti
Si nota innanzitutto come, all’aumentare di β, la riduzione di CUA(t) risulta sempre maggiore.
Tale decrescita è maggiormente marcata per bassi rapporti di Cf / Cp. Tertan (2016) esegue
142
tale procedura con valori di θ differenti e mettendo insieme i risultati, ottenendo il seguente
grafico (Figura 73):
Figura 73 - Variazione di CUA al variare di Beta e Theta, al variare di Cf/Cp (Fonte: Tertan, 2016)
Si evince che:
-
Al diminuire di θ (e quindi del parametro di resistenza) i costi unitari risultano
maggiori, a parità di Cf / Cp;
-
All’aumentare di β (e quindi del parametro di usura) la differenza tra i costi unitari
attesi si riducono, a parità di Cf / Cp;
-
All’aumentare di β (e quindi del parametro di usura), i costi unitari attesi si riducono
maggiormente per bassi rapporti di Cf / Cp;
143
5.2. Caso studio: la manutenzione delle ruote ferroviarie sulla Linea
Canavesana
Nel presente paragrafo si farà uso della teoria esposta nel capitolo 4 e nel paragrafo 5.1,
studiando il caso studio della tornitura delle ruote del materiale rotabile per la Ferrovia
Canavesana. I soggetti dello studio sono stati presentati nel paragrafo 1.4: si decide di
simulare un totale di 20 convogli Ale501-Le220-Ale502 pensati per l’esercizio tra Rivarolo e
Chieri. Come si è già accennato nel paragrafo 4.3.3, le ruote ferroviarie non possiedono a
priori un tempo di manutenzione preventiva in quanto la loro usura è fortemente influenzata
dal tracciato della linea e dal comportamento di guida dei macchinisti, perciò sono difficili
previsioni a priori da parte della casa costruttrice o dell’azienda stessa. Questo comporta un
monitoraggio ogni volta che i convogli entrano in officina e la valutazione a breve termine
dell’intervento manutentivo. Non si può parlare di “rottura” del pezzo ma di eccessiva usura e
non conformità per operare in sicurezza per l’esercizio. Si vedrà quindi quali sono i fattori che
entrano in gioco nella definizione del costo a rottura. La decisione di studiare l’usura delle
ruote e la loro manutenzione deriva principalmente dalle seguenti motivazioni:
-
nell’anno corrente l’officina si trova ad affrontare questo tema e si riscontrano le
difficoltà derivanti dalla mancata pianificazione preventiva del fenomeno,
-
l’operazione di tornitura delle ruote è molto onerosa sia in termini temporali sia di
impiego di risorse e personale, obbligando l’azienda ad avvalersi di servizi erogati da
ditte esterne con conseguenti costi maggiorati rispetto una gestione interna,
-
seppur applicato ad un caso specifico, studiare un fenomeno di primaria importanza
per la sicurezza ferroviaria ed applicare un metodo estendibile a tutte le imprese
ferroviarie, cercando di ridurre lunghi fermi del materiale rotabile, perdite economiche
e difficoltà di gestione,
-
completare le lacune della trama manutentiva, al fine di fornire all’azienda dati
sufficienti ad una pianificazione a lungo termine e quindi un’analisi complessiva dei
rapporti tra esercizio e manutenzione.
Si applicherà ora il metodo visto nel paragrafo 5.1.
144
5.2.1. Analisi dei dati storici e definizione del MDBF di primo tentativo
L’officina di manutenzione è tenuta a registrare tutti gli interventi e tenerne memoria storica
all’interno dei propri archivi. Tali documenti possono essere soggetti a controlli ANSF che
valutano la corretta procedura sia dell’intervento stesso sia la conformità con le scadenze
temporali o distanziometriche imposte (paragrafo 4.2.3). Si riportano in Tabella 25 le
distanze percorse dal materiale rotabile al momento della tornitura delle ruote. L’attuale
impostazione non richiede un unico intervento su tutte le 8 ruote del convoglio ma, per
semplicità organizzativa dell’officina e poiché l’usura riscontrata è diversa ma non presenta
grosse differenze, si procede ad un’unica tornitura per l’intero convoglio in un’unica
soluzione. Questa filosofia è facilmente applicabile a convogli corti come quelle in esame, per
composizioni più lunghe il metodo dovrà essere applicato differenziando le parti (materiale
trainato e macchine di trazione oppure convogli di estremità e convogli centrali).
Dati storici
Chilometri torniture officina Rivarolo
TTR1
300000
600000
796000
956049
TTR2
300000
600000
794000
951517
TTR3
300000
600000
889000
TTR4
300000
600000
900000
911000
1070069
TTR5
300000
600000
766000
1014253
TTR6
300000
600000
717000
962000
TTR7
300000
570000
874000
TTR8
300000
600000
672000
932000
TTR9
300000
561000
TTR10
300000
600000
625000
875000
TTR11
300000
376000
642000
766439
TTR12
300000
448000
713000
TTR13
300000
515000
655544
TTR14
300000
383000
TTR15
300000
552599
TTR16
300000
461000
TTR17
300000
600000
622000
TTR18
300000
467000
TTR19
300000
450500
TTR20
300000
434000
Tabella 25 - Dati storici tornitura delle ruote SFM1 (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
Poiché il modello ha una natura statistica, si raccomanda il costante aggiornamento di questi
dati e una nuova applicazione del modello nel tempo, al fine di ottenere risultati sempre più
precisi ed attinenti alla realtà. Come si evince dalla Tabella 25, la maggior parte delle ruote
hanno subito dalle 3 alle 5 torniture e quindi sono considerabili pezzi già entrati nel campo
dell’usura. Al fine di trovare un MDBF di primo tentativo si esegue la differenza tra i termini
145
consecutivi degli interventi, al fine di trovare la distanza percorsa tra un intervento e quello
successivo, e si esegue la media di essi. Si decide di non applicare alcun coefficiente di
sicurezza data l’attendibilità e la precisione dei valori. Si trova un Mean Distance Between
Failure di primo tentativo (MDBF*) pari a 205801 km. Esso rappresenta il valore medio entro
cui la ruota non è più in grado di rispettare le condizioni di sicurezza viste nel paragrafo 4.4:
benché rappresenti la distanza chilometrica media più lunga tra un intervento e l’altro
vedremo come non rappresenti il valore ottimale al fine di minimizzare i costi. La
diminuzione di tale valore, attraverso una corretta pianificazione tra esercizio e manutenzione,
non comporta un problema se il giro macchine risulta correttamente progettato e quindi
orientato ad eliminare i conflitti tra le due parti dell’impresa. Al contrario attualmente, non
avendo pianificato tale valore ma derivante esclusivamente dall’esperienza e dalle condizioni
contingenti, la conoscenza di questo risulta pressoché inutile e spesso è difficile trovare un
compromesso tra l’esercizio e la manutenzione.
5.2.2. Definizione dei costi
Il metodo è fortemente influenzato dalla definizione dei costi perciò richiede grande cura nella
definizione di essi.
Costi dell’intervento preventivo
I costi qui presentati sono da intendersi come i costi monetari che l’azienda deve sostenere in
caso si decida di adottare la politica manutentiva proposta dai risultati dell’applicazione di
questo metodo. Per l’esecuzione delle torniture interne all’azienda, il costo si compone delle
seguenti voci:
dove:
-
Noperatori: corrisponde al numero di operatori necessari al fine di eseguire l’intervento;
-
MTTRpreventivo: corrisponde al tempo di lavorazione della singola ruota;
-
Coperatore: pari al compenso orari dell’operatore di officina;
-
Cmanovra: è il costo stimato per ogni manovra, comprendente il tempo impiegato e il
personale coinvolto nella manovra;
-
Sasportato: è pari all’acciaio asportato durante la tornitura. Questa voce di costo si basa
sull’ipotesi che maggiore è l’usura e maggiore è l’acciaio asportato: più materiale
146
viene tolto al momento delle riprofilatura e minore sarà la vita utile della ruota in
quanto viene consumata con maggiore frequenza.12
-
Cs: al fine di quantificare la perdita monetaria del materiale asportato, si moltiplica per
il costo al reso dell’acciaio sul mercato.
Per la singola ruota il costo preventivo risulta:
Costi preventivi
Nuova politica preventiva
Noperatori
2
-
MTTRpreventivo
8
h
Coperatore
22
€/h
Cmanovra
240
€
Acciaio asportato per ora di esercizio
0,000121
kg
Prezzo acciaio al reso
0,68
€/kg
Cp
592,00
€/ruota
Tabella 26 - Costi preventivi per la riprofilatura della singola ruota (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
Costo dell’intervento “a rottura”
Come già anticipato non si può parlare di rottura, tuttavia verrà mantenuta la dicitura per
creare un nesso con la teoria esposta precedentemente e l’applicazione al caso di studio. Il
costo qui rappresentato rappresenta l’attuale politica dell’impresa riguardo la riprofilatura
della ruota e si compone di:
dove:
-
Nruote_ext: il numero medio di ruote che l’azienda non riesce a riprofilare internamente e
perciò si avvale di servizi esterni;
-
Cext: costo che l’azienda affronta ogni anno per la tornitura esterna all’azienda, pari a
Nruote_ext * Cesterno,Trenitalia ;
-
Cmacchinista: il costo del macchinista per il trasferimento del materiale rotabile fino
all’officina di manutenzione esterna;
-
tmacchinista: il tempo impiegato per il trasferimento.
12 Il valore Sasportato si basa sul caso studio affrontato dalla Lucchini R.S. (Cantini et al. (2016)), casa costruttrice
delle ruote ferroviarie. Lo studio, effettuato su treni ad Alta Velocità, introduce nella funzione di costo l’addendo
e lega esso all’affidabilità del pezzo, mi modo analogo al metodo qui proposto.
147
Il Gruppo Torinese Trasporti si avvale della tornitura effettuata presso l’officina di Trenitalia
nei pressi della stazione di Torino Lingotto. Si raccolgono nella seguente tabella i dati
dell’attuale politica di manutenzione delle ruote:
Costi failure
Attuale politica
Noperatori
2
-
MTTRpreventivo
8
h
Coperatore
22
€/h
Cmanovra
240
€
Acciaio asportato per ora di esercizio
0,000121
kg
Prezzo acciaio al reso
0,68
€/kg
n ruote ext
16
ruote
Cext
6700
€
Cmacchinista
22
€/h
tmacchinista
3
h
Costo azienda esterna (Trenitalia)
418,75
€/ruota
Cf
7358,00
€/ruota
Tabella 27 - Costi “a guasto” per la riprofilatura della singola ruota (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
Come si può osservare confrontando le Tabella 26 e Tabella 27, il costo della riprofilatura
esterna è ingente e ricopre l’elemento di maggiore criticità nell’aggravio dei costi.
5.2.3. Passaggio dal MDBF* al MTBF*
Dall’orario grafico (paragrafo 2.1.3) si sono ricavate le percorrenze settimanali per ogni
convoglio. Conoscendo il tempo ciclo è facile determinare anche i minuti di esercizio che
ogni treno compie settimanalmente. Si riportano qui le tabelle riassuntive dei dati raccolti sia
in termini chilometrici (Tabella 28) sia in termini temporali (Tabella 29):
Giro macchine in km
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
Domenica
TTR1
436,95
436,95
436,95
436,95
436,95
436,95
456,208
TTR2
456,208
456,208
456,208
456,208
456,208
456,208
342,156
TTR3
228,104
228,104
228,104
228,104
228,104
342,156
-
TTR4
387,104
387,104
387,104
387,104
387,104
114,052
-
TTR5
228,104
228,104
228,104
228,104
228,104
114,052
-
TTR6
228,104
228,104
228,104
228,104
228,104
114,052
-
TTR7
402,398
402,398
402,398
402,398
402,398
402,398
-
Media sui singoli giorni
338,139
338,139
338,139
338,139
338,139
282,838
399,182
Media sulla settimana
332
km/giorno
Media sul mese
9963
km/mese
Media annua
17270
km/anno
Tabella 28 - Percorrenze chilometriche SFM1
148
Giro macchine in min
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
Domenica
TTR1
624
624
624
624
624
624
680
TTR2
680
680
680
680
680
680
510
TTR3
340
340
340
340
340
510
0
TTR4
588
588
588
588
588
170
0
TTR5
340
340
340
340
340
170
0
TTR6
340
340
340
340
340
170
0
TTR7
584
584
584
584
584
584
0
Media sui singoli giorni
499
499
499
499
499
415
170
Giro macchine in h
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
Domenica
TTR1
10,40
10,40
10,40
10,40
10,40
10,40
11,33
TTR2
11,33
11,33
11,33
11,33
11,33
11,33
8,50
TTR3
5,67
5,67
5,67
5,67
5,67
8,50
0,00
TTR4
9,80
9,80
9,80
9,80
9,80
2,83
0,00
TTR5
5,67
5,67
5,67
5,67
5,67
2,83
0,00
TTR6
5,67
5,67
5,67
5,67
5,67
2,83
0,00
TTR7
9,73
9,73
9,73
9,73
9,73
9,73
0,00
Media sui singoli giorni
8,32
8,32
8,32
8,32
8,32
6,92
2,83
Media sulla settimana
7,34
h/giorno
Media sul mese
220,18
h/mese
Media annua
382
h/anno
Tabella 29 - Percorrenze in minuti e ore SFM1
Attraverso questi dati è facile passare dal Mean Distance Between Failure (MDBF*) al Mean
Time Between Failure di primo tentativo (MTBF*). Poiché la programmazione attualmente è
svolta su base mensile, si decide di mantenere tale unità temporale di riferimento,
convertendoli solo successivamente in ore equivalenti. In particolare si esegue:
Da questo valore è interessante trovare il valore attuale unitario per la manutenzione, al fine di
eseguire un confronto a posteriori. In particolare:
149
5.2.4. Calibrazione di θ e β
Vengono fissati i valori di β compresi tra 1 e 5, al fine di rispettare la condizione di campo di
usura. Si fa variare successivamente i valori di θ, variando la riga verde in Tabella 30.
beta
1
1,25
1,5
1,75
2
2,25
2,5
2,75
3
3,25
3,5
3,75
4
4,25
4,5
4,75
5
theta
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
5133
MTBF
5133
4780,793
4633,792
4571,541
4549,003
4546,454
4554,325
4567,635
4583,664
4600,879
4618,402
4635,726
4652,564
4668,76
4684,238
4698,971
4712,96
Tabella 30 - Calibrazione Theta e Beta
Si inseriscono questi valori all’interno delle equazioni di affidabilità e MTBF, già viste in
precedenza:
Questa operazione è eseguita semplicemente impostando le seguenti tabelle, di cui si
riportano solo i primi passaggi:
t
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
R(t)
0
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
0,999805
0,999977
0,999997
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
2
0,99961
0,999945
0,999992
0,999999
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
3
0,999416
0,999909
0,999986
0,999998
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
4
0,999221
0,99987
0,999978
0,999996
0,999999
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
5
0,999026
0,999828
0,99997
0,999995
0,999999
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
6
0,998832
0,999784
0,99996
0,999993
0,999999
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
7
0,998637
0,999738
0,99995
0,99999
0,999998
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
8
0,998443
0,99969
0,999938
0,999988
0,999998
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
9
0,998248
0,999641
0,999927
0,999985
0,999997
0,999999
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
10
0,998054
0,999591
0,999914
0,999982
0,999996
0,999999
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
Tabella 31 - Calcolo affidabilità
t
Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T)) Int(R(T))
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0,999903
0,999988
0,999999
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
2
1,99961
1,99995
1,999993
1,999999
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
3
2,999123
2,999877
2,999983
2,999997
3
3
3
3
3
3
3
3
3
3
3
3
3
4
3,998442
3,999766
3,999965
3,999995
3,999999
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
5
4,997566
4,999615
4,999939
4,99999
4,999998
5
5
5
5
5
5
5
5
5
5
5
5
6
5,996495
5,999421
5,999903
5,999984
5,999997
6
6
6
6
6
6
6
6
6
6
6
6
7
6,995229
6,999182
6,999858
6,999975
6,999996
6,999999
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
8
7,993769
7,998896
7,999802
7,999964
7,999993
7,999999
8
8
8
8
8
8
8
8
8
8
8
9
8,992115
8,998562
8,999735
8,999951
8,999991
8,999998
9
9
9
9
9
9
9
9
9
9
9
10
9,990265
9,998178
9,999655
9,999934
9,999987
9,999998
10
10
10
10
10
10
10
10
10
10
10
Tabella 32 - Calcolo integrale dell'affidabilità
Il MTBF, riportato nella riga grigia in Tabella
30, rappresenta il valore massimo
dell’integrazione per ogni coppia di θ e β.
Al variare di θ, vengono riassunti i risultati in un’unica tabella riportante i valori di MTBF al
variare della coppia dei parametri. Si ricercano i valori di MTBF pari al valore del MTBF*
pari a 4549, si dettaglia la tabella con i valori della zona contenente MTBF*.
150
Calibrazione
Beta
di θ e β
1,25
1,5
1,75
2
2,25
2,5
2,75
3
3,25
3,5
3,75
4
4,25
4,5
4,75
5
1000
931
903
891
886
886
887
890
893
896
900
903
906
910
913
915
918
1250
1164
1128
1113
1108
1107
1109
1112
1116
1120
1125
1129
1133
1137
1141
1144
1148
1500
1397
1354
1336
1329
1329
1331
1335
1339
1345
1350
1355
1360
1364
1369
1373
1377
1750
1630
1580
1559
1551
1550
1553
1557
1563
1569
1575
1580
1586
1592
1597
1602
1607
2000
1863
1805
1781
1772
1771
1775
1780
1786
1793
1799
1806
1813
1819
1825
1831
1836
2250
2096
2031
2004
1994
1993
1996
2002
2009
2017
2024
2032
2039
2047
2053
2060
2066
2500
2328
2257
2227
2216
2214
2218
2225
2232
2241
2249
2258
2266
2274
2281
2289
2295
2750
2561
2483
2449
2437
2436
2440
2447
2456
2465
2474
2484
2493
2501
2510
2517
2525
3000
2794
2708
2672
2659
2657
2662
2670
2679
2689
2699
2709
2719
2729
2738
2746
2755
3250
3027
2934
2895
2880
2879
2884
2892
2902
2913
2924
2935
2946
2956
2966
2975
2984
3500
3260
3160
3117
3102
3100
3105
3114
3125
3137
3149
3161
3172
3183
3194
3204
3214
3750
3493
3385
3340
3323
3321
3327
3337
3349
3361
3374
3387
3399
3411
3422
3433
3443
4000
3726
3611
3562
3545
3543
3549
3559
3572
3585
3599
3612
3626
3638
3650
3662
3673
4250
3958
3837
3785
3766
3764
3771
3782
3795
3809
3824
3838
3852
3866
3878
3891
3902
4500
4191
4062
4008
3988
3986
3993
4004
4018
4034
4049
4064
4079
4093
4107
4119
4132
4750
4424
4288
4230
4210
4207
4215
4227
4242
4258
4274
4290
4305
4320
4335
4348
4361
4954
4614
4472
4412
4390
4388
4396
4408
4424
4440
4457
4474
4490
4506
4521
4535
4549
5000
4657
4514
4453
4431
4429
4436
4449
4465
4482
4499
4516
4532
4548
4563
4577
4591
5019
4675
4531
4470
4448
4445
4453
4466
4482
4499
4516
4533
4549
4565
4580
4595
4608
5094
4744
4599
4537
4514
4512
4520
4533
4549
4566
4583
4601
4617
4633
4649
4663
4677
5133
4781
4634
4572
4549
4546
4554
4568
4584
4601
4618
4636
4653
4669
4684
4699
4713
7500
6892
6680
6591
6558
6554
6566
6585
6608
6633
6658
6683
6707
6731
6753
6774
6794
Tabella 33 - MTBF con valori calibrati di Theta e Beta
Si decide di considerare valori di β interi in quanto essi sono difficili da calibrare con la reale
condizione di usura e perciò non richiedono un dettaglio così elevato ma solo valori di
riferimento. I valori calibrati di θ e β, evidenziati in Tabella 33 in giallo, che soddisfano il
MTBF di primo tentativo (MTBF*) sono:
Theta
Beta
5133
2
5094
3
5019
4
4954
5
Tabella 34 - Valori calibrati di Beta e Theta con MTBF* = 4549
Si vede come all’aumentare di β, che rappresenta l’usura del componente, la resistenza del
pezzo (θ) diminuisce, come è coerente aspettarsi.
5.2.5. Calcolo dei costi unitari attesi e valori di tp ottimi
Calibrati i valori di θ e β, è possibile ora calcolare i valori dei costi unitari attesi con i valori
fino ad ora trovati, riassunti in Tabella 35:
Beta
5
Theta
4954
MTBF
4549
Cp
592
Cf
7358
Cf/Cp
12,42
Tabella 35 - Riepilogo valori calibrati e calcolati dai dati aziendali
151
Inizialmente si considera β pari al valore massimo di 5, in accordo con la politica di sfruttare
maggiormente il pezzo spingendo l’usura al limite. Si procederà successivamente a valutare i
risultati per le altre coppie di θ e β.
Al variare del tempo t, che rappresenterà il tempo di manutenzione preventiva da adottare,
attraverso le equazioni 5.14, 5.15 e 5.9 si calcola rispettivamente l’affidabilità R(t), l’integrale
dell’affidabilità IntR(t) e il costo unitario atteso Ctot (Tabella 36):
tp
R(tp)
Integrale[R(tp)]
Cprev
Cguasto
Ctot
tp
1
1
1
592,000
0,000
592,000
1,000
2
1
2
296,000
0,000
296,000
2,000
3
1
3
197,333
0,000
197,333
3,000
4
1
4
148,000
0,000
148,000
4,000
5
1
5
118,400
0,000
118,400
5,000
6
1
6
98,667
0,000
98,667
6,000
7
1
7
84,571
0,000
84,571
7,000
8
1
8
74,000
0,000
74,000
8,000
9
1
9
65,778
0,000
65,778
9,000
10
1
10
59,200
0,000
59,200
10,000
Tabella 36 - Calcolo Costi Unitari Attesi in funzione del tempo
Si riportano le rappresentazioni grafiche delle funzioni appena calcolate:
R(tp)
1,02
1
0,98
0,96
0,94
0,92
R(tp)
0,9
0,88
0,86
0,84
0,82
0
500
1000
1500
2000
2500
3000
3500
4000
Figura 74 - Funzione Affidabilità nel tempo R(t)
L'andamento decrescente della funzione R(t) rappresenta il decremento dell'affidabilità con il
passare del tempo e l'aumentare dell'usura.
152
Integrale[R(tp)]
5000
4500
4000
3500
3000
2500
Integrale[R(tp)]
2000
1500
1000
500
0
0
2000
4000
6000
8000
10000
Figura 75 - Funzione Integrale dell'Affidabilità nel tempo
L'andamento crescente della funzione IntR(t) rappresenta un valore cumulato della funzione
R(t) fino al raggiungimento del MTBF.
Costi unitari attesi
1,400
1,200
1,000
0,800
Cprev
0,600
Cguasto
0,400
Ctot
0,200
0,000
0
500
1000
1500
2000
2500
3000
3500
4000
Ore di esercizio [h]
Figura 76 - Andamento dei costi unitari nel tempo
Dalla Figura 76, con andamento caratteristico già descritto in Figura 70, si trova il minimo
costo unitario atteso in funzione delle ore di esercizio in cui il componente è soggetto ad
usura. In particolare:
153
CUA ottimale tp ottimale
0,321
2307
Tabella 37 - CUA e tp ottimale
Trovando quindi un valore di 0,32 €/h/ruota se la manutenzione preventiva delle ruote è
effettuata dopo 2307 h di esercizio. Con procedimento inverso a quello descritto nel
paragrafo 5.2.3, tali valori rappresentano circa 11 mesi di esercizio, per una distanza pari a
104616 km effettuati dal materiale rotabile.
5.2.6. Variazione di θ e β e relazioni con l’attuale programma di manutenzione
Si esegue nuovamente il processo descritto nel paragrafo 5.2.5 e successivi con i valori di θ e
β calibrati in Tabella 35. Per ogni risultato ottenuto si calcolano i mesi e i chilometri di
esercizio corrispondenti. Moltiplicando il costo unitario atteso per le ore in esercizio si
ottengono i costi monetari attesi che l’azienda affronta per riprofilare ogni ruota. Si riporta
inoltre il risparmio percentuale rispetto l’attuale politica di manutenzione del pezzo.
MTBF =
UEC(tp*)
2
3
4
5
4549
θ
tp
1529
1798
2076
2307
2
5133
1529
0,79
3
5094
1798
0,50
4
5019
2076
0,38
5
4954
2307
0,32
Tabella 38 - Valori di tp al variare di Beta e Theta
ESERCIZIO
COSTO X MANUTENZIONE
Mesi di servizio
h di esercizio
Km di esercizio
€
7
1476
66790
1159
84%
9
1749
79144
868
88%
10
2049
92719
781
89%
11
2307
104393
741
90%
Tabella 39 - Rapporto tra i valori calcolati dal modello e la programmazione di esercizio. Costo della manutenzione
per la singola ruota e risparmio percentuale rispetto l'attuale politica. I valori sono da leggere sulla riga con riferimento
a quelli proposti in Tabella 38
Come si evidenzia in Tabella 39 il risparmio di eseguire una manutenzione preventiva varia
tra 84% e 90% rispetto l’attuale politica. Il fattore che maggiormente pesa in questo risultato è
la gestione interna della politica di manutenzione delle ruote e il conseguente risparmio.
L’attuazione dell’intervento di manutenzione in modo preventivo rispetto l’attuale politica è
compensato non solo dal risparmio monetario ma anche dalla possibilità di pianificare a lungo
termine gli interventi non creando conflitti tra la parte di esercizio e la parte di manutenzione
154
dell’impresa. I valori derivanti dal modello devono essere rapportati alla realtà dell’impresa,
in particolare:
-
il valore di usura β non rappresenta una quantità fisica, esso deve essere correlato alla
misurazioni effettuate tramite tecnologia CALIPRI (paragrafo 4.3.3) nei tempi o
chilometraggi prestabiliti riportati in Tabella 39;
-
il valore θ non ha particolare interesse per l’azienda la quale non effettua prove di
carico e misurazioni di resistenza residua sul proprio materiale. Può essere fonte di
attenzione per le imprese di costruzione delle ruote per lo svolgimento di attività di
ricerca.
-
bisogna rapportare i valori di esercizio con l’attuale politica di manutenzione adottata
in azienda, così da far coincidere la riprofilatura delle ruote con l’ingresso del veicolo
in officina per un’altra manutenzione. I valori trovati dal modello sono soggetti a
incertezza dovuta alle semplificazioni fatte ed inoltre sono cautelativi: non si esclude
la possibilità di approssimare per eccesso o per difetto i risultati. Si decide qui di
stimare i chilometri necessari per il fermo in difetto, concedendo in caso di necessità
di ritardare l’intervento rimanendo nell’intervallo del tempo ottimo calcolato.
Un’ulteriore aspetto è la fattibilità del giro-macchine con i risultati calcolati: come si
vedrà nel capitolo 6 data la scarsità di risorse sia di officina sia di materiale rotabile
sarà necessario differenziare per ogni convoglio il periodo di manutenzione preventiva
delle ruote, decidendo in quale intervallo di CUA(t) conviene far ricadere l’intervento.
È importante perciò fornire più valori di θ e β, e relativi risultati, al fine di fornire
all’officina più finestre temporali e relativi costi. Sarà compito della parte dirigente
dell’azienda prendere le decisioni in base ai risultati forniti dal modello.
In base agli esiti visti in Tabella 39 e alle considerazioni appena esposte, si raccomanda la
riprofilatura delle ruote durante la manutenzione R3 (di km 100000) e R1 (di km 87500),
stimando l’intervento circa ogni 18 mesi solari (11 di esercizio). Si raccomanda infine
l’aggiornamento periodico dei dati storici in Tabella . Dalla stessa tabella si può vedere come,
nei convogli soggetti attualmente a maggiore usura (TTR1, TTR2, TTR4, TTR10, TTR11), i
valori attuali di intervento stanno convergendo intorno ai valori previsti dal modello. Al
contrario durante la parte iniziale della vita del materiale rotabile, i valori risultavano
maggiori (fino a 300000 km) tuttavia essi (come illustrato nel paragrafo 4.1 e paragrafo 5.1)
non sono considerabili in campo di usura perciò si discostano maggiormente dal modello.
155
•Intervento di manutenzione R2
•Possibile intervento di riprofilatura delle ruote con costo
75000 km
unitario stimato compreso tra 0,50 e 0,79 €/h/ruota
•Intervento di manutenzione R1
•Possibile intervento di riprofilatura delle ruote con costo
87500 km
unitario stimato 0,38 €/h/ruota
•Intervento di manutenzione R3
•Possibile intervento di riprofilatura delle ruote con costo
100000 km
unitario stimato 0,32 €/h/ruota
Figura 77 - Politiche di manutenzione suggerite dai risultati del modello
Si evidenzia come le politiche proposte portano a valori di costo unitario atteso minori
rispetto quelle attuali, stimate a 1,62 €/h/ruota (paragrafo 5.2.3). Inoltre dalla Tabella 39 e
Figura 76 si può constatare come il CUA(t) non ha un repentino incremento nell’intervallo
successivo al tempo ottimo, concedendo nella pratica una flessibilità nei ritardi del giro-
macchine in caso fosse necessario. Quest’ultimo fattore evidenzia ancor più come l’adozione
di valori cautelativi nelle scelte aziendali in termini di manutenzione fornisca la possibilità di
affrontare situazioni impreviste senza compromettere l’ottica di ottimizzazione pianificata.
156
6. Interfaccia tra esercizio e manutenzione: simulazione multi -
scenario della programmazione 2020
Il lavoro presentato in questo capitolo ha l’obiettivo di analizzare la pianificazione dei turni
del materiale rotabile. Partendo dall’analisi dell’attuale gestione del giro-macchine del
Gruppo Torinese Trasporti (paragrafo 6.1), si vuole fornire all’impresa ferroviaria uno
strumento capace di analizzare sia la gestione dei veicoli sia nella gestione delle risorse di
officina. Dopo la descrizione del modello progettato e delle semplificazioni introdotte
(paragrafo 6.1.2 e paragrafo 6.2), verrà illustrata nel paragrafo 6.3 la campagna multi -
scenario rispetto il caso studio analizzato. In particolare, identificato uno scenario base di
riferimento (denominato “scenario n.0”) che illustra la situazione di progetto, vengono
proposti scenari di maggiore interesse per l’azienda quali scenari imprevisti (ritardi e guasti -
“scenari n. 1 - 2f”) e scenari propositivi volti a migliorare le criticità riscontrate (“scenari 3 -
4”). L’obiettivo quindi è sia di quantificare l’impatto che gli eventi e le politiche di
investimento hanno nello specifico caso della Ferrovia Canavesana sia di fornire uno
strumento di progetto volto a supportare le decisioni dell’impresa e minimizzare i conflitti tra
Esercizio e Manutenzione.
6.1.Programmazione 2020 della Ferrovia Canavesana
6.1.1. Composizioni 2020
L’impresa ferroviaria è tenuta ogni anno ad un riordino dei documenti di programmazione del
servizio offerto. In particolare per l’anno 2020, la SFM1 si basa sulle seguenti procedure
SGS13 evidenziate in Tabella 40.
Programmazione del servizio
Gestione rotabili
PSGS 06 Vestizione turni personale viaggiante
PSGS 17 Manutenzione rotabili
PSGS 41 Gestione licenza macchinisti
PSGS 17b Manutenzione rotabili
PSGS 42 Gestione certificato complementare
PSGS 18 Gestione libri di bordo
Tabella 40 - PSGS di programmazione del servizio 2020 per il SFM1
13 SGS: Sistema di Gestione della Sicurezza (paragrafo 3.3).
157
Una volta progettato il Calendario, documento nel quale l’anno di programmazione14 viene
suddiviso in periodi temporali in base alla domanda di traffico15, viene associato ad ogni
intervallo un preciso Quadro Orario e vengono messi in evidenza i chilometri percorsi, il
numero di corse effettuate e ulteriori informazioni relative ai parametri di qualità
dell’esercizio (Figura 78). Per l’anno 2020 il calendario è suddiviso in 4 periodi temporali:
N.S. Natale, Scolastico, Non Scolastico, Agosto.
Figura 78 - Calendario SMF1 (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
Per ogni Quadro Orario si mette in evidenza un identificativo univoco, il dettaglio delle corse
(numero identificativo unico treno, giorni di effettuazione, orario), le polimetriche cumulate e
di tratta ed il dettaglio produzione corsa, ovvero i chilometri percorsi nelle rispettive
suddivisioni della tratta (Figura 79).
Figura 79 - Quadro orario SFM1 (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
14 Tipicamente in ambito ferroviario la programmazione dell’esercizio viene progettata dalla 2a domenica di
dicembre per circa 365 giorni.
15 La domanda di traffico per GTT è fornita dal Capo Treno in specifiche stazioni, non si possiedono misurazioni
precise ma solo stime affidate alla sensibilità del personale viaggiante.
158
Entrambi i documenti sono riassunti nel Programma di Esercizio, che rappresenta il
documento ufficiale dell’azienda da trasmettere al gestore dell’infrastruttura ed ANSF, e con
il quale si formalizza l’impegno di quest’ultima nell’erogazione del servizio (Figura 80).
PROGRAMMA DI ESERCIZIO
2020
Pont - Rivarolo - Torino - Chieri
01
PRODUZIONE
KM
corse
Totali
AMP
TI
ORARIO DI SERVIZIO 2019-2020
15.372
13.510
765.637,89
QUOTA ANNO 2019
607
561
31.063,29
QUOTA ANNO 2020
14.765
12.949
734.574,61
ORARIO DI SERVIZIO 2020-2021
708
645
36.099,26
INTERO ANNO 2020
15.473
13.594
770.673,86
PERIODI DI ESERCIZIO
PRODUZIONE
corse
KM
Lett
Tipo
Codice
Data inizio
Data Fine
Giorni
Descrizione
AMP
TI
Totali
(Compresa)
(Compresa)
ORARIO DI SERVIZIO 2019-2020
Periodo
Freq.
Vel.
4196/7
4198/9
Pont
E
A A2001C
domenica 15 dicembre 2019
venerdì 20 dicembre 2019
6
scolastico
30m
si
si
si
289
234
13.784,157
E
B B12001C
sabato 21 dicembre 2019
martedì 31 dicembre 2019
11
n.s.natale
60m pom.
no
no
no
318
327
17.279,128
E
B B12001C
mercoledì 1 gennaio 2020
lunedì 6 gennaio 2020
6
n.s.natale
60m pom.
no
no
no
150
156
8.340,246
E
A A2001C
martedì 7 gennaio 2020
venerdì 12 giugno 2020
158
scolastico
30m
si
si
si
7.216
6.067
351.223,782
E
B B32001C
sabato 13 giugno 2020
domenica 2 agosto 2020
51
non scol.
30m
no
no
no
1.913
1.964
103.531,585
D
C C19001C
lunedì 3 agosto 2020
domenica 30 agosto 2020
28
agosto
60m
no
no
no
711
711
38.177,248
E
B B32001C
lunedì 31 agosto 2020
domenica 6 settembre 2020
7
non scol.
30m
no
no
no
266
273
14.384,920
E
A A2001C
lunedì 7 settembre 2020
sabato 12 dicembre 2020
97
scolastico
30m
si
si
si
4.509
3.778
218.916,825
ORARIO DI SERVIZIO 2020-2021
E
A A2001C
domenica 13 dicembre 2020
martedì 22 dicembre 2020
10
scolastico
30m
si
si
si
450
375
21.815,412
E
B B12001C
mercoledì 23 dicembre 2020
giovedì 31 dicembre 2020
9
n.s.natale
60m pom.
no
no
no
258
270
14.283,846
Figura 80 -Programma di esercizio SFM1, anno 2020 (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
In seguito all’approvazione di questi documenti l’impresa è tenuta ad effettuare ogni giorno
tutti i treni del Quadro Orario riferito alla data odierna. Ovviamente per poter effettuare i treni
pianificati, occorre un adeguato numero di rotabili: si inserisce qui l’interfaccia tra l’esercizio
e la manutenzione. Infatti, oltre alla normale pianificazione della manutenzione, vista nel
capitolo 4, va considerata la normale operatività quotidiana dell’impresa e gli eventuali
interventi di manutenzione correttiva. Le PSGS 17 prescrivono alcuni documenti di
“comunicazione officina/DM”, in particolare (Tabella 41):
Rotabili non idonei al servizio
Modulo 04 - PSGS 17
Disponibilità anticipata di rotabili
Modulo 05 - PSGS 17
Limitazioni di stato rotabili
Modulo 06 - PSGS 17
Tabella 41 - Documenti di comunicazione di interfaccia officina/DM
159
Tramite questi documenti ad ogni mezzo è attribuito uno stato, riportato sia nel libro di bordo
del treno stesso sia in un documento apposito contenente il quadro riassuntivo dello stato del
materiale rotabile (Figura 81).
STATO ROTABILI CAN
Valida dal giorno: sabato, dicembre 28, 2019
Data emissione
venerdì, dicembre 27, 2019
PSGS 17
Numer
PSGS17 M OD 06
Tipo
Stato
MOD 04
Distanza
Descrizione / note
o
Limitazioni
Data FS
FS
ALN668
M05
In servizio
ALN668
M06
In servizio
ALN668
M07
In servizio
LE220: condizionatore manda sempre
I.S. con
aria calda. Le220 CONDIZIONATORE
TTR
803
VIAGGIARE ACCOPPIATA
limitazioni
GUASTO (NO RICAMBI). G.S. ALE501
IN AVARIA, TRAZ. A IN AVARIA.
TTR
804
In servizio
ALE 501 PANTOGRAFO SBATTE NO
TTR
805
In servizio
RICAMBI.
ALE 501 CABINA: CLIMA IN AVARIA.
VIAGGIARE ACCOPPIATA
TTR
806
Fuori servizio
#########
-
DSTM MANCANTE. T12+T15 IN
CON ALE501 INTERCALATA
ESECUZIONE
I.S. con
G.S. ALE502 IN AVARIA. Manca
TTR
807
VIAGGIARE ACCOPPIATA
limitazioni
ricambio
Figura 81 - Stato del materiale rotabile SFM1 in data 28/12/2019 (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
L’officina quindi, oltre ai normali interventi pianificati, opera sui treni. Ogni cambio di stato
del materiale rotabile deve essere certificato attraverso due moduli
(04 e
06).
Schematicamente l’insorgenza di eventi non programmati riguardo un rotabile è gestita come
mostrato in Figura 82. Qui viene descritto il processo che porta dall’identificazione del guasto
alla decisione finale sull’uso del convoglio dopo la rilevazione dell’anomalia. In particolare si
riporta In azzurro si riportano le azioni del Macchinista, in rosso le azioni del personale
dell’officina, in giallo i processi decisionali, in verde la decisione finale presa dall’officina.
Vengono evidenziati i moduli (04 e 06) a cura dell’officina e i rispettivi timbri che l’officina
appone sul libro di bordo del treno per certificare il cambio di stato.
160
Figura 82 - Schema gestione eventi di anomalia sul materiale rotabile (elaborazione dei dati aziendali).
La disponibilità dei rotabili è aggiornata periodicamente in un documento condiviso tra le due
parti nel quale ad ogni identificativo del convoglio, è associato il corrispondente stato, la
manutenzione preventiva pianificata ed eventuali note. In base al numero di rotabili
disponibili, il DM e l’Esercizio scelgono le composizioni da attuare. Si redige così un
documento riportante il giro-macchine, ovvero l’associazione del singolo convoglio al
rispettivo treno con i propri orari e percorsi. L’azienda non possiede esclusivamente un unico
tipo di materiale rotabile (Ale501-Le220-Ale502) ma si avvale anche di materiale meno
recente, in particolare di ETR Y0530 e di alcuni Coradia Meridian. Avendo a disposizione
diverse scelte nella composizione dei treni, la direzione dell’esercizio progetta le “triplette”,
ovvero tre numeri che identificano rispettivamente il numero di Coradia, di TTR e di ETR
necessari.
dove:
X = numero Coradia
Y = numero TTR (Ale501-Le220-Ale502)
Z = numero ETR Y
La tripletta rappresenta l’identificativo convenzionale della minima disponibilità di rotabili
necessaria per poter attuare le composizioni previste. Vengono tipicamente progettate più
161
triplette al fine di prevedere eventuali guasti o anomalie rispetto alla pianificazione e tali
triplette vengono ordinate in senso decrescente rispetto alla qualità del servizio offerto, così
come mostrato in Figura 83.
Figura 83 - Triplette per l'esercizio sulla linea SFM1 per l'anno 2020 (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
La normale tripletta per l’anno 2020 nella SFM1 è 3-8-3: 3 Coradia, 8 TTR e 3 ETR Y. Ad
ogni tripletta corrisponde un documento denominato Quadro di Composizione in cui si
associa il materiale alla programmazione dell’orario grafico (Figura 84).
Figura 84 - Quadro di composizione SFM1 anno 2020 (Fonte: Gruppo Torinese Trasporti)
Ogni colonna nel quadro di composizione raffigura la missione del treno nella giornata. Tale
organizzazione, sebbene possa risultare macchinosa, permette di avere un linguaggio comune
tra i diversi reparti dell’azienda, facilitando la comunicazione tra l’Esercizio e la
Manutenzione ed avere la possibilità di variare il programma in modo celere e pianificato.
162
6.1.2. Giro - macchine proposto per la simulazione
Per poter eseguire la simulazione dei processi di officina al fine di comprendere le relative
implicazioni sull’esercizio dei treni, si effettuano una serie di semplificazioni rispetto la
programmazione dell’anno 2020. In particolare si adotta un unico tipo di materiale rotabile: i
TTR Ale501-Le220-Ale502. La rispettiva tripletta di riferimento risulterebbe perciò 0 - 12 -
0 in quanto tutti i treni, ad eccezione di due, sono in doppia composizione (vedi capitolo 3).
L’adozione dei soli TTR rappresenta la scelta ottimale per la quale la linea è stata
originariamente progettata e viene uniformata nella qualità del servizio erogato per l’intera
giornata. In ogni caso la semplificazione fornisce indicazioni utili all’azienda per trarre
conclusioni sulla descrizione del fenomeno: il cadenzamento degli interventi di manutenzione,
seppur diverso, possiede tolleranze che rendono le manutenzioni programmate dei tre tipi di
rotabile non eccessivamente diverse in termini chilometrici e, ovviamente, l’adozione di
materiale diverso non comporta variazioni di chilometraggi percorsi in quanto la linea rimane
la medesima. L’elemento di maggiore variazione rispetto alla situazione reale è rappresentato
dalle tempistiche di manutenzione, distacco che si può colmare attraverso l’implementazione
dello scenario n.1 proposto successivamente. Innanzitutto distinguiamo quattro stati che un
treno può assumere:
Stato 1 - Esercizio: il convoglio è idoneo all’esercizio ed è utilizzato nella settimana
corrente per la composizione di un treno.
Stato 2 - Parcheggio: il convoglio è idoneo all’esercizio ma non è utilizzato per
l’effettuazione delle corse. Il materiale è custodito in un apposito piazzale e risulta
utile qualora servisse sostituire il materiale in esercizio che subisce un fermo per
guasto.
Stato 3 - Ricovero: il convoglio non è idoneo all’esercizio ed è fermo in un piazzale
antistante l’officina in attesa della disponibilità di risorse attualmente sature o in attesa
di pezzi di ricambio non disponibili in officina.
Stato 4 - Manutenzione: il convoglio occupa una risorsa in officina per eseguire la
manutenzione preventiva o la riparazione di un guasto.
163
Il giro-macchine è concepito cercando di perseguire i seguenti obiettivi:
I.
garantire la singola composizione per il treno 4 ed il treno 7, la doppia composizione
per i restanti (come spiegato nel capitolo 3);
II.
attribuire ad ogni convoglio la distanza percorsa al fine di maturare il chilometraggio
in cui eseguire l’intervento di manutenzione. Si decide di far coincidere l’intervento
nell’intervallo distanziometrico [ 0,95d ; d ] in accordo con quanto visto nel capitolo 4
e al fine di avere una condizione a favore di sicurezza nei confronti di eventuali
imprevisti nella pianificazione;
III.
avere sempre a disposizione almeno 2 convogli a disposizione nel parcheggio per
sopperire all’eventuale necessità di sostituzione di materiale rotabile;
IV.
il ricovero, caratterizzante la condizione più penalizzante per l’intera gestione del
processo, deve durare il minor tempo possibile;
V.
il materiale in manutenzione, anche se necessita di pochi giorni per l’esecuzione
dell’intervento, è considerato in stato di fermo per l’intera settimana al fine di non
avere un programma troppo rigido nei confronti delle scadenze progettate. In tal modo
il materiale in uscita dall’officina verrà predisposto nel parcheggio, aumentando il
numero di materiale rotabile disponibile in caso di necessità. Complessivamente la
condizione sopra illustrata risulta a favore di sicurezza;
VI.
cercare un’equa distribuzione del lavoro di officina tra le settimane, eventualmente
ricorrendo al ricovero o anticipando/posticipando il fermo nel rispetto dei limiti
previsti.
VII.
ricercare le scadenze per la riprofilatura delle ruote come indicato nel capitolo 5,
differenziando tra i 100000 km e i 87500 km circa, al fine di non creare fermi e colli di
bottiglia troppo penalizzanti in termini di risorse e di tempo.
Al fine di studiare in maniera approfondita il processo e apportare dei miglioramenti alla
gestione del materiale rotabile, è stato simulato il macro processo relativo al giro-macchine
per l’anno 2020 (dal 30/12/2019 al 03/01/2021) (Figura 86 A e B). L’approccio simulativo
verrà descritto nel paragrafo 6.2.2, gli scenari analizzati e i risultati ottenuti saranno descritti
nel paragrafo 6.3.
165
TTR1
TTR2
TTR3
TTR4
TTR5
TTR6
TTR7
TTR8
TTR9
TTR10
86182
Treno 2
74110
Treno 2
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
R1 -1 GG
R3 - 2 GG
64535
64535
R1 - 1 GG
R2 - 1 GG
65662
53364
65790
65790
68741
56444
67045
67045
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
71821
59523
68299
68299
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
89260
77188
74900
62603
69554
69554
92338
80266
R2 - 1 GG
R1 - 1 GG
65191
52668
70808
70808
95416
83344
68271
55748
72063
72063
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
98493
86421
71350
58827
73317
73317
R3 - 2 GG
R1 - 1 GG
77435
77435
77978
65680
74430
61907
74572
74572
78918
78918
81056
68758
R2 - 1 GG
R1 - 1 GG
75827
75827
Tornitura
Fermo parcheggio
80401
80401
84134
71836
R2 - 1 GG
R2 - 1 GG
Fermo parcheggio
81883
81883
87212
74914
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
101571
89499
83366
83366
R1 - 1 GG
R2 - 1 GG
104649
92577
84849
84849
77509
64986
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
107727
95655
86331
86331
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
80588
68065
110805
98733
87814
87814
83668
71145
113883
101811
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
88694
76397
86747
74224
R1 - 1 GG
R3 - 2 GG
90893
90893
90177
77880
R1 - 1 GG
R2 - 1 GG
77081
77081
93973
93973
91660
79362
78336
78336
Tornitura
97052
97052
93142
80845
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
79590
79590
104225
100132
100132
94625
82328
80845
80845
106640
R3 - 2 GG
R3 - 2 GG
96108
83810
89827
77304
82099
82099
Fermo parcheggio
109054
Fermo ricovero
97590
85293
92906
80383
83354
83354
Tornitura
111469
99073
86776
95985
83463
84609
84609
Tornitura
113883
R3 - 2 GG
R1 - 1 GG
99065
86542
85863
85863
Fermo parcheggio
R1 - 1 GG
Fermo parcheggio
89190
R3 - 2 GG
R1 - 1 GG
87118
87118
Tornitura
Fermo parcheggio
101386
101386
91604
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
Tornitura
116961
116961
102641
102641
94019
Fermo parcheggio
90196
90196
120039
120039
103895
103895
96433
Fermo parcheggio
93274
93274
123117
123117
105150
105150
Fermo parcheggio
98848
102144
89621
96352
96352
126195
126195
106405
106405
101262
105224
92701
99429
99429
Fermo ricovero
Fermo ricovero
107659
107659
R3 - 2 GG
108303
95780
R3 - 2 GG
Tornitura
R2 - 1 GG
R2 - 1 GG
108914
108914
100328
111382
98860
R3 - 2 GG
Tornitura
110168
110168
101582
Fermo parcheggio
114462
101939
100912
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
111423
111423
102837
R1 - 1 GG
R3 - 2 GG
102509
102395
129273
129273
112677
112677
104091
103676
105588
103877
Fermo parcheggio
Tornitura
132350
132350
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
105346
106091
108668
105360
135428
135428
106600
108505
117541
111747
106843
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
138506
138506
107855
110920
120621
114826
108325
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
115755
115755
109110
113334
123700
105018
R1 - 1 GG
109808
118833
118833
110364
R1 - 1 GG
126779
108098
Fermo parcheggio
111291
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
121911
121911
111619
R2 - 1 GG
111177
117906
R1 - 1 GG
Tornitura
124989
124989
R1 - 1 GG
114257
120985
Fermo parcheggio
141584
141584
R2 - 1 GG
R2 - 1 GG
117336
124065
Fermo parcheggio
144662
144662
129859
R1 - 1 GG
127144
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
147740
147740
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
132938
R2 - 1 GG
114370
150818
150818
126244
126244
136018
117450
Fermo parcheggio
R3 - 2 GG
R3 - 2 GG
127498
127498
139097
Fermo parcheggio
120529
128753
128753
110592
114817
142176
123608
130007
130007
112075
116299
R1 - 1 GG
120415
127144
R2 - 1 GG
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
131262
131262
113558
117782
123495
130223
132516
132516
115040
119265
Fermo parcheggio
126574
133303
Fermo parcheggio
133771
133771
116523
120747
129654
136382
Figura 86A - Giro Macchine per l'anno 2020 (dal 30/12/2019): in ogni riga, rappresentante una settimana, si leggono i
chilometri accumulati dal mezzo o l’intervento richiesto con la rispettiva durata o la tipologia di fermo (ricovero o
parcheggio)
166
TTR11
TTR12
TTR13
TTR14
TTR15
TTR16
TTR17
TTR18
TTR19
TTR20
65350
65350
77591
54951
R1 - 1 GG
59706
64438
64077
63852
Fermo parcheggio
Treno 4
68428
68428
78846
56206
61756
66853
65560
65334
71506
71506
80101
57460
63842
R1 - 1 GG
69267
67042
66817
Fermo parcheggio
74584
74584
81355
58715
65892
71682
68525
68300
R2 - 1 GG
R2 - 1 GG
82610
59970
67941
74096
70008
69782
83864
61224
69991
63959
Fermo parcheggio
R2 - 1 GG
71490
71265
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
85119
62479
72040
66373
72973
72748
75839
75839
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
74090
68788
74456
74230
Fermo parcheggio
77093
77093
Tornitura
R2 - 1 GG
71202
63805
R2 - 1 GG
R2 - 1 GG
Fermo parcheggio
78348
78348
Fermo parcheggio
73616
65855
77535
77310
79602
79602
86373
63733
R2 - 1 GG
67904
76510
80615
80389
80857
80857
87628
64988
Fermo parcheggio
69954
78925
83694
83468
82111
82111
88883
66242
72003
81339
86773
86548
Fermo parcheggio
83366
83366
90137
67497
74053
83754
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
84621
84621
91392
68752
76140
R2 - 1 GG
86168
Fermo ricovero
Tornitura
85875
85875
92646
70006
78189
76031
R1 - 1 GG
Tornitura
87130
87130
93901
71261
80239
78445
Tornitura
Fermo parcheggio
Fermo ricovero
Fermo ricovero
95155
72515
82288
80859
Fermo parcheggio
89851
89626
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
96410
73770
84338
83274
92929
92704
97665
75024
86387
85688
96007
95782
Fermo parcheggio
Tornitura
98919
76279
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
76103
Fermo parcheggio
99085
98860
88384
88384
R3 - 2 GG
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
78152
102163
101937
Fermo ricovero
89639
89639
89465
88766
80202
R3 - 2 GG
R3 - 2 GG
Fermo parcheggio
90893
90893
R2 - 1 GG
92543
91844
82251
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
92148
92148
100402
95621
94922
84301
87651
Fermo parcheggio
93403
93403
101884
98699
98000
86350
89133
105242
105017
94657
94657
103367
78329
101777
101078
R1 - 1 GG
90616
108322
108096
95912
95912
104850
80378
R3 - 2 GG
R3 - 2 GG
92099
111401
111176
97166
97166
106333
82428
Fermo ricovero
93581
114481
114255
Tornitura
Fermo parcheggio
98421
98421
107815
84477
95064
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
Tornitura
99675
99675
109298
86527
Fermo parcheggio
96547
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
100930
100930
110781
R1 - 1 GG
104191
88400
98029
117558
117333
Fermo parcheggio
Fermo ricovero
Fermo ricovero
112263
87781
106606
90450
99512
120636
120411
Treno 7
R3 - 2 GG
R3 - 2 GG
Fermo ricovero
89036
109020
102560
92499
R3 - 2 GG
123714
123489
R1 - 1 GG
90291
111435
104043
94549
102591
126792
126567
Tornitura
Fermo parcheggio
91545
R1 - 1 GG
105526
96598
105671
R2 - 1 GG
R2 - 1 GG
102185
102185
92800
107008
98648
108750
103439
103439
Fermo parcheggio
94054
108491
100698
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
104694
104694
95309
109974
110800
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
Tornitura
Treno 4
105948
105948
96563
111456
112849
107203
107203
114313
Treno 4
97818
113849
112939
R3 - 2 GG
R1 - 1 GG
108457
108457
Fermo parcheggio 99073
116263
R1 - 1 GG
114899
128275
128049
109712
109712
115567
100327
118678
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
116949
129758
129532
110967
110967
116822
R3 - 2 GG
121092
114194
118998
131240
131015
112221
112221
118077
Tornitura
123507
115448
102747
121048
132723
132497
113476
113476
119331
125921
116703
104797
Fermo parcheggio
134206
133980
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
120586
R2 - 1 GG
117957
106846
123462
135688
135463
116554
116554
121840
119212
108896
125876
137171
136945
Fermo parcheggio
119632
119632
123095
120467
110945
128291
R1 - 1 GG
R1 - 1 GG
122709
122709
124349
121721
112995
130705
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
125787
125787
125604
122976
115045
133120
R2 - 1 GG
R2 - 1 GG
126859
102741
124230
R1 - 1 GG
135534
140249
140023
Treno 7
Treno 1
Treno 1
Fermo parcheggio
Fermo parcheggio
128113
105156
125485
Fermo parcheggio
137948
143327
143101
Figura 86B - Giro Macchine per l'anno 2020 (dal 30/12/2019): in ogni riga, rappresentante una settimana, si leggono i
chilometri accumulati dal mezzo o l’intervento richiesto con la rispettiva durata o la tipologia di fermo (ricovero o
parcheggio)
167
6.2. La simulazione
La simulazione è utilizzata al fine di riprodurre il comportamento di un sistema reale quando
esso è troppo complicato per essere studiato nei suoi singoli passaggi e relazioni; essa riveste
un ruolo chiave nel valutare gli elementi di incertezza all’interno di sistemi complessi e
sperimentare situazioni di cui è impossibile eseguire test direttamente sul campo. Per ottenere
risultati utili, è necessario conoscere in maniera esaustiva i processi che devono essere
simulati, al fine di elaborare un modello di simulazione che possa replicarli in maniera fedele.
Bisogna tenere in considerazione che la simulazione non fornisce risposte “esatte” (come
invece consentito dagli approcci di ottimizzazione), bensì si propone di descrivere il
comportamento del sistema al variare di differenti scenari e di effettuare analisi di tipo “what-
if”. Il modello perciò deve essere sufficientemente completo in modo tenere in considerazione
gli aspetti essenziali del processo, semplificando gli aspetti non essenziali e trascurando quelli
non necessari. La semplificazione deve essere accompagnata dalla corretta descrizione dei
limiti del modello, evidenziando quali sono stati gli elementi soggetti ad approssimazioni
rispetto alla situazione reale.
Lo studio degli output della simulazione riveste un ruolo di primaria importanza; spesso si
tratta di un processo laborioso in cui bisogna tenere a mente i gradi di semplificazione
introdotti nel modello e interpretarei risultati alla luce di una analisi critica della situazione
reale. I principali elementi del modello sono:
Variabili: in ogni istante di tempo il modello è descritto dalle sue variabili. Ad
esempio, il numero di entità presenti all’interno del processo in un determinato istante
di tempo.
Entità e attributi: esse sono il soggetto del sistema. Ogni singolo elemento che
attraversa il modello (ad esempio un utente) rappresenta un’entità ed è descritto da
attributi ai quali si assegnano valori precisi a seconda delle caratteristiche dell’entità.
Ad esempio, per l’entità “utente” si può assegnare l’attributo “orario di arrivo”. Le
entità sono raggruppabili in classi che condividono uno o più attributi.
Eventi, che possono modificare il valore delle variabili di stato.
Risorse, di cui l’entità si possono servire. Se una risorsa è libera può essere utilizzata
dall’entità per il tempo necessario; se invece risulta occupata, l’entità verrà inserita in
coda fino alla disponibilità della risorsa.
168
Esistono diversi tipi di simulazione (Balsamo, 2007):
- emulazione: simulazione che coinvolge componenti del sistema hardware e
firmware;
- metodo Montecarlo: utilizzato per modellare fenomeni che non cambiano nel
tempo. Richiede una generazione di numeri pseudo - casuali che seguono la
distribuzione di probabilità che si suppone abbia il fenomeno da indagare;
- simulazione Trace-driven: simulazione fondata su una sequenza di eventi
ordinati nel tempo e registrati dal sistema reale;
- simulazione ad eventi discreti: simulazione che usa un modello del sistema a
tempo discreto in cui le variabili di stato cambiano solo in corrispondenza di
eventi discreti, determinati a loro volta da attività e ritardi.
Date le caratteristiche del problema oggetto di studio, la scelta operata in questo lavoro di tesi
è quella di un modello ad eventi discreti tramite il quale viene replicato il comportamento del
sistema evidenziato in Figura 87. In particolare, come verrà descritto nel paragrafo 6.2.2, il
modello si occuperà di simulare gli eventi a partire da quando i treni effettuano una
operazione di manovra dal binario di manovra all’area di officina, comprendente la zona di
ricovero e le vie di manutenzione. Le parti relative all’organizzazione della stazione
ferroviaria, alle movimentazioni per le composizioni dei treni e la gestione del parcheggio
sono gestite da alcuni fogli di calcolo Excel.
Figura 87 - Perimetro di riferimento della simulazione
169
Gli istanti temporali possono riferirsi a scale orarie, giornaliere o annuali. In particolare il
valore temporale di riferimento utilizzato nel modello proposto è su base giornaliera. Lo
schema dello studio di simulazione si articola nelle seguenti fasi (Bosso, 2016) (Figura 88):
1.
Analisi del problema, in cui sono studiati i processi con i relativi tempi e costi,
compresi i fini dello studio e i principali KPIs16 di interesse. A tal fine è utile
sviluppare una mappa concettuale nel quale si mettono in evidenza tutti i processi
logici e le domande che consentono di descrivere il sistema reale. Per il caso in esame
è proposto uno schema in Figura .
2.
Formulazione del problema/mappatura dei processi: comprendere i processi e le
relative distribuzioni di probabilità a partire dai dati empirici a disposizione.
3.
Elaborazione del modello: il problema in esame deve essere rappresentato utilizzando
il linguaggio simulativo, di solito facendo uso di un apposito software di simulazione,.
quale ad esempio ARENA, WITNESS o ANYLOGIC. Tali software consentono di
costruire modelli di simulazione senza bisogno di conoscere linguaggi di
programmazione specifici. Il modello può essere interfacciato con fogli elettronici di
calcolo (ad esempio Excel) sia per l’inserimento di input sia per raccogliere ed
elaborare gli output della simulazione.
4.
Validazione: si deve verificare il corretto funzionamento del modello di simulazione e
verificare che esso replichi fedelmente il funzionamento reale, ovvero che gli output
siano coerenti con la realtà.
5.
Progettazione della campagna di simulazione: una volta validato il modello, è
necessario progettare una adeguata campagna simulativa, ovvero decidere quali
esperimenti effettuare
6.
Esecuzione della campagna di simulazione: si procede con l’esecuzione degli scenari
decisi e con l’interpretazione degli output ottenuti.
7.
Conclusioni: dopo l’interpretazione degli output e il confronto tra i risultati ottenuti, si
traggono le conclusioni in accordo con gli obiettivi prefissati nella fase 1.
16 KPIs: Key Performance Indicators.
170
Figura 88 - I passi della simulazione
Nella successiva Figura si illustra l’analisi del problema svolta. Dopo la generazione delle
entità da parte del software, ogni giorno si determina lo stato del convoglio (paragrafo 6.1.2).
I treni già in manutenzione continuano il loro iter di interventi, qualora tutte le vie
dell’officina siano occupate il treno rimarrà in attesa nella zona di ricovero. Se il treno invece
è operativo in linea si incrementano i chilometri percorsi per valutare la successiva settimana
se ha maturato la distanza sufficiente per la manutenzione. I convogli in manutenzione
continuano a utilizzare la risorsa assegnata finché non hanno maturato la durata prevista per
l’intervento. Il ciclo si ripete fino alla conclusione del periodo previsto per la simulazione.
171
Figura 89 - Diagramma di flusso: relazione tra esercizio SFM1 e manutenzione presso l’officina di Rivarolo Canavese
172
Stato dell’arte
In letteratura sono presenti numerosi studi nel settore ferroviario che evidenziano i vantaggi e
gli svantaggi di una politica manutentiva rispetto un’altra (Mishalani, 2009), (Joranovic,
2015) e (Zhenliang, 2012). L'usura dei componenti non avviene in maniera simultanea ma
differenziata nel tempo in base alle condizioni operative. Il rigoroso adempimento della
manutenzione di ogni componente senza considerare le esigenze di altri componenti possono
portare a un numero molto elevato degli arresti del materiale rotabile e, pertanto, invalidare il
livello di servizio garantito ai passeggeri. È quindi necessario trovare un equilibrio tra questi
due aspetti, accettando diversi tolleranze in termini di usura dei singoli componenti e, quindi,
raggruppando il maggior numero possibile di interventi la stessa macchina di manutenzione in
basso (Bababeik, 2019). L'obiettivo di questo lavoro è pianificare efficacemente i turni di
manutenzione del materiale rotabile e delle riserve al fine di soddisfare le esigenze operative.
A tal fine è stato implementato il modello di simulazione (usando l'Arena software
correttamente interfacciato con alcuni fogli di lavoro), in grado di realizzare scenari what-if e
studiare l'effetto di politiche di investimento ed eventi inattesi. La simulazione ad eventi
discreti è stata già utilizzata nel contesto della manutenzione ferroviaria, come ad esempio in
(Yasmina, 2019) ma in una prospettiva a breve termine sul verificarsi singolo eventi. In
effetti, come in (Sarah, 2012), questo lavoro focalizza l'attenzione sulla pianificazione della
manutenzione a più lungo termine, cercando di coinvolgere il esigenze di tutte le parti
interessate in questa organizzazione.
6.2.1. Il software Arena
Arena è il software scelto per la simulazione ad eventi discreti. Esso è applicabile a diversi
contesti quali schedulazione, logistica, servizi, trasporti, sanità, telecomunicazioni e sistemi di
produzione. E’ un software è intuitivo e completo, che consente di costruire agevolmente
modelli di simulazione che rappresentano sistemi reali di diversa complessità, fornendo
indicazioni sulle prestazioni del sistema. I processi e le attività del modello vengono
rappresentate attraverso opportuni blocchi che permettono di non dover utilizzare un
linguaggio di programmazione ma si appoggiano al linguaggio SIMAN (SImulation Modeling
ANalysis) che viene generato automaticamente da Arena. L’approccio di Arena è di tipo One-
Step: il modello assume le sembianze di un flowchart e perciò non descrive solamente il
processo ma fornisce una visione logica di insieme del problema in esame. Inserendo un
modulo nella finestra di progetto è possibile modificare le sue proprietà. I moduli si
classificano in due tipologie (Uguenti, 2017):
173
Flowchart modules, che svolgono funzioni determinate per ciascun modulo. Si
differenziano per colore e forma. Collegati tra loro, tali moduli rappresentano il
sistema dinamicamente.
Data modules, che consentono di modificare gli elementi che compongono il modello.
Essi forniscono una descrizione statica del problema.
I due moduli sono contenuti in due spazi diversi del front-end del programma, rispettivamente
nella Flowchart View e nella Spreadsheet View (Figura 90):
Figura 90 - Finestra di Arena (Fonte: Uguenti, 2017)
I principali moduli Flow-Chart di Arena sono (Bosso, 2016 e Rockwell Aut. Inc, 2019):
Create
Viene utilizzato per generare un’entità e corrisponde con l’ingresso
nel sistema della stessa entità. In tale blocco vanno specificati:
-
Name: identificatore del modulo;
-
Entity Type: tipo di entità generata;
-
Type: modalità di generazione (distribuzione dei tempi di
arrivo);
-
Entities per Arrival: numerosità del gruppo generato;
-
Max Arrivals: numero massimo di entità generate;
-
First Creation: istante di arrivo della prima entità.
Process
Descrive l’attività svolta dalle entità che lo attraversano. Si specifica:
-
Name: identificatore del modulo;
-
Type: standard Model o subModel;
-
Action: tipo di processo:
Delay: non è richiesta nessuna risorsa ma è necessario
un tempo di processa mento;
174
Seize Delay: è richiesto sia un tempo di processamento sia una risorsa
ma non viene rilasciata;
Seize Delay Release: è richiesto un tempo di processamento nel quale
una risorsa che è allocata e rilasciata;
Delay Release: è richiesto un tempo di processamento nel quale una
risorsa, precedentemente allocata, è rilasciata;
-
Priority: livello di priorità delle entità;
-
Resources: risorsa usata;
-
Delay Type: distribuzione per la generazione dei tempi di processamento;
-
Units: unità di misura del tempo.
Assign
Assegnazione all’entità che lo attraversa. Si specifica:
-
Name: identificativo;
-
Assignments: specifica l’assegnazione da fare.
Decide
Utile per i processi “what-if”, instrada l’entità su uno specifico
ramo di uscita. Si specifica:
-
Name: identificativo;
-
Type: decisione su condizione.
Batch
Le entità attendono in coda fino al completamento di un lotto il quale uscirà dal
modulo come un’unica entità. Si specifica:
-
Name: identificativo;
-
Type: tipo di raggruppamento
-
Size: dimensione;
-
Save Criterion: criterio di assegnazione dell’attributo;
-
Rule: regola di batching.
Separate
Permette la duplicazione di un’entità o la separazione di un lotto. Si
specifica:
-
Name: identificativo;
-
Type: tipo di separazione
-
Percent costo of duplicate: tempi e costi delle entità
duplicate;
-
# of duplicates: numero dei duplicati creati.
Hold
Trattiene entità successivamente rilasciate. Si specifica:
175
-
Name: identificativo;
-
Type: logica secondo cui le entità sono rilasciate (Scan for Condition; Wait for
Signal);
Dispose
Rappresenta la fine del processo e la distruzione dell’entità.
ReadWrite
Legge un file remoto (ad esempio Excel) per la lettura della
schedulazione riguardante le entità generate. Scrive sul corrispettivo
attributo i valori letti. Si specifica:
- Name: identificativo;
- Type: tipo di file che Arena deve leggere. Esso è abbinato al modulo DATA
File, rispetto al quale deve corrispondere il nome;
- Recordset ID: identificativo che deve corrispondere al DATA File, al quale è
associato il nome delle celle Excel;
- Assignment: definizione degli attributi ai quali sono assegnati i valori letti da
Excel.
I principali moduli Data sono (Bosso, 2016):
Entity: definisce le entità e i costi;
Queue: definisce le code e la loro gestione (FIFO, LIFO);
Resource: definisce le risorse e la loro capacità;
Variable: definsce le variabili del modello (vettori o matrici);
File: abbinato al modulo ReadWrite, si definisce il nome del file, il tipo e il percorso.
Si specifica inoltre il Recordsets (ovvero il nome delle celle Excel).
6.2.2. Progettazione del modello di simulazione
In tale paragrafo, viene descritto il modello di simulazione implementato in Arena per
simulare il percorso effettuato dai treni dell’azienda all’interno dell’officina presso l’impianto
di Rivarolo Canavese al fine di rispettare la schedulazione prevista per il giro-macchine
descritto nel paragrafo 6.1.2. Data la dimensione estesa, verrà successivamente descritto il
modello dividendolo nei principali step logici.
Come mostrato in Figura 91, vengono analizzate le attività svolte dalle due principali funzioni
aziendali coinvolte l’Esercizio e la Manutenzione. Le operazioni dell’Esercizio (descritte nel
capitoli
2 e
3) comprendono le decisioni riguardanti la composizione dei treni,
l’aggiornamento del chilometraggio percorso, l’effettuazione delle corse, l’invio dei convogli
176
in officina e il computo del materiale rotabile disponibile. La manutenzione si occupa invece
della schedulazione degli interventi pianificabili, l’organizzazione del calendario interno degli
interventi, le manovre all’interno dell’area dell’officina, la gestione delle proprie risorse,
l’esecuzione degli interventi e la rimessa in linea dei convogli nuovamente disponibili. Le
azioni dei due soggetti devono essere coordinate in relazione alla parte logistica (i chilometri
aggiornati influenzano la pianificazione degli interventi) e alla gestione delle movimentazioni
(invio e ritiro dei convogli dalla linea all’area dell’officina). In Figura 91, i processi simulati
tramite il software Arena sono evidenziati da un rettangolo tratteggiato, le relazioni tra i
soggetti sono messe in evidenza con frecce tratteggiate. Gli eventi imprevisti o gli
investimenti che verranno proposti nella campagna multi - scenario sono inseriti nella figura
sottostante in corrispondenza dell’azione principale su cui ricade l’effetto, tramite frecce
illustrate nella seguente legenda.
Figura 91 - Processo attuale "AS IS"
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